sabato 27 agosto 2011

L'hai voluta la bicicletta?....

Accidenti! - mi chiedevo qualche tempo fa - ma perche', per andare al lavoro, giorno dopo giorno, devo per forza inquinare e sprecare soldi e risorse in carburante, finanziare multinazionali del petrolio e signori della guerra, guidando senza nemmeno divertirmi?
Mi piace guidare, ma quando c'e' un viaggio da fare! L'aspetto positivo di questa attivita' e' legato all'esigenza di evadere dalla quotidianita'. Il tragitto casa-lavoro invece e' sempre quello, e addirittura risulta fastidioso dover prestare attenzione alla guida. Nel mio caso, poi, sarebbe davvero piu' bello farsi rapire dal fascino bucolico del bosco di castagni piuttosto che concentrarsi sulle strade strette e sui tornanti a gomito.

Ci sarebbe l'autobus. Ma per me e' scomodo, perche' ha degli orari difficilmente conciliabili con il mio orario lavorativo. Certo non posso biasimarli: la linea e' pensata per servire un centro abitato piccolissimo. Insomma, e' un servizio preziosissimo in caso di emergenza, ma davvero improponibile per la quotidianita'.

Quando stavo a Torino, e anche prima, quando facevo il pendolare in treno tra la provincia e la citta' di Milano (in quel caso il problema era coprire il tragitto tra casa e la stazione), usavo la bici. E mi piaceva! E' un mezzo silenzioso, efficiente, veloce, pratico. E soprattutto mi piaceva il tipo di attivita' fisica.
Io non sono un tipo sportivo. Non mi piacciono gli sport fini a se stessi. Penso che sia assurdo sprecare risorse (soldi, energie, tempo) in comodita' per rendersi la vita sedentaria, salvo poi sprecarne ancora (per esempio in palestra) per rimediare agli inconvenienti causati proprio da quello stile di vita. Piuttosto e' meglio utilizzare le nostre

Profilo altimetrico del tragitto casa-lavoro, rilevato con il GPS
energie per farle risparmiare al mondo e a noi stessi dopo. La bici, da questo punto di vista e' perfetta, se compatibile con il tragitto da coprire. A Torino, ad esempio, mi ero studiato un percorso di circa 15 km (allungando un po' il tragitto) che tagliava in mezzo un parco cittadino e rimaneva per lo piu' sulle alzaie del Po, della Dora e di un canale di servizio (dovevo fare i conti col traffico solo in pochi punti).

Dove abito adesso invece c'e' un grosso problema. Il tragitto tra casa e il posto di lavoro e' esattamente 10km. Non molto, ma casa si trova ad un'altitudine di cinquecento metri in piu'. Mediamente quindi la pendenza e' del 5%. Naturalmente, quel 5% poi non e' costante, e in alcuni tratti la pendenza tocca il 10%. Alla pagina qui linkata c'e' il profilo altimetrico del percorso. Rispetto al grafico, casa mia e' circa al km 5. Il tratto da percorrere comincia quindi 5km prima dell'inizio del grafico e ne ha una pendenza simile.
Quella salita non e' impossibile. Anzi, la puntuale documentazione nel sito www.salite.ch, dedicato ai ciclisti "scalatori" dimostra che si tratta di un classico nel suo genere. E se ne incontrano a mazzi, soprattutto nel weekend, con le loro bici ipertecnologiche, le tutine aderenti con pacco in vista e gambe depilate. Tutti grondanti di orgoglioso sudore nonostante i polpacci con una circonferenza paragonabile al mio ventre (e non e' poco!), ma con una tonicita' ben diversa. Quelli ce la fanno, certo. Ma credo che anche a loro manco passerebbe per la testa di farsela tutti i giorni per tornare a casa dopo il lavoro.
Ed io, come dicevo sopra, non e' che sia un tipo molto atletico!
Ma va', lascia stare! La bici non e' proprio cosa!

...a meno che...

...a meno che non ci sia qualcuno che ti da' una spintarella mentre pedali.

Ecco l'idea!
Mi sono fatto, a riguardo, una cultura su Internet e presso i negozi specializzati.
Alla fine mi sono rivolto a "Punto Fotovoltaico" di Galbiate (LC), concessionario anche del marchio collegato "Ecoveicoli" (che, come facilmente intuibile dal nome, commercializza veicoli ecologici), e l'ho comprata.
Si tratta di una bicicletta elettrica a pedalata assistita.

Va be' "elettrica" - mi si dira' - ma che cavolo vuol dire "pedalata assistita"?

C'e' una normativa precisa a riguardo che consente ad un mezzo del genere di essere omologato al pari di una comune bicicletta (quindi niente bollo ne' assicurazione RC ne' casco ne' patente).
(...) sono altresi' considerati velocipedi le biciclette a pedalata assistita, dotate di un motore ausiliario elettrico avente potenza nominale continua massima di 0,25 KW la cui alimentazione e' progressivamente ridotta ed infine interrotta quando il veicolo raggiunge i 25 km/h o prima se il ciclista smette di pedalare.
Gazzetta Ufficiale N. 31 del 7 Febbraio 2003
Praticamente c'e' un motore elettrico che aiuta a spingere il veicolo solo quando i pedali sono in movimento. Il motore smette di spingere se non si pedala e, ovviamente, se si frena. La spinta e' inversamente proporzionale alla velocita' della pedalata fino al raggiungimento di 25km/h, quando si annulla. Ho l'impressione (ma non ne sono sicuro) che la velocita' e' calcolata sulla rotazione dei pedali, e non su quella della ruota, il che non e' la stessa cosa, perche' dipende dal cambio (a parita' di velocita' il motore sembra spingere di piu' con una marcia alta).

