giovedì 24 aprile 2014

giovedì 17 aprile 2014

Ma e' possibile?

Ma e' possibile che io mi ritrovi proprio sempre costantemente d'accordo con Civati, prima ancora di leggere il suo pensiero sul blog?

lunedì 14 aprile 2014

Che cos'e' la destra?... Cos'e' la sinistra?...

Ieri il premier ha attaccato chi non è d’accordo con lui: non è una novità, lo fa praticamente tutti i giorni. Poi, certo, chiede di non litigare.
L’argomento principale è sempre lo stesso: se la sinistra non fa quello che dice lui, come lo dice lui, nel momento in cui lo dice lui, diventa destra.
Si tratta di argomento immediatamente reversibile.
Perché a me pare che la sinistra diventi destra quando fa esercizio (continuo) di prepotenza (eufemismo).
Quando promette cose, durante le campagne elettorali, poi ne fa altre.
Quando approva leggi elettorali che ammazzano la rappresentanza (se ne sono accorti, con tre mesi di ritardo, anche i sostenitori di Cuperlo).
Quando parla male di chi fa cultura.
Quando è insofferente alle critiche, quando non riconosce alcuna dignità al pensiero critico, quando si concede reazioni smodate nei confronti di persone completamente prive di potere, come dice oggi Lorenza Carlassare.
Quando non ha rispetto per il pluralismo.
Quando attacca da posizioni di forza i più deboli, sfottendoli.
Quando si affida a facili manicheismi, tra acceleratori e frenatori, senza sapere di che cosa si sta parlando.
Quando affronta con leggerezza le questioni costituzionali.
Quando ha disprezzo per il dibattito parlamentare, quando fa caricature degli altri, quando usa la propria forza per banalizzare questioni e anche persone.
Quando aumenta la precarietà che dice di voler diminuire.
Quando prolunga legislature con maggioranze che nessuno ha votato.
Quando dice o così o niente, ultima spiaggia, non ci sono alternative, dopo di me il diluvio.
Quando riduce tutto ad unum, in un senso molto particolare.
Ma certo questa è una mia opinione.
No di certo, Pippo Civati. E' anche la mia, di opinione.

venerdì 11 aprile 2014

Il modello economico di Robin Hood

Non e' che voglio fare un discorso politico, qui. E' che non capisco bene come funziona. Se voi capite, aiutatemi.

Dice: diamo dei soldi in piu' in busta paga a quelli che ne pigliano di meno. Giusto, credo. Giustissimo. Nel senso che i piu' "poveri", con un po' piu' di soldi in busta, saranno un po' meno poveri.
Dal punto di vista dell'economia, pero', credo che la giustificazione del provvedimento non sia tanto quella di ridurre la poverta'. Se quei poveri avranno un po' di soldi in piu' (e parlo in terza persona perche' io sono per fortuna fuori secondo i parametri annunciati), alla fine che vuoi che facciano, con quei soldi? Li spenderanno. Per acquistare prodotti. Rimetteranno in moto l'economia, in altre parole. Perche' i prodotti che acquisteranno avranno bisogno di essere rimpiazzati sugli scaffali da altri prodotti, che, per essere appunto prodotti, avranno bisogno di qualcuno che li produca. Cioe' altri lavoratori. Se il povero acquista un po' di pane con i soldi che il nostro governo gli da', vuol dire che c'e' un panettiere che dovra' lavorare di piu', guadagnando un po' piu' di soldi - esattamente quei soldi che il nostro governo ha dato al povero. E che vuoi che ne faccia, il panettiere, con quei soldi? Naturalmente ci comprera' qualcos'altro. Magari delle mele. E quindi dara' dei soldi (ancora quelli la' che il governo aveva dato al povero) all'agricoltore. L'agricoltore a sua volta con quei soldi acquistera' mmmh... non so... vediamo... un trattore nuovo. E il trattore dovra' essere prodotto da qualche lavoratore eccetera eccetera...
Insomma, credo sia proprio questo che intendono quando dicono che redistribuendo denaro si rimette in moto l'economia.

Ed e' proprio questo meccanismo che stento a capire.

