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venerdì 29 gennaio 2010

Bigio L'Oster


Antipasti al buffet
Giovedì 21 gennaio. C'è nebbia e fa freddo, nella Bergamasca.
In auto percorriamo la provinciale della Val Seriana, e ad Altino cominciamo ad arrampicare sulla montagna. L'impressione è di aver sbagliato strada. Anche il navigatore satellitare si perde. Possibile che nella selvaggia valle popolata da animali feroci ci sia un jazz pub? Ecco una trattoria... sarà questo il posto? Uhm... il nome sull'insegna è diverso. Aspetta che entro a chiedere.
Il locale è deserto. Un uomo dai canini sporgenti e il mantello nero dietro al banco trattenendo ghigno inquietante mi dice che abbiamo sbagliato strada: l'osteria di Bigio sta a 25 chilometri di distanza. Mi guarda malefico e un rivolo di sangue fresco gli esce dalla bocca.
Mi scuoto e mi rendo conto che l'immaginazione mi sta giocando un brutto scherzo. L'uomo, in realtà un gioviale signore dai canini normalissimi e la faccia allegra mi sorride e mi rivela di essersi preso gioco di me riguardo ai 25km. Mi indica la curva successiva, a non più di 100 metri. "Ecco, Bigio L'Oster è proprio laggiù". Nascosto dalla curva infatti c'è un

Baccalà rosso su polenta
enorme parcheggio pieno zeppo di auto (suppongo che di giorno si riempia per i visitatori del Santuario di Altino). Accanto un locale che sembra ricavato da una fabbrica dismessa, è dentro che sembra molto accogliente. Un po' kitsch con antichi arnesi per l'agricoltura appesi al soffitto e alle pareti, apparecchi radiofonici del secolo scorso, statue intagliate nel legno. Addirittura strumenti musicali a fiato schiacciati da una pressa appesi come panni stesi al sole.
Quando entriamo sono circa le otto di sera, il locale è già quasi pieno. Chiediamo al banco dove siano i posti a noi riservati, e dopo esserci sistemati torniamo al banco a riempirci il piatto con il buffet di antipasti. Tutti ottimi prodotti locali.
Secondo il programma avrebbe dovuto esserci lo spettacolo subito dopo l'antipasto, e la cena a finire. Insolito.
Invece, come più logico, dopo l'antipasto hanno portato un bis di primi (gnocchi e casoncelli) e il baccalà rosso su polenta. Per finire la crostata di mele cotogne. Caffè e ammazzacaffè. Acqua, bianco e rosso della Valle del Fico erano sulle tavolate.
Tutto buono e genuino, e quasi tutto a kilometro zero.

Ma la cosa eccezionale era lo spettacolo a seguire. Bobby Watson

Bobby Watson e la JW Orchestra
e la JW Orchestra a suonare un repertorio inedito jazz attraverso le atmosfere africane da cui il leader Marco Gotti è affascinato (il titolo della serata era "Africa Jazz Traveling"). La formazione della band è altrettanto straordinaria. Oltre al sax alto di Bobby Watson, guest star, altri tredici ottoni (due sax alti, due tenori, un baritono, quattro trombe, tre tromboni e un trombone basso). Una splendida sezione ritmica di contrabbasso e batteria completa il gruppo, insieme al piano che amalgama il tutto. Lo spettacolo è durato oltre un'ora e noi siamo usciti al termine del primo bis, già in tarda serata, considerato che era giovedì. Esperienza indimenticabile.

L'ambiente di Bigio L'Oster è molto informale, e si finisce a chiacchierare amabilmente con gli altri avventori seduti a fianco, nelle lunghe tavolate.
Già mi aspettavo di dover rimpinguare la lista degli evasori fiscali qui a lato, e invece sono rimasto piacevolmente sorpreso quando mi è stato rilasciato lo scontrino, senza nemmeno doverlo richiedere. Bravo Bigio.
Il prezzo di 35 euro è nulla considerando sia la cena sia lo spettacolo.

Maddie e Mr. Bentley, pur offesi per non essere potuti venire, hanno collaborato evitando di distruggere casa.

