venerdì 30 dicembre 2011

Da Bus


È luogo comune che alle Hawai'i il turismo sia un po' di elite. In effetti data la loro dislocazione in mezzo all'oceano (le Isole sono piuttosto distanti da qualunque parte si arrivi) la sensazione è qualcosa di esotico. Dalla California distano almeno cinque ore di aereo, e quindi solo ad arrivarci non è proprio economico. Per non parlare di quanto costi, in termini di tempo e denaro, se si arrivi dall'Italia.
Di conseguenza, sbarcando a Honolulu, si trova l'ambiente tipico di questo tipo di turismo. Lo struscio un po' snob per le strade alla moda, la spiaggia di Waikiki, e nel traffico tante limousine.

Invece l'isola di Kaua'i è un po' in disparte rispetto le mete tipiche del turismo hawaiiano. E i mezzi di trasporto pubblico più comuni sono gli autobus di linea The Kaua'i Bus, familiarmente Da Bus (slang per "the Bus").
Purtroppo, se questi autobus sono molto utilizzati dai residenti, non si può dire lo stesso per i turisti. Consiglio invece a tutti quelli che vanno in vacanza a Kaua'i di utilizzarli, perché sono comodissimi, economici, efficienti e si può sperimentare meglio i costumi locali.

Il servizio, per le tratte che io ho sperimentato, è molto buono. Sempre in orario e con corse frequenti.
Certo l'auto è molto più comoda, visto che il bus deve rispettare determinati orari e impiega naturalmente tempo per le fermate intermedie. Però non costringe all'attenzione alla guida e ci si può concentrare sui paesaggi fuori dai finestrini.
Il costo fisso di una corsa (indipendentemente da quanto lunga sia) è due dollari (non proprio economico, se si tratta di una corsa breve, ma molto conveniente se si considera che è possibile girare l'intera isola). Non bisogna fare un biglietto ma si infilano direttamente i soldi dentro una cassetta a fianco dell'autista. Molto più conveniente, come abbiamo fatto noi, acquistare un abbonamento che dà diritto all'utilizzo illimitato di tutte le linee per un mese a 25 dollari.
Nella città di Lihue ci sono alcune linee che fanno servizio urbano, tra cui ce n'è una dal nome divertentissimo "Lunch Shuttle", in corsa nelle ore intorno a mezzogiorno e che ferma vicino ai ristoranti/fastfood più consueti (immagino che sia utilizzato dai lavoratori nella loro pausa pranzo).
Fuori Lihue, invece, le linee svolgono servizio sia urbano sia extraurbano. Percorrono infatti la highway e fanno frequenti deviazioni nei centri abitati, raggiungendo ospedali, scuole, centri commerciali e luoghi di utilità pubblica.

Il bello di Da Bus è l'umanità e la cordialità del servizio. Spesso l'autista si ritrova a chiacchierare con i passeggeri. Una volta l'ho sentito cantare insieme alla radio accesa "It's aloha friday, no work till monday", canzone pop hawaiiana molto comune, e poi, rivolgendosi ai passeggeri urlare "This is my song, friends!", allegro al pensiero del weekend che sarebbe cominciato a breve. Un'altra caratteristica autista era quella che ci ha accompagnato un paio di volte a Poipu: una nonnina con un cappellino adornato da teneri fiorellini che guidava lentissima nonostante le strade pressoché vuote, e ad ogni fermata ne annunciava il nome, anche se noi eravamo gli unici due passeggeri e sapeva quale fosse la nostra destinazione (la chiedono, a volte, per fini statistici).

Anche i passeggeri hanno un atteggiamento generalmente rilassato e amichevole (che differenza con la metropolitana di Milano!), e non mancano mai di salutare quando salgono e di ringraziare l'autista quando scendono. Si trova di tutto: dal ragazzo che fa il filo alla ragazza al tipo vestito da Michael Jackson che cerca di attrarre l'attenzione. L'uomo d'affari che non molla un secondo il telefonino e il nonno che sorride a tutti quelli che ne incontrano lo sguardo. In ogni caso, il più delle volte si finisce a chiacchierare con qualcuno che si incontra in vettura o alla fermata prima di salire, come se ci fosse un legame fraterno che accomuna tutti quelli che utilizzano Da Bus.

