venerdì 11 settembre 2009

Perché votare Ignazio Marino alle primarie del Partito Democratico

Mi ritengo di Sinistra da quando ho l'età della ragione, ma sono molto critico nei confronti del Partito Democratico sin dalla sua fondazione.
La mia avversità al PD sta nelle sue radici. I suoi Padri Fondatori, tramite il "Corro da Solo" di Veltroni, sono riusciti a costruire un grande partito facendo man bassa dei voti di Sinistra. L'hanno fatto cavalcando un sistema elettorale da tutti riconosciuto profondamente ingiusto (tanto che il suo stesso inventore, Roberto Calderoli, l'ha definito "Porcellum"). Ed hanno approfittato del "voto utile", cioè della consapevolezza degli elettori di Sinistra della necessità di arginare la deriva fascista verso cui il paese già stava navigando a vele spiegate. L'elettore di Sinistra ha preferito quindi far confluire la forza del proprio voto nel PD piuttosto che disperderlo in un partito minore, cosa che, grazie al perverso Porcellum, avrebbe finito per favorire Berlusoconi e i suoi camerati.
Volendo ben guardare, per il PD, utilizzare questo meccanismo perverso non sarebbe nemmeno una cosa poi così scandalosa, se, oltre che approfittare dei voti di quegli elettori, si fosse anche fatto carico di rappresentare i loro valori.
E invece no. Il PD non si è mai preso la responsabilità di dare una nuova voce ai valori della Sinistra. Ai più, come me, è sembrata piuttosto un ricettacolo di poltrone che consentissero un soffice appoggio ai grassi sederi di coloro che erano già ben comodi nei partiti da cui il PD si era originato. Il PD non ha mai preso posizione, proprio quando il Paese ne aveva più bisogno, ed ha temporeggiato fino ai giorni nostri nella colpevole incapacità di dare una qualunque alternativa al fascismo Berlusconiano.

È quindi evidente a tutti che la vecchia leadership non rappresenta più la Sinistra, e proprio per questo, anche senza tenere conto del ragionevole sospetto di collusione col "nemico", dovrebbe togliersi di mezzo e lasciare il posto a nuove proposte. Evidentemente per quei vecchi leader è più importante

Ignazio Marino
conservare il culo al caldo sul loro soffice trono, che agire per il bene degli Italiani.
Nella tanto ammirata Democrazia Americana, del resto, fanno proprio così: rispettosi saluti a chi perde. Personalmente, mi piaceva tantissimo Al Gore. Che, tra l'altro, perse per una manciata di voti in elezioni il cui esito rimase piuttosto sospetto. Ma se non si fosse fatto da parte, l'America non avrebbe mai avuto Obama - e dubito che Gore, al suo posto, sarebbe stato in grado di battere McCain correndo da perdente!
Lungi da me paragonare Ignazio Marino, candidato alla segreteria del PD, a Barack Obama. Ma è chiaro che mentre Franceschini e Bersani hanno già evidentemente perso contro Berlusconi, cosa che lascia presagire che ancora lo faranno alle prossime politiche, Marino rappresenta il Nuovo Corso. E questa considerazione è valida senza nemmeno dare un occhio al suo programma.
Leggendolo, poi, si rimane stupiti per la forza delle sue prese di posizione: una novità assoluta nel contesto del PD. Ancor prima di valutarne i contenuti, che, per altro, trovo ragionevoli e condivisibili per chiungue si ritenga "di Sinistra".

Infatti, gli organi di informazione italiani, totalmente controllati a Berlusconi, pubblicizzano le primarie del PD come un duello tra Franceschini e Bersani, senza lasciare alcuno spazio mediatico a Marino. Evidentemente perché a Berlusconi fa più comodo comodo un avversario che accetti di non contraddirlo mai in cambio di una convivenza pacifica nel teatrino dei burattini.

Insomma, mi pare che i Democratici convinti dovrebbero sostenere Marino, auspicando che, una volta vinte le primarie, riesca a sconfiggere Berlusconi alle politiche, là dove gli altri della dirigenza del PD hanno sempre fallito in passato. Né hanno preso alcun provvedimento per cercare di non fallire di nuovo.
Quelli che invece come me confluiscono nel PD come "voto utile" dovrebbero preferire Marino nella speranza che vengano finalmente a crearsi le condizioni per conciliare i valori di tutta la Sinistra in un'unica forza politica, in grado quindi di rappresentarli. E anche qui la vecchia leadership ha fallito.
Direi che Marino come segretario del PD dovrebbe piacere anche ai simpatizzanti dell'Italia dei Valori. Questo partito infatti difficilmente può aspirare a governare da solo o a trovarsi alleati diversi dal PD. È certamente meglio quindi rapportarsi ad una forza che abbia obiettivi chiari piuttosto che all'accozzaglia di interessi di chi finisce per fare il portaborse di Berlusconi.