Bigio L'Oster
Via Santuario di Altino
Albino (BG)

martedì 18 novembre 2008

31 canzoni

"31 canzoni" è il titolo di un libro dello scrittore inglese Nick Hornby, che mi è stato consigliato (ma non ho ancora letto) dall'amico Silvano che tiene perlappunto un blog dal titolo "31 canzoni".
Come mi spiega Silvano, il libro tratta delle 31 canzoni che hanno "segnato" la vita all'autore.
Da questa considerazione mi è venuta la voglia di elencare le 31 canzoni che hanno segnato la mia vita.
Detto, fatto.
Pensavo sarebbe stata un'impresa titanica, e invece è stato facile trovare così tante canzoni. Anzi, alcune le ho dovute lasciare fuori perché non ci stavano nell'elenco.
Non posso dire che, presa ognuna singolarmente, queste canzoni siano tutte davvero fondamentali, ma di certo ciascuna mi "descrive" almeno in parte. Sono canzoni che amo, o che ho amato in qualche fase della mia vita. Alcune di esse, tuttavia, non entrerebbero più nemmeno nella mia personale hit-parade attuale. Tutte però le ricordo con affetto per ciò che hanno rappresentato o rappresentano. Alcune mi fanno ancora venire la pelle d'oca.
Grazie a Silvano per avermi involontariamente indotto ad intraprendere questa ricerca introspettiva. ;-)

L'ordine delle canzoni è assolutamente casuale.

1. Keith Jarrett, The Köln concert - part I
I concerti di Keith Jarrett sono l'estremizzazione del concetto di improvvisazione, nel senso che sono totalmente improvvisati. Melodie e armonie non sono preparati in anticipo ma si sviluppano sotto le dita del pianista, apparentemente in modo indipendente dalla sua volontà. Si ha l'impressione che il pianista sia solo uno strumento accessorio di un disegno trascendente. Se fossi stato un grande pianista Keith Jarrett sarebbe stato il mio modello. Purtroppo mi sono sempre dovuto accontentare di molto meno.

2.The Queen, Somebody to love
Questo pezzo secondo me è perfetto. Mai ripetitivo e sempre sorprendente dall'inizio alla fine, in un amalgama di armonie e melodie che si susseguono senza soluzione di continuità.

3. Pink Floyd, Shine on you crazy diamond - part 6, 7 e part 8, 9
La cosa che mi piace in questo brano è il suono caldo del sintetizzatore monofonico analogico. In questo tipo di musica il synth è utilizzato per ricercare sonorità nuove e non, come è avvenuto più tardi, per semplificare la vita agli strumentisti imitando il più fedelmente possibile strumenti tradizionali. Suoni artificiali, quindi, ma che in questo brano assumono espressività concreta, come la si può trovare negli strumenti tradizionali.

4. Louis Armstrong, The wonderful world
Per me è l'inno della Natura, nella sua semplicità

5. Miles Davis, Human nature
Un pezzo di Michael Jackson (l'originale non mi piace per niente). L'ultimo periodo "elettrico" di Miles Davis è caratterizzato dalla contaminazione del jazz con il pop, che lo rende decisamente molto più facile del Miles Davis classico, rimanendo a livelli ottimi (e qui i puristi mi demoliranno!). Miles Davis è il trombettista tecnicamente meno dotato che conosco, ma ogni sua singola nota è un brivido alla schiena.

6. Incognito, Don't you worry 'bout a thing
L'acid jazz è da tempo il genere che preferisco.
Ho visto un concerto dal vivo anni fa di questo gruppo e ne sono rimasto entusiasta. Impossibile smettere di ballare! Una ventina di musicisti sul palco, ognuno con delle doti che lo esaltavano, ma tutti perfettamente amalgamati, nonostante siano una accozzaglia di nazionalità ed etnie diverse (un bell'esempio di integrazione!).
Questo brano è uno dei loro pezzi più famosi (e secondo me più belli). Si tratta di una cover decisamente più funky di una canzone di Stevie Wonder.

7. Cyndi Lauper, Time after time
Questo è un pezzo che quando mi entra in testa non vuole uscirne più. Di questo pezzo esistono un'infinità di versioni. Io amo soprattutto quella di Miles Davis, ma non vorrei ripetere il commento della canzone n. 5 :-)

8. Francesco Di Giacomo & Sam Moore, Hey Joe (non ho trovato la canzone in rete)
Hey Joe è il popolare brano reso famoso da Jimi Hendrix. Pur non contestando il genio di Jimi Hendrix, non sono mai riuscito ad apprezzarne lo stile. Questo pezzo rivive nelle voci di Francesco di Giacomo e Sam Moore in un arrangiamento funky-blues molto raffinato. Purtroppo ho solo il vinile (com'è che si chiamavano i dischi a 45 giri delle dimensioni di un LP?): non so più come ascoltarlo.

