venerdì 10 ottobre 2014

Sette



10/10/2007

giovedì 9 ottobre 2014

Il ruolo sociale del lavoratore

Io non credo molto nel senso di appartenenza alla societa'. Cioe', non credo che il lavoro ne sia un indice. Non credo che uno che non lavora debba sentirsi inutile nei confronti della societa', perche' non e' il lavoro che misura la sua importanza sociale.
Io lavoro per una azienda privata nel campo dell'automotive. Ecco, credo che, sicome mi ritengo bravo nel mio lavoro, grazie a me quella azienda produca prodotti un po' migliori. Il che significa, in soldoni, che le autovetture prodotte dai clienti di questa azienda abbiano una qualita' un pochino (ma si tratta di una questione infinitesima) migliore di quella che avrebbero se al posto mio ci fosse uno un po' meno bravo di me. Oppure hanno la stessa qualita' ma costano un pochino meno.
In altre parole, un'azienda se la cava un pochino meglio o un pochino peggio a seconda di quanto piu' o meno bene un singolo lavoratore di quell'azienda lavora.
Ma da qui a dedurre l'importanza di quel lavoratore per la societa' mi pare che ce ne passi.

Io non mi sentirei meno utile alla societa' se fossi disoccupato. Magari meno utile all'azienda, ma non alla societa'.
Certo, continuare a sfamarmi senza guadagnare la pagnotta significherebbe che la pagnotta qualcun'altro l'ha guadagnata per me. Ma se fossi disoccupato non sarebbe mica colpa mia!

Perche' il motivo fondamentale per cui lavoro non e' rendermi utile agli altri. Se fosse questo non lavorerei per una azienda privata nel campo dell'automotive. Sarei invece... chesso'... medico, infermiere. O magari (questo mi e' piu' congeniale), lavorerei nel campo dell'alimentazione.
Il motivo per cui lavoro e' proprio quello di guadagnarmi la pagnotta. Senza lavoro non mi pagano, e quindi dovrei accontentarmi al piu' della sopravvivenza. Lavorando invece guadagno il necessario e l'utile per alimentare i miei sogni (se non per realizzarli).

Io non credo che il problema di questa societa' sia la disoccupazione. Credo invece che il problema sia la poverta' che la disoccupazione comporta. Se per assurdo si potesse stipendiare tutti i disoccupati con salari paragonabili a quelli dei lavoratori, allora perche' mai la disoccupazione dovrebbe essere un problema?

Se il problema fosse il lavoro (e non la pagnotta), allora proporrei la reintroduzione della schiavitu'. Uno schiavo lavora e viene nutrito a sufficienza per continuare a lavorare, ma non prende un centesimo in piu'. Questa immagine mostra che non e' il lavoro che rende liberi, ma la retribuzione che ne deriva.

Quindi non basta trovare lavoro per i disoccupati, ma bisogna garantire loro le condizioni di elevare il proprio status. Bisogna fare in modo che dal loro lavoro derivi il potere di gestire la propria vita. Se noi facciamo in modo che il rapporto tra lavoratore e datore di lavoro sia di ricatto reciproco, finisce che, in un periodo di crisi del mercato del lavoro, il lavoratore perde il potere di gestire la propria vita. Diventa schiavo.
Forse possiamo in questo modo anche sconfiggere il problema della disoccupazione, ma non abbiamo comunque risolto il problema sociale che comporta. e' un po' come entrare dalla porta per uscire dalla finestra.

giovedì 18 settembre 2014

Difesa a oltranza dell'articolo 18

Mica tutti i lavoratori sono coperti dall'articolo 18 ne' da altre forme di protezione del loro posto di lavoro. Per esempio l'artigiano idraulico che ho chiamato l'altro giorno per aggiustare una perdita in bagno non ha il lavoro protetto dall'articolo 18. Se io lo chiamo perche' ho la perdita lui lavora. Ma se io la perdita non ce l'ho non lo chiamo, e lui non lavora e non percepisce un euro. E' uno svantaggio rispetto al mio lavoro, perche' quando c'e' lavoro per me, lavoro. Quando ce n'e' poco lavoro meno, ma devo comunque stare qui le mie otto ore e lo stipendio lo percepisco lo stesso. Naturalmente se le condizioni si fanno piu' critiche intervengono gli ammortizzatori sociali eccetera eccetera, ma sta di fatto che il datore di lavoro non mi puo' licenziare senza giusta causa, perche' c'e' l'articolo 18.
In ogni caso non preoccupatevi, il mio idraulico non e' che muore di fame. In realta' il mio idraulico percepisce un reddito molto maggiore del mio, ed io mi sono fatto il culo cosi' in universita' per farmi una cultura che mi servisse per la mia professione, mentre lui potrei definirlo semianalfabeta.
Accetto pero' questa cosa: il diritto ad essere coperto dall'articolo 18 me lo sono acquisito comprandolo con una parte di reddito. In altre parole e' un'assicurazione che ho pagato (salata, per giunta). Avrei potuto fare il lavoratore autonomo e il mio reddito sarebbe stato molto maggiore. Ma se per caso si fosse entrati in un periodo di crisi del mio settore, probabilmente avrei lavorato molto meno, e quindi guadagnato molto meno. L'articolo 18 serve a proteggere il lavoratore dalle bizze del mercato del lavoro, dalla carica delle vacche grasse e dalla fame di quelle magre.

Poi c'e' tutta una categoria di lavoratori che non sono coperti da articolo 18, ma che, di fatto, sono a tutti gli effetti lavoratori dipendenti. Sono diverse forme contrattuali, pur legali, come, ad esempio, la finta Partita IVA. Cito questa forma perche' anche io, nella mia storia lavorativa, in tempi non sospetti, ho dovuto piegarmi ed accettare queste condizioni. Ci avevo la mia brava partita IVA e fatturavo regolarmente la mia prestazione di lavoro a tutti i clienti che avevo. Uno. Sempre quello. Che mi faceva lavorare per 10 ore al giorno, niente ferie pagate, niente certezza per il futuro se non quella sancita da una stretta di mano elargita calorosamente in un periodo di vacche grasse. Difficile capire il livello del mio reddito. Si tratta di quasi venticinque anni fa. Allora si pagava in lire e con duecento lire si prendeva un cono gelato due gusti.

Pero' una cosa la posso dire: Quando mi sono licenziato e me ne sono andato sbattendo la porta dopo un anno che vanamente chiedevo che la promessa di essere assunto a tempo indeterminato venisse finalmente onorata, sono andato a lavorare per una azienda che mi ha subito assunto a tempo indeterminato, per uno stipendio netto annuale che era di gran lunga inferiore alla retribuzione che fatturavo in un anno al netto del 740. Nonostante cio' ho cambiato, perche' ritenevo che il "posto fisso" fosse comunque meglio del ricatto implicito. Ho pagato salato il mio passaggio ad una attivita' lavorativa protetta dall'articolo 18. E quando ho cominciato, non ci sono mai uscito. Ho cambiato posto di lavoro da allora, ma me ne sono ben guardato dall'accettare un altro posto che non mi offrisse la stessa certezza per il futuro. E' un diritto che mi sono conquistato.
Mi e' andata bene, perche' sono stato favorito nel trovare il modo per conquistarmelo dal periodo particolarmente fiorente di vacche grasse (circa 17 anni fa).

Ora sembrerebbe che quel diritto me lo vogliano improvvisamente negare.

Ebbena, questo mi sembra assolutamente una pretesa priva di ogni buon senso.

Tanto per cominciare vorrei dire due paroline a quei lavoratori che non sono gia' oggi coperti dall'articolo 18 e che trovano ingiusto che io invece lo sia.

Con coloro che ragionano cosi' e che appartengono alla prima categoria (cioe' quelli che non sono lavoratori dipendenti perche' hanno SCELTO di non esserlo) sono particolarmente arrabbiato.
Quando io ho chiuso la partita IVA e sono andato a lavorare come dipendente, come dicevo sopra, ho rinunciato a parte del mio reddito per avere la protezione dell'articolo 18. In quei tempi c'era un mio amico-collega con le stesse condizioni lavorative, che ha fatto la scelta opposta. Ha deciso di mantenere la sua partita IVA e di diventare un vero lavoratore autonomo. Cioe' di procacciarsi altri clienti, oltre a quello per cui lavoravamo, e di aumentare il prezzo delle sue prestazioni in base a usuali leggi di marketing e di domanda/offerta. Il datore di lavoro, almeno per un po', e' stato costretto a dare piu' soldi a quel mio amico nonostante avesse ridotto notevolmente il tempo che dedicava a quell'azienda. Dopo un po' il mio amico si e' fatto un giro di clienti e ha chiuso il contratto con quell'azienda. Quel mio amico ha accumulato soldi durante il periodo di vacche grasse. Se li meritava, che' era bravo. Ma anch'io ero bravo. Lui pero' si e' riuscito a comprare una Porsche, e io no (non che avessi mai avuto voglia di comprarne una, ma se ne avessi avuto voglia non ne avrei avuto i soldi per farlo). Poi le vacche grasse sono finite, ma non so che fine ha fatto il mio amico. Ci siamo persi definitivamente di vista prima. Ora io dico. E' vero che i lavoratori autonomi come quel mio amico non sono tutelati come me dall'articolo 18. Ma e' anche vero che in tutti questi anni sono stati pagati profumatamente per aver rinunciato a quella tutela. Hanno fatto le cicale? Tutto loro diritto, ma ora non pretendano di avere la dispensa piena come noi formichine.