Dario Franceschini e
Pier Luigi Bersani
Evidentemente la dirigenza del centro-destra ha come interesse una opposizione "asservita" come quella di Franceschini o Bersani, ché la debolezza dell'opposizione va di pari passo con la forza della maggioranza.
Ma, se fossi un elettore di centro-destra, credo che preferirei una opposizione minoritaria ma efficiente, che tenda a fare il bene dei cittadini, anche se con metodi diversi. E che quindi incalzi il centro-destra a fare sempre il meglio per gli Italiani (del resto è proprio questo il compito dell'opposizione, no?).

Insomma, dovrebbe essere interesse di qualunque elettore avere oppositori leali e onesti, no?
Alla fine credo che Marino come guida del nuovo PD sia un bene per tutti gli Italiani, esclusi i politicanti e i corrotti di vario genere.

Il mio contributo a che ciò avvenga sarà di votarlo alle primarie il 25 ottobre. Le elezioni sono aperte anche ai non iscritti, al costo di 2 euro come copertura per le spese.
Il meccanismo per l'elezione del Segretario, però, è piuttosto complicato. Ecco qui il regolamento.
Quel che ho capito è che il voto è consentito a qualunque cittadino italiano, comunitario o extracomunitario con permesso di soggiorno valido. Ma pare proprio che queste elezioni siano decisive solo se uno dei candidati supera il 50% dei voti, risultato che non è realistico auspicare per Marino. In caso contrario il segretario viene scelto tra i più votati tramite un voto a scrutinio segreto riservato all'Assemblea Nazionale. E quindi Marino perderà, nel qual caso credo che il PD dovrà rinunciare al mio voto.

Ma già una maggioranza relativa, o anche solo un buon successo di Marino potrebbe rappresentare un segnale di cambiamento e una indicazione della volontà dell'elettorato - che, questa volta, i soliti Dinosauri non potranno ignorare.

Alla fine, ritengo che il regime fascista e corrotto in cui l'Italia sta preoccupantemente precipitando sia innanzitutto una gravissima responsabilità della Sinistra, che non ha saputo né voluto offrire una alternativa presentabile. Credo che Ignazio Marino sia una occasione per rimediare.

mercoledì 9 settembre 2009

Daniele Bonfanti: L'Eterno Sogno

Vedendolo così, di primo acchito, sembra un bel libro.
Minimalista, direi. Tutto nero, con una lieve irregolare sfumatura nella metà inferiore e, in grigio, solo il titolo "L'Eterno Sogno" in quella superiore, con un font semplice.
Sulla costa c'è di nuovo il titolo, con il nome dell'autore, Daniele Bonfanti oltre al logo della casa editrice Lulu.
Nella quarta di copertina stona un po' il riquadro bianco con il codice a barre, ma nel complesso non è male. Com'è consuetudine ci sono riportate delle brevi annotazioni che descrivono l'autore e il romanzo.
Queste annotazioni sembrano scritte direttamente dall'autore stesso e non si tratta, come avviene di solito, di citazioni da recensioni.
E con che autocelebrazione, poi!
La prima, posta in evidenza in corsivo, sembra una battuta nel contesto di un'intervista:
"Qualcuno dice che il fantasy è 'letteratura di serie B'... Credo che Omero si stia rivoltando nella tomba.".
Se con "fantasy" si intende un genere i cui personaggi sono elfi, nani e simili, a me pare di non aver mai sentito nessuno permettersi di definire... chessò... la trilogia di Tolkien "letteratura di serie B". Sarebbe come ridurre i Promessi Sposi a un romanzetto rosa, o la Divina Commedia all'omelia di Don Camillo.
Forse Bonfanti si riferisce ad alcuni detrattori di un filone letterario un po' più "leggero".
Non so se ha molto senso far ricadere in un unico calderone cose come L'Eterno Sogno, Il Signore degli Anelli, le favole dei fratelli Grimm, la saga di Shrek, i Puffi e l'Odissea. Certo, tutte queste opere raccontano di personaggi di fantasia (quindi sono Fantasy?!?), ma accomunarli mi pare giusto un po' pretenzioso.