9. Premiata Forneria Marconi, Impressioni di settembre
Questo brano mi ricorda l'adolescenza, anche se in effetti quando lo ascoltavo in quel periodo era già un pezzo di storia. È stato il primo brano che ho suonato con un gruppo: la passione per la musica suonata mi è nata con la passione per questa canzone.

10. Dirotta su Cuba, Tutto da rifare
I Dirotta li ho ascoltati per la prima volta in uno spettacolo in TV nei primi anni '90 dove hanno suonato dal vivo "Liberi di Liberi da", il loro primo successo. E li ho subito amati. Acquistai il loro primo CD ed ne fui entusiasta. Acquistai quindi anche il secondo CD e ne fui di nuovo entusiasta. Il terzo l'ho saltato perché era una compilation dei primi due, e il quarto... furono soldi buttati perché non mi piacque per niente. Ho smesso di essere loro fan, ma i primi due CD restano per me dei capolavori.

11. Simply Red, The right thing
Oltre alla caratteristica voce di Mick Hucknall, mi piacciono tantissimo anche gli strumentisti. Mi ricordo una volta che, andando per una birra al mio pub-musica-live preferito (il Ponderosa di Lonate Ceppino - ah! meriterebbe un post a sè), me li trovai sul palco che suonavano cover jazz, in una serata improvvisata, mentre

Sergio Cammariere
Mick se ne rimaneva seduto al banco del bar a bere birra e a chiacchierare con il barman. "The Right Thing" è un bel pezzo, in generale. In particolare mi piace lo stravolgimento armonico del refrain nella ripresa.

12. Roberto Vecchioni, Luci a San Siro
L'atmosfera della mia città, nella quale non amo più tornare, perché, come dice Vecchioni, il tempo emigra, e luci a San Siro non ne accenderanno più. E Milano non è più mia.

13. The Blues Brothers, Sweet home Chicago
Un film che non mi stancherei mai di rivedere, un gruppo incredibile, Sweet Home Chicago, un classico che non poteva mancare in questa classifica.

14. Sergio Cammariere, Tutto quello che un uomo
È la canzone che avrei voluto comporre per lei.


Sade
15. Sade, By your side
Il suo calore, al mio fianco, nei momenti duri, anche quando è lontana.

16. The Cure, Why can't I be you
Quello dei Cure credo sia stato il mio primo concertone live allo stadio. Non mi sono mai identificato nel loro stile, ma le loro musiche mi sono sempre piaciute per la quantità di semplici melodie che "intrecciano" le armonie.

17. Sting, Moon over Bourbon street
L'atmosfera della notte.

18. Deep Purple, Child in time
In un lontano periodo della mia vita (per fortuna - per la mia salute - piuttosto breve!) ho suonato in un gruppo hard rock che faceva cover dei Deep Purple. Questo pezzo è un esempio di quel genere, dove viene esaltato il virtuosismo strumentale, oltre che vocale. Più tardi ho totalmente cambiato genere e gusti, ma allora questo pezzo è stato un punto di riferimento.

19. Wolfgang Amadeus Mozart, Lacrimosa (Requiem)
Pur non avendone un'ampia cultura, ho sempre apprezzato la musica classica. Il mio musicista preferito è decisamente Mozart, e il Requiem è l'opera più bella.

20. Average White Band, Pick up the pieces
Questa canzone è un funky davvero trascinante, ed è stata spesso la colonna sonora dei momenti allegri.

21. Jevetta Steele, Calling you
È la canzone tratta film "Baghdad Cafe". Questa canzone è diametralmente opposta alla n. 20: è la colonna sonora di molti momenti tristi.

22. Carl Orff, Fortuna Imperatrix Mundi (Carmina Burana)
Un altra opera di musica classica che amo particolarmente sono i Carmina Burana di Carl Orff, che contamina la musica classica con generi più contemporanei. Anche il tema dell'opera è piuttosto originale nel contesto, poiché descrive scene di vita quotidiana, dall'osteria al bordello, non mancando di far cantare la voce di un cigno arrosto. In una mescolanza di Latino e Tedesco.