Piu' solidale mi sento nei confronti di chi invece ha una partita IVA finta, cioe' e' a tutti gli effetti lavoratore dipendente, ma vive sotto la spada di Damocle del licenziamento facile ed immediato. Condizione particolarmente critica, coi tempi di vacche magre che corrono.
Ebbene, se ci fosse un'azienda che offrisse loro un lavoro analogo a tempo indeterminato (peccato che al momento non ci sia!), loro potrebbero mandare a fanculo il datore di lavoro ricattatore e accettare, seppure con una riduzione di reddito, il lavoro protetto. Io glielo consiglierei.
Il punto e' che se noi eliminassimo il concetto di articolo 18, quell'alternativa non ce l'avranno mai. Non avranno mai l'ambizione di trovarsi un posto a tempo indeterminato protetto dal licenziamento selvaggio, perche' il licenziamento selvaggio diventerebbe la regola. Non succederebbe nemmeno in tempi di auspicate vacche grasse, e loro continuerebbero a viverla con una spada di damocle appesa sopra la cucuzza. E per di piu' il loro lavoro come lavoratore autonomo (seppur finto) varrebbe di meno, perche' la situazione secondo cui un lavoro protetto dall'articolo 18 paga di meno di uno non protetto, vista dall'altro lato della medaglia, dice che un lavoro non protetto paga di piu'. In altre parole se oggi per farti accettare un lavoro a partita IVA (non protetto) ti devono pagare di piu' di un equivalente lavoro protetto, domani il lavoro protetto non ci sara' piu', e quindi non ci sara' alcun motivo per cui ti dovrebbero pagare di piu' (ragionamento ovviamente che varra' solo quando le vacche torneranno a ingrassare - ma ci possiamo sperare ancora?).
Il ragionamento della riduzione dei diritti in favore di un aumento di flessibilita' e' quello di dare accesso al mio posto di lavoro a chi ha un contratto di lavoro non tutelato. Per farlo bisogna che il mio datore di lavoro fosse libero di licenziarmi per assumere uno di loro al mio posto. Quindi, per poter offrire il mio posto a uno di loro bisogna fare che il mio posto di lavoro non sia piu' tutelato. E se cosi' diventasse, che attrattiva avrebbe il mio posto di lavoro nei confronti di un posto di lavoro equivalente che gia' oggi non e' tutelato? Apriamoci gli occhi, cavoli. Quello che manca, in un periodo dove ci sono piu' lavoratori di posti di lavoro e' la tutela del lavoratore, non la flessibilita'. Quindi estendiamo le tutele a chi lavora e non ce le ha, non riduciamole a chi ce le ha!

Infine una cosetta anche ai datori di lavoro.
Ci avete offerto un contratto che noi abbiamo sottoscritto. Nel contratto c'era scritto l'articolo 18, e in fondo alla pagina, prima dello spazio per apporre la nostra firma, c'era scritto l'ammontare del nostro stipendio.
Noi abbiamo firmato, e anche voi l'avete firmato. E' un contratto come un altro, e le due firme indicano chiaramente che entrambe le parti sono costrette a rispettare le clausole scritte nel contratto. Se non ci fosse stata la clausola dell'articolo 18 noi non avremmo firmato, a meno che voi aveste corretto al rialzo la cifra del nostro stipendio. Ora che abbiamo firmato, quel contratto non puo' essere modificato solo perche' siamo in tempi di vacche magre, perche' quella firma noi l'abbiamo posta proprio perche' prevedevamo l'eventualita' di entrare in un periodo di vacche magre.

Insomma, e' un po' come un'assicurazione. Ti dicono: paghi 10 euro all'anno e io ti risarcisco l'intero costo dell'auto dovesse pioverci un elefante sopra. Naturalmente e' molto improbabile che un elefante piova proprio sopra alla mia auto, quindi sembrerebbe che l'assicurazione stia facendo un affare. Io pero' mi sento piu' tranquillo a sottoscriverla, perche' ho sempre avuto una fobia degli elefanti che piovono sopra le auto.
Ecco, dopo un po' un elefante piove sopra la mia auto. In quel momento l'assicurazione non puo' dirmi che non puo' risarcirmi il danno accampando la scusa che l'assicurazione contro la pioggia di elefanti vale solo quando non piovono elefanti. Non c'era scritto nel contratto. Nel contratto c'era scritto esattamente che nella pur remota possibilita' che piovesse un elefante sulla mia auto, l'assicurazione avrebbe dovuto risarcirmi.

E' la stessa cosa. E' chiaro che il datore di lavoro non mi licenzierebbe mai quando c'e' lavoro per me. Io non ho mai pensato che l'articolo 18 servisse per proteggere il mio posto di lavoro quando c'era lavoro per me. Ho invece pensato che l'articolo 18 servisse per fare in modo che il datore di lavoro non mi licenziasse quando invece avrebbe voluto licenziarmi, cioe' quando il lavoro scarseggia.
Passo la mia vita portandomi l'ombrello sul braccio tutto il giorno come un londinese e poi quando piove... Eh, no, caro Dario, ti diamo il permesso di aprire l'ombrello solo quando non piove. Allora ditemelo prima, che l'ombrello lo lascio a casa. Che' portarmelo dietro chiuso e' una rottura anche per me, e aprirlo quando non piove non serve a niente!

martedì 16 settembre 2014

Monica Dellavedova Quintet - Cartoons in Jazz


In questo video alcuni stralci dello spettacolo "Cartoons in Jazz", del Monica Dellavedova Quartet/Quintet.
Sabato sera, ad Azzate (Va), ho assistito ad una replica. Un concerto straordinario. Un grande jazz con molto buon gusto. Unica critica che si poteva trovare riguarda il pubblico. A volte la musica risultava un po' dispersiva perche' credo sia molto difficile riuscire a coinvolgere il pubblico in una situazione del genere (una serata organizzata dal Comune all'aperto, nel giardino di una villa storica, a ingresso libero). E se il pubblico non e' coinvolto, il jazz ne patisce. Mi sono immaginato lo stesso concerto in un pub, o in un teatro, e mi sa che sarebbe venuto decisamente molto meglio: in questi altri contesti il pubblico e' piu' consapevole. Non e' che ci va solo perche' non c'e' niente di meglio in TV.

Bravissimi gli strumentisti. Mi e' piaciuto particolarmente il solo di batteria in Crudelia Demon. Naturalmente mi e' piaciuta ogni singola nota suonata dal pianista (e' anche il mio strumento e quindi riesco ad apprezzarlo piu' degli altri strumenti - certo non ho mancato di provare molta invidia riguardo al livello tecnico).

Ma soprattutto Monica e' stata meravigliosa.

Conosco Monica da circa trent'anni. Non la vedo da almeno venti. Abbiamo suonato insieme in tre occasioni, quando per qualche ragione la cantante del mio gruppo era assente. Suonando con lei sono rimasto letteralmente senza fiato. Ricordo anche qualche lacrima che il mio orgoglio maschile mi costringeva a nascondere. Con lei c'era un feeling tale che mi sembrava di avere, oltre alla mia tastiera, la sua voce come se fosse un altro strumento tra le mani. Una protesi del mio corpo.
Era come se fossi io stesso a cantare, salvo che lei canta divinamente, mentre io non ne sono mai stato capace.

Sono passati vent'anni, non abbiamo piu' suonato assieme, ne' ci siamo rivisti, ognuno per la sua strada. L'ho ritrovata per caso su Facebook. E io che ho sempre sostenuto l'inutilita' dei social network!

Ora, dopo vent'anni che non suono sto cercando faticosamente di rimettermi in pista. Ma di questo parlero' in un altro post.

venerdì 29 agosto 2014

I don't like Mondays

di Stefania Hauser
Il lunedì non è un giorno come un altro. Non che gli altri siano migliori, semplicemente il lunedì è noioso. Non so perché, ma lo penso da sempre. Di certo, lo penso da trentacinque anni e voglio sperare che a San Diego non ci sia una fottuta anima viva che l’abbia scordato. Anzi no, sono sicura, lo ricordano eccome: hanno costruito anche un monumento per non dimenticare.