Va be'... Non si vorrà mica giudicare un libro dalla quarta di copertina! Soprattutto dopo che la facciata e la costa sono uscite così bene dalla mia precedente analisi.

Uno dei "diritti del lettore" sanciti da Daniel Pennac ["Come un Romanzo" (1992)] parla della libertà di abbandonare la lettura di un libro in qualunque momento.
A me, però, non piace approfittare di questo diritto. Per la verità c'è qualche libro che ho smesso di leggere ben prima della fine. Per esempio "Così Parlò Zarathustra" di Nietzsche l'ho piantato lì alla prefazione, oppure di "Kant e l'Ornitorinco" di Eco non sono riuscito a superare il capitolo 1. Ma in questi casi, ed in altri simili, la ritirata l'ho battuta per ammissione di incapacità (o per riconosciuto eccesso di superbia al momento di intraprendere la lettura). I libri erano troppo difficili per me, e la loro comprensione avrebbe potuto richiedere più energie di quanto fossi in grado di spendere, nell'incertezza di riuscire nell'impresa.
Mai invece mi è capitato di lasciare un libro perché non l'apprezzassi.
Perché se la lettura mi appassiona, non c'è ragione di smettere. Se invece non mi piace, rimane la curiosità, o almeno la speranza che, continuando a leggere, più in là si faccia più interessante.

Questo è un libro che, leggendolo, non mi è piaciuto, ma per inerzia l'ho finito sperando di trovare qualcosa per cui ne valesse la pena.
Invano.

Il linguaggio è pesante, lo stile è noioso, addirittura il vocabolario è limitato e pedante. È sorprendente notare, ad esempio, l'uso massiccio e ingiustificato dei verbi "emergere" e "riemergere" (considerando anche che si finisce in acqua in un solo episodio di tre o quattro pagine!). Nel mondo di Daniele Bonfanti i personaggi emergono dall'erba, dal sonno, dalla battaglia, dalla caverna. Le orecchie degli elfi emergono dai loro capelli e la Luna emerge dalle montagne!
I personaggi sono descritti solo approssimativamente, e questo ce lo si porta fino alla fine del libro. Il drago protagonista, ad esempio, non sono riuscito ad immaginarmelo gran che diverso da Wally Gator di Hanna-Barbera. Che, davvero, in un contesto drammatico come quello del libro, risulta del tutto inconsistente. Specie quando flirta con la gattina tutta tenerezza dai begli occhioni verdi.
La storia poi! una serie di avventure scorrelate tra loro, assolutamente senza significato metaforico e inutili allo svolgimento della trama principale. Giusto per dare un po' di movimento alla narrazione.

Gli eroi del romanzo sono quattro draghi, due elfi, due kennin (una sorta di gatti), un nano, un lerlet (rettile bipede e cornuto) e un... mmmh... boh... un tipo incappucciato. Dopo aver percorso la Via seguendo il soffio del Vento dell'Ovest, trucidando in malo modo un manipolo di bogolidi e goblin, creature malvage e disgustose, arrivano quindi alla Città Grigia dove si alleano con altri bogolidi e goblin per combattere gli elfi e i nani che, a sorpresa, costituiscono l'armata dei cattivi. Parti invertite, dunque. Perché? Boh!
Il tutto si risolve con il duello finale tra il drago Xaas e il mago. Tra magie e sortilegi quest'ultimo non riesce a fronteggiare la forza bruta e muore nel modo più concreto: decapitato da un morso con un'ascia in petto. Chissà se almeno questa scelta non abbia una simbologia che io non riesco a cogliere!

Alla fine il drago riesce sì a richiudere la porta magica, da cui avrebbe potuto uscire l'elemento dell'acqua per inondare il mondo. Ma non riesce a distruggerla, come avrebbe dovuto. Il che lascia intuire la futura pubblicazione di una seconda parte della storia.
Aenasyan ce ne scampi!