La mia bici, ritratta nella foto, e' una Dinghi Special 24", con l'allestimento "Export".
Ho meditato a lungo l'acquisto. La mia indecisione si basava sull'esigenza di una conferma che questo mezzo mi consentisse di superare, piu' o meno agevolmente, la salita che ho descritto sopra. Non ero affatto convinto che ce la potesse fare.
Alla fine il tipo del negozio mi ha aiutato a superare il dilemma, consentendomi una prova. Un sabato mattina lui ed io abbiamo inforcato i due modelli candidati e siamo andati a fare un lungo giro (per la verita' con una pendenza un po' meno "cattiva" e una distanza di circa la meta').
La differenza tra i due modelli sta nell'allestimento "Export". A parte qualche tocco estetico e l'ammortizzatore sulla forcella (utile ma non determinante) l'improvement che giustifica i 450 euro in piu' dell'equipaggiamento piu' costoso consiste nella batteria agli ioni di litio anziche' al piombo.
Oltre al vantaggio in termini ecologici della batteria al litio, durante la prova ho potuto constatare che il minor peso totale bici+batteria (gia' considerevole sul modello Export) e soprattutto una maggiore immediatezza nell'erogazione della piena potenza poteva davvero costituire l'elemento determinante della mia scelta, considerata la criticita' del tracciato.

Ho gia' percorso quattro volte il tragitto casa-lavoro e ritorno.
L'andata, naturalmente, e' facilissima. Ci impiego piu' o meno nello stesso tempo che impiegherei in auto. Il il motore lo lascio sempre spento ma non faccio quasi nessuna fatica (la strada presenta solo due salite quasi pianeggianti e molto brevi). Arrivo al lavoro riposato e rinfrescato dall'aria frizzante del mattino. Unica pecca: non posso ascoltare il GR di Popolare Network (guaio a cui penso di porre rimedio con una radiolina).
Il ritorno invece e' abbastanza impegnativo. Soprattutto in questo periodo, piuttosto torrido a quell'ora anche da noi in montagna. Le salite sono dure nonostante l'aiuto del motore. Ma la fatica e' sopportabile. Ci impiego circa quaranta minuti (meno del doppio dell'automobile).

Insomma, sono soddisfatto dell'acquisto. Ma qualche critica ce l'ho:
- La bici, quando il motore e' acceso, ha una spia verde che diventa rossa quando la batteria e' quasi scarica. Purtroppo la "riserva" mi concede solo un paio di chilometri in salita. Per cui, per non rischiare di rimanere a piedi, la ricarico ogni volta, il che e' sconsigliato se si vuole dare alla batteria una lunga vita (l'ottimo e' caricarla solo quando e' completamente scarica). Sarebbe stato meglio un sistema un po' piu' complesso, come quello presente nel modello superiore ("Frisbee"), dove lo stato di carica della batteria e' visualizzato in dettaglio da un potenziometro a led. In quel caso, forse, avrei potuto arrischiarmi a fare due tragitti con una sola carica (*).
- Dinghi Special 24" e' dotata di un cambio con deragliatore posteriore a sei rapporti (da 42/13 a 42/34). In alcuni punti del tragitto, la salita richiederebbe un rapporto ancora piu' corto, come nella Frisbee.
- In discesa, data la pendenza, il peso del mezzo (e del ciclista), bisogna tenere il freno quasi sempre tirato. Viene da rimpiangere lo spreco di energia. Non si sarebbe potuto avere un sistema di recupero per ricaricare la batteria?

La bici costa di listino 1321 euro, ma l'ho portata via a 1200, piu' 15 euro per il cestello. L'ho poi "adornata" con un aggeggio che misura velocita' e distanza percorsa (23 euro da Decathlon). Mi sono comprato anche un caschetto (16 euro), che non e' obbligatorio, ma opportuno.

(*): La casa dichiara che una carica regge 80km in piano o 40 in salita. E' una misura puramente ipotetica, perche' ovviamente dipende da molti fattori, tra cui la pendenza della salita, il peso del ciclista e la forza che ci mette a pedalare (e quindi la velocita' di marcia).

mercoledì 27 luglio 2011

Borghezio

Ieri ho sentito che la Lega si scusa con la Norvegia per le parole di Borghezio.
Francamente mi aspettavo che l'Italia intera se ne scusasse, visto che Borghezio l'abbiamo eletto noi.......

...che vergogna...

lunedì 25 luglio 2011

La questione morale

A tutti, o almeno a me, piace aver ragione, e piace che la ragione venga riconosciuta, quando si hanno opinioni differenti.