Me l’hanno fatto ripetere sino alla nausea, raccontare per filo e per segno ogni secondo di quella mattina del 29 gennaio come se ci fosse granché da dire, poi, a parte che era lunedì e che dalla finestra della mia camera, come ogni giorno, potevo vedere quel mucchio chiassoso di bambini entrare a scuola, sempre gli stessi, sempre quel mucchio chiassoso di bambini delle elementari. Cosa avessero da dirsi, ogni volta, non l’ho mai capito. Forse nemmeno loro erano elettrizzati all’idea d’entrare in classe, altrimenti perché alle otto e venti erano ancora tutti fuori? A San Diego non fa mai freddo, nemmeno d’inverno, però ricordo che l’erba del prato era ghiacciata perché c’erano delle bambine che accarezzavano il prato con la stessa eccitazione con cui avrebbero toccato un istrice, se solo ne avessero mai visto uno. Io non amo gli animali, ma nemmeno li odio. Mi fanno schifo i topi: tutte dicono che qui ce ne sono ma io non ne ho mai visto uno. Scarafaggi, quelli sì: alle volte li schiaccio, altre ci gioco, altre ancora fingo di non vederli, dipende.

Ho perso il filo del discorso. Mi succede sempre, come se non potessi stare troppo tempo con lo stesso pensiero in testa. A scuola mi addormentavo, infatti. Però mi piaceva fare fotografie e ho anche vinto un premio. Adesso non ne faccio più, però sono molto brava a guidare un carrello elevatore e cose di questo genere. Non serve che lo dica, ma lo faccio lo stesso: so anche sparare. In vita mia ho avuto una sola arma, un fucile semi-automatico calibro 22, un regalo di mio padre per Natale. Avevo chiesto una radio e non me l’aspettavo proprio, anche perché quello stesso anno i servizi sociali avevano detto ai miei genitori che mi divertivo a prendere gli uccelli a pallettoni con una pistola ad aria compressa e a scuola mi avevano accusata di atti di vandalismo e furto con scasso. Dicevano anche che avevo tentato il suicidio, che ero depressa e che dovevo essere messa in uno di quegli ospedali psichiatrici, ma mio padre non gli ha creduto. Vivevo con lui, da quando i miei avevano divorziato. Io e mio padre siamo molto amici: mi viene a trovare tutti i sabati. Fa cinque ore di macchina, ogni volta. Nel 2001, quando il mio avvocato ha presentato la prima richiesta di libertà sulla parola, hanno messo agli atti che avevamo un rapporto malato: una mia dichiarazione in cui parlavo di sodomia. Resto in carcere. Di me e dei miei fratelli, a mia madre, non è mai interessato un granché. I vicini, invece, non facevano altro che impicciarsi e dicevano che molestavo i cani e i gatti del quartiere. L’ho già detto, io non odio gli animali.

I miei colori preferiti sono il rosso e il blu. Ecco perché il primo bersaglio è stato un bambino con un giubbotto blu. È stato facilissimo, avevo il mirino.

Non mi sono fermata: il Ruger ha un caricatore da dieci cartucce, al primo sparo si è ricaricato e ha armato il cane automaticamente, per cui tanto valeva continuare. L’impressione che ho avuto è che nessuno si fosse reso conto di cosa stava succedendo, però io a scuola l’avevo detto che avrei fatto qualcosa di sensazionale e che sarei finita in televisione.

Con il secondo colpo ho preso una bambina. Era davvero facile, sembrava di sparare a delle papere in uno stagno. Il lunedì ha iniziato a movimentarsi e i bambini a gridare. È uscito il preside, gli ho sparato. È uscito il custode, gli ho sparato. È arrivata la polizia: uno di loro si è precipitato dai bambini, ho sparato anche a lui.

Venti minuti. Trentasei colpi. Undici centri. Otto bambini, tre adulti. Due morti.

Avevo sedici anni ma mi hanno processato come un’adulta. Pena: da venticinque anni all’ergastolo. Ecco perché posso chiedere la libertà sulla parola.

Sono passati trentacinque anni. Non ricordo la sparatoria, ma so che sono stata io a sparare. Delle sei ore successive, sempre nella mia camera, ho parlato al telefono con qualcuno ma non ricordo cosa ho detto. Dicono che mi hanno chiesto il perché di tutto questo e che io ho risposto perché non mi piacciono i lunedì. Non sono così convinta d’averlo detto, invece mi ricordo d’avere detto che era stato divertente sparare ai bambini. Mi domando, poi, perché ci deve sempre essere un perché? Mi annoiavo, questo sì.

In carcere mi danno pastiglie per curare la depressione e l’epilessia: le prendo, non mi costa niente farlo.

Nel 2005, quando il mio avvocato ha presentato la seconda domanda di scarcerazione, è stata messa agli atti una mia nuova dichiarazione: il 29 gennaio avevo iniziato a bere birra già dalle sette della mattina e così, hanno tirato fuori il discorso della premeditazione. Durante il primo interrogatorio, ventisei anni prima, non ricordo d’averlo detto e dagli esami del sangue non risultava traccia di alcol. Nemmeno di droga, se è per questo. Il fatto è che poco tempo prima dell’udienza ho rotto con la mia compagna e con un temperino mi sono scritta sul collo coraggio e orgoglio: per me era solo un tatuaggio, ma per loro è la dimostrazione che non so gestire lo stress. Resto in carcere.

Nel 2009, quando il mio avvocato ha presentato la terza domanda di scarcerazione, ho chiesto scusa a tutti quanti. Resto in carcere.

Nel 2019, quando il mio avvocato presenterà la quarta domanda di scarcerazione, non ho proprio idea di cosa dirò.
(copiato e incollato qui da Nazione Indiana)

martedì 26 agosto 2014

L'economia di Mario Draghi e quella dell'ultimo pirla

Da Wikipedia, alla voce "Mario Draghi":

In un documento sulle dichiarazioni patrimoniali e reddituali rese dai titolari di cariche elettive e direttive di alcuni enti, a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri ai sensi dell'art. 12 della legge 5 luglio 1982 n. 441, risulta che il manager vanti per il 2010, redditi annui pari a 1,021 milioni di €.

Dunque. Supponiamo di prendere un miliardo di euro dal suo reddito. Non e' che la mia strategia lascerebbe Mario Draghi in mutande: gli rimarrebbero ben 21 milioni di euro!
Supponiamo poi di prendere me e altre venticinquemila persone con un reddito simile al mio, e di redistribuire equamente quel miliardo. Significherebbe, se ho fatto i conti giusti, raddoppiarci lo stipendio.

Io, con uno stipendio doppio, potrei permettermi di realizzare tutti i miei sogni e di avanzarne ancora per gli extra. Non mi dimenticherei nemmeno delle associazioni benefiche.
Per prima cosa troverei una cascina da ristrutturare e accenderei un mutuo per comprarla. Poi comincerei a preoccuparmi di ristrutturarla. Metterei su una azienda agricola e un agriturismo, con annesso ristorante.
Certamente non metterei via i soldi sotto la mattonella. Farei "girare l'economia".
Mario Draghi, invece, di quei soldi che ne fa? Dubito che metterebbe in piedi venticinquemila agriturismi.
Quindi mi pare molto semplice: la ricetta per far ripartire l'economia e' di darci un po' di quei soldi.

Naturalmente non e' che metto in discussione il valore di Mario Draghi. Io in confronto sono solo l'ultimo pirla... forse... non so... e' difficile giudicare...
Ma anche se fossi effettivamente l'ultimo pirla, spendendo quei soldi per metter su un agriturismo, metterei comunque in moto l'economia, credo.
E, comunque, dov'e' che sta scritto che l'ultimo pirla non abbia anche lui il diritto di realizzare i propri sogni?

giovedì 31 luglio 2014

Maggioranza e opposizione

Accidenti, a leggere il blog di Civati mi convinco sempre piu' che il problema e' la mancanza della destra: il PD sta facendo da maggioranza e da opposizione contemporaneamente.
E siccome il governo non ha una maggioranza numerica netta nelle due Camere, verrebbe da concludere che il Parlamento non e' gia' piu' sovrano.

lunedì 28 luglio 2014

Interessante

Interessante punto di vista di Casson, riportato da Civati:
http://www.ciwati.it/2014/07/26/un-gufo-tra-i-piu-saggi/

Chissa' come la pensano i renziani di primo pelo...

martedì 15 luglio 2014

Liberta' e' partecipazione...


...e la partecipazione e' di sinistra, aggiungerei.