Ecco qui un esempio tratto dal libro, dove Bonfanti ci onora della sua teologia da bar Sport.
Personaggi: l'elfo Aelorn; la kennin Aina; i draghi Dhrek, Xaas e Kab; il nano Ghrun.
(...)
Aelorn chiese a Aina: "Ma come un solo dio? Io credo che quello che tu chiami Leone di Fiamma potrebbe essere il vostro Spirito Guida. Ma non può essere che esista soltanto il vostro, è assurdo."
Aina sorrise. "Forse quello che tu chiami Aenasyan e quello che io chiamo Leone di Fiamma sono la stessa cosa, che si mostra con volti diversi."
Aelorn rifletté. "Potrebbe essere come dici. Ma gli altri Spiriti? Ce ne sono centinaia, quanti sono i fiumi e le montagne e le foreste."
Aina scosse la testa. "Noi crediamo che soltanto il dio Sole sia il creatore, e che abbia schiere di demoni a proteggere la sua creazione."
Aelorn annuì, ragionando febbrilmente. "Forse questi 'demoni' sono gli Spiriti..."
Dherk chiese, visibilmente incuriosito, rivolto a Aina: "Da quanto dici, questo 'Leone di Fiamma' può fare quello che gli pare. È così?"
"Tutto ciò che vuole, e cioè ciò che è bene e ciò che è giusto."
Xaas scosse la testa. "E perché non lo fa?"
"Cosa intendi?"
"Ti sembra 'bene' tutto questo?"
"Forse vuole metterci alla prova."
"Complimenti. Bel dio buono. Si diverte a metterci alla prova e per farlo ha proprio bisogno di far morire Kab e Ghrun. Per vedere cosa?"
"Chi può dirlo... Lui è talmente grande che il suo volere per noi è incomprensibile, a volte..."
"E allora, se non lo capisci, come fai a dire che è buono, giusto, e tutte quelle cose?"
Aina non ebbe esitazioni. "Per fede."
"Fede? Uno la fiducia dovrebbe meritarsela. Non do fiducia a uno che fa morire i miei amici per mettermi alla prova. Comunque il tuo ragionamento non ha senso. Dici che questo dio vuole il bene. Ma il bene di chi?"
"Di tutti."
"Ma non ha nessun senso. Ciò che è bene per me sarà il male per un altro. Per noi è bene uccidere il mago, ma certamente lui non è d'accordo. Non trovi?"
"Ma c'è un bene assoluto. E un giusto assoluto."
"E chi le stabilirebbe queste belle cose?"
"Il dio Sole, naturalmente"
"Naturalmente. Allora che le stabilisca per sè. Io preferisco scegliere da solo, senza che mi dicano cosa devo fare, e cosa non devo fare."
(...)
Per essere sinceri, a me non piace molto parlare male delle cose che non mi piacciono. Preferisco parlare bene di quelle che mi piacciono.
Ma in questo caso, davvero, l'irritazione per aver sprecato del tempo prezioso è tale da indurmi a rivedere la mia personale interpretazione dei diritti del lettore. La speranza che il seguito diventi interessante non è una buona ragione per continuare a leggere.

lunedì 7 settembre 2009

La Clusaz


Scorcio dal sentiero
La Via Francigena è un itinerario segnato dai pellegrini di mezza Europa nell'eroica impresa di raggiungere Roma fin dalla lontana Canterbury in Inghilterra.
Dopo l'attraversamento della Francia, per superare le Alpi, il percorso si biforca. Una variante raggiunge l'attuale Piemonte, precisamente in Val Susa, superando il passo di Montgenèvre. La strada maestra invece, passando per la Svizzera, raggiunge la Valle d'Aosta valicando il passo del Gran San Bernardo. Da qui, dopo essere scesa più a valle, risale a costeggiare la Statale, procedendo verso Aosta.
La Via Francigena è raggiungibile parcheggiando l'auto sulla Statale.


Io, Mr.B e Maddie
in cammino
Noi ci siamo arrivati da un sentiero che parte dal parcheggio del ristorante La Clusaz, nella omonima frazione di Gignod. Dopo una breve salita si raggiunge la Via. Un canaletto costeggia e rinfresca tutta l'escursione. Si cammina in piano e senza alcuna difficoltà, parallelamente alla Statale. Ad un certo punto si attraversa una strada asfaltata proprio su un tornante. Da qui il sentiero si scosta un poco dal percorso della Statale e si inoltra nella campagna, tra macchie e campi coltivati. Si raggiunge quindi un ponte su un ruscello accanto ad un pilone votivo. Riavvicinandosi alla statale si incontra un'altra strada asfaltata. Qui abbiamo deciso di fare ritorno, anche per non affaticare troppo Maddie alla sua prima escursione dall'operazione al legamento crociato.

Il percorso è decisamente facilissimo e percorrerlo dà un senso di pace, nel bosco verdeggiante accanto al ruscelletto.