Sarebbe bello che il servizio funzionasse anche di notte, in modo da poterlo utilizzare anche per le uscite serali. Bisognerebbe potenziare le linee verso alcune destinazioni: per esempio non esiste una linea che porta in montagna (anche perché i centri abitati sono pressoché tutti connessi dalla highway che percorre quasi tutto il perimetro dell'isola). In generale sono ottimamente servite le destinazioni per i
locali, ma non altrettanto le mete turistiche. La splendida spiaggia di Poipu, ad esempio, che si trova su una deviazione dalla highway, ha una sua linea, ma le corse non sono sufficientemente frequenti, il che costringe a sprecare molto tempo nell'attesa.
Una cosa che ho trovato sgradevole è l'abitudine a tenere l'aria condizionata a paletta. Bisogna premunirsi con qualcosa da indossare, dal momento che fuori si sta in short e maglietta.
Davanti al cofano dell'autobus è sistemato anche un portabiciclette che ne può contenere fino a due. Credo che le bici viaggiano gratuitamente insieme al passeggero pagante. Questo servizio è utilizzato frequentemente: alla fermata il ciclista sistema la bici e poi sale. Non ho però capito se bisogna prenotarlo in anticipo (che succede se dovessero capitare più di due ciclisti sulla stessa corsa?). Ovviamente le vetture sono dotate di ascensore per i disabili e spazi per sistemare le sedie a rotelle.
Il servizio è dimensionato in modo perfetto (credo che a questo servano i dati statistici che ho menzionato sopra): i sedili sono spesso tutti occupati o quasi, ma raramente capita che qualcuno debba rimanere in piedi. Mi è capitata una sola volta, nell'ora di punta per gli studenti, una corsa sovraffollata (mai però qualcosa di paragonabile ai servizi pubblici delle nostre città).

Insomma, se si apprezza l'atmosfera di calma e confortevole rilassatezza che si respira a Kaua'i, Da Bus è il modo migliore per visitare l'isola.

Anche per questo post, le foto sono di Rowena

martedì 20 dicembre 2011

Escursionismo tropicale

Una passeggiata escursionistica alle Hawaii è decisamente un'esperienza diversa, per chi, come me, è abituato ai sentieri alpini.
Innanzitutto il clima. Il caldo umido rende più faticosi i movimenti. I sentieri, inoltre, tendono ad essere coperti dalla vegetazione tropicale piuttosto invadente: il sottobosco è costituito per lo più da felci che nascondono i tracciati e disorientano un po'. Le rocce sono anche quelle nascoste dalla vegetazione, per cui le indicazioni dipinte, se ci sono, non si vedono. Inoltre non c'è un servizio come quello prezioso del CAI per mantenere in ordine sentieri e paline.
Spesso sono gli escursionisti stessi che lasciano segnalazioni annodando nastri colorati ai rami.


Traccia GPS dell'escursione Honopu.
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Honopu ridge, 16 ottobre 2011

I nastri di segnalazione (arancione e rosa) si sono rivelati in effetti molto utili durante la prima delle nostre due escursioni all'isola di Kaua'i. Con R e me c'erano il figlio di R e la sua ragazza.

Raggiunto in auto l'inizio del percorso abbiamo seguito le indicazioni descritte qui. Si entra nella foresta, che, in discesa, si fa sempre più intricata. Ad un certo punto il sentiero si fa particolarmente umido e si finisce per scivolare.
Quando la foresta si apre ci si ritrova sul ciglio di un declivio particolarmente scosceso, piuttosto facile da superare se non per chi, come me, ha una innata antipatia per i precipizi. Al termine di questo breve tratto ci si arrampica un po', di nuovo

Vista dal punto di arrivo dell'escursione
nella foresta, e finalmente la vista si apre sulla stupenda costiera di Na Pali.
In realtà da qui la spiaggia, circa 1000 metri più sotto, non si vede. Si vede però il promontorio laterale che forma, con quello che ci troviamo sotto i piedi, una delle magnifiche baie di Na Pali. All'interno della vallata ci si aspetta di veder sbucare dalla vegetazione i colli dei brachiosauri, che proprio qui sotto furono protagonisti di Jurassic Park. Si possono invece scorgere degli uccelli (in realtà sono minuscoli puntini bianchi). Ogni tanto, molto più in basso, passa un elicottero turistico, anche quello difficilmente visibile. Altri puntini bianchi in mezzo all'oceano devono essere delle barche (la spiaggia nella piccola baia sottostante è inaccessibile via terra).
Ci si trova sulla cresta del promontorio, e quindi, voltando lo sguardo sull'altro lato la vista si apre su un'altra vallata. Si scorge in lontananza l'isola di Ni'ihau, l'Isola Proibita. Il sentiero qui prosegue, scendendo piuttosto ripido (e apparentemente non molto sicuro), sempre sulla cresta. Non sembra promettere una vista migliore di questa. Siamo appagati e coscienti che ci spetta il ritorno in salita. Torniamo ripercorrendo la stessa strada a ritroso.