Quello che manca nelle riforme costituzionali in cantiere e' proprio la partecipazione.
Dato che l'arbitro di queste riforme e' il segretario del partito di sinistra (e quindi e' pensabile che si aspetti i voti dei parlamentari di sinistra), sarebbe pensabile che venga posto l'accento proprio sulla partecipazione, considerato anche quanto questo aspetto sia stato represso di fatto nell'ultimo ventennio, con risultati catastrofici di totale disaffezione dell'elettorato alla politica.
L'esigenza della partecipazione popolare alla politica dovrebbe essere il fondamento stesso della democrazia.
E invece no. Non si parla di partecipazione. Anzi, la si mortifica sempre piu'.

La soglia di sbarramento alta fa si' che una grossa fetta della preferenza dell'elettorato non venga rappresentata. Un partito dovrebbe incrementare il suo peso relativo aumentando il numero di elettori che lo votano, non imbavagliando gli elettori che non lo votano.

L'impossibilita' di votare le preferenze riduce la possibilita' di scelta dell'elettore. Si dice che anche prima, quando c'erano le preferenze, solo una minima parte degli elettori ne faceva uso. Ma se si voleva aumentare la partecipazione si sarebbe dovuto invogliare gli elettori a farne uso, non impedirglielo.
E' vero che le liste potrebbero essere formate tramite un meccanismo come le primarie. Ma l'elettorato delle primarie non e' lo stesso delle politiche. E' un po' come accendere il barbecue per le melanzane e cucinare le costine sul fornello in cucina.

E' ragionevole dividere i compiti del Senato e della Camera, in modo che l'uno non intralci l'altra. Ma depauperare il potere di una delle camere non porta ad una maggiore democrazia. E che vantaggio puo' avere un Senato nominato dai Partiti?

L'innalzamento delle soglie per i referendum rendera' piu' difficile la democrazia diretta, e quindi piu' difficile la partecipazione.

Il guaio, secondo me, e' l'assenza della destra. E allora il Partito Democratico deve inventarsi una destra credibile per risucchiare gli elettori orfani della destra.
Speriamo che, una volta rifondata la destra con Renzi, il Partito Democratico si occupi anche della rifondazione della Sinistra.

mercoledì 21 maggio 2014

Dichiarazione di voto

Sono indeciso.
C'e' la lista Tsipras, che mi piace perche' sostiene un'Europa della gente e non delle banche, una politica sociale e non una che insegue solo il profitto dei potenti. Un'europa solidale, piu' equilibrata tra nord e mediterraneo. La fine dell'austerita' dei poveri che fa a pugni con lo sperpero dei ricchi.

Poi c'e' la corrente civatiana del PD. Visto che si possono votare le preferenze, si puo' votare PD specificando i candidati e le candidate che appartengono a quella corrente. Si tratta grosso modo delle cose che dice la lista Tsipras, ma sostenute dall'interno di una forza sufficientemente grossa.

E poi c'e' da considerare i risvolti che queste elezioni avranno sulla politica interna Italiana. E qui sta il dilemma.
Da noi c'e' ancora Berlusconi, le grandi intese, la divisione della sinistra. E c'e' Grillo, che a queste elezioni sara' probabilmente secondo partito all'inseguimento del PD.

Votare la lista Tsipras significa votare per un'utopia, perche' sappiamo bene che non vincera' ne' avra' i numeri per poter imporre quelle idee. Ma se otterra' un buon risultato non potra' essere ignorata, e i numeri dovranno essere interpretati come un segnale di che cosa gli europei vogliono dall'Europa. Se invece non otterra' un risultato degno di nota, con lei sara' affossato l'ideale che rappresenta.

Pure votando i civatiani si finira' per dare il voto ad una minoranza, seppure all'interno del partito maggioritario. Il problema e' che quella minoranza inglobata nel PD finira' per dare forza al PD a prescindere dai contenuti. Paradossalmente dara' forza alla maggioranza di Renzi (la dimostrazione che il "nuovo corso" di Renzi e' vincente). E se c'e' una cosa che sono sicuro non succedera' e' che Renzi dia qualche tipo di ascolto alla minoranza civatiana.

Naturalmente i miei amici di blog renziani se passassero di qui mi punterebbero i loro grossi e grassi indici addosso dandomi del qualunquista perche' dico che Renzi e' di destra. Fortunatamente non passeranno di qui, perche' sono troppo impegnati a guardarsi l'ombelico e a compiacersi di come il loro beniamino ha finalmente portato la sinistra al governo (qualunque cosa intendano per "sinistra").

In ogni caso mi pare che il problema sia sempre il solito, cioe' che le minoranze saranno sempre escluse dal gioco dei poteri, mentre io penso che il compito principe della democrazia sia proprio quello di far valere i diritti di chi non e' potente, cioe', appunto, delle minoranze.

giovedì 24 aprile 2014

giovedì 17 aprile 2014

Ma e' possibile?

Ma e' possibile che io mi ritrovi proprio sempre costantemente d'accordo con Civati, prima ancora di leggere il suo pensiero sul blog?

lunedì 14 aprile 2014

Che cos'e' la destra?... Cos'e' la sinistra?...

Ieri il premier ha attaccato chi non è d’accordo con lui: non è una novità, lo fa praticamente tutti i giorni. Poi, certo, chiede di non litigare.
L’argomento principale è sempre lo stesso: se la sinistra non fa quello che dice lui, come lo dice lui, nel momento in cui lo dice lui, diventa destra.
Si tratta di argomento immediatamente reversibile.
Perché a me pare che la sinistra diventi destra quando fa esercizio (continuo) di prepotenza (eufemismo).
Quando promette cose, durante le campagne elettorali, poi ne fa altre.
Quando approva leggi elettorali che ammazzano la rappresentanza (se ne sono accorti, con tre mesi di ritardo, anche i sostenitori di Cuperlo).
Quando parla male di chi fa cultura.
Quando è insofferente alle critiche, quando non riconosce alcuna dignità al pensiero critico, quando si concede reazioni smodate nei confronti di persone completamente prive di potere, come dice oggi Lorenza Carlassare.
Quando non ha rispetto per il pluralismo.
Quando attacca da posizioni di forza i più deboli, sfottendoli.
Quando si affida a facili manicheismi, tra acceleratori e frenatori, senza sapere di che cosa si sta parlando.
Quando affronta con leggerezza le questioni costituzionali.
Quando ha disprezzo per il dibattito parlamentare, quando fa caricature degli altri, quando usa la propria forza per banalizzare questioni e anche persone.
Quando aumenta la precarietà che dice di voler diminuire.
Quando prolunga legislature con maggioranze che nessuno ha votato.
Quando dice o così o niente, ultima spiaggia, non ci sono alternative, dopo di me il diluvio.
Quando riduce tutto ad unum, in un senso molto particolare.
Ma certo questa è una mia opinione.
No di certo, Pippo Civati. E' anche la mia, di opinione.

venerdì 11 aprile 2014

Il modello economico di Robin Hood

Non e' che voglio fare un discorso politico, qui. E' che non capisco bene come funziona. Se voi capite, aiutatemi.

Dice: diamo dei soldi in piu' in busta paga a quelli che ne pigliano di meno. Giusto, credo. Giustissimo. Nel senso che i piu' "poveri", con un po' piu' di soldi in busta, saranno un po' meno poveri.
Dal punto di vista dell'economia, pero', credo che la giustificazione del provvedimento non sia tanto quella di ridurre la poverta'. Se quei poveri avranno un po' di soldi in piu' (e parlo in terza persona perche' io sono per fortuna fuori secondo i parametri annunciati), alla fine che vuoi che facciano, con quei soldi? Li spenderanno. Per acquistare prodotti. Rimetteranno in moto l'economia, in altre parole. Perche' i prodotti che acquisteranno avranno bisogno di essere rimpiazzati sugli scaffali da altri prodotti, che, per essere appunto prodotti, avranno bisogno di qualcuno che li produca. Cioe' altri lavoratori. Se il povero acquista un po' di pane con i soldi che il nostro governo gli da', vuol dire che c'e' un panettiere che dovra' lavorare di piu', guadagnando un po' piu' di soldi - esattamente quei soldi che il nostro governo ha dato al povero. E che vuoi che ne faccia, il panettiere, con quei soldi? Naturalmente ci comprera' qualcos'altro. Magari delle mele. E quindi dara' dei soldi (ancora quelli la' che il governo aveva dato al povero) all'agricoltore. L'agricoltore a sua volta con quei soldi acquistera' mmmh... non so... vediamo... un trattore nuovo. E il trattore dovra' essere prodotto da qualche lavoratore eccetera eccetera...
Insomma, credo sia proprio questo che intendono quando dicono che redistribuendo denaro si rimette in moto l'economia.

