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martedì 15 luglio 2008

Chagrin d'école

Chi l'avrebbe mai detto? Daniel Pennac, il professore, da ragazzo era un somaro.

Ma non un somaro genio, come Einstein, che andava male a scuola perché aveva qualcosa di più importante e creativo per la mente. Un somaro perché non riusciva a capire.
L'autoanalisi a posteriori di questa esperienza aiuta il professor Pennac a capire il metodo di insegnamento salva-somari. Che, in effetti, non sembra una gran rivelazione. Bisogna semplicemente immedesimarsi nel somaro e trovare uno stimolo per lui, visto che lui di stimoli, da solo, evidentemente non ne sa trovare.
Il problema è che meno uno capisce, più viene indotto a continuare a non capire, perché in realtà non viene aiutato dalla scuola a capire ma viene accusato di non impegnarsi, o addirittura di farlo apposta.

Daniel Pennac
Il ragazzo non lo fa di certo apposta (mica scemo!), anzi, cerca di trovare il modo di capire. Ma, se non viene guidato, il suo percorso sarà coronato da insuccessi tali da fargli credere di essere troppo stupido per capire. E questa presunta stupidità lo scoraggia al punto di rinunciare ad applicarsi, ché tanto non capirà mai.
Per il professore, lo stereotipo dello scolaro è il ragazzo intelligente, che capisce subito al volo, e che quindi con curiosità pone domande intelligenti. Quello che, entusiasta della lezione studia e sarà preparato alla lezione successica.
La funzione propria della scuola però, non dovrebbe essere applicata soltanto a quel ragazzo, ma soprattutto al somaro. Quello che non studia perché non ha nemmeno capito come si fa a studiare. In una scuola dove il professore si sente gratificato dal facile successo con lo scolaro intelligente, non c'è spazio per il somaro, il quale quindi si sentirà escluso. Proprio lui che invece avrebbe più bisogno della scuola!
Il processo di crescita intellettuale consiste (anche) nell'accettare le regole. Ma accettare passivamente le regole non significa affatto crescere! Di conseguenza un metodo educativo basato sull'imposizione delle regole regole e' destinato a fallire. E per questo, dice Pennac, serve una cosa che suona quasi come una bestemmia, in ambiente pedagogico: l'amore.

Nella mia carriera scolastica non ero un somaro. Non in tutto. Anzi, in alcune materie ero molto bravo. Direi che su di me si poteva addirittura applicare lo stereotipo di cui sopra: intelligente e critico. Però in altre materie non riuscivo, e le motivazioni erano esattamente quelle descritte da Pennac nel suo libro. Se avessi avuto qualche insegnante che mi indicasse la via per Storia e Letteratura avrei avuto la vita più semplice. Queste materie ora mi stimolano. Sono in grado di capirle! Solo che allora non lo sapevo di esserlo. E non lo sapevo perché nessuno me l'aveva mai detto.
Ricordo ora la prof di Italiano e Latino e quella di Inglese (ero molto bravo in lingua latina, e avevo una buona proprietà di linguaggio inglese, ma la letteratura, italiana, latina o inglese che fosse!!!!). Ricordo anche la prof di Storia e Filosofia. Che pena!
Quest'ultima, in particolare, era completamente negata nell'insegnamento (secondo i canoni di Pennac), ma il suo entusiasmo per le materie che insegnava si poteva quasi toccare in ogni sua lezione. Io non capivo, ne' in Storia, ne' in Filosofoa. Poi un bel giorno, nell'ora di Filosofia fui interrogato su Pascal (che ora ho dimenticato del tutto). Ricordo che quel giorno, invece di tentare di ripetere la lezione come un pappagallo, decisi di sostenere con forza il mio punto di vista (ne avevo sempre uno -silenziosamente-, peccato non fosse mai quello ortodosso). Che tanto avrei comunque preso un brutto voto, tanto valeva sfoderare l'orgoglio. Ricordo l'espressione sorpresa ed incredula della prof alla scoperta della mia mente critica. All'inizio sembrava addirittura condannare la mia superbia, ma poi, con lo svolgimento dell'interrogazione, la sua convinzione che io fossi un cretino cominciava a sgretolarsi. Ricordo che fece intervenire anche il secchione della classe, ed allora è diventata una discussione tra me e lui, sotto gli occhi sconcertati dei compagni di classe. È stato il mio primo voto buono in Filosofia. Il primo di una lunga serie.
Questo episodio mi ha sicuramente aiutato nella media per Filosofia, ma non ha modificato in nulla le mie sorti in Letteratura (italiana, latina o inglese) ne' in Storia. In quelle continuavo ad essere un somaro. Però è servita ad accrescere un po' l'autostima. Ho capito che, se volevo, potevo farcela.
Ma l'ottusità delle prof di Inglese e di Italiano e Latino, addirittura della stessa prof di Storia e Filosofia non avevano pari: il mio successo in Filosofia dimostrava palesemente, a questo punto, che io ero un somaro perché non mi applicavo. Facevo apposta! Neanche da prendere in considerazione l'idea di aiutarmi!

