Wikipedia, versione italiana, alla voce "partito politico" definisce: "Un
partito politico è un'associazione tra persone accomunate da una
medesima finalità politica ovvero da una comune visione su questioni
fondamentali dello gestione dello Stato e della società o anche solo su
temi specifici e particolari".
È curioso notare che la versione in inglese, alla voce "political party"
dica una cosa completamente diversa: "A political party is a political
organization that seeks to attain and maintain political power within
government, usually by participating in electoral campaigns" ("Un
partito politico è una organizzazione politica che cerca di ottenere e
mantenere potere politico in un governo, in genere prendendo parte ad una
campagna elettorale").
Mi sembra che entrambe le versioni siano corrette, anche se partono da due
visioni diverse. Dalla versione italiana emerge l'esigenza del cittadino di
partecipare al governo dello Stato tramite un meccanismo democratico come il
voto. Dalla versione inglese invece si coglie di più l'aspetto del
controllo del potere.
Dalle definizioni di Wikipedia si potrebbe desumere che il compito di un
partito politico sia quello di difendere gli interessi di chi lo vota.
Secondo me non è così che dovrebbe funzionare: un partito,
secondo me, è l'entità che si ripropone di governare.
E governare, in una democrazia (come dice la parola stessa: governo del popolo
- di tutto il popolo, e non solo della maggioranza) significa fare gli
interessi di tutti, anche di chi ha votato per qualcun altro.
Ci si potrebbe chiedere, quindi, a che cosa servano le elezioni per decidere
tra un partito e l'altro, visto chiunque vinca, almeno in linea teorica,
dovrà fare gli interessi di tutti.
La risposta è che non è affatto scontato decidere quali siano le
azioni da intraprendere a livello legislativo/esecutivo per raggiungere quel
fine di realizzare gli interessi di tutti. Ad esempio, uno degli interessi
tipici di tutti i cittadini è aumentare la ricchezza dello Stato (e
quindi, almeno in media, quella dei cittadini stessi). Capitalismo e Comunismo
si ripropongono entrambi di raggiungere questo fine, ma in modi totalmente
diversi.
Chi dà il proprio voto quindi non dovrebbe farlo per promuovere i propri
interessi, potenzialmente contrapposti agli interessi di altri, ma per
contribuire alla realizzazione degli interessi di tutta la comunità. Ad
esempio, chi vota per un partito liberista lo fa perché pensa che il
liberismo sia lo strumento giusto per realizzare l'interesse dell'intero Paese,
e non il suo personale.
C'è poi la questione di definire l'insieme dei membri della
comunità che hanno diritto al voto e quello di coloro che devono
accettare le regole dettate da chi vince. Sorprendentemente i due insiemi non
sono uguali.
Ad esempio è evidente che i minorenni sono soggetti alle leggi dello
Stato anche se non hanno il diritto di voto. La discussione è anche
aperta riguardo al diritto di voto degli immigranti non cittadini, ma è
indubbio che le leggi condizionino anche i loro diritti/doveri.
La distinzione dei due insiemi è pericolosa, perché rivela che
esiste un insieme di persone che decide che cosa un altro insieme di persone
deve fare, mentre queste ultime persone non hanno alcuna possibilità di
dire la propria dal punto di vista politico. Questo aspetto non è un
problema per i minorenni, poiché in gran parte costituiscono la prole di
coloro che hanno diritto di voto, i quali non accetterebbero mai uno Stato che
non si preoccupa dei loro figli. Ma nel caso degli immigrati extracomunitari ad
esempio la faccenda è diversa. Se i votanti votano per i loro interessi
e non per l'interesse comune, gli immigranti saranno discriminati. Mi pare che
sia proprio da questo errore che scaturisce l'idea di prendere le impronte
digitali ai rom.
Per di più c'è anche il problema delle minoranze perdenti.
Poiché le maggioranze sono coloro che governano, in una democrazia, un
voto mirato alla realizzazione degli interessi personali dei votanti potrebbe
discriminare non solo i non votanti, ma anche i nuclei minoritari degli
elettori. Il nazismo si è preoccupato di realizzare gli interessi di
coloro che l'hanno votato, anche se ciò includeva lo sterminio degli
ebrei.
Ora, questo non potrebbe succedere se c'è una Costituzione che lo
previene, ma ciò funziona ovviamente solo se anche il potere politico si
sottomette alla Costituzione. Se invece il partito politico che vince
può modificare la Costituzione c'è evidente contraddizione.
Il senso di questo post è che, per quanto tutto ciò mi sembri
ovvio e scontato, oltre che necessario alla realizzazione della Democrazia,
pare che ne' i rappresentanti della maggioranza ne' i loro elettori si
accorgono che queste regole non sono per niente rispettate. E, peraltro,
nemmeno dalla minoranza.
E a pagarne le conseguenze è l'interesse del Paese.
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giovedì 31 luglio 2008
Il governo della maggioranza
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