Ed e' proprio questo meccanismo che stento a capire.

Fino a qui, ci arrivo: Se il governo da' soldi ai poveri, l'economia si rimette in moto. Va bene.
Ma come diavolo fa, il governo, a dare soldi ai poveri? Mica puo' stamparne di nuovi di Zecca (per una volta questa espressione non e' metaforica)! No, non funziona cosi', perche' stampare soldi nuovi significa ridurre il valore di quelli che gia' sono in circolo.
No, bisogna che i soldi, il governo, li recuperi da qualche parte. E' proprio la provenienza di questi millantati soldi a cui si riferivano, all'annuncio di Renzi, con il termine "coperture". Credo fosse una richiesta di chiarimento piu' che ragionevole, da parte della stampa, perche' sarebbe confortante sapere se l'aspetto positivo costituito dalla redistribuzione piu' equa delle ricchezze non abbia qualche genere di effetto collaterale piu' disastroso. Ma pare che da un po' di tempo a questa parte le direttive al popolo siano quelle di accettare passivamente i diktat del premier, che' Lui sa' che cosa e' bene per noi! Quindi non mi preoccupo di quale sia la provenienza di quei soldi da redistribuire.
A me pare, pero', che dovunque i soldi vengano reperiti, ci sara' sicuramente qualcuno che, nel bene o nel male, ne patisce le conseguenze. Per esempio, un taglio alla sanita' pubblica, naturalmente e' un problema per quelli che ne hanno bisogno e non possono pagarsi quella privata. Ma non solo. Ci saranno medici, infermieri, altre persone impiegate nella sanita', che percepiranno uno stipendio ridotto? Oppure ci sara' una riduzione del numero di persone impiegate nella sanita'? Ci saranno - per dire - delle imprese edili che vedranno sfumare commesse per la costruzione di nuovi ospedali? Io non vedo una via d'uscita, se si paga di meno la sanita', per poter pagare i poveri di prima, quel che succede e' che le persone che percepiscono i soldi nel settore della sanita' ne percepiranno, complessivamente di meno.
Mah. Forse sono stato un tantino malizioso e ho fatto un esempio che ha un forte impatto emotivo. Ma questo ragionamento si applica a qualunque tipo di taglio. Vogliamo tagliare gli sprechi della pubblica amministrazione?
L'immagine piu' ovvia che mi evoca questa espressione e' quella di un impiegato statale che non fa nulla tutto il giorno e si porta nonostante tutto a casa uno stipendio. Oppure mi viene in mente (credo piu' realisticamente) quella di una organizzazione poco efficiente del lavoro e delle strutture. Ad esempio due uffici le cui competenze sono piu' o meno le stesse. Ci saranno due impiegati a svolgere le stesse mansioni ognuno dei quali utilizzera' una stanza con una scrivania e un computer. Queste cose costano il doppio di un ufficio solo. Oppure ancora possiamo parlare della semplificazione della burocrazia. Se colui che ha bisogno di un servizio deve passare da mille uffici a farsi timbrare mille fogli, non solo ne esce pazzo, ma impone a mille persone di dargli retta. E queste mille persone, ognuna con il suo ufficietto, la sua scrivanietta e il suo computerino, costano dei soldi inutili. Bene. Tagliare questo genere di costi mi pare una buona cosa, visto che i soldi con cui vengono coperti sono frutto della fatica dei contribuenti, me compreso.
Ma, limitatamente al ragionamento fatto sopra, non fa molta differenza rispetto ai tagli alla sanita'. Se lo stato smettesse di pagare gli impiegati fannulloni, o impiegati pur laboriosi che svolgono compiti inutili in un'ottica di efficienza, se lo stato smettesse di impiegare i soldi nell'acquisto di uffici, scrivanie e computer inutili, allora quegli impiegati e quei lavoratori che forniscono strutture e strumenti per quei servizi inutili percepirebbero uno stipendio inferiore (oppure ci sarebbe un numero inferiore di persone che percepirebbe uno stipendio). I fannulloni e gli "inutili" perderebbero il lavoro. I proprietari degli stabili perderebbero gli affitti, i falegnami perderebbero commesse per la costruzione di scrivanie e pure Bill Gates perderda' un seppur risibile introito. Complessivamente tutti quelli coinvolti perderebbero esattamente i soldi tagliati agli sprechi della pubblica amministrazione. Cioe' quelli redistribuiti ai "poveri" di cui sopra.
Tutte queste persone, quindi, non avranno piu' soldi da spendere per acquistare pane, mele o trattori. Magari il panettiere sara' piu' contento di vendere il suo pane al povero piuttosto che al fannullone, ma i soldi che ci guadagna sono sempre gli stessi, e, di conseguenza, sempre gli stessi saranno quelli che puo' spendere per comprare le mele. Dov'e' che l'economia si rimette in moto?

Facciamo un altro esempio, ancora piu' estremo. Il panettiere di prima paga il pizzo alla mafia. Si direbbe che questo fatto blocchi l'economia, perche' se da' dei soldi alla mafia, ha meno soldi per comprare mele. Combattendo la mafia, quindi, si puo' ridare slancio all'economia.
Falso. Se il panettiere non pagasse il pizzo succederebbe che il mafioso avrebbe meno soldi da spendere. Il panettiere comprerebbe piu' mele, ma il mafioso ne comprerebbe proporzionalmente di meno. Quello che penso e' che combattere la mafia e' senz'altro un bene per tutti, ma cio' non avrebbe alcuna conseguenza sull'economia.

Si potrebbe pensare che dare soldi ai poveri, magari togliendoli ai ricchi aumenti la quantita' di consumatori, e quindi di consumi. Cioe', il ricco, se fosse meno ricco, comprera' sempre la stessa quantita' di pane, perche' piu' di tanto non ne ha bisogno, mentre il povero, se fosse piu' povero, patirebbe la fame perche' non ha i soldi per comprare il pane. Ma anche su questo nutro qualche dubbio.
Io lavoro nel campo dell'automotive, e negli ultimi anni ho notato la tendenza da parte delle case automobilistiche a diminuire la produzione delle automobili di fascia bassa, o a diminuirne i costi di produzione. Alcuni sottosettori hanno avuto fortuna, ad esempio quello delle auto "low cost", ma in generale il mercato delle auto di fascia media e bassa e' diminuito.
Viceversa quello delle auto di lusso e superlusso non solo stanno reggendo il colpo della crisi, ma stanno andando proprio bene.
La spiegazione che mi do' e' che questa crisi la stanno soffrendo solo i poveri. Anzi, i ricchi ne stanno traendo vantaggio. Insomma, la forbice si apre. Almeno nel campo dell'automotive. Giusto quindi sarebbe redistribuire piu' equamente la ricchezza. Ma questo potrebbe aiutare a dare impulso all'economia?
Ahime', anche cosi' la vedo dura. Se si togliesse ai ricchi per dare ai poveri, si diminuirebbe la produzione di Ferrari. E questo potrebbe essere visto come un vantaggio per la Fiat. Ma a fronte di assunzioni nell'azienda Fiat ci sarebbero licenziamenti nella Ferrari. E i lavoratori della Ferrari mica sono ricchi! I lavoratori della Ferrari sono lavoratori tali e quali a quelli della Fiat, che spendono piu' o meno nello stesso modo i soldi che percepiscono nelle loro buste paga. Comprano lo stesso pane, le stesse mele e gli stessi trattori.
I lavoratori della Ferrari comprano delle utilitarie Fiat. Non si possono certo permettere quelle costose Ferrari che contribuiscono a produrre. Insomma, paradossalmente se togliessimo soldi ai ricchi (che fanno prosperare l'azienda Ferrari) la Fiat perderebbe i lavoratori della Ferrari dal suo parco clienti.

Come se ne esce? Che ne so? io sono informatico, mica economista!

Io credo che in passato, nell'epoca prima della crisi, ci hanno raccontato solo delle belle favole. Io credo che la nostra economia cresceva perche' non eravamo solo noi stessi ad essere consumatori di cio' che producevamo. Credo che il nostro benessere era legato al malessere di qualcun altro, un po' meno visibile perche' stava da qualche altra parte del mondo. E noi facevamo il bello e il cattivo tempo perche' eravamo in posizione privilegiata. Ora invece le cose sono cambiate. Ora le economie emergenti ci stanno bagnando il naso e sono loro in posizione privilegiata nel sistema sbilanciato che noi abbiamo creato.
E quindi non mi pare che ci sia un'uscita di sicurezza.