Sarebbe stato bello avere un professore come Pennac.

"Diario di scuola" ["Chagrin d'école"] è sostanzialmente la descrizione del metodo educativo, applicabile al ruolo del professore, ma secondo me anche a quello del genitore. A volte il flusso del libro cade un po' nella semplificazione: non credo che il mondo docente si possa dividere chiaramente in buoni e cattivi, e non credo nemmeno che la "somaraggine" sia così facilmente identificabile ed isolabile. Il mondo della scuola ed in generale dei giovani è più complicato di come lo descrive Pennac. Però secondo me è un libro che val la pena di essere letto. Gli ex somari possono smettere di sentirsi soli nella loro somaraggine e riscoprire che si tratta di esperienze vissute anche da altri. Genitori ed insegnanti possono essere guidati nel difficile compito di aiutare il somaro. Tutti gli altri possono empaticamente constatare di essere stati solo un po' più fortunati per non aver dovuto subire questa condizione.

E voi, eravate somari o secchioni? Oppure un po' e un po', come me?

Di Pennac ho già letto (due volte!) tutta l'esalogia (in lingua originale è una eptalogia) di Benjamin Malaussène: "Il paradiso degli orchi" ["Au bonheur des ogres"], "La fata Carabina" ["La fée carabine"], "La Prosivendola" ["La petite marchande de prose"], "Signor Malaussène" ["Monsieur Malaussène"], "Ultime notizie dalla famiglia" ["Monsieur Malaussène au théâtre" e "Des Chretiens et des maures"], "La passione secondo Thérèse" ["Aux fruits de la passion"].
Inoltre ho letto "Signori Bambini" ["Messieurs les enfants"], e il fumetto "Gli Esuberati" ["La débauche"].

Mi è piaciuto tutto cio' che ho letto di questo autore.

mercoledì 2 luglio 2008

Le albicocche di nonno Gino

Da qualche parte ho letto che la memoria visiva, negli esseri umani, è più persistente di quella degli altri sensi.
I colori dell'estate nel giardino dei nonni, ad esempio, sono ancora molto vivi nella mia memoria, dopo più di trent'anni.
Un particolare, in quel giardino, mi sembra quasi riassumere la mia infanzia: l'albicocco.
Un albero centenario, enorme, che faceva coppia con un fico di dimensioni simili dalla parte opposta.
L'albicocco del nonno produceva quintali di frutti che maturavano contemporaneamente in pochi giorni, ed in quei giorni quantità che mi parevano incredibili venivano spartite con parenti, amici, vicini di casa. Perché allora non si sprecava niente. L'eccesso che pur c'era dopo questa distribuzione veniva trasformato da mamma e dalle altre donne della famiglia in tanta marmellata da poterci nuotare dentro, che veniva buona per tutto il resto dell'anno.
L'immagine di quella frutta è davvero molto evocativa. Però pensavo di essermene dimenticato il sapore.
È da allora che non assaggio delle albicocche che sappiano di albicocca. Saranno trent'anni che quelle che mangio sono acquistate al supermercato. Non sanno di niente, perché, per ragioni commerciali, vengono colte acerbe e fatte maturare sui banchi espositivi.
L'altro giorno ho addentato una albicocca acquistata al GAS di cui vi ho parlato nel post precedente. Subito la memoria e' volata nel giardino dei nonni con me, ginocchia sbucciate, a giocare con mio fratello, come se fosse successo ieri.

Ecco la nostra seconda spesa al GAS:
  • 1kg pane casereccio con noci - 3.95€
  • 1kg pane di farro, semi di zucca, fiocchi d'avena - 3.95€
  • 1kg pane pugliese con farina di semola di grano duro - 3.10€
  • 1kg pane tranvai farina 0, uvetta e albicocca - 2.50€
  • 500g albicocche bio - 2.10€
  • 1kg pesche noce bio - 3.40€
  • 1kg fiocchi 5 cereali - 3.55€
  • 1l detersivo piatti - 1.50€
  • 1.470kg melone - 4.70€
Totale: 28.75€

In particolare, oltre alle albicocche, il melone e il pane sono buonissimi.
Stavolta la spesa è stata prenotata in anticipo, ed è stata ritirata in una sede staccata, comodissima perché molto vicina a casa (anche se ci si arriva comunque in auto). Lo svantaggio è che qui si effettuano solo le consegne, ma non c'è il secco e l'eccesso disponibile da acquistare al momento.
Lo spreco di imballaggi è stato ridotto al minimo: uno scatolone di cartone mezzo rotto recuperato da qualche fornitura, due sacchetti di carta di secondo uso per il pane, un sacchetto di plastica usato per le albicocche e uno per i cereali. Un flacone di plastica usato per il detersivo, da restituire. Pesche e melone senza confezione.