Fino a qui, ci arrivo: Se il governo da' soldi ai poveri, l'economia si rimette in moto. Va bene.
Ma come diavolo fa, il governo, a dare soldi ai poveri? Mica puo' stamparne di nuovi di Zecca (per una volta questa espressione non e' metaforica)! No, non funziona cosi', perche' stampare soldi nuovi significa ridurre il valore di quelli che gia' sono in circolo.
No, bisogna che i soldi, il governo, li recuperi da qualche parte. E' proprio la provenienza di questi millantati soldi a cui si riferivano, all'annuncio di Renzi, con il termine "coperture". Credo fosse una richiesta di chiarimento piu' che ragionevole, da parte della stampa, perche' sarebbe confortante sapere se l'aspetto positivo costituito dalla redistribuzione piu' equa delle ricchezze non abbia qualche genere di effetto collaterale piu' disastroso. Ma pare che da un po' di tempo a questa parte le direttive al popolo siano quelle di accettare passivamente i diktat del premier, che' Lui sa' che cosa e' bene per noi! Quindi non mi preoccupo di quale sia la provenienza di quei soldi da redistribuire.
A me pare, pero', che dovunque i soldi vengano reperiti, ci sara' sicuramente qualcuno che, nel bene o nel male, ne patisce le conseguenze. Per esempio, un taglio alla sanita' pubblica, naturalmente e' un problema per quelli che ne hanno bisogno e non possono pagarsi quella privata. Ma non solo. Ci saranno medici, infermieri, altre persone impiegate nella sanita', che percepiranno uno stipendio ridotto? Oppure ci sara' una riduzione del numero di persone impiegate nella sanita'? Ci saranno - per dire - delle imprese edili che vedranno sfumare commesse per la costruzione di nuovi ospedali? Io non vedo una via d'uscita, se si paga di meno la sanita', per poter pagare i poveri di prima, quel che succede e' che le persone che percepiscono i soldi nel settore della sanita' ne percepiranno, complessivamente di meno.
Mah. Forse sono stato un tantino malizioso e ho fatto un esempio che ha un forte impatto emotivo. Ma questo ragionamento si applica a qualunque tipo di taglio. Vogliamo tagliare gli sprechi della pubblica amministrazione?
L'immagine piu' ovvia che mi evoca questa espressione e' quella di un impiegato statale che non fa nulla tutto il giorno e si porta nonostante tutto a casa uno stipendio. Oppure mi viene in mente (credo piu' realisticamente) quella di una organizzazione poco efficiente del lavoro e delle strutture. Ad esempio due uffici le cui competenze sono piu' o meno le stesse. Ci saranno due impiegati a svolgere le stesse mansioni ognuno dei quali utilizzera' una stanza con una scrivania e un computer. Queste cose costano il doppio di un ufficio solo. Oppure ancora possiamo parlare della semplificazione della burocrazia. Se colui che ha bisogno di un servizio deve passare da mille uffici a farsi timbrare mille fogli, non solo ne esce pazzo, ma impone a mille persone di dargli retta. E queste mille persone, ognuna con il suo ufficietto, la sua scrivanietta e il suo computerino, costano dei soldi inutili. Bene. Tagliare questo genere di costi mi pare una buona cosa, visto che i soldi con cui vengono coperti sono frutto della fatica dei contribuenti, me compreso.
Ma, limitatamente al ragionamento fatto sopra, non fa molta differenza rispetto ai tagli alla sanita'. Se lo stato smettesse di pagare gli impiegati fannulloni, o impiegati pur laboriosi che svolgono compiti inutili in un'ottica di efficienza, se lo stato smettesse di impiegare i soldi nell'acquisto di uffici, scrivanie e computer inutili, allora quegli impiegati e quei lavoratori che forniscono strutture e strumenti per quei servizi inutili percepirebbero uno stipendio inferiore (oppure ci sarebbe un numero inferiore di persone che percepirebbe uno stipendio). I fannulloni e gli "inutili" perderebbero il lavoro. I proprietari degli stabili perderebbero gli affitti, i falegnami perderebbero commesse per la costruzione di scrivanie e pure Bill Gates perderda' un seppur risibile introito. Complessivamente tutti quelli coinvolti perderebbero esattamente i soldi tagliati agli sprechi della pubblica amministrazione. Cioe' quelli redistribuiti ai "poveri" di cui sopra.
Tutte queste persone, quindi, non avranno piu' soldi da spendere per acquistare pane, mele o trattori. Magari il panettiere sara' piu' contento di vendere il suo pane al povero piuttosto che al fannullone, ma i soldi che ci guadagna sono sempre gli stessi, e, di conseguenza, sempre gli stessi saranno quelli che puo' spendere per comprare le mele. Dov'e' che l'economia si rimette in moto?