Traccia dell'escursione Makaleha (le imprecisioni sono dovute
alla cattiva ricezione dei satelliti nella foresta)
Visualizza in una mappa di dimensioni maggiori
Makaleha Falls, 17 ottobre 2011

Altrettanto interessante, anche se totalmente diversa, è stata l'altra escursione.
Questa volta, oltre ai quattro della precedente escursione, c'erano anche il fratello e le due sorelle di R, con i rispettivi mariti. La guida era D, il fratello di R, che era già venuto qui tempo prima. Il percorso risale un torrente, e prevede numerosi guadi e tratti coperti da uno strato di fango melmoso. Avvertiti per tempo da D, abbiamo quindi adattato a queste condizioni l'equipaggiamento. I miei scarponi da trekking non andavano proprio: abbiamo quindi acquistato le apposite "Tabies", stivaletti di gomma, elastici, con la suola spessa ma morbida e ricoperta di uno strato rugoso ma soffice come il velcro. Senza questo tipo di calzature è impossibile riuscire a non scivolare. Inoltre, l'aderenza della gomma alla caviglia, simile a quella di una muta da sub, aiuta a sollevare il piede quando rimane "appiccicato" alla fanghiglia.

Guado
Il percorso è molto vario, quasi sempre immerso nella fitta foresta. Ad un certo punto si passa molto vicini ad un enorme monolito di forma cubica, che sembra un dado caduto dalle mani di un gigante. Poi improvvisamente si entra in un luogo surreale: una foresta di bamboo. Le canne, enormi e altissime, prendono il posto degli alberi, lasciando, tra l'una e l'altra, spazio sufficiente per districarsi. Qualche centinaio di metri e altrettanto improvvisamente, la vegetazione di alberi ad alto fusto e felci riprende il sopravvento. Qui il sentiero si perde, anche se non è difficile indovinare la direzione, visto che si continua a seguire il corso del fiume. Bisogna però ingegnarsi ad appoggiare i piedi sopra i tronchi o rami di alberi caduti, ricoperti di scivoloso muschio, o a passarci sotto, aggrapparsi ad altri rami o alle rocce per tenersi in equilibrio. Non si riesce a vedere il terreno, tanto è intricata la vegetazione, ma a giudicare dal livello dell'acqua, ci si trova a circa uno-due metri da terra.
L'umidità è tantissima, così che dopo qualche ora di cammino si trasforma in pioggia. Il tempo varia repentinamente, alle isole, e quindi giudichiamo che sia molto più sicuro tornare sui nostri passi. Peccato, perchè pare che in fondo al sentiero (un altro paio di chilometri) ci sia un laghetto dove si possa fare la doccia sotto la cascata.

Bellissime escursioni. Le Hawai'i evocano vacanze di spiaggia e mare, ma secondo me, soprattutto a Kaua'i, l'isola Giardino, è la struggente bellezza incontaminata dell'interno a lasciare senza fiato.

C'è qualcosa di intimo nell'esperienza di camminare nella natura, ed è stato bello condividerla con i miei parenti acquisiti. È come se, dopo queste esperienze, si fosse creato un legame

Io, nella foresta di bamboo.
Tutte le foto di questo post sono di Rowena

martedì 29 novembre 2011

L'onesta' dei ricchi

ROMA, 28 NOV – Vittorio Grilli, attuale direttore generale del Tesoro e nominato dal Cdm viceministro all'Economia rinuncera' al 70% dello stipendio.
Sara' infatti in aspettativa come dg e percepira' solo lo stipendio da viceministro.


Wow! mi sono detto quando ho sentito 'st'ansa alla radio, apprezzando una volta di piu' il nuovo corso di trasparenza ed onesta' del dopo-berlusconi.
E ho anche ammirato il senso di onesta' personale e di abnegazione al bene comune di Vittorio Grilli, che rinuncia al 70% dello stipendio per accettare una carica pubblica forse anche un po' scomoda.

Poi pero' ho fatto quattro conti, rispondendomi che il 70% di una certa quantita' di denaro non e' una espressione molto significativa se non si sa a quanto ammonta il totale. E subito mi e' venuto da pensare al mio, di stipendio. Uhm.... Start -> Tutti i programmi -> Accessori -> Calcolatrice. Il mio stipendio per 0.3... considerato il mutuo, considerato che siamo in due a sopravviverci sopra, anche ammesso di ammazzare i cani ed utilizzarli come riserva proteica facendoli arrosto, direi che sopravviveremmo... uhm.... mazza giornata. Forse, tirando un po' la cinghia, anche una giornata intera.

E poi ho sentito che l'anno prossimo l'Italia sara' in recessione, il che significa posti di lavoro in meno (come se ora ne avessimo da vendere).
E poi ho anche sentito che l'Europa ci impone un ritocco dell'articolo 18, per creare posti di lavoro. Cioe', coloro che, come me, hanno gia' un posto di lavoro potranno perderlo (rinunciando a... uhm.... il 100% del loro stipendio) con sempre meno speranza di trovare un altro posto di lavoro, ma lo faranno per una giusta causa: la creazione di nuovi posti di lavoro.

