giovedì 31 luglio 2014

Maggioranza e opposizione

Accidenti, a leggere il blog di Civati mi convinco sempre piu' che il problema e' la mancanza della destra: il PD sta facendo da maggioranza e da opposizione contemporaneamente.
E siccome il governo non ha una maggioranza numerica netta nelle due Camere, verrebbe da concludere che il Parlamento non e' gia' piu' sovrano.

lunedì 28 luglio 2014

Interessante

Interessante punto di vista di Casson, riportato da Civati:
http://www.ciwati.it/2014/07/26/un-gufo-tra-i-piu-saggi/

Chissa' come la pensano i renziani di primo pelo...

martedì 15 luglio 2014

Liberta' e' partecipazione...


...e la partecipazione e' di sinistra, aggiungerei.

Quello che manca nelle riforme costituzionali in cantiere e' proprio la partecipazione.
Dato che l'arbitro di queste riforme e' il segretario del partito di sinistra (e quindi e' pensabile che si aspetti i voti dei parlamentari di sinistra), sarebbe pensabile che venga posto l'accento proprio sulla partecipazione, considerato anche quanto questo aspetto sia stato represso di fatto nell'ultimo ventennio, con risultati catastrofici di totale disaffezione dell'elettorato alla politica.
L'esigenza della partecipazione popolare alla politica dovrebbe essere il fondamento stesso della democrazia.
E invece no. Non si parla di partecipazione. Anzi, la si mortifica sempre piu'.

La soglia di sbarramento alta fa si' che una grossa fetta della preferenza dell'elettorato non venga rappresentata. Un partito dovrebbe incrementare il suo peso relativo aumentando il numero di elettori che lo votano, non imbavagliando gli elettori che non lo votano.

L'impossibilita' di votare le preferenze riduce la possibilita' di scelta dell'elettore. Si dice che anche prima, quando c'erano le preferenze, solo una minima parte degli elettori ne faceva uso. Ma se si voleva aumentare la partecipazione si sarebbe dovuto invogliare gli elettori a farne uso, non impedirglielo.
E' vero che le liste potrebbero essere formate tramite un meccanismo come le primarie. Ma l'elettorato delle primarie non e' lo stesso delle politiche. E' un po' come accendere il barbecue per le melanzane e cucinare le costine sul fornello in cucina.

E' ragionevole dividere i compiti del Senato e della Camera, in modo che l'uno non intralci l'altra. Ma depauperare il potere di una delle camere non porta ad una maggiore democrazia. E che vantaggio puo' avere un Senato nominato dai Partiti?

L'innalzamento delle soglie per i referendum rendera' piu' difficile la democrazia diretta, e quindi piu' difficile la partecipazione.

Il guaio, secondo me, e' l'assenza della destra. E allora il Partito Democratico deve inventarsi una destra credibile per risucchiare gli elettori orfani della destra.
Speriamo che, una volta rifondata la destra con Renzi, il Partito Democratico si occupi anche della rifondazione della Sinistra.

mercoledì 21 maggio 2014

Dichiarazione di voto

Sono indeciso.
C'e' la lista Tsipras, che mi piace perche' sostiene un'Europa della gente e non delle banche, una politica sociale e non una che insegue solo il profitto dei potenti. Un'europa solidale, piu' equilibrata tra nord e mediterraneo. La fine dell'austerita' dei poveri che fa a pugni con lo sperpero dei ricchi.

Poi c'e' la corrente civatiana del PD. Visto che si possono votare le preferenze, si puo' votare PD specificando i candidati e le candidate che appartengono a quella corrente. Si tratta grosso modo delle cose che dice la lista Tsipras, ma sostenute dall'interno di una forza sufficientemente grossa.

E poi c'e' da considerare i risvolti che queste elezioni avranno sulla politica interna Italiana. E qui sta il dilemma.
Da noi c'e' ancora Berlusconi, le grandi intese, la divisione della sinistra. E c'e' Grillo, che a queste elezioni sara' probabilmente secondo partito all'inseguimento del PD.