Personalmente mi piace di piu' quando questa ammissione capiti subito dopo, o addirittura durante la discussione che abbia generato la divergenza di opinioni, ma cio' non sempre puo' avvenire, perche' tale situazione presuppone la constatazione di una verita', che magari non e' ancora disponibile, accettata da entrambe le parti. Il che, naturalmente, e' possibile solo se c'e' onesta' intellettuale, poiche' quella verita' deve appunto essere esplicitamente accettata.
Ad esempio entrando in una gelateria con un amico posso dire "mmh... il gelato al Puffo fa schifo", mentre lui puo' ribattere che invece e' buono. Potremmo prendere un cono al Puffo ed assaggiarlo. Il mio amico dovrebbe a quel punto cambiare idea e concordare con me che quel gusto e' una schifezza. Ma potrebbe anche capitare che si impunti e continui a sostenere la bonta' di quel gelato, nonostante abbia constatato che effittivamente di schifezza trattasi. In questo esempio il mio amico avrebbe buon gioco ad agire cosi', poiche' il sapore di un gelato non ha valore assoluto (se cosi' fosse il gelato al Puffo non piacerebbe a nessuno e sparirebbe una volta per tutte dalla faccia della terra). Ma ci sono altri argomenti che sono piu' oggettivi e negarne l'evidenza assumerebbe toni meno sostenibili. Ad esempio potrei affermare che in quella gelateria sono disonesti perche' le ragazze che ti servono (sto pensando ad una gelateria in particolare, dove sono tutte ragazze a servire) non rilasciano lo scontrino fiscale. Potremmo prenderci il gelato e, alla cassa, constatare che in effetti non lo rilasciano. A quel punto il mio amico potrebbe ancora negare l'evidenza. "Mmh... magari si e' dimenticata, ma di solito lo fa"... "forse ha finito proprio adesso il rotolino del registratore di cassa"... "Potrebbe essere che sia stata ingannata da quel programma di scherzi radiofonici in cui annunciavano l'abolizione della legge sullo scontrino obbligatorio"... "Le hai visto il dito indice? Deve essersi rotta una falange e quindi non poteva battere i tasti, poverina!". Credo che con una buona dose di fantasia qualunque affermazione falsa potrebbe rientrare nella sfera del plausibile, per quanto improbabile.

A me piace di piu', dicevo, che la ragione mi venga concessa subito. Non sono un gran fan del telavevodetto, per intenderci. Anzi, in genere preferisco, a posteriori, metterci una pietra sopra e far passare tutto sotto silenzio, se mi rendo conto che l'interlocutore prenda atto di aver avuto torto. Se e' onesto e' inutile infierire. Se e' invece uno che mai ammetterebbe la sconfitta, farglielo notare lo allontanerebbe comunque dalla verita'. E ci sarebbe una nuova sofferta quanto inutile discussione. La mia consapevolezza di aver ragione non dipende dalla sua umiliazione.

Okay, anche io stesso sono testone, e ammettere di avere torto mi fa imbestialire. Ma questo post non e' certo per autocelebrare la mia millantanta onesta' intellettuale.

C'e' anche un altro scenario.
Il contendente che ha torto puo' gia' essere consapevole fin dall'inizio di sostenere un argomento fallace, ma per una convenienza di qualche tipo, potrebbe comunque sostenere quella posizione.
Evidentemente questa persona rifiutera' qualunque argomentazione gli venisse presentata sotto gli occhi, perche' paleserebbe una sconfitta totale anche nel metodo. Questa posizione implica dolo, e quindi negarla non e' solo una questione di orgoglio, ma anche una difesa della propria onesta'. L'ammissione di un errore fatto in buona fede, la giudicherei cosa nobile. L'ammissione di un errore consapevole invece mi farebbe concludere che di quella persona non mi sarei dovuto fidare, e quindi non mi ci dovro' fidare in futuro, dovesse ricapitarne l'occasione.

Quando in politica parlano di "questione morlale" sono fondamentalmente questi gli argomenti che mi balzano in testa.

Io non ho alcun interesse a sfoderare un telavevodetto, ma era ancora l'aprile 2010 quando io, da semplice elettore (forse piu' attento di alcuni ma sicuramente meno attento di molti altri) dichiaravo i miei forti sospetti su Filippo Penati, allora come candidato perdente alle regionali in Lombardia.
Non e' che voglia fare del giustizialismo eh! Secondo me finche' non ne viene dimostrata senza ombra di dubbio la colpevolezza, nessuno deve pagare.

Ma dare un ruolo politico a Penati sostenendo che non esista una prova della sua disonesta' mi pare un po' come sostenere che la ragazza della gelateria non rilasci lo scontrino fiscale perche' ha una falange rotta.

mercoledì 22 giugno 2011

Sacchi gialli

Lunedi' ho scritto la mail che riporto qui sotto (opportunamente modificata per questioni di privacy), indirizzandola all'indirizzo generico del comune, all'Ufficio Relazioni con il Pubblico e all'Ufficio Tributi. Non ho ancora ricevuto risposta a riguardo, e mi sa che non ne ricevero' alcuna.
Il problema che segnalo si e' gia' presentato l'anno scorso (con una giunta comunale diversa), e quindi la protesta e' gia' stata comuniata agli impiegati del comune. In quella occasione ho rotto talmente tanto le scatole che alla fine mi hanno consentito di non pagare. Quest'anno ho deciso che non ho altrettanto tempo ed energie da perdere. Se non ricevero' risposta a questa mail, andro' diligentemente a pagare entro i termini previsti.

Buongiorno.
Mi chiamo Dario Xxx e sono cittadino di Yyy.
Vi scrivo in relazione al bollettino che ho ricevuto in cui si specifica che debbo pagare il tributo descritto con "Conguaglio/Bollettazione sacchi RSU Anno 2010".
La spesa che devo sostenere non e' esosa (20 euro), ma e' la logica che vi sta sotto che e' particolarmente irritante, dal mio punto di vista. Faccio riferimento all'avviso che ha per oggetto "Raccolta dei rifiuti solidi urbani - ANNO 2010 - Acquisto sacchi trasparenti RSU", prot. n. 5974/2010. (*)
Ho anche chiesto delucidazioni al personale negli uffici del municipio e mi e' stato spiegato che il problema e' che non ho comprato una sufficiente quantita' di sacchi gialli per la raccolta dell'indifferenziato (**).

Il problema dell'immondizia, del suo recupero e della raccolta differenziata mi sta particolarmente a cuore.
Siccome mia moglie ed io ci consideriamo in dovere di comportarci nel modo piu' compatibile possibile con le pratiche ambientali, cerchiamo di rivolgere tutte le nostre attenzioni nella direzione della limitazione della produzione dei rifiuti, in particolare di quelli non riciclabili.