Consideravo, tra me e me, il distacco piu' totale tra le istituzioni e il cittadino.

lunedì 21 novembre 2011

Sit down, relax, eat, eat, eat...

"Siediti, rilassati, mangia, mangia, mangia..." è l'espressione di accoglienza che frequentemente ti rivolgono gli hawaiiani. Anche lì, come nella nostra cultura, il cibo assume un valore sociale, ma il convivio ha una forma diversa. La differenza sta nella "geometria". In Italia si mangia tutti seduti intorno al tavolo, assieme (anzi, è scortese iniziare quando non siano tutti pronti). Alle Hawaii (e, credo, in genere negli States), è più comune il buffet. Ognuno si serve riempiendosi il piatto, e non è infrequente che non esista nemmeno un tavolo. Si mangia ognuno un po' come vuole: in piedi, seduti su sedie o poltrone, lasciandosi trasportare dagli eventi nella formazione di gruppetti di conversazione più o meno grandi.

Luau
Luau è una parola del linguaggio dei nativi hawaiiani che significa più o meno "festa". Lo spirito è quello di ritrovarsi in un luogo per condividere un momento di incontro. Tradizionalmente gli invitati portano del cibo che poi viene condiviso tra tutti.

Il luau a cui ho partecipato nelle mie vacanze hawaiiane è stato organizzato nel Community Center della zona, in occasione del family reunion di mia moglie R.
Gli invitati erano i parenti diretti delle famiglie originate dalla defunta nonna di R, immigrata nelle Hawaii dalle Filippine. Eravamo circa duecento: un buon successo visto che la maggior parte di quei parenti si sono sparpagliati un po' ovunque nel mondo.

Il personaggio più tipico della festa era Patty Boy, un cugino dall'età indefinibile con lunga e folta chioma canuta raccolta in una coda di cavallo. Voce potente e profonda.

La cena al Luau
Quando siamo arrivati con i nostri cognati lui si è immediatamente fiondato dalla sorella di R (che abitualmente abita nello stato di Washington) accogliendola con un caloroso "Welcome to my cos from Italy" ("un benvenuto a mia cugina dall'Italia"). Quando gli abbiamo fatto discretamente notare l'errore ha ripetuto ad R la stessa formula, e mi ha abbracciato calorosamente con un "Thank you for taking care of my cos" ("grazie per prenderti cura di mia cugina").
Patty Boy, come gesto di accoglienza, mi ha messo al collo un lei di ti leaves (foglie di una pianta tropicale), e rispondendo al mio "i am honored" ("sono onorato") non ha perso l'occasione di sottolineare (forse con un po' eccessivo pathos) quanto fossimo fortunati a vivere quell'occasione di rinsaldare l'unità della famiglia.
Ecco, Patty Boy è quello che mi pare incarni meglio, quasi una caricatura, lo spirito di accoglienza totalmente sincero e disinteressato delle Hawai'i.

La cena era disposta su una lunga tavolata con grossi vassoi, pentole e piatti da portata. Il nostro contributo non poteva che essere qualcosa di tipicamente italiano: abbiamo farcito un numero considerevole di cialde di cannoli con ricotta dolce fresca e frutta candita. Il risultato non era affatto male, infatti sono spariti in pochi minuti.

Kalua pig

La preparazione del Kalua pig
La cosa più tipica della tavolata era il kalua pig.
Il modo originario hawaiiano per cucinare il maiale è quello di avvolgerlo intero in foglie di banana e così sotterrarlo in una buca in cui sono state depositate delle pietre arroventate di roccia vulcanica. Il maiale poi è ricoperto di altre pietre roventi e di sabbia. Dopo una quantità di tempo considerevole si scopre il tutto e il maiale si scarta dalle foglie di banana, bell'e cotto.
Abbiamo avuto la fortuna di poter assistere alla preparazione del kalua pig con metodi un poco più "evoluti". Il maiale, dentro le foglie di banana, era stato avvolto in carta d'alluminio e appoggiato in una gabbia di metallo. A sua volta la gabbia era appoggiata sulle pietre roventi all'interno di una buca, ed il tutto era ricoperto con stracci umidi e una apposita coperta di materiale plastico. Noi siamo giunti al luogo della preparazione durante il pomeriggio, nel momento in cui lo stavano scoprendo, ed abbiamo avuto l'occasione di assaggiarlo ancora rovente.

Poke
Tipicamente il kalua pig si accompagna con il poi, cioè una specie di puré di taro, un tubero tropicale dal colore grigio-rosa e sapore dolciastro. Il poi si mangia raccogliendolo da una ciotola con due dita ("two fingahs")

Poke
Un altro tipico modo di mangiare alle hawaii è il poke. Si tratta, più che di pranzo o cena, di spuntino. Il poke viene venduto nel reparto gastronomia dei piccoli supermercati, riforniti direttamente dai pescatori locali, come avviene a Hishihara market.

