mercoledì 23 marzo 2011

Ma quale unita'?

Come al solito arrivo tardi con i miei post, un po' per pigrizia, un po' per mancanza di tempo. E cosi' eccomi qui a scrivere delle celebrazioni dell'unita' d'Italia, quando le news sono ormai focalizzate su altri temi ben piu' cruciali per il destino del mondo intero (la catastrofe radioattiva in Giappone - oltre che, ovviamente, l'empatia nei confronti di quei poveri disgraziati che se non sono morti per il terremoto, se sono sopravvissuti allo tsunami, ora devono fare i conti con le radiazioni, il tutto gia' passato in secondo piano rispetto ai fatti in Libia).

Sul mio balcone sventola da qualche settimana la bandiera italiana. Di solito la espongo solo il 25 aprile e il 2 giugno, visto che degli appuntamenti della Nazionale di calcio me ne frego.
La bandiera sul balcone non mi evoca affatto una sensazione di fascismo come capita al ;-) solito scettico della famiglia Artemisii. Addirittura mi pare che, nel contesto politico attuale, come dice Concita De Gregorio, "l'amore per il tricolore e'rivoluzionario". E se l'accusa proveniente da destra e' che la sinistra si sia appropriata di un simbolo che ha sempre rifiutato, be', mi pare che la componente di desiderio di distinguersi da una nutrita parte politica di destra che ha fatto proprio questo rifiuto non sia da sottovalutare.
La bandiera che sventola sul mio balcone e' evidentemente (come si confa' ad una bandiera) un simbolo. Ma non sono sicuro che simboleggi esattamente il motivo per cui l'ho esposta.
Certo, credo che significhi che indietro non si puo' andare. Credo nell'unita' politica dell'Italia. Che se non ci fossimo unificati 150 anni fa "saremmo stati spazzati via dalla storia", come dice Napoitano. Non solo politicamente, ma anche culturalmente. Credo che non abbia senso auspicare una divisione territoriale politica, perche' credo che sarebbe bello abbattere tutti i confini, e, dove ancora ci sono, debbano essere degli elementi di contatto con gli altri popoli, e non di divisione da essi. Credo che sia giusto che esista una Italia per esprimere l'accoglienza nei confronti di coloro che arrivano, non il diritto di costruire un muro per lasciarli fuori. Credo che sia questo il significato di Unita'.

E poi credo nell'unita' eterogenea ma compatta della cultura italiana. La gastronomia, giusto per fare un esempio che si addice ad un goloso come me. La cucina italiana e' radicata in secoli e secoli di storia, ben da prima dell'unita' politica. Io amo anche le cucine straniere, e non penso affatto siano da meno, ma apprezzo la diversita' di quella italiana. Non e' che il sushi sia superiore o inferiore alla pizza, ma sarebbe stupido non ammettere la differenza culturale che ha portato all'una e all'altra cosa. Questo vale, credo, per qualunque forma d'arte. I pittori italiani sono italiani da ben prima dell'unita' d'Italia. Dante Alighieri stava ancora nel medioevo quando parlava di Italia. E' una identita' culturale gia' radicata quando l'unita' politica non era nemmeno un'idea, ed e' una identita' che e' ancora viva e prospera, anche se c'e' qualcuno che non lo ammette.
Non e' come gli acquedotti e le strade imperiali dei Romani, che ti viene da dire caspita guarda che opere che hanno fatto 'sti Romani, immaginando una magnificenza ormai morta, come quei ruderi. No, si tratta di una cultura viva, che ci distingue e ci caratterizza.
A partire dalla lingua, che, come dice Artemisia, e' davvero un bellissimo idioma. Credo che si tratti di un effetto, piu' che di una causa. Anche se e' costellato da una miriade di dialetti poco conciliabili, l'Italiano e' il sintomo di una identita' culturale che ci portiamo dentro inconsapevolmente.