Prediligiamo i prodotti senza o con pochi imballaggi, e rivolgiamo le nostre scelte su quelli che consentono un maggiore riciclo. Questa pratica ha modificato sensibilmente le nostre scelte di consumo, molte volte in senso sconveniente dal punto di vista economico. I risultati da quello ecologico, sono nondimeno evidenti. Produciamo pochissimi rifiuti riciclabili, e una quantita' irrisoria di indifferenziato. Per il servizio di raccolta di quest'ultimo prediligiamo i sacchi gialli grandi (quelli da 110 litri) perche' in tale modo vi e' un minore spreco di plastica per produrli a parita' di quantita' di rifiuto.
La conseguenza e' che riusciamo a riempire un numero bassissimo di sacchi gialli (grosso modo uno ogni tre mesi - ma questo numero e' variabile). In tale modo ci pare che vi sia anche un vantaggio dal punto di vista del trasporto: se tutti facessero come noi, la raccolta porta-porta potrebbe essere effettuata solo una volta ogni tre mesi, anziche' tutte le settimane, con conseguente risparmio di risorse inquinanti per i mezzi adibiti a questo servizio.

Ci pare che questa pratica non solo risulti piu' ecocompatibile, ma che risparmi potenzialmente una gran quantita' di risorse ai servizi del comune. Se applicata in grande scala ridurrebbe il costo della raccolta porta-porta e anche quello per lo smaltimento dei rifiuti riciclabili alla discarica.

Inoltre siamo molto attenti anche ai rifiuti umidi. La maggior parte li raccolgliamo nella compostiera che abbiamo installato (a nostre spese) in giardino, delegandone alla raccolta porta-porta solo una minima quantita'.

Ebbene, un comportamento del genere ci pare che debba essere considerato virtuoso, e dovrebbe essere incentivato da parte del Comune, non certo punito.

E invece sembrerebbe che le regole del Comune richiedano al cittadino una quantita' minima di rifiuti: bisogna riempire un certo numero di sacchi gialli, altrimenti c'e' da pagare una penale.

Io trovo che questo sistema sia incivile.

Grazie anticipatamente per qualunque tipo di delucidazione mi possiate dare in merito.

Cordiali saluti
Dario Xxx.

(*) L'avviso comunica che entro il 31 dicembre 2010 era consentito acquistare un numero sufficiente di sacchi gialli (il numero di sacchi e' diverso a seconda della pezzatura dei sacchi - per quelli da 110 litri il numero minimo e' 10). Se non si e' provveduto all'acquisto, bisogna comunque pagarne il prezzo entro il 30 giugno, senza pero' ottenerne la consegna.
(**) Nel comune Yyy la raccolta dei rifiuti riciclabili viene effettuata nel centro di raccolta, aperto al sabato tutto il giorno, al martedi' e al giovedi' mezza giornata. La raccolta dell'umido e dell'indifferenziato viene effettuata al lunedi' mattina con un servizio porta-porta; l'umido deve essere raccolto nell'apposito secchiello verde, l'indifferenziato in sacchi gialli trasparenti su cui vi e' stampato il logo ufficiale del comune di Yyy. I sacchi gialli vengono venduti negli uffici del municipio. Sono disponibili in diverse dimensioni. Hanno un prezzo decisamente molto alto se confrontati ai normali sacchi di plastica per immondizia di analoga fattura comunemente venduti nei supermercati. Il loro prezzo e' giustificato dalla modalita' di pagamento della tassa sulla nettezza urbana: non si paga infatti una tassa fissa e il tributo viene esatto tramite la vendita dei sacchi stessi. La logica e' che piu' rifiuti indifferenziati si producono, piu' sacchi ci vogliono per contenerli, piu' si paga per acquistarli.

mercoledì 18 maggio 2011

Il dopo-voto al bar sport

Dunque sono proprio felice per come sono andate le amministrative (anche se, per scaramanzia, sarebbe meglio aspettare fino a dopo il ballottaggio).

Anche se i commenti al voto mi sembrano sempre piuttosto vani, tanto piu' se provengono dall'ultimo pirla quale io sono, ci sono delle considerazioni che mi sono venute spontanee subito dopo aver ascoltato i risultati: queste considerazioni poi le ho ritrovate nel TG di Mineo, quando il direttore citava qualcuno (non ricordo piu' chi) del PdL. Quel politico la presentava come una critica alla sinistra, mentre a me pare invece cosa sorprendentemente positiva.
Quello che mi e' apparso, nel contesto dei voti di sinistra, e' che ci sono state tre tendenze, tutte riconducibili ad una.
1) Anche dove i candidati, i partiti, le coalizioni di sinistra hanno vinto o stravinto, il movimento Cinquestelle ha spesso ottenuto ottimi risultati. Emblematico il caso di Bologna.
2) In alcuni casi candidati che rappresentano il nuovo corso, che io avrei votato per la loro (almeno ai miei occhi) onesta' intellettuale, hanno avuto ottimi risultati, superando i "classici" candidati della sinistra. Questo e' il caso di Napoli.
3) A Milano, il candidato di Sinistra ha vinto contro ogni pronostico, nonostante (e secondo me proprio per questo) fosse quello che ha spiantato il candidato che, alle primarie, era appoggiato dalla dirigenza del PD.

Per la verita' c'e', tra le citta' importanti, il caso di Torino, dove non mi aspettavo per niente che Fassino, prototipo del vecchio mai riciclato, vincesse. Sono contento di essermi sbagliato, in questo caso. Anche se Fassino continua a non piacermi per niente.