Pero' la considerazione che mi viene spontanea e' che in fondo a noi la ricchezza serve per acquistare dei beni che ci servono per vivere. Una volta che li abbiamo acquistati, averne di piu' non ci serve a niente. Una volta che ho un telefonino, basta. Che mi serve un telefonino nuovo ogni sei mesi per rimanere aggiornato coi tempi? In altre parole, perche' l'economia deve crescere?
Se tutti noi, mediamente, producessimo esattamente la ricchezza che consumiamo, andremmo piu' o meno in pareggio. L'economia non crescerebbe, ma avremmo esattamente tutto quello di cui abbiamo bisogno. Niente di piu'. Ma anche niente di meno. Il problema, mi pare, e' che se la ricchezza prodotta e' costante, cioe' se non c'e' crescita globale, per ogni ricco piu' ricco ci sara' un povero piu' povero.

Toh... avevo gia' scritto un post sullo stesso argomento!

mercoledì 26 marzo 2014

Hai mai visto una formica?

Per caso mi sono imbattuto in una mail che avevo scritto ad una cara amica, anni fa. Non la ricordavo piu', l'ho riletta quindi come se fosse stata scritta da qualcun altro...
Hai mai visto una formica? Un essere insulso, schifoso, totalmente stupido. Se metti una formica sola, in mezzo a una stanza si muove in tutte le direzioni. E non perche' ha paura - non e' capace di un tale sentimento. E' perche' e' stupida e non sa dove andare. E se c'e' una briciola, la trova solo perche' in quel suo muoversi in tutte le direzioni finisce per sbatterci contro. Solleva la briciola, se la mette in spalla e continua a muoversi in tutte le direzioni sperando di trovare una meta che non sa nemmeno lei quale sia. E se non trova la strada giusta, pur avendo una briciola piu' pesante di lei sul groppone, muore di fame perche' non capisce che ha fame.
Ma il formicaio... il formicaio e' un organismo tra i piu' affascinanti in natura. Strisce di formiche come tentacoli che esplorano l'ambiente e raccolgono tutto quello che e' commestibile. Tramite elementari segnali tra loro, le formiche riescono a riportare nel formicaio tutto il loro bottino di briciole. Misere briciole che pero', messe tutte insieme, determinano la prosperita' del formicaio. Le formiche sono stupide, ma il formicaio e' tanto intelligente da autoregolarsi, uccidendo formiche in eccesso o facendole riprodurre se ne mancano. E' in grado addirittura di capire che il terreno di raccolta e' ormai saturo e che e' ora di spostarsi. E' in grado anche di capire dove spostarsi. E tutto questo e' realizzato tramite le formiche inconsapevoli. Le formiche cominciano a diminuire perche' non c'e' cibo, ad esempio? Ebbene i segnali tra le formiche si fanno tali che inducono ad un comportamento collettivo, del quale le formiche, individualmente, sono totalmente ignare, che consente di diversificare la caccia o di esplorare nuovi terreni.
In questo periodo ci sono formiche apparentemente isolate in casa nostra, e noi sappiamo per esperienza che si tratta di esploratrici in cerca di terreno di caccia. Noi stiamo attenti a eliminarle subito, ma sono talmente sparse che gia' sappiamo che qualcuna ci sfuggira'. Queste formiche suicide vengono inviate dal formicaio in avanscoperta. Se riescono a ritornare (e se lo fanno e' perche' il caso, nel loro girovagare, le ha condotte li'), le altre capiranno dai loro segnali (di cui loro sono inconsapevoli) se c'e' del cibo oppure no. O meglio, non lo capiranno, ma saranno indotte ad un comportamento da quei segnali. Se i segnali sono quelli di presenza di cibo (ed e' evidentemente cosi': la cucina ne e' piena), allora i tentacoli infiniti del formicaio si allungheranno in quella direzione per saccheggiare la nostra cucina. Possibile ridurre il danno ma impossibile eliminarlo. Eh si', rompicoglioni 'ste formiche. Ma affascinanti.
Cosa diavolo volevo dire? Ah si', che piu' cresci e piu' ti rendi conto che, per quanto essere autocosciente, intelligente e autosufficiente, non sei nulla senza il gruppo, senza la famiglia. Nulla.

martedì 11 marzo 2014

Post confuso

Niente da fare. Non ci danno neanche il contentino della parita' di genere.
Io ho gia' li' pronto in tasca un bel telavevodetto dei piu' classici da propinare a tutti gli elettori di Renzi pentiti.

Sono confuso.

Non ho mai pensato che ci fosse davvero un "fare squadra" dei maschi per vietare l'accesso al potere alle donne. Cosi' come non ho mai creduto che ci fosse un complotto maschile nel mondo del lavoro.
Piuttosto ero convinto che ci fossero degli uomini arrivati al potere in politica e al successo nel lavoro in modo piu' facile delle donne per via di una diffusa convinzione (falsa quanto volete, ma dura da estirpare) che i maschi siano migliori delle femmine in entrambi i campi. Insomma, la mia visione era che una persona che arriva al potere (ed indubbiamente e' piu' facile per un uomo) tendera' a difendere quella posizione nei confronti di tutti gli altri (indubbiamente piu' probabilmente donne). Il che e' un'ovvia ingiustizia nei confronti di tutti quelli che non hanno accesso, uomini o donne. Insomma, io che non ho potere subisco un'ingiustizia simile a quella di una donna che non ha potere. Anche se la subisco con maggiore frequenza da un uomo.

E poi credevo anche che fosse una questione di attitudine. Che la competitivita' e l'aggressivita' siano tratti caratteriali piu' comuni negli uomini che nelle donne, per una ragione direi genetica, piu' che culturale. E l'aggressivita' e la competizione aiutano ad ottenere potere.
Il che potrebbe spiegare, ma non certo giustificare, come mai ci sono piu' maschi al potere.
Penso pero' che, soprattutto in politica, sarebbe meglio che chi muove le leve sia motivato da uno spirito altruista, solidale e non cerchi di ottenere potere combattendo con violenza. Insomma, se aggressivita' e' competitivita' sono caratteristiche maschili, mi piacerebbe che i miei governanti e i miei superiori fossero donne.
A dir la verita' non e' che la distinzione sia cosi' netta. Nel mondo del lavoro, mi e' capitato (anche se molto meno frequentemente), che sopra di me nell'organigramma fosse una donna. Ma nella totalita' dei casi non e' stato affatto meglio, perche' purtroppo il potere e' detenuto allo stesso modo. Insomma, sarebbe bello che il sistema cambiasse e desse molte piu' opportunita' alle donne. Ma mi piacerebbe non soltanto perche' cosi' ci sarebbe piu' giustizia di genere, ma perche' sarebbe un mondo piu' giusto.

E invece gli episodi di ieri dimostrano chiaramente che c'e' proprio un disegno da parte dei maschi. Mi perdonino, le donne. Mi vergogno per quello che e' avvenuto ieri. Ma, giuro, io non c'entro niente.

venerdì 7 marzo 2014

Il Mezzitalicum e la parita' di genere

L'appello sulla parita' di genere. Come non essere d'accordo?
Si spiega poco anche l'opposizione da parte della Politica.
Sara' mica un tranello del tipo che poi accolgono la richiesta cosi' siamo tutti felici e contenti di quella porcheria del Mezzitalicum?

Domanda a bruciapelo

"Sapevamo che i numeri non erano quelli che raccontava Letta, ma siamo gentiluomini e non abbiamo calcato la mano"

Chi l'ha detto?
Vi fareste voi governare da qualcuno che dice di sapere che qualcuno fa il furbetto con i vostri soldi, ma di avere taciuto perche' e' un "gentiluomo"?

giovedì 27 febbraio 2014

mercoledì 19 febbraio 2014

Il Nuovo Centro Sinistra

Un conto sarebbe una scissione dal PD per formare un partito che si metta alla sua opposizione. Questo indebolirebbe il PD, e siccome il PD e' il partito più corposo di sinistra, significherebbe dare forza alla destra, e la destra, mettiamola come la si vuole, e' Berlusconi. Staccarsi dal PD implicherebbe che il PD non avrebbe più la maggioranza nemmeno alla Camera.
Tutt'altra storia invece sarebbe formare un partito o un movimento, o qualcosa del genere, che si offra di fare da stampella a Renzi per formare un governo, senza il supposto della destra. Per fare una maggioranza che non sia di larghe intese.
L'idea, se ho ben capito, e' quella di unire le forze dei "dissidenti" civatiani del PD per unirsi a SEL e ai "dissidenti" di M5S (Davvero? Si', e' possibile!) e offrire una formazione che sostenga il governo Renzi senza l'appoggio di Alfano, o, peggio, di Berlusconi (che poi, Alfano, per quanto mi riguarda, mi pare ancora il burattino di Berlusconi, anche se sta facendo un po' di teatro.
Naturalmente, per riflesso, questa nuova formazione politica non puo' che chiamarsi Nuovo Centro Sinistra

Ecco quello che dice Mineo:
Civati ha parlato di un Nuovo Centro Sinistra che sostituisca il Nuovo Centro Destra di Alfano. Credo che pensi (non siamo una frazione e non stiamo tutte le sere a vederci e a ordir complotti) a pattuglia di senatori Pd (i sei o sette “civatiani” – Albano, Casson, Mineo, Ricchiuti, Tocci, forse Puppato) – qualche altro che alle primarie ha votato per la mozione Cuperlo ma non ha approvato l’ultimo sì in direzione. Più Sinistra Ecologia e Libertà, più una parte dei senatori a 5 Stelle, quella che, pur non rinunciando alle idee del movimento, vuole però far politica e non si rassegna a consumare quella esperienza in una deriva solipsista e identitaria. Dice oggi Civati a Repubblica «Se c’è la volontà di costruire un percorso con un governo più coraggioso, magari qualcuno (tra costoro) si muove». E con ciò rivela di pensare non a un’operazione contro Renzi, ma a una sfida a Renzi per tirarlo fuori dalle sabbie mobili in cui è finito.