Questo non significa rifiutare o comunque ritenere inferiore o inconciliabile tutto quello che c'e' fuori. E' che la cultura deve avere una storia, un Popolo, una Nazione che l'abbia prodotta e che la faccia vivere. Una cultura senza storia e' come la CocaCola rispetto al vino. Una cultura morta e' come il tentativo di riconoscere i sentori aromatici di un vino ridotto ad aceto.

Credo nell'unita' d'Italia. Quello in cui non credo e' l'espressione politica di questa Nazione. La Patria e' un sentimento che non mi appartiene. Che, per quanto mi riguarda non esiste, e considero anche un po' fessi coloro che ci credono. Ritengo stupido difendere indiscriminatamente e acriticamente la nostra oligarchia politica semplicemente perche' e' la distorsione dell'espressione democratica. Penso che l'Italia non sia in grado di governarsi seriamente, ma penso che questo non ha niente a che vedere con il senso di unita', con il senso di appartenenza ad una Nazione, ad un Popolo e, in un certo senso, ad uno Stato. Sono contento di essere italiano, e ne vado addirittura fiero, quando vado all'estero, perche' non si puo' che essere fieri di essere quello che si e'. Anche se "questa" Italia non mi rappresenta. E non ho la minima intenzione di difenderla.

Il tricolore appartiene a me molto di piu' che a quelli che dividono, che respingono, che si fanno i fattacci loro in nome della bandiera stessa, e di quelli che si dicono "importanti" perche' mandano avanti l'economia, ma in realta' fanno soldi alle spalle del popolo. Di quelli che noi eleggiamo e loro ci vendono per un pugno di soldi sporchi. Di quelli che si siedono sul velluto quando e' ora di rimboccarsi le maniche per difendere quel poco di dignita' che ci e' rimasto.

Maro'! che pathos!

5 commenti:

g&;g ha detto...

Ho letto molto attentamente quanto hai esposto , concordo su alcune cose non su altre .
Ho assistito per tv alle varie manifestazioni per i "150" : toccante l'inno di Benigni quanto patetico il panchetto di Salvemini entrambi cmq rappresentativi del NOSTRO essere italiani , genio e trasformismo , ect ect !
Sono napoletano per adozione/cultura/sentimenti (non ci sono nato) e come tale mi capita di vivere in prima persona il razzismo oramai imperante in Italia e la cosa tragicomica e' che non ci sono differenze , dalle Alpi a Lampedusa escludendo gli altoadesini sprizziamo tutta l'italianita' che abbiamo dentro !
Per decenza non ti descrivo cosa istintivamente mi verrebbe di fare allo schermo dell'apparecchio televisivo ogni qualvolta assisto alle esibizioni dei ns politici e per di piu' nel parlamento , il tempio di noi tutti !
Fino ad oggi ancora non so cosa direi in un ipotetico quanto fantasioso incontro con Garibaldi : GRAZIE o ..ma perche' !
Mi trovo attualmente all'estero sulla verticale di atterraggio del locale aeroporto internazionale , ogni giorno alle 14,30 vedo sempre l'Alitalia con l'inconfondibile tricolore disegnato sulla coda ...spesso mi ritrovo a fischiettare senza premeditazione il motivo che ha gia' 150 anni .

Artemisia ha detto...

Sono d'accordo. Mi sembra tutto molto condivisibile e per niente patetico.

dario ha detto...

Ahah... g&g!!!

Gia' me li vedo Morgan e Mara Maiocchi che giudicano la prestazione di Garibaldi moderati da Milly Carlucci che commenta l'eleganza della camicia rossa ;-)

giovanna ha detto...

Condivido, condivido anche io.
Anche perché mi sei sembrato ben completo nelle valutazioni:
" .. non si puo' che essere fieri di essere quello che si e'. Anche se "questa" Italia non mi rappresenta."
La penso proprio così!
eppoi caspita, il "pathos" ce l'hai messo!:-) (nel senso positivo di emozione, passione ....)
ciao!
g

dario ha detto...

Ciao Giovanna,
Grazie per il commento...
a volte mi pare di essere un po' semplicistico e di finire a scrivere frasi ad effetto per sostenere le mie tesi... da qui l'impressione di essere troppo patetico...
Ma si', c'e' anche passione!