Secondo me la considerazione che si puo' fare a riguardo e' che la vittoria, in queste amministrative, e' del popolo sinistra, e non della dirigenza del PD.
Sempre al TG di Mineo ho sentito Civati intervistato, che proponeva di dialogare con i movimenti Cinquestelle. Secondo me e' impossibile farlo, perche' non c'e' un vero soggetto con cui dialogare (che si fa? Si racconta barzellette insieme a Beppe Grillo?). Pero' quello che si puo' fare e' cercare di interpretare la disillusione verso il PD del popolo della sinistra, visto che e' proprio questa la fetta di elettorato che vota Cinquestelle. I movimenti Cinquestelle vogliono (o, quanto meno dichiarano di volere) riportare le esigenze del cittadino nei ruoli politici che in una democrazia gli dovrebbero competere. E questa e' l'unica cosa che condivido con i Grillini. La politica (sia quella di destra sia quella di sinistra) non rappresenta piu' le mie esigenze, il che, secondo me, e' proprio quello che si vuole dire votando i Grillini.
Quel che voglio dire e' che non e' che il PD debba dialogare con Grillo, ma che debba cercare di personificare le esigenze degli elettori di sinistra, in modo che questi non disperdano i voti, ma li convoglino nel PD. E non perche' questo porterebbe piu' voti al PD, ma perche' e' giusto che l'elettore di sinistra venga rappresentato da un partito di sinistra. Un partito vero con dei politici veri, intendo, non un teatrino di cabaret con un comico che racconta barzellette.

Pisapia secondo me ha vinto (tie' tie' tie'... tutti gli scongiuri possibili) perche' ha saputo far proprie le esigenze dei cittadini milanesi. Credo che Boeri non l'avrebbe saputo fare. Sicuramente la Moratti ha ampiamente dimostrato di non esserne per niente capace.

Napoli ha bisogno di una svolta, che non venga ne' del fallimentare governo della sinistra, ne' dell'incapacita' dell'intervento di destra, ma da qualcuno che si dimostri capace di rimboccarsi le maniche e aiutare a pulire la spazzatura.

sabato 14 maggio 2011

Voto utile?

Premetto che io non vado a votare perche' non mi tocca. A questo giro non si vota ne' nel mio comune, ne' nella mia provincia ne' nella mia regione.

Il mio disappunto nasce dalla lettura di alcuni blog. Alcuni convinti elettori di Sinistra, che votano il PD, se la prendono duramente con altri elettori che, pur riconoscendosi nei valori della Sinistra, decidono di non votare. O, peggio, di votare le liste Cinquestelle di Grillo.

Io penso che decidere di non votare sia profondamente sbagliato. Se questa volta fossi chiamato alle urne, voterei anch'io, come ho sempre fatto. Il diritto di voto ha un senso solo se lo si esercita a prescindere. Teorizzare il non voto equivale a teorizzare la rinuncia al diritto di voto.
Penso anche che votare la lista di Grillo sia sbagliato, perche' Grillo non rappresenta una vera proposta politica, ma una protesta sociale contro la politica stessa: e' quindi un autoriferimento contraddittorio. Il fine della Politica, credo, dovrebbe essere quello di costruire qualcosa, non semplicemente smontare cio' che altri hanno costruito.
Ma il motivo principale per cui sostengo che votare Grillo, non votare o votare altre liste minori sia un errore, e' che l'urgenza, adesso, e' di salvare la democrazia messa in pericolo dagli sporchi interessi personali di Berlusconi.

Detto questo, pero', aggiungo che mi pare che i motivi per cui i voti della sinistra non confluiscono, come ci si aspetterebbe, nel PD non possano ricondursi semplicemente nell'appeal mediatico (se di cio' si puo' parlare) di Grillo - o nella pigrizia degli elettori che non vanno a votare.
E mi sembra che non si tratti nemmeno di intransigenza, di rifiuto di accettare qualunque compromesso, da parte degli elettori. Casomai si puo' accusare certi partitini, numericamente insignificanti, di voler fare i "duri e puri", ma non certo la massa degli elettori che vorrebbe invece vincere e vedere, una buona volta, un vero governo di sinistra. O, almeno, un governo degno di questo nome.
Se fossi chiamato al voto, io voterei il PD, come dicevo, indipendentemente dal fatto che il PD rappresenti i miei valori politici. La cosa piu' urgente da fare, oggi, e' di sconfiggere Berlusconi, prima che sia troppo tardi (se non lo e' gia').

Io voterei PD, ma sia chiaro che non rappresenta affatto i miei valori.
Il problema e' proprio quello, secondo me.
Il popolo di sinistra non si sente rappresentato dal PD. E fondamentalmente e' per questo che (a mio giudizio, sbagliando) non lo vota.
Evidentemente il popolo di sinistra che non vota il PD (disperdendo il voto in Grillo, partiti minori o astensionismo) finisce per tirarsi la zappa sui piedi, perche' in quel modo contribuisce alla vittoria di Berlusconi, il che e' certo cio' che non vuole. Ed e' per questo che dico che bisogna votare PD a prescindere.

Ma accusare gli elettori di sinistra che non votano PD di essere la causa della vittoria di Berlusconi mi pare equivalga affrontare il problema dal punto di vista sbagliato.