Facciamo un altro esempio, ancora piu' estremo. Il panettiere di prima paga il pizzo alla mafia. Si direbbe che questo fatto blocchi l'economia, perche' se da' dei soldi alla mafia, ha meno soldi per comprare mele. Combattendo la mafia, quindi, si puo' ridare slancio all'economia.
Falso. Se il panettiere non pagasse il pizzo succederebbe che il mafioso avrebbe meno soldi da spendere. Il panettiere comprerebbe piu' mele, ma il mafioso ne comprerebbe proporzionalmente di meno. Quello che penso e' che combattere la mafia e' senz'altro un bene per tutti, ma cio' non avrebbe alcuna conseguenza sull'economia.

Si potrebbe pensare che dare soldi ai poveri, magari togliendoli ai ricchi aumenti la quantita' di consumatori, e quindi di consumi. Cioe', il ricco, se fosse meno ricco, comprera' sempre la stessa quantita' di pane, perche' piu' di tanto non ne ha bisogno, mentre il povero, se fosse piu' povero, patirebbe la fame perche' non ha i soldi per comprare il pane. Ma anche su questo nutro qualche dubbio.
Io lavoro nel campo dell'automotive, e negli ultimi anni ho notato la tendenza da parte delle case automobilistiche a diminuire la produzione delle automobili di fascia bassa, o a diminuirne i costi di produzione. Alcuni sottosettori hanno avuto fortuna, ad esempio quello delle auto "low cost", ma in generale il mercato delle auto di fascia media e bassa e' diminuito.
Viceversa quello delle auto di lusso e superlusso non solo stanno reggendo il colpo della crisi, ma stanno andando proprio bene.
La spiegazione che mi do' e' che questa crisi la stanno soffrendo solo i poveri. Anzi, i ricchi ne stanno traendo vantaggio. Insomma, la forbice si apre. Almeno nel campo dell'automotive. Giusto quindi sarebbe redistribuire piu' equamente la ricchezza. Ma questo potrebbe aiutare a dare impulso all'economia?
Ahime', anche cosi' la vedo dura. Se si togliesse ai ricchi per dare ai poveri, si diminuirebbe la produzione di Ferrari. E questo potrebbe essere visto come un vantaggio per la Fiat. Ma a fronte di assunzioni nell'azienda Fiat ci sarebbero licenziamenti nella Ferrari. E i lavoratori della Ferrari mica sono ricchi! I lavoratori della Ferrari sono lavoratori tali e quali a quelli della Fiat, che spendono piu' o meno nello stesso modo i soldi che percepiscono nelle loro buste paga. Comprano lo stesso pane, le stesse mele e gli stessi trattori.
I lavoratori della Ferrari comprano delle utilitarie Fiat. Non si possono certo permettere quelle costose Ferrari che contribuiscono a produrre. Insomma, paradossalmente se togliessimo soldi ai ricchi (che fanno prosperare l'azienda Ferrari) la Fiat perderebbe i lavoratori della Ferrari dal suo parco clienti.

Come se ne esce? Che ne so? io sono informatico, mica economista!

Io credo che in passato, nell'epoca prima della crisi, ci hanno raccontato solo delle belle favole. Io credo che la nostra economia cresceva perche' non eravamo solo noi stessi ad essere consumatori di cio' che producevamo. Credo che il nostro benessere era legato al malessere di qualcun altro, un po' meno visibile perche' stava da qualche altra parte del mondo. E noi facevamo il bello e il cattivo tempo perche' eravamo in posizione privilegiata. Ora invece le cose sono cambiate. Ora le economie emergenti ci stanno bagnando il naso e sono loro in posizione privilegiata nel sistema sbilanciato che noi abbiamo creato.
E quindi non mi pare che ci sia un'uscita di sicurezza.

Pero' la considerazione che mi viene spontanea e' che in fondo a noi la ricchezza serve per acquistare dei beni che ci servono per vivere. Una volta che li abbiamo acquistati, averne di piu' non ci serve a niente. Una volta che ho un telefonino, basta. Che mi serve un telefonino nuovo ogni sei mesi per rimanere aggiornato coi tempi? In altre parole, perche' l'economia deve crescere?
Se tutti noi, mediamente, producessimo esattamente la ricchezza che consumiamo, andremmo piu' o meno in pareggio. L'economia non crescerebbe, ma avremmo esattamente tutto quello di cui abbiamo bisogno. Niente di piu'. Ma anche niente di meno. Il problema, mi pare, e' che se la ricchezza prodotta e' costante, cioe' se non c'e' crescita globale, per ogni ricco piu' ricco ci sara' un povero piu' povero.

Toh... avevo gia' scritto un post sullo stesso argomento!