Lo chef di Chicken in a Barrel
Il pesce, freschissimo, viene tagliato a cubetti ("bite size") e marinato in salse e spezie. In genere si mangia con i chopsticks stile cinese.

Chicken in a Barrel
Una esperienza divertente è stata andare a pranzare in banchetti poco più che improvvisati ai bordi delle strade in riva al mare. Chicken in a Barrel è uno di questi. Un solo personaggio con vistoso cappello da cowboy accetta ordinazioni da una finestra in una casetta di legno,

Saimin
cucina il pollo sulla griglia sistemata sopra ad un fuoco mantenuto in un bidone di latta (un "barrel", appunto) e serve ai tavoli disposti sul prato circostante.

Saimin
Le Hawai'i sono un ricettacolo di tradizioni portate da chi vi è immigrato nelle varie fasi della storia. Grande è la comunità dei giapponesi, e quindi popolare è la cucina di quella provenienza. Uno dei miei posti preferiti è il ristorante giapponese Kintaro, dove ho assaggiato il miglior sushi della mia (limitata) esperienza. Ma un locale che non mi faccio mai perdere, quando vado a Kaua'i, è Hamura Saimin. Il saimin, il locale e i gestori somigliano molto a quelli descritti nel film The Ramen Girl. "Saimin", in effetti, è la denominazione hawaiiana del ramen. Il menù è piuttosto limitato, ma non importa. L'unica ordinazione che abbia un senso in quel locale è, appunto, il saimin.

Tutte le foto di questo post sono state prese dal blog di R: http://rubbahslippahsinitaly.blogspot.com/

lunedì 7 novembre 2011

In nome delle scimmie...

Allora, vorrei parlare del luau o di altre amenita' delle Hawaii, ma per quelle cose mi serve un po' piu' di serenita' d'animo, e adesso invece mi preme un altro post politico.

Premessa:
Io mi ritengo di sinistra, sicuramente, anche se fatico ad identificarmi in un partito di sinistra esistente (credo che questo "anche se" sia il dramma di tutto il popolo della sinistra... sbaglio?).
E in quanto di sinistra credo che Berlusconi se ne dovrebbe andare. O meglio, credo che l'uscita di scena di Berlusconi sia l'unico modo per salvare l'Italia dal fondo del baratro in cui stiamo rovinosamente precipitando. Credo e ho sempre creduto, da che Berlusconi ha cominciato a calcare la scena politica (e invero anche da prima!), che Berlusconi sia un ladro, un mafioso, uno che e' totalmente indegno a rappresentare i cittadini italiani (e non per merito di questi, ma per demerito di quello). Da subito (ricordo in particolare che la prima volta che ho cominciato a temere per l'Italia e' stato quando Emilio Fede ha fatto il primo TG speciale sulla prima guerra del Golfo) ho capito che Berlusconi aveva troppo potere, e che lo avrebbe esercitato per i propri interessi, in competizione con gli interessi dei cittadini.
Credo quindi che Berlusconi debba sparire dalla scena politica, e credo che anche quando lo facesse, dovremmo rimanere all'erta che non ne combini qualcun'altra per salvarsi il proprio e per vendere il culo dell'Italia.
Che se ne vada, in nome dell'Italia, dell'Europa, di Dio, e anche delle Scimmie, come dice Staino l'evoluzionista.

