lunedì 11 ottobre 2010

Io non capisco

Io non capisco.
Un imprenditore ha indubbi privilegi. Non come persona, ma come imprenditore.
Cioe', in genere e' ricco, e quindi sta meglio di uno che e' povero. C'e' disuguaglianza sociale. Ma non e' questo il tema del post.
Intendevo in quanto soggetto produttivo della societa'.
Un'impresa ha un valore per la societa' perche' produce della ricchezza che viene in qualche modo redistribuita tra tutti (o almeno alcuni) gli elementi della societa'. Un'impresa e' costituita grazie ad un capitale che e' fornito da un imprenditore. Nel modello di societa' in cui viviamo, quindi, e' grazie all'imprenditore che fornisce il capitale che la societa' riesce a campare.
Poi c'e' il lavoratore dipendente come me. Cioe', di lavoratori ce ne sono un sacco di tipi, ed io mi ritengo un privilegiato rispetto all'operaio che fa otto ore a sgobbare come uno schiavo per due soldi rischiando in ogni momento il posto di lavoro. Ma tutti i tipi hanno in comune il fatto che il loro contributo nell'azienda non e' quello dell'investimento del capitale, ma di mettere a disposizione il loro lavoro.
Io sono un bravo programmatore. Ma per quanto bravo, i buoni programmi che faccio non mi sfamano. Il mio lavoro per il quale ci metto dell'impegno, delle energie e del tempo non mi darebbe alcun vantaggio se non fosse sottoposto ad un processo di trasformazione in pane, acqua e altri beni necessari. In pratica io metto a disposizione il frutto del mio lavoro all'impresa ed in cambio l'impresa mi fornisce del denaro per acquistare quello che mi serve per vivere.
Oh. Questo e' un ragionamento banale, lo so. Ma mi pare che certi imprenditori a volte non lo capiscano. O forse facciano finta di dimenticarselo per loro convenienza. Quindi mi pare il caso di ribadirlo.
Insomma, l'imprenditore mette del denaro per fare in modo che l'impresa acquisti da me del lavoro.
Ma perche' dovrebbe fare una cosa del genere? Ovviamente perche' se e' vero che io ho necessita' di trasformare il mio lavoro in denaro per vivere, l'impresa ha necessita' di trasformare del denaro in lavoro, per vivere. In altre parole, il rapporto di lavoro tra l'imprenditore e il lavoratore serve a regolare un semplice principio di scambio tra soldi e lavoro, da cui entrambe le parti traggono vantaggio.
L'imprenditore pero' i soldi tipicamente ce li ha gia'. Se non li investisse nell'impresa non morirebbe certo di fame. Il lavoratore invece ha del lavoro da fornire, ma se non ci fosse l'impresa si farebbe una pippa e morirebbe di fame. Da questa asimmetria nasce il ricatto dell'imprenditore sul lavoratore.
Anche da questo punto di vista io sono fortunato rispetto l'operaio. Perche' il lavoro che l'operaio fornisce all'impresa non puo' essere trasformato senza di essa. Io invece potrei vendere i miei programmi. In altre parole io potrei diventare l'imprenditore di me sesso. La differenza tra l'operaio e me sta nel fatto che l'organizzazione necessaria per vendere programmi e' di gran lunga meno complessa di quella che serve a commercializzare il prodotto del lavoro dell'operaio. Mettere su una micro software house in rete credo che sia proponibile, per me, mentre mettere su una azienda automobilistica per un operaio della Fiat sarebbe impossibile.
Pero' temo che il progetto di mettermi in proprio mi costringerebbe ad impiegare molte piu' energie nell'aspetto poco interessante manageriale dell'impresa e mi distoglierebbe dall'aspetto che piu' mi appaga dal punto di vista professionale: i programmi. In sostanza la mia impresa personale fallirebbe perche' non sono capace di gestirla, anche se ritengo che il mio prodotto sarebbe di ottima qualita'. La mia impresa avrebbe bisogno di un manager, il cui sostentamento ridurrebbe il valore del mio lavoro.
Insomma, anche se il tipo di lavoro mio e' piu' elastico, anche io ho bisogno di una costosa organizzazione alle spalle per poter trasformare il mio lavoro in denaro.
Ed e' per questo che c'e' l'imprenditore. Lui ci mette i soldi necessari per tenere in piedi l'organizzazione che serve a me per espletare il mio lavoro e poterglielo vendere in cambio di soldi. Questo servizio in parte e' ripagato all'imprenditore per il fatto che il valore di cio' che produco e' decisamente superiore al suo costo. Mi spiego. Il cliente che compra il mio programma, lo paga molto di piu' del mio stipendio. Se non fosse cosi' non rimarrebbero soldi a sufficienza per pagare il resto dell'organizzazione che mi consente di lavorare.
Insomma, il ruolo sociale dell'imprenditore e' quello di consentire la trasformazione di un tipo di ricchezza (il lavoro), in un'altro (il denaro).