La strategia politica del PD e' semplicemente inesistente. L'apparenza e' che la dirigenza del PD sacrifichi (dolosamente o colposamente) ogni proposito di governo per conservare la poltrona. Qualunque nuova proposta viene sistematicamente eliminata dalla scena politica, o relegata a ruoli minori, quando invece il buon senso suggerirebbe a chi perde di farsi da parte, per evitare di perdere di nuovo (vedi per esempio Ignazio Marino segato alle primarie, o, prima ancora, Debora Serracchiani che non si presenta nemmeno perche' Franceschini pone il veto). Il nuovo, nel PD, rimane ai margini, perche' il vecchio, pur perdente, non si vuole fare da parte.
I valori della sinistra non sono adottati dal PD. In Piemonte Mercedes Bresso non difende le rivendicazioni del popolo No-TAV, come ci si aspetterebbe da un partito di sinistra (e quindi i No-TAV finiscono per votare Cinquestelle, con effetti devastanti: Cota al governo del Piemonte).
Per sentire dal PD una netta presa di posizione contro il nucleare si e' dovuto aspettare il disastro di Fukushima.
Gli operai della Fiat che protestano contro l'accordo scandalo con Marchionne rimangono orfani di una controparte politica.
E si potrebbe continuare. Il popolo non e' piu' rappresentato dalla politica. L'unico partito che, all'apparenza, tende a soddisfare le esigenze del popolo e', paradossalmente, la Lega. Che pero' si limita a promettere (senza poi mantenere) di riempire la pancia dei propri elettori, non di soddisfarne i valori valori.

E allora, a me pare che il vero problema non sia stabilire dove finiscano i voti di Sinistra: se nell'astensione o nei partiti minori, ma piuttosto capire perche' non finiscano orgogliosamente nel PD, che dovrebbe essere il recipiente naturale.

Stanotte ho avuto un incubo. Sono Bersani, ed vado al ristorante. Sulla porta leggo il regolamento della serata: "I segretari di partito mangiano gratis - verranno pesati prima e dopo la cena e quello che avra' mangiato di piu' si portera' via l'Italia in premio". Entro e noto Berlusconi che si sta gia' sbafando una fiorentina da due chili.
Dopo aver registrato ufficialmente il mio peso, mi siedo un po' piu' in la' e, ordino al cameriere una fiorentina da due chili anch'io. Me la faccio portare insieme ad un piatto vuoto. Quando sono servito, taglio la bistecca in due. Ne metto una meta' sul piatto vuoto, che ripongo sul tavolo vicino e comincio a mangiare l'altra meta'.
Ora, potremmo pure discutere se e' piu' etico che Grillo si mangi il mio avanzo, se e' meglio buttarlo nel cassonetto dell'umido, oppure se magari non sarebbe meglio che quel bel pezzo di carne non si animasse improvvisamente di vita propria e cercasse di saltarmi in bocca, ma la si veda come si vuole, la conclusione di questa storia e' che dopo la cena, al netto del peso iniziale, io peso un chilo meno di berlusconi, e lui se ne va a casa con il premio.
Poi, certo, me ne vado a casa anch'io soddisfatto: mi sono mangiato un chilo di ottima fiorentina a sbafo. Tanto, a farne le spese, non saro' certo io! E la prossima volta faro' in modo di essere di nuovo io, il segretario del partito, che' cosi' mangio ancora a ufo.

Le regionali in Piemonte furono emblematiche.
Una grossa fetta dell'elettorato piemontese era profondamente contrario alla realizzazione del tratto di TAV in Val di Susa, tanto da condizionare il voto proprio su quell'argomento.
Le alternative erano Cota (Lega), favorevole alla TAV, Bresso (PD), pure favorevole alla TAV, anche se in modo meno evidente, Davide Bono (Cinquestelle), contrario alla TAV e altri candidati che non menziono.
Data la vicinanza dei pronostici tra Cota e Bresso, per un elettore che si riconoscesse nella sinistra, votare Bono o non votare sarebbe stato controproducente, perche' avrebbe favorito Cota. Bono non aveva alcuna chance di vincere, e quindi il voto a lui sarebbe stato inutile. Quindi non c'era alcuna alternativa reale: bisognava votare per la TAV.
Avrebbe potuto vincere Bresso, invece di Cota, ma i lavori per la TAV non si sarebbero fermati.
Io, invece, credo che un candidato debba rappresentare i valori di colui che lo dovrebbe votare. Se un candidato non raggiunge la vittoria, vuol dire che non rappresenta i valori della maggioranza degli elettori. Secondo me e' giusto che non vinca.
Non e' un gioco d'azzardo il cui premio in palio e' fare quel che si vuole. In democrazia bisognerebbe che i governanti facciano quel che i cittadini vogliono. E quindi che i candidati promettano di fare quel che la maggioranza dei cittadini vorrebbero che venisse fatto. E i cittadini piemontesi di sinistra, potenziali elettori della Bresso, la TAV non la volevano. Secondo me, se la Bresso avesse fatto proprie le rivendicazioni dei movimenti No-TAV avrebbe vinto le elezioni. Bono non avrebbe preso un voto e Cota se ne sarebbe andato a casa.
Quindi verrebbe da concludere che la candidatura di Bresso e' stata la causa della sconfitta della sinistra in Piemonte.
E non fu solo la Bresso ad essere sconfitta, ma anche chi l'ha votata con convinzione e chi l'ha votata come "voto utile" ("utile"? Il voto utile e' solo quello che vince!). In pratica la strategia fallimentare di Bresso ha tradito i suoi elettori. Dare la colpa a Grillo o a Bono mi pare davvero sintomo di incapacita' di analizzare criticamente la sconfitta.

Domani spero che vinca Pisapia a Milano. Mi pare che rappresenti il popolo della sinistra, anche se non ho i sondaggi in mano.

lunedì 28 marzo 2011

C'e' guerra e guerra...?