Ora,
Detto questo, pero', quando Berlusconi dice che rimarra' al potere finche' il suo governo sara' sostenuto da una maggioranza, ritengo che, anche se le sue motivazioni per dire cio' sono tutt'altre, non stia affatto contravvenendo alle regole. Anzi.
Sapevo che siamo in una democrazia, e in una democrazia il popolo e' sovrano. Siamo in una democrazia rappresentativa, e quindi in rappresentanza del popolo il Parlamento e'
sovrano. Non il presidente del consiglio o il presidente della repubblica, ma il Parlamento. E dove il Parlamento sostenesse il governo, il presidente del Consiglio non solo ha il diritto, ma anche il dovere di governare.
Come dicevo nella mia premessa tuttavia auspico (con la stragrande maggioranza del popolo italiano, spero), che Berlusconi se ne vada. Ma ritengo quanto mai bizzarro soltanto supporre che a decidere questa dipartita sia Berlusconi stesso, che sta li' per interessi personali, e quand'anche non avesse interessi personali dovrebbe stare li' per mandato democratico.
Non e' Berlusconi che deve fare un passo indietro. E' piuttosto il Parlamento che, capendo che Berlusconi non e' in grado di governare, dovrebbe sfiduciarlo.
Io sono ingenuo si', ma non cosi' tanto. Non e' che credo che i parlamentari non abbiano capito che Berlusconi se ne deve andare. E' che e' loro convenienza rimanere dove stanno. E' che sono tutti stati comprati da Berlusconi. Tutti? Be', non tutti. Ci sono quelli che dalla prima ora erano Berlusconiani convinti, credo. Quelli non sono stati comprati. No, credo che ad essere stati comprati siano tutti quegli Scilipoti che sono stati nominati dalle opposizioni, non dalla maggioranza. Insomma, se io dovessi comprarmi qualcosa non mi comprerei una cosa che gia' ho. Mi comprerei una cosa che appartiene a qualcun altro.
Berlusconi, se dovesse contare solo sui parlamentari che furono nominati alle ultime elezioni nelle sue fila (PdL+Lega+AN o come diavolo vogliamo chiamare i postfascisti), non avrebbe la maggioranza da tempo. Invece ce l'ha perche' puo' contare su alcuni parlamentari nominati dai partiti dell'opposizione che ora hanno cambiato bandiera. E non e' che li si puo' assolvere dicendo che hanno cambiato sinceramente opinione. No, sono indifendibili perche' hanno venduto il mandato popolare per trenta denari.
Cioe', praticamente, noi, popolo della sinistra, abbiamo votato dei partiti che hanno nominato delle persone le quali poi, per un pugno di soldi, hanno fatto esattamente il contrario di cio' che noi implicitamente abbiamo chiesto loro. E ora siamo qui a chiedere a Berlusconi di fare un passo indietro? Ma in nome di Dio, se ne vadano loro, tanto per cominciare! Quei corrotti nominati dalle opposizioni! Sono loro che hanno venduto l'Italia.

Ma com'e' potuto essere?
Vien da chiedersi come sia possibile questo mercato di Parlamentari. Io una (parziale ma indubbia) risposta ce l'avrei. Il mercato delle vacche e' l'effetto del Porcellum (tanto per usare un linguaggio da fattoria). Un sistema elettorale che prevede che i parlamentari siano nominati dai partiti e non eletti dal popolo, un candidato, se vuole godere degli stessi privilegi ed essere nominato di nuovo deve fare l'interesse di chi potenzialmente puo' nominarlo di nuovo. Quindi quello che paga di piu'. Berlusconi.
Ma uno fa il deputato per godere di privilegi? Be', chiediamo conto di questa affermazione immorale a chi ha nominato quei brutti ceffi.
Mi si dira' che il Porcellum e' stato inventato da uno che stava dalla parte di Berlusconi. Si', e' vero. Ma, almeno a parole, lo stesso tipo che l'ha inventato si e' anche pentito di averlo fatto. Era pronto a fare un passo indietro per riformare la legge elettorale appena riformata, ma invece no. Proprio Veltroni (e non dico uno sfigato di un insignificante partitino della sinistra, ma il leader della piu' grande forza d'opposizione) ha deciso di affrettarsi a cavalcare proprio quella Porcheria, e non per governare, ma per rafforzare il potere di quel partito, e magari il suo personale all'interno di esso. Praticamente a chiedere a Berlusconi di dimettersi e' quel PD che per interesse politico ha cavalcato il Porcellum che e' causa della corruzione del Parlamento che e' a sua volta la base del sostegno a Berlusconi.
Ma solo io ci vedo qualcosa di contraddittorio in questo?

E dopo?
Che poi, supponiamo che Berlusconi se ne vada finalmente a casa.
Il PD ha detto, in coro con tutte le forze di opposizione, che a quel punto la sinistra e' pronta per governare, e per condurre l'Italia alla salvezza.
Certo io credo che finche' Berlusconi e' al potere l'Italia cadra' sempre piu' in basso. Ma non credo di sicuro che la causa della primavera Italiana potra' mai essere l'uscita di scena di Berlusconi. Ci vorrebbe qualcuno che faccia qualcosa.
Bersani si dice pronto a fare questo qualcosa.

Tra parentesi:
A me l'idea di un governo tecnico non piace affatto, perche' da che mondo e mondo i governi tecnici servono per prendere decisioni impopolari senza che le forze che lo sostengono se ne prendano le responsabilita'. In altre parole ho paura che un governo tecnico finira' per ridure i diritti dei lavoratori, le liberta' sociali, i soldi e i servizi ai cittadini (esattamente come Berlusconi ha promesso all'Europa di fare), perche' tanto alla fine non sara' colpa di nessuno. In conclusione ci fara' subire lo stesso prezzo del governo Berlusconi, ma ce lo fara' accettare con meno lacrime.
Il governto tecnico non mi piace, ma per uno politico ci vorrebbero le elezioni. E anche ammesso di avere il tempo di farle, e' impensabile farle con il Porcellum. E quindi il governo tecnico e' necessario per ricoprire il tempo tecnico di superare il momento critico e nel frattempo aprire la strada alle elezioni con un sistema nuovo.
...sempre che il governo tecnico si ricordi di riformare il sistema elettorale, altrimenti saremo da capo, perche' finira' che in Parlamento ci andranno dei corrotti che, per proprio interesse personale faranno l'interesse di chi paga meglio, che si chiami Berlusconi o no.
Chiusa parentesi.