Andata:
  • Tempo: 1:16
  • Distanza: 7.63km
  • Dislivello: 28m (335m in salita e 307m in discesa)
  • Altitudine: tra 1184 e 1301
  • Ritorno (sullo stesso percorso)
  • Tempo: 1:09
  • Traccia GPS dell'escursione.
    A: partenza; B: ponticello e pilone votivo; Z: arrivo
    Statistiche cumulative dall'inizio dell'anno:
  • Tempo totale: 18:56
  • Distanza: 73.65km
  • Dislivello: 4288m
  • Altitudine minima: 343m
  • Altitudine massima: 1550m
  • mercoledì 2 settembre 2009

    Teresa Sarti


    (foto rubata a devex)
    Teresa Sarti ci ha lasciato.

    Era nella top ten di una classifica che volevo stilare su questo blog.
    Una classifica di eroi silenziosi, il cui passaggio nel mondo scava una traccia nella terra, profonda anche se appena sussurrata nel chiasso generale di quel circo che è la nostra società.

    L'eco pacata della sua vita non morirà mai.
    Teresa Sarti è ancora nella top ten della mia classifica.

    Teresa ha fondato nel 1994, insieme al marito Gino Strada, l'associazione Emergency, e da allora ne è presidente.

    lunedì 31 agosto 2009

    La Maison du Fromage


    Fontina

    Bleu d'Aoste

    Capriolo

    Grotta
    Quando uno entra in una fromagerie quello che più colpisce è l'odore.
    Io adoro il formaggio, e non capirò mai quelli che definiscono "puzza" questo magnifico aroma.
    Dall'odore, prima ancora che dalla vista, si riconosce una fromagerie francese da una italiana. Ché ai francesi piacciono di più i formaggi molli di capra, gli italiani invece prediligono quelli duri o semiduri, di vacca o di pecora. In Francia il profumo è più dolce e sa di latte, in Italia prevale un odore pungente di cantina, di muffe e di fieno.

    Qui alla Maison du Fromage di La Thuile (Ao) c'è però un profumo diverso. La maggior parte dei formaggi proposti è di produzione locale, ma hanno anche qualcosa di provenienza francese e di altre parti d'Italia. Sono esposti anche alcuni formaggi di lungo invecchiamento. Ciò che ne risulta è quindi un giusto mix di profumi di culture diverse.

    La fa da padrone ovviamente la Fontina di questa zona.
    La Fontina che conoscevo era il prodotto che viene commercializzato comunemente nei supermercati, e lo consideravo un formaggio un po' "banale". Elastico, un po' piccante ma senza una spiccata personalità.
    Qui alla Maison invece mi hanno proposto una Fontina invecchiata che non somiglia nemmeno vagamente quella che conoscevo, ne' come colore (giallino tendende al bruno, con crosta irregolare di muffe scure), ne' come consistenza (semiduro, burroso e per nulla elastico), ne' come odore (amaro, forte e pungente), ne' come sapore (deciso, amaro e piccante, con una nota di mandorla). Con un assaggio mi hanno convinto a prenderne una bella fetta.
    Abbiamo acquistato anche una fetta di Bleu d'Aoste, dalle bellissime venature di muffe blu, consistente e burroso, piccante, e un paio di formaggi che non conoscevo: il Grotta, più duro e stagionato, friabile, sapore forte, e il delizioso Capriolo, formaggio fresco molle di latte misto caprino e vaccino, sapore intenso e piccante.

    Alla Maison ci sono anche altri prodotti alimentari. Abbiamo acquistato del lardo d'Arnad e del latte fresco. Una barretta di cioccolato bianco in omaggio.

    La Maison du Fromage
    via Collomb, 10
    11016 - La Thuile (Ao)

    mercoledì 26 agosto 2009

    Saint Leonard


    Saint Leonard

    La Vieille Cloche
    Eccomi di ritorno da una breve (solo quattro giorni) ma intensa vacanza in Valle d'Aosta.

    Abbiamo alloggiato al bellissimo Bed and Breakfast La Vieille Cloche, a Saint Leonard, piccola frazione di Saint Rhémy en Bosses.
    Il Bnb propone diverse soluzioni, noi abbiamo preferito l'appartamento, perché consente l'utilizzo della cucina, anche se la colazione in questo caso non è compresa. I quattro giorni sono costati 330 euro (80 per notte più 10 di pulizie finali), i cani sono ammessi. Dal prezzo è escluso anche l'uso di lenzuola e asciugamani, che abbiamo pensato bene di portare da casa, ma che è possibile affittare in loco.
    A Saint Leonard, oltre al Bnb, c'è un bar (il cappuccino è buono, ma le brioches sono quelle finte del Mulino Bianco), un ufficio postale, una chiesa, il castello e qualche casa privata. Si trova poco prima del traforo del Gran San Bernardo, appena dopo il bivio con la strada che porta al passo, confine con la Svizzera.
    Allo svincolo c'è un ristorante-pizzeria, un piccolo supermercato e una prosciutteria (questa è la zona del famoso jambon de Bosses). Il paesino e le campagne circostanti sono molto tranquilli e silenziosi, nonostante la vicinanza con la statale.
    Il paesino di Saint Rhemy, poco più sopra, lungo la strada del passo, è un po' più grande e caratteristico, e c'è l'albergo-ristorante Hotel Suisse, segnalato dalla guida dello SlowFood, dove abbiamo già alloggiato (e cenato!) qualche anno fa.