Votare la lista Tsipras significa votare per un'utopia, perche' sappiamo bene che non vincera' ne' avra' i numeri per poter imporre quelle idee. Ma se otterra' un buon risultato non potra' essere ignorata, e i numeri dovranno essere interpretati come un segnale di che cosa gli europei vogliono dall'Europa. Se invece non otterra' un risultato degno di nota, con lei sara' affossato l'ideale che rappresenta.

Pure votando i civatiani si finira' per dare il voto ad una minoranza, seppure all'interno del partito maggioritario. Il problema e' che quella minoranza inglobata nel PD finira' per dare forza al PD a prescindere dai contenuti. Paradossalmente dara' forza alla maggioranza di Renzi (la dimostrazione che il "nuovo corso" di Renzi e' vincente). E se c'e' una cosa che sono sicuro non succedera' e' che Renzi dia qualche tipo di ascolto alla minoranza civatiana.

Naturalmente i miei amici di blog renziani se passassero di qui mi punterebbero i loro grossi e grassi indici addosso dandomi del qualunquista perche' dico che Renzi e' di destra. Fortunatamente non passeranno di qui, perche' sono troppo impegnati a guardarsi l'ombelico e a compiacersi di come il loro beniamino ha finalmente portato la sinistra al governo (qualunque cosa intendano per "sinistra").

In ogni caso mi pare che il problema sia sempre il solito, cioe' che le minoranze saranno sempre escluse dal gioco dei poteri, mentre io penso che il compito principe della democrazia sia proprio quello di far valere i diritti di chi non e' potente, cioe', appunto, delle minoranze.

giovedì 24 aprile 2014

Buon 25 aprile a tutti!

giovedì 17 aprile 2014

Ma e' possibile?

Ma e' possibile che io mi ritrovi proprio sempre costantemente d'accordo con Civati, prima ancora di leggere il suo pensiero sul blog?

lunedì 14 aprile 2014

Che cos'e' la destra?... Cos'e' la sinistra?...

Ieri il premier ha attaccato chi non è d’accordo con lui: non è una novità, lo fa praticamente tutti i giorni. Poi, certo, chiede di non litigare.
L’argomento principale è sempre lo stesso: se la sinistra non fa quello che dice lui, come lo dice lui, nel momento in cui lo dice lui, diventa destra.
Si tratta di argomento immediatamente reversibile.
Perché a me pare che la sinistra diventi destra quando fa esercizio (continuo) di prepotenza (eufemismo).
Quando promette cose, durante le campagne elettorali, poi ne fa altre.
Quando approva leggi elettorali che ammazzano la rappresentanza (se ne sono accorti, con tre mesi di ritardo, anche i sostenitori di Cuperlo).
Quando parla male di chi fa cultura.
Quando è insofferente alle critiche, quando non riconosce alcuna dignità al pensiero critico, quando si concede reazioni smodate nei confronti di persone completamente prive di potere, come dice oggi Lorenza Carlassare.
Quando non ha rispetto per il pluralismo.
Quando attacca da posizioni di forza i più deboli, sfottendoli.
Quando si affida a facili manicheismi, tra acceleratori e frenatori, senza sapere di che cosa si sta parlando.
Quando affronta con leggerezza le questioni costituzionali.
Quando ha disprezzo per il dibattito parlamentare, quando fa caricature degli altri, quando usa la propria forza per banalizzare questioni e anche persone.
Quando aumenta la precarietà che dice di voler diminuire.
Quando prolunga legislature con maggioranze che nessuno ha votato.
Quando dice o così o niente, ultima spiaggia, non ci sono alternative, dopo di me il diluvio.
Quando riduce tutto ad unum, in un senso molto particolare.
Ma certo questa è una mia opinione.
No di certo, Pippo Civati. E' anche la mia, di opinione.