Il post precedente voleva parlare in generale di guerra, e non di questa in particolare. In effetti, come dice Artemisia,un mio difetto e' che parlo troppo di massimi sistemi. Tuttavia ritengo che sia impresa troppo difficile riuscire a costruirsi una legge morale partendo dalla valutazione dei casi particolari senza poi astrarne una regola che si pretende valida per tutti i casi in cui se ne riconoscono affinita'. Il procedimento e' farsi una opinione sui casi particolari ed estendere una legge universale per poter decidere la propria opinione prima che sia troppo tardi, la prossima volta che ne capitasse l'occasione.
Mi pare sia cosi' un po' per tutti. L'importante, credo, e' che si dia spazio ad eventuali casi particolari che sfuggano alla categorizzazione, perche' il mondo e' sicuramente piu' vario del nostro modello mentale di esso.
In altre parole (scusate la divagazione) la mia opinione che ho tentato di descrivere nel post precedente era basata sul concetto generale di guerra, non sull'intervento in Libia. E pero', per dir la verita', questo caso non fa affatto eccezione, mi pare.

Quello che volevo dire e' una cosa molto semplice, e mi pare non molto contraddicibile, proprio per la sua estrema linearita'.
Partirei dal presupposto che nessuno, sano di mente, giustificherebbe la guerra, intesa come imposizione violenta di un ideale, di un concetto, di un punto di vista, o di qualunque soluzione ad una domanda che ammetta risposte alternative.
Insomma, dove c'e' una controversia, nessuna persona sensata direbbe che la violenza sia la soluzione migliore da intraprendere per risolverla. Anche se, per la verita', in alcuni (molti) casi e' la soluzione piu' facile, e quella piu' spesso adottata. E cosi' il compagno di classe grosso e muscoloso ottiene la merendina dal mingherlino cosi', semplicemente perche' a seguito di un rifiuto di questa logica, ad un possibile scontro quello che si farebbe piu' male e' il mingherlino
Nella nostra cultura diremmo che ognuno ha diritto alla propria merendina, qualunque cosa significhino l'aggettivo "propria" e il sostantivo "merendina", e nel caso ci sia squilibrio generato da una ingiusta distribuzione di merendine o comunque da pretese accampate da taluni compagni, la violenza non sia l'arma da auspicare per ristabilire l'equilibrio.
Questo credo che lo pensino tutti, dai piu' pacifisti ai piu' guerrafondai.

Poi pero' secondo me si puo' dividere il mondo dei sani di mente in due categorie (del tutto artificiose!: non si tratta di un tentativo, da parte mia, di mettere etichette, ma semplicemente di un modo per descrivere le mie valutazioni in merito al problema della guerra).
1) la prima categoria e' di quelli che rifiutano la guerra. I pacifisti ad oltranza. Quelli che pensano che la soluzione migliore non sia mai quella dell'intervento armato, e che ad esso ci sia sempre una alternativa. Che pensano che se si giunge alla necessita' della guerra, l'unico motivo e' che una alternativa non e' stata perseguita, e si ha ancora l'intenzione dolosa di non perseguirla.
2) la seconda e' di quelli che, pur (auspicabilmente) pensando che la guerra sia sempre un male, pur pensando che la pace sia una situazione di equilibrio migliore della guerra, ammettono che in taluni casi la guerra sia un male minore rispetto ad una situazione deteriorata, o addirittura che l'equilibrio pacifico sia ottenibile solamente dopo una fase di guerra (si spera limitata nel tempo).

In altre parole i due casi li possiamo semplificare cosi':
1) sempre e solo la pace
2) pace quasi sempre, tranne qualche caso in cui non e' possibile.
Trascurerei menti deviate che considerino altre posizioni che non ricadano in queste categorie.

Ora, direi di chiamare (per comodita') la posizione 1 quella dei pacifisti, la 2 quella dei mmmmh.... quasi-pacifisti.

Quello che mi chiedo e' quale possa essere il rigore logico dei quasi-pacifisti.
Supponiamo che ci sia il solito prepotente grande e grosso che vuole le merendine dai compagni di classe. Evidentemente le vuole perche' in cuor suo crede che sia morale averle. Pensa che sia giusto che lui, grande e grosso, si meriti tante merendine, mentre certi compagni piccoli e rachitici non se le meritino e non ne abbiano veramente bisogno. Il nostro prepotente si definisce un pacifista. Ed in effetti riesce ad ottenere le merendine senza nemmeno chiederle, semplicemente grazie al suo involontario aspetto esteriore minaccioso.
I compagni mingherlini, del resto, anche se ritengono sia giusto che ognuno conservi la propria merendina indipendentemente dalla stazza fisica, pur non avendo mai visto il prepotente menare le mani, lo temono, e per non rischiare gli cedono la merendina, piccolo pegno da pagare per conservare tutte le ossa al loro posto.
Poi pero' un bel giorno un mingherlino si sveglia storto, e quando arriva a scuola non cede la sua merendina di sua sponte al prepotente. Il prepotente, piu' sorpreso che adirato, gli chiede delucidazioni. Il mingherlino gli risponde cantandogliela in rima, che non e' giusto che finisca per rinunciare alla merendina, e quindi non intende sottomettersi. Il prepotente non si converte alle ragioni del mingherlino, e si genera quindi un conflitto, perche' sia il prepotente sia il mingherlino pensano di aver diritto alla merendina. Il prepotente, magnanimo, propone di dividerla a meta', ma il mingherlino si rifiuta di nuovo.
Be', pensa il prepotente. Credo nella pace, ma ammetto eccezioni, e questa e' un'eccezione al normale andamento del mondo. Spacca la faccia al mingherlino e si sbafa la merendina in questione, ristabilendo l'ordine morale della propria coscienza applicato al mondo.