In questo senso l'imprenditore costituisce un valore positivo per lo Stato. Ed e' per questo che gode di privilegi. E non parlo solo delle agevolazioni fiscali giustificate per il funzionamento dell'azienda. L'imprenditore della azienda per la quale lavoro ad esempio va in vacanza ai tropici. Ha una villa enorme, uno schiavo filippino e gira in maserati. Se io avessi suoi soldi probabilmente li impiegherei in modi molto diversi, ma e' fuor di dubbio che io quelle cose non me le posso permettere. Eppure il valore del mio lavoro da programmatore in questa azienda non e' affatto inferiore a quello del suo di manager. Certo c'e' da dire che lui i soldi ce li aveva ancora prima di investirli nell'impresa (giusto o sbagliato che sia, non e' argomento di questo post). Ma quel suo capitale si e' ingigantito grazie al lavoro di quelli come me, mentre io sono li' ancora a litigare con le rate del mutuo.
Insomma, questa disparita' sociale che favorisce l'imprenditore nei confronti del lavoratore (o il capitalista nei confronti del proletario, per usare termini desueti) e' il prezzo da pagare per la redistribuzione della ricchezza sulla popolazione.
Cioe', esistono altri modelli economici. Per esempio il socialismo di stato. Ma una vera alternativa funzionante al capitalismo io non ce l'ho, quindi l'accetto.

In sostanza l'imprenditore ha diritto ai propri privilegi in cambio della redistribuzione della ricchezza sulla societa'.
Quindi, mi viene da concludere, se l'imprenditore non consente o in qualche modo ostacola la redistribuzione della ricchezza sulla societa', allora non ha piu' diritto a quei privilegi.
Ad esempio, un imprenditore che licenziasse i propri dipendenti per assumere manodopera sottocosto in un Paese povero, oppure per sostituire la forza lavoro con meccanizzazione, apparentemente genererebbe ricchezza per la societa', visto che renderebbe la sua impresa piu' competitiva, ma in realta' smetterebbe di redistribuire ricchezza agli italiani tramite quello scambio tra lavoro e soldi di cui parlavo sopra. Perche' dovrebbe godere in Italia di quei privilegi? Non lo capisco.
Questo discorso non vale solo per l'imprenditore, ma anche per il manager in generale. Lo stipendio di Marchionne e' giustificato dal fatto che il suo mestiere da' lavoro - e quindi reddito - ai lavoratori della Fiat. Ma quando invece di darlo lo toglie, perche' mai la societa' dovrebbe sopportare che prenda tutti quei soldi?

Siamo in un periodo di crisi!
La giustificazione del peggioramento delle condizioni dei lavoratori e' la crisi economica a livello globale. Gli imprenditori hanno meno ricchezza da investire e quindi hanno poco da redistribuire.
Come dire che nell'era delle vacche grasse l'imprenditore si sbafa l'eccesso di ricchezza prodotto dal lavoratore, mentre nell'era delle vacche magre e' il lavoratore ne subisce le conseguenze.
Si dice che lo svantaggio dell'imprenditore e' che deve subire il rischio. Pero' poi a finire col culo per terra e' il lavoratore, mentre il mio imprenditore va ancora in giro in Maserati, ha ancora la villa enorme con schiavo filippino e va ancora in vacanza ai tropici. Facile rischiare quando le cose vanno bene e poi pararsi il culo quando vanno male. Che diavolo di rischio e'?
Io proprio non capisco.

4 commenti:

Artemisia ha detto...

C'era quello slogan degli anni caldi: "come mai, come mai, sempre in c..o agli operai..."
No?

dario ha detto...

gia', qualcosa del genere...
Io non sono operaio, ma credo che il succo sia lo stesso

liber ha detto...

ma ci sono mille casi.
il mio imprenditore i soldi non li aveva già. lavorava come dipendente ma poi voleva di più. allora ha rinunciato alla paga sicura, e ha iniziato in proprio.
il primo anno ha lavorato poco. era solo e faceva fare i lavori da artigiani esterni, lui solo progettava e dirigeva.
poi gli si è unito un vecchio amico. poi la moglie dell'amico ha cominciato a fare qualche ora di amministrativa. poi sono arrivata io con una borsa di ricerca come ospite, è arrivato un altro, nel frattempo erano stati assunti uno, due tre operai, e l'impiegata è diventata part-time. poi è arrivato uno stagista che è rimasto, gli operai sono diventati 6 + gli "esterni", ovvero gli artigiani che lavorano con noi.
io non sono dipendente, e forse non è giusto. ma quando un lavoro va bene mi fa fare una fattua in più, e poi se voglio assentarmi o cambiare orario non devo chiedere il permesso.
io trovo giusto che lui guadagni bene, gli operai non direi che li paga poco, ma è grazie alla sua intraprendenza, al suo prendersi il rischio dell'attività (se lui cade chi lo salva?) che io ho un lavoro, e anche gli altri.
lo conosco bene perchè lavoro a stretto contatto quotidiano con lui ed è evidente che ci sono ragioni per cui lui è l'imprenditore e gli operai sono gli operai (senza che questo abbia un significato in termini di dignità e diritti ovviamente).
Non vedo che abbia privilegi, anzi. Mi pare che tutto quello che ha se l'è guadagnato, e quando ha richiato il botto per un grosso committente che l'ha fregato, lo stato non l'ha aiutato per niente (può un'impresa aspettare che una causa arrivi al termine?!?) e lui ci ha rimesso un sacco di soldi.
io credo che il nostro paese sia fatto anche di tantissimi come lui, e che per le piccole imprese serva un'alleanza forte fra imprenditore e lavoratore, lui ha bisogno di noi e noi di lui, l'obiettivo è comune, lui sta bene, noi stiamo bene, lui guadagna noi abbiamo il nostro, noi lavoriamo contenti e quindi rendiamo, lui guadagna.
io almeno la vivo così, la mia stima è sincera, e come lui ne ho visti altri prima e proprio perchè lavoro con lui, ne vedo tanti intorno.
credo che imprenditore sia anche questo.
ciao
:)

dario ha detto...

Liber, stavo per risponderti, ma mi sa che lo faccio nel prossimo post.