Bersani si dice pronto a fare questo qualcosa, dicevo. Ma non sara' una buona idea spiegarci anche di che cosa si tratta? Fugherebbe i dubbi che anche un governo di centrosinistra - tecnico o no che sia - abbia la minima idea di come uscire da questo arrocco. Che' invece Bersani ha ben chiaro che cosa bisogna fare, vero? Sembra stia ripetendo da giorni proprio questo concetto.

C'e' almeno una manciata di blogger che seguo che mi direbbero che qualunque schifezza di governo di qualunque colore sara' senz'altro meglio di Berlusconi. E' vero. Meglio, ma non sufficiente.
Cioe', non e' troppo difficile trovare uno che governi meglio di Berlusconi. Anche uno che facesse andare la situazione un po' meno male di quanto faccia Berlusconi sarebbe meglio di Berlusconi, ma la situazione continuerebbe ad andare molto male. Se poi, tamponando la crisi, volessimo anche risparmiare i diritti degli Italiani, allora non ci serve un qualunque imbecille meglio di Berlusconi, ma uno bravo.
E chi e' quello bravo? Bersani?

venerdì 4 novembre 2011

Refrain

Questo post si infila qui, interrompendo di prepotenza una serie dedicata alle Hawai'i.
Non c'entra niente, ma mi prudono le mani.

Prima delle vicende di questi giorni, la Merkel mi piaceva abbastanza. Sarkozy invece no.
Papandreu deve imporre ai suoi concittadini certe misure restrittive (simili per altro a quelle che Berlusconi impone a noi), per salvare l'economia greca e rientrare nei parametri europei.

Tra parentesi, personalmente penso che ridurre i diritti dei lavoratori, le pensioni, i servizi, far tirare la cinghia al ceto medio e ai piu' poveri, non sia una buona soluzione per l'economia, perche' e' solo distribuendo la ricchezza che si consente a quelle classi di comprare, e quindi di rimettere in moto l'economia. Pero' io sono un fesso, e 'ste cose le lascio agli economisti piu' competenti. Chiusa parentesi.

La cosa che mi ha lasciato di sasso e' la sorpresa e la conseguente irritazione dimostrate da Merkel e Sarkozy quando Papandreu ha deciso di far approvare alla popolazione, con un referendum, le misure che quella stessa popolazione avrebbe dovuto patire.
Cioe', non e' che voglio difendere Papandreu: mi pare che fino ad un momento prima si era dimostrato prono ad accettare qualunque imposizione e poi, quando la solidita' del suo governo cominciava a vacillare, ha deciso a sorpresa di scaricare la responsabilita' sulla popolazione.
Quel che mi sembra davvero bizzarro e' che ci si aspetta che certe misure antidemocratiche vengano accettate dai governi che si definiscono democratici senza consultare la popolazione. Anzi, guai a chiedere un parere!
E allora mi chiedo dove diavolo sia tutta 'sta millantata democrazia. Tutto finto?

La Merkel impone a Papandreu di imporre ai greci certe misure, senza nemmeno consultarli. Mi chiedo se la stessa Merkel, ci fosse stata la necessita', si sarebbe permessa di strofinarsi le suole sporche di cacca utilizzando come zerbino la democrazia tedesca imponendo le stesse misure ai suoi concittadini. No. I cittadini tedeschi hanno maggiori diritti dei greci. Ma perche'? Non eravamo tutti europei? Non siamo tutti esseri umani?

Merkel e Sarkozy ribattono che i pompieri debbono agire immediatamente, quando c'e' un incendio, senza consultare le persone in pericolo. Mi pare un paragone un po' bizzarro. Primo perche' il motivo principale per cui i pompieri debbono agire immediatamente e' che se tardassero brucerebbe tutto prima di poter agire, mentre non mi pare cosi' immediato l'effetto della crisi (qualche giorno si potra' pure aspettare!), e inoltre non mi pare che un default della grecia significhi necessariamente la fine di quella nazione. Secondo perche' in genere, quando c'e' un incendio, succede che ad appiccarlo non siano stati proprio i pompieri, ne' tanto meno l'azienda che rifornisce di acqua e schiuma le loro autopompe, mentre le ricette contro la crisi mi paioono dettate proprio da chi l'ha innescata (con dolo o incompetenza).