Tuttavia si tratta di un’operazione difficile e rischiosa. Il peccato originale di Renzi non dà il tempo che sarebbe necessario per costruire un gruppo dalle dimensioni parlamentari sufficienti a rendere pleonastico il contribuito degli Alfano e dei Lupi. Mentre la retorica dell’opposizione – inevitabile in chi da un anno sbatte la testa contro il muro sordo e cupo delle larghe intese – spinge SEL e 5 Stelle a voler votare comunque no alla fiducia. Al contrario la sfida, per essere meglio compresa dalla pubblica opinione,dovrebbe consistere nelcondizionare la fiducia a un programma e a una compagine di governo innovativi.

Però, voglio dirlo senza ambiguità, la mossa tocca al segretario premier. Egli non può immaginare che Civati (400mila voti alle primarie) gli voti la fiducia dopo un blitz in Direzione e senza essere consultato su programma e composizione del governo. Mentre Alfano (il nominato -da Berlusconi – per eccellenza) pone condizioni e pretende un governo fotocopia di quello Letta. Renzi non può atteggiarsi a “demolition man”, quando gli conviene, e pretendere obbedienze staliniane, quando serve. Le condizioni per alzare la voce e parlare al paese e alla sinistra non gli mancano. Ieri abbiamo assistito a uno scambio di carezze tra Berlusconi e Alfano. Da “siete solo utili idioti”, a “tu sei circondato da inutili idioti”, “Ingrato!”, “rancoroso!”. Davvero, la situazione è cambiata rispetto all’annus horribilis 2013.


L'appoggio di alcuni senatori del M5S non e' poi fantascienza, come dice questa intervista al senatore Orellana:
Senatore Luis Orellana, girano voci di contatti insistenti tra un gruppetto di voi del M5S al Senato e Pippo Civati.
«Siamo in Parlamento proprio per parlare, non vedo perché non dovremmo farlo con chi guarda verso il M5S».
Ma è possibile una convergenza tra voi dissidenti del M5S, Sel e senatori democratici a disagio con le larghe intese, a sostegno del gover-no Renzi?
«E passato un anno dal tentativo di formare un governo di Pier Luigi Bersani. Quel fallimento ha prodotto le larghe intese che sarebbero dovute durare 18 mesi. Capisco il disagio di chi, come Civati ma anche altri, avevano ingoiato il rospo per una prospettiva che doveva rimanere momentanea, e invece si ritrovano con un orizzonte temporale della legislatura più lungo. Questo potrebbe aprire nuovi scenari che io seguo con molta attenzione».
Sta dicendo che sarebbe pronto a unire le forze con quest'area di sinistra che non vuole un governo fotocopia di quello di Letta?
«Io dico questo: si sta ripresentando un'opportunità. E non possiamo lasciarcela sfuggire nuovamente. Abbiamo l'occasione di proporre un governo aperto alle istanze della società civile, quelle per cui siamo stati eletti. Qualcuno una volta parlava d el governo del cambiamento. Cosa fa Renzi?».
Cosa fate voi, intanto?
«Oggi abbiamo un'assemblea congiunta tra senatori e deputati. Mi auguro che decideremo di andare a parlare con Renzi, e di essere propositivi nei suoi confronti».
E se il M5S dovesse rifiutare di incontrare Renzi?
«Vorrei capirne le ragioni, e dovranno essere ben argomentate. Perché se il diniego fosse a prescindere. ne sarei rammaricato».
Ma insomma sareste pronti a dare la fiducia al governo Renzi? E in quanti sareste a strappare?
«Dipenderebbe molto dalla squadra e dal programma. E' sempre lo stesso mix. Se vuoi collaborare un modo lo trovi. Ma le persone e gli obiettivi de-vono essere credibili».
Senza Alfano e con voi dentro, è questo il messaggio?
«Renzi dovrebbe certamente guardare anche verso di noi. Sebbene sia difficile declinare come potrebbe farlo. Ma lui sa che noi siamo qui con la voglia di fare. Non tutti, ma tra di noi c'è chi non vuole rifiutare il dialogo».
Però i numeri contano, e Alfano garantisce 32 senatori... «Renzi sta subendo la legge del contrappasso. Voleva fare una riforma contro i piccoli partiti, ed è proprio con loro che adesso è costretto a trattare. Senza l'aiuto di un manuale Cencelli, ci sono equilibri che sta a lui trovare».


Oggi alla radio ho anche sentito un'intervista al grande Stefano Rodota', che, seppur con riserva, approva questo progetto di Civati.
Le grandi intese non piacciono a nessuno, menche' meno a Renzi (secondo le sue stesse dichiarazioni). Abbiamo l'opportunita' di un governo che non si basi sulle larghe intese, ma che finalmente riesca a far emergere la sinistra, unita per una volta a fronte comune.

Ma perche' Renzi dovrebbe fidarsi dell'"ennesima scissione a sinistra", ci si puo' chiedere... A parte il fatto che non mi pare la solita scissione di sinistra, la risposta ovvia a questa domanda e' una controdomanda: perche' mai Renzi dovrebbe invece fidarsi di Alfano. O addirittura di Berlusconi. Se la risposta e' che il PD e' diventato un partito di destra, be', sarebbe implicitamente giustificata una vera e propria scissione di un Nuovo Centro Sinistra.

Naturalmente il problema non e' la maggioranza in parlamento, lo so. Il problema e' l'appoggio dei poteri forti. E Renzi quello ce l'ha (Confindustria, big europei...). Continuerebbe ad avercelo se invece di fare comunella con Berlusconi si voltasse un po' a sinistra?

giovedì 6 febbraio 2014

L'Italicum, ovvero la legge elettorale all'italiana

Ieri ho ascoltato di sfuggita R-News su LaF un servizio sui recenti sondaggi elettorali. Il giornalista descriveva uno scenario sconcertante.
Sembra infatti che il PD sia il primo partito e il M5S il secondo, ma che nessuno dei due raggiungerebbe la soglia del 37%, e quindi, supponendo di applicare l'Italicum, a nessun partito verrebbe assegnato il premio di maggioranza necessario per ottenere la maggioranza assoluta in Parlamento.
Si andrebbe quindi al ballottaggio tra PD e M5S, accantonando cosi' il parere di una grossa fetta di elettorato, quella di Forza Italia.
Al ballottaggio, naturalmente, gli elettori che al primo turno avevano votato FI, difficilmente voterebbero PD al secondo, facendo piuttosto confluire i voti al M5S che otterrebbe cosi' la maggioranza assoluta in Parlamento.
In altre parole, generalizzando un po', si direbbe che l'Italicum favorisca la stabilita' in Parlamento assegnando la maggioranza dei seggi al secondo partito, lasciando invece il primo all'opposizione.

...uhm...

Forse il Porcellum era meglio.

A onor del vero bisognerebbe precisare che le alleanze tra partiti e le confluenze di forze minori nei partiti maggiori dipendono dalla legge elettorale. Quindi bisognerebbe mettere in moto l'Italicum e stare ad aspettare che si rimodelli l'offerta politica, prima di fare un sondaggio che abbia un senso.
Si puo' ipotizzare, per esempio, che SEL confluisca nel PD, o che vi stringa un'alleanza, ma sommare i voti presunti di SEL a quelli del PD sarebbe sbagliato, perche' se si realizzasse una alleanza del genere le intenzioni di voto valutate per il sondaggio attuale avrebbero una distribuzione diversa.
Insomma, applicare un sondaggio sulle forze politiche attuali e' fuorviante, perche' con la nuova legge elettorale le forze politiche sarebbero diverse, e diverse sarebbero le distribuzioni dei voti.
Ma si tratta comunque di uno scenario credibile, e a me pare nemmeno troppo remoto.