23. M People, Don't look any further
Una canzone pop, ripresa in numerosissimi riarrangiamenti, anche in sapore di acid jazz. Un pezzo che nella sua semplicità ha superato il trascorrere del tempo e la ascolto ancora oggi con molto piacere.
La versione del video linkato è un remake degli stessi M People, un po' troppo "dance" per i miei gusti.

24. David Bowie, Heroes
Ho sempre percepito David Bowie come una specie di alieno. Come quelle persone che sembrano attrarre l'attenzione in mezzo alla folla indistinta. Non che questa caratteristica ricopra alcun ruolo importante per me, ma ho sempre pensato che la grandezza di Bowie fosse saper usare questo carisma per trasmettere emozione.

25. Toto, Georgy Porgy
I Toto mi piacciono per l'originalità dei loro suoni e soprattutto dei loro ritmi.
Riguardo questa canzone mi ricordo l'immagine del batterista con cui suonavo mentre provava e riprovava ossessivamente il colpo di rullante che riprende dallo stop a 1'55" nel video linkato, non esattamente in battere (come diceva lui, "un'intenzione in levare"). Questo pezzo dà l'idea di essere costruito intorno a quel colpo di rullante.

26. Manhattan Transfer, Soul food to go
Quel che mi piace dei Manhattan Transfer è l'impressione che danno di utilizzare le voci come se fossero strumenti musicali. Molto sofisticati.

27. Let the sunshine in - dal film Hair
È il film pacifista che rappresenta, in questo brano finale, la protesta collettiva contro la guerra e l'ordine costituito che la guida, in cui mi identifico totalmente.

28. Dire Straits, Tunnel of Love
La vera personalità di questo gruppo è data della chitarra di Mark Knopfler, senza la quale i loro pezzi perderebbero totalmente significato. Per quanto non si possa proprio esaltare le sue doti canore, anche l'impronta della sua voce rende i pezzi dei Dire Straits unici.
Tunnel of Love mi piace in particolare per il crescendo della parte strumentale finale.

29. John Lennon, Imagine
Il testo di questa canzone è per me la definizione stessa della parola "Pace".

30. Vinicio Capossela, All'una e trentacinque circa
Adesso Capossela non mi piace più tantissimo, ma quando uscì l'album che prende il nome da questa canzone mi piacque tantissimo. Raffinatamente jazz ma anche popolare. Vinicio Capossela sembra quasi uno come noi ritrovatosi per caso sopra ad un palco. Con una bottiglia di Lambrusco al seguito.

31. Johan Sebastian Bach, Passacaglia in do minore e Thema fugatum
La prima volta che ho ascoltato questo brano è stato ad un concerto d'organo in una chiesa dove mi aveva trascinato un amico appassionato di organi a canne. Anche se non totalmente digiuno di musica classica non avevo mai assistito ad un concerto (in una chiesa, per giunta!). Ero ormai rassengato alla noia, quando ad un tratto, in particolare questo brano, ecco l'entusiasmo! Anni dopo, quando ho acquisito un po' di tecnica, ho fatto una personale riduzione per pianoforte di questo brano e me lo sono imparato.
La passacaglia è una forma musicale basata sulla ripetizione ossessiva di un tema sempre uguale a se stesso, che viene armonizzato ogni volta in modi diversi. In questo caso il tema viene poi ripreso nella fuga finale.

martedì 11 novembre 2008

Miriam Makeba


Miriam Makeba, Pata pata
Qualcuno di molto... mmmh... "importante", qui in Italia, come ad esempio Berlusconi, potrebbe farle un necrologio descrivendola ad esempio come come una donna che si distingue per l'ottima abbronzatura, com'è ovvio che sia, del resto, visto che veniva da un paese felice dove si passa il tempo nell'ozio e a raccogliere noci di cocco e a cantare e ballare sulla spiaggia intorno al fuoco. Del resto, sembrerebbe scientificamente provato che gli uomini e le donne di "razza abbronzata" ce l'abbiano nel sangue, il senso del ritmo!

Io invece preferisco ricordare Miriam Makeba come la madre della lotta all'Apartheid, nata in Sudafrica nel '32 e morta ieri, in Italia, simbolicamente cantando contro la mafia e contro il razzismo.

Il brano in questo video, Pata pata, è molto popolare anche alle Hawai'i, dall'altra parte del mondo, in tutti i sensi, poiché un gruppo locale ne ha tratta una cover di successo. Spesso la musica arriva dove altri linguaggi faticano. Chissa' se Miriam e' riuscita a far ballare anche Berlusconi!