Infine. La crisi economica puo' essere aggravata dall'incapacita' dei paesi in crisi, ma la sopravvivenza dell'Europa stessa e' convenienza di tutti, incluse in primis Germania e Francia. In altre parole, Merkel e Sarkozy possono imporre quel che vogliono, ma e' solo grazie al povero operaio greco che loro possono arrogarsi quel diritto. Sarebbe bello che questo fosse riconosciuto a quell'operaio, che perde il posto, non ha ammortizzatori sociali e ci rimette pure gli anni di contributi per la pensione, spesi per comprare quei disgustosi tailleur e cravatte che i due leader vestono.

venerdì 28 ottobre 2011

Deja-vu...?

Quello che colpisce, nonappena uscendo dall'aereo ci si ritrova nell'aeroporto di Lihue, è una forte percezione di deja vu.
Anzi, no. Forse deja vu non è l'espressione corretta in questo caso, perché, si potrebbe obiettare, è evidente che si ha la sensazione di aver già visto (appunto "deja vu") un posto dove si sa di essere già stati (ed io sono già stato diverse volte all'aeroporto di Lihue).
È piuttosto un insieme di stati d'animo che ti prendono dentro, nei polmoni, nello stomaco. Lo noti, ma non ti rendi conto di che cosa sia, esattamente.
Io credo che questa sensazione sia evocata principalmente dall'odore. Cannella e zenzero, ma soprattutto frutta molto matura. Odore dolcissimo e un po' appiccicoso (forse anche per l'elevato tasso di umidità dell'aria). Niente affatto sgradevole, ma molto violento. E anche sentori di torba e sottobosco grasso. L'isola ha un profumo molto diverso dall'odore secco e pungente che si prova dalle mie parti. Sembra quasi di riconoscere qualcosa di ancestrale e primitivo, che appartiene ai geni, ma senza alcun riferimento culturale, in questo senso deja vu. Come il ruggito di un leone, che farebbe spaventare chiunque, anche chi non ne avesse mai sentito il suono.


Baia di Kealia
Anche all'udito si percepisce qualcosa di diverso. Non è il solito riverbero di scalpitio della sabbia tra tacchetti di cuoio e pavimenti in finto marmo, tipico degli aeroporti, con voci artificiali asettiche e metalliche in sottofondo. Qui gli altoparlanti diffondono mielose melodie hawaiiane, gli annunci cominciano sempre con aloha e finiscono con mahalo. Tutto arriva un po' ovattato alle orecchie (sarà forse che ci si ritrova in un ambiente di aria calda e umida dopo l'aria condizionata dell'aereo). Il tutto si acuisce quando poi si esce dall'aeroporto, e lì è costante il rumore della risacca sulle spiagge o delle onde che si schiantano sulle scogliere.

La gente è straordinariamente, quasi irritantemente calma e pacata. Con gli haole (quale io appaio - e sono) sono tutti molto amichevoli. Con i locali (come R) attaccano a parlare in stretto pidgin ricercando - ed in genere trovando - amicizie o parentele comuni.
Le auto si muovono lentamente e il traffic rage non esiste. Lo scorrere degli eventi non è dettato dagli orologi ma dalla disponibilità di tempo di chi ne è coinvolto, tanto che c'è da chiedersi come sia possibile che la società si incastri in ciò che deve invece rispettare un tempo assoluto (ad esempio gli orari dei mezzi pubblici).
Stavolta siamo atterrati di sera, ma a me piace arrivare di giorno, a Kaua'i, perché si offre da subito, dalla highway, alcune vedute commoventi della catena montuosa, dalle forme simili alle Dolomiti, ma di diverse sfumature di verde (ai tropici la vegetazione riesce ad invadere ogni spazio disponibile). Da lontano sembrano quasi surreali, le tinte smussate un po' dall'umidità dell'aria.

La cosa più sorprendentemente buona al gusto è la frutta tropicale. Ho fatto enormi scorpacciate di papaya - chi non è mai stato ai tropici non può capire, la papaya da noi ha al massimo un vago sentore di polistirolo, lì sono invece dolcissime e burrose alla consistenza. Mango, avocado, ananas, star-fruit, banane di ogni dimensione e sapore, noci di cocco, le tipiche macadamia nuts, limoni, lime, pomelos, frutti della passione. A Kaua'i si trovano genuini e saporitissimi ai farm markets (cioè i mercati dove la vendita avviene direttamente dal produttore).
E poi c'è il pesce fresco, che viene venduto anche sotto forma di poke, cioè insalate di bocconcini di pesce crudo insaporite da salse, spezie e alghe, da mangiare con i chopsticks alla cinese.
Il vino è inusuale, ma la birra va a fiumi...
Ma all'argomento libagioni sarà dedicato un post specifico. Del resto il motivo (o la scusa) della nostra vacanza laggiù era proprio la partecipazione al tipico luau, in occasione del family reunion.