In altre parole, la regola che adotta il nostro prepotente e' che non bisogna mai ricorrere alle mani, salvo in quei casi in cui non si riesce ad ottenere i propri scopi (secondo la sua visione giusti) in altro modo.
Personalmente trovo che quelle eccezioni vanifichino lo spirito pacifista generale. E' chiaro che nei casi in cui le controversie si possono risolvere pacificamente, risolverle pacificamente sia la strada giusta. Il punto e' decidere come risolvere le controversie quando queste non abbiano una cosi' chiara soluzione pacifica. Una posizione come "se me la dai con le buone bene, altrimenti te la prendo con le cattive" mi pare esattamente agli antipodi del pacifismo.

Ora, mi si dira', sto paragonando il prepotente agli insorti libici e ai loro alleati e, peggio ancora, sto paragonando Gheddafi al mingherlino rachitico che vuole difendere la propria merendina. Lo so, e' una visione un poco deviata, ma l'ho fatto apposta. E' una parabola e come tale deve provocare almeno un po'.
Il punto e' che ci sono in questo caso, come credo fermamente in tutti i casi di guerra, nessuna eccezione, due (o piu') fazioni che la pensano in modo fermamente diverso, essendo reciprocamente consapevoli di questa diversita' morale, e tuttavia credendo nella correttezza della propria posizione in modo sincero. Imporre una posizione sull'altra significa in ogni caso attribuire un valore morale inferiore a quella che soccombe. Farlo con la violenza significa sostenere che la violenza sia il criterio di decisione morale suprema. Esattamente il metodo che io tenderei ad attribuire al "guerrafondaio".

Se poi l'uso della violenza e' la questione controversa stessa, la guerra, come soluzione, risulta ancora piu' evidentemente contraddittoria. Ridurre all'impotenza con la violenza il dittatore perche' usa la violenza per ridurre all'impotenza e' come condannare se stessi prima ancora di agire. Senza poi contare la domanda se abbia un senso imporre la pace con la guerra.

Parlando poi di questa guerra in particolare, direi che non si discosta da tutte le altre guerre moderne. Cioe', si sostiene un regime autoritario che schiaccia la popolazione per pura convenienza economica. E, come spesso accade, il fatto che quel regime sia autoritario non e' affatto accessorio, perche' in questo modo il vantaggio economico e' piu' controllabile. In altre parole si sostiene un dittatore che accentri il potere economico di una nazione a scapito della popolazione. Poi, alla prima scintilla, e' lecito fare voltagabbana e combattere la suprema ingiustizia. E non sto parlando solo del Facciadimerda che ha baciato la mano a Gheddafi, prostrando tutta l'Italia ai suoi piedi, non molto tempo fa, ma di tutta la storia di quel dittatore, da quando e' salito al potere quarant'anni fa. Tutti noi (e non solo l'Italia) l'abbiamo sostenuto semplicemente perche' lui ci dava il petrolio. Non solo sostenuto, anche rifornito di tutti quei mezzi che sono serviti per realizzare quel regime autoritario di cui parlavo sopra. Poi, a un bel momento gli abbiamo voltato le spalle. Verrebbe quasi da pensare che difettiamo di coerenza, e che i veri motivi non siano esattamente quelli di proteggere quella povera popolazione.
Si potrebbe poi discutere se sganciargli le bombe sulla testa significhi esattamente proteggerli.

Francamente penso che Gheddafi sia da eliminare. Magari non fisicamente, ma almeno renderlo impotente. Anche questo penso che non sia appropriato, perche' se lui non vuole cedere il potere spontaneamente, l'unico modo di prenderglielo e' la violenza - anche senza finire per ammazzarlo. Ma penso che questa sia l'estrema ratio per risolvere una questione che si e' creata per colpa nostra. Si e' preso un burattino, lo si e' protetto fino ad ora, adesso che non serve piu' lo si costringe all'impotenza. E si sostiene che questo ultimo atto sia dettato da quei principi morali che fino a poco fa non prendevamo nemmeno in considerazione.
Sono poi pure convinto che sia molto piu' facile stanare e tagliare le ali Gheddafi che bombardare la Libia. Penso che in questo caso (come avviene in molti casi) le vie diplomatiche non si sia voluto percorrerle e si continui a non volerle percorrere (da parte dell'Italia, in quanto interlocutore privilegiato ma incapace, ma anche dell'Europa e dell'America).

Mi si dira' che il punto non sono le motivazioni specifiche di chi decide la guerra, ma se, almeno come effetto collaterale, non si finisca per agire in modo giusto pur perseguendo interessi che di etico non hanno niente. Mmh... non credo di condividere questa posizione, ma... tant'e'!
Quello che mi fa dubbio e' che se anche ammettessimo questo principio, cioe' che questa guerra si e' resa necessaria per incapacita' della nostra politica e diplomazia di sistemare le cose prima che si girasse la boa del non-ritorno, ebbene, dovremmo, ammettendo di avere sbagliato in questo caso, provvedere che non si sbagli piu' in futuro. E invece la storia mi pare ripetersi sempre uguale a se stessa. Se il mondo occidentale avesse imparato dall'errore in Iraq, in Afghanistan e in mille altre guerre in precedenza, allora avrebbe dovuto provvedere con armi pacifiche a fare in modo che non si arrivasse alla crisi libica. Imparando dalla crisi libica, non mi risulta che i governi stiano facendo alcunche' per evitare altro spargimento di sangue futuro.

Dire che la guerra e' inevitabile, che non c'e' alternativa nonostante la soluzione non ci piaccia e' pura retorica. Molto di piu' che dire che la guerra non puo' risolvere le controversie.