Certamente se invece il secondo partito, dietro al PD, fosse FI, le cose sarebbero diverse. Se cosi' avvenisse, gli "orfani" sarebbero gli elettori che al primo turno hanno votato M5S. Che si dividerebbero, al secondo turno, tra PD e FI (o si annullerebbero), dando luogo ad una battaglia un po' piu' equilibrata, perche' gli elettori grillini dichiarano di rifiutare di appoggiare sia l'uno che l'altro partito. Data la consistenza numerica del terzo escluso, si direbbe pero' che la vittoria di PD o di FI dipenderebbe molto di piu' dai voti al secondo turno degli elettori di M5S, piu' che dai sostenitori di uno o dell'altro partito. Il che mi pare poco democratico.
Comunque sia, il caso che vede FI secondo partito e' piu' favorevole al PD, rispetto a quello in cui il secondo classificato fosse il M5S. Di conseguenza, direi, una campagna elettorale intelligente del PD dovrebbe cercare di favorire FI, perche' l'unica chance che ha il PD di governare e' che FI vinca il secondo posto al primo turno.

Il che, bisogna ammettere, e' piuttosto paradossale.

Il problema, secondo me, e' che la legge elettorale dovrebbe favorire le alleanze, in modo che l'elettore voti per una di esse perche' la ritiene la migliore, non il male minore. E invece e' da vent'anni che voto il male minore, e con l'Italicum sembra che la faccenda non cambi.
Da un altro punto di vista, la legge elettorale dovrebbe incanalare gli sforzi dei partiti nel creare alleanze per allargare il proprio bacino elettorale, includendo il numero maggiore di elettori, mentre il PD si ritrova nelle condizioni di favorire questo o quello dei suoi avversari per escludere il numero maggiore possibile di elettori dall'essere rappresentati in Parlamento.

Io non e' che sono un grande esperto in leggi elettorali, ne', ma chissa' se un ragionamento del genere se l'e' fatto Renzi.

venerdì 31 gennaio 2014

Ancora sulla legge elettorale

Io credo che il vero problema non sia propriamente la legge elettorale.
Se il problema e' l'ingovernabilita' dovuta alla situazione paradossale che e' uscita dalle urne, naturalmente bisogna porre rimedio, inventandoci una legge elettorale in grado di gestire qualunque situazione paradossale possa uscire dalle urne, ma la causa dell'ingovernabilita' non e' la legge elettorale, ma la situazione paradossale.
L'instabilita' del governo e' data dal fatto che la maggioranza al Senato e' diversa dalla maggioranza alla Camera. Ma questa situazione non sarebbe capitata se una delle forze politiche fosse riuscita a guadagnarsi una maggioranza netta in entrambe le camere.

Lo spaccamento dell'esito elettorale in tre forze piu' o meno equivalenti e' lo specchio fedele dello spaccamento in tre dell'elettorato, e cosi' le coalizioni che sono arrivate a contendersi il primato sono tre. Che poi, non e' che si tratta esattamente di tre forze politiche "vere".
Una e' quella capeggiata da un delinquente mafioso condannato in via definitiva per corruzione. Come diavolo si fa a votare per quello li'? Eppure una grossa fetta di elettorato ha preferito affidarsi ad un criminale del genere piuttosto che all'alternativa. Chiediamoci il perche'.
Un'altra fazione basava il suo consenso solo sull'antiberlusconismo (principio piu' che ragionevole, ma non sufficiente). Infatti l'unico argomento nella campagna elettorale di Bersani che ricordo era il giaguaro da smacchiare. Tutto il resto e' un ci-stiamo-lavorando-che'-non-siam-mica-qui-a-pettinare-le-bambole!
Date queste due alternative, non stupisce il risultato ottimo della terza, campione del populismo antipolitico. Se le forze della politica tradizionale stanno in piedi sulla corruzione o sul nulla, e' naturale il rifiuto della politica. Ma anche in questo caso, potra' mai il governo di una Nazione basarsi esclusivamente sul rifiuto della politica? Io credo di no.

Naturalmente, essendo un elettore di sinistra ritengo che sarebbe stato molto meglio che il PD avesse ottenuto la maggioranza sia alla Camera che al Senato. In questo modo avremmo avuto un governo stabile di sinistra (?) del PD.
Ma penso anche che se invece fosse risultata una maggioranza PdL, o addirittura M5S in entrambe le camere (e ci siamo andati molto vicino), sarebbe stato un disastro ancora peggiore della situazione attuale: se avesse vinto il PdL avremmo avuto un'altra legislatura di Berlusconi e credo che sarebbe stata la mazzata finale all'Italia. Se avesse vinto invece il Movimento ci saremmo trovati un governo di incompetenti sostenuto da un parlamento di incompetenti, alfieri di un Comico e di un Massone.
Per fortuna il PdL non e' riuscito a convincere una maggioranza sufficiente di elettori. Vorrei anche vedere, con il criminale che si trova a capo.
Neanche il M5S e' riuscito. Non credo avrebbe potuto fare di piu', data la contraddizione intrinseca in un movimento che basa la sua politica sull'antipolitica.

Voglio dire, non e' che ci sia stata una maggioranza schiacciante di voti al PD e poi, a causa della legge elettorale, si sia generata una situazione in cui il PD avesse dovuto fare un inciucio con il nemico. In questo caso sarebbe stata una palese ingiustizia della legge elettorale. L'instabilita', invece, e' lo specchio dell'incapacita' del PD di convincere l'elettorato, pur essendo l'unica forza politica ragionevole da votare.
Non credo sarebbe stato giusto, anche con una legge migliore di questa, che al PD, che ha ottenuto poco piu' del 25% dei voti, venisse assegnata la maggioranza (50%) dei seggi sia alla Camera sia al Senato. Avrebbe significato raddoppiare il pessimo risultato elettorale. Avrebbe significato dare a ciascun elettore del PD peso doppio che a tutti gli altri.
Non credo sia corretto. Credo che a fronte di una incapacita' di raggiungere un certo peso elettorale bisognerebbe rispondere con un aumento della quantita' di voti, non modificando il peso specifico artificiosamente aumentato di quelli che gia' ci sono.

Quindi non continuiamo a menarla con la legge elettorale. L'unico motivo per cui ci troviamo in questa situazione, dati i presupposti, e' che l'unica vera forza in campo (il PD) non e' riuscita a vincere, pur correndo da sola (se escludiamo tutti i piccoli partiti e quelli grossi senza alcun progetto per la Nazione, come PdL e M5S).

Che poi la legge elettorale sia da cambiare, naturalmente, sono d'accordo anch'io, anche se penso che non sia esattamente LA priorita'.
Ma gia' che la cambiamo, vediamo di cambiarla in meglio, cioe' nel senso che l'esito del voto sia non solo certo, ma anche che rispecchi le intenzioni dell'elettorato.

Questo, l'Italicum, non lo fa.

martedì 21 gennaio 2014

Ed ecco a voi.... il Porcellum 2!

Certo che Renzi ha cominciato subito, rimboccandosi le maniche e facendo il lavoro sporco. Questo e' il nuovo corso: emulare Berlusconi. Anche Berlusconi e' stato la rivoluzione-del-fare fin dall'inizio, ed ha continuato 20 anni a fare. Non si puo' negare che abbia cambiato l'Italia.
Se il paragone regge, avremo 20 anni di Renzi che cambiera' l'Italia. In effetti una bella rivoluzione anche per la Sinistra, da sempre additata per immobilismo.

Ora, militanti del PD, non accusatemi di qualunquismo (tacciare di qualunquismo tutti quelli che non la pensano come voi non e' a sua volta una forma di qualunquismo?). Non ho mica detto che Renzi e' come Berlusconi, che il PD e' come la destra, che sono tutti uguali. Renzi e' mille volte meglio di Berlusconi. Alle prossime politiche penso proprio che lo votero', specialmente se andremo a votare con una legge elettorale che consente di scegliere solo tra Renzi e Berlusconi (ammesso che l'Italia si riesca a liberare da questa scocciante faccenda dell'incandidabilita', altrimenti qualcun altro in sua vece). Ecco, il nuovo corso sembra essere proprio questo: o cosi' o cosa'. Niente piu' discussioni, niente piu' opinioni, niente piu' politica. Sei di sinistra? Bene, allora ti becchi tutto il pacchetto.

Del resto l'aveva promesso: cambiero' la legge elettorale. Ed ha subito mantenuto la promessa. Fa niente che la nuova legge non corregge affatto le pecche della vecchia. L'abbiamo cambiata, e gia' questo e' motivo di orgoglio.