    Durante questa vacanza abbiamo visto molte cose interessanti, argomenti di qualche prossimo post. Abbiamo fatto anche una bellissima escursione, in verità piuttosto breve e abbastanza facile anche per Maddie, ancora convalescente dall'operazione al legamento crociato.

    mercoledì 5 agosto 2009

    Terrazzamenti

    Nella nostra casetta in mezzo al castagneto ci sono ben due piccoli giardini (purtroppo non comunicanti), di circa trentacinque metri quadrati ciascuno.

    Il progetto CAD
    Uno, accanto alla parte frontale dell'abitazione è ricavato all'interno di un muro di contenimento, ed è pianeggiante. Per lo più l'abbiamo adibito a prato, fiori e alberi da frutta, ma c'è anche qualche ortaggio ed erba aromatica.
    Coltiviamo ad orto invece il giardino posteriore. La cosa risulta piuttosto difficoltosa perché, data la zona montana nella quale abitiamo, il terreno è molto scosceso. Piano piano quindi stiamo facendo dei lavori che consentono di sfruttarlo meglio.
    Abbiamo cominciato questi lavori due anni fa, "disboscando" il terreno da mostruose ortiche e altre erbe matte, che hanno rivelato anche la base di un tronco di castagno abbattuto, da cui spuntavano nuovi germogli che abbiamo tagliato.
    Abbiamo poi attrezzato un piccolo sentiero a gradini e tornanti che consente di raggiungere agevolmente tutti i punti del giardino. Sono state piantate delle piante da frutto (un pero, un fico, un ciliegio e un nespolo). Nella parte più bassa, limitata da una parete di cemento armato, abbiamo livellato un'area che poi abbiamo setacciato dalle pietre e riempito con del terriccio buono e grasso stallatico. L'anno scorso abbiamo avuto un buon successo con la coltivazione di pomodori e altri ortaggi, anche se il lavoro è stato piuttosto difficile per via della pendenza. Per questo abbiamo quindi deciso di provvedere con terrazzamenti, che, oltre a rendere la coltivazione più agevole, aiutano a rallentare e limitare smottamenti causati dal maltempo.


    alcune fasi della costruzione
    Dato il successo di questa prima opera, in autunno provvederò a costruirne una seconda simile, un poco più grande.

    L'idea originaria, copiata da idee viste in altri giardini, era di fissare uno o due tronhi d'albero al terreno perpendicolarmente alla direzione della pendenza, formando una specie di scalino che consentisse un tratto di accumulo orizzontale. Il progetto si è poi evoluto nella costruzione di un vero e proprio "muro" di tronchi sovrapposti, alto circa cinquanta centimetri, lungo due metri, delimitato da altre due pareti laterali, lunghe circa un metro. Quel che ne è risultato è una specie di cassa di legno di due metri quadrati, aggrappata al declivio, perfettamente orizzontale.

    i pali di sostenimento sono ricavati da quattro tubi di acciaio lunghi un metro, materiale di recupero. Sporgono circa mezzo metro dal terreno e quindi sono stati interrati per mezzo metro. I tronchi sono in realtà sezionati a metà. Sono nove pezzi da due metri (sei per la parete frontale e tre, tagliati, per quelle laterali. Hanno un diametro di circa 8cm, e quindi l'altezza complessiva è di poco meno di 50cm. Sono costati 3.50€ l'uno a Leroy Merlin. Sono venduti già trattati in autoclave per uso esterno, ma ho preferito, per maggior sicurezza, verniciarli con un impregnante idrorepellente. I tronchi sono fissati ai pali con delle viti mordenti. La spesa totale è stata dunque di 31.50€ per il legno più circa 10€ di materiale vario.
    Il risultato finale, già piantumato e coperto da una rete protettiva contro la grandine.