mercoledì 23 maggio 2012

Burocrazia

Mr. Bentley e il suo nuovo passaporto
Tra una decina di giorni ce ne andremo per un po' di ferie in Francia. In auto, facendo il tunnel del Frejus.
Essendo due stati membri la dogana non c'e', quindi nessuno ci fermera' per fare un controllo. Ma la regola e' regola, e noi siamo intenzionati a rispettarla, non si sa mai.
E la regola e' che i cani devono avere il passaporto.
Ci si chiedera', com'e' possibile che nell'Europa Unita e' consentita la libera circolazione delle persone MA NON DEI CANI? Ecco, io a questa domanda non sono riuscito a darmi una risposta.
Una giustificazione potrebbe essere che per fare (o rinnovare) il passaporto, i cani, oltre che essere in regola con la normale profilassi (cosa che e' ovviamente obbligatoria anche senza espatriare), devono anche fare la vaccinazione antirabbica.
La vaccinazione antirabbica non e' obbligatoria in Italia. E neanche in Francia. Cioe', se il signor François ha un cane non ha bisogno di fargli l'antirabbica. Se pero' deve venire in Italia con il cane deve fargli il passaporto. E per farlo lo deve vaccinare. Parimenti, il cane di Dario, finche' rimane in Italia non deve fare la vaccinazione, ma se deve andare in Francia deve fare il passaporto, e per farlo deve fare la vaccinazione.
Il motivo per cui in Italia non e' necessaria la vaccinazione e' che la rabbia in Italia e' considerata estinta, e questo e' il motivo per cui invece i cani che vengono dall'estero devono essere vaccinati, cosi' che un cane straniero, potenzialmente malato, non infetti anche quelli italiani. Lo stesso vale in Francia.
Ma io dico, quanto fa due piu' due? Quattro! Se la malattia e' estinta sia in Italia che in Francia, allora un cane Italiano non puo' infettare quelli francesi ne' viceversa, no?
Il problema sostanziale e' che la vaccinazione non e' totalmente indolore, ma potrebbe avere degli effetti collaterali. Fortunatamente i farmaci di ultima generazione sono piu' tollerati, ma fino a qualche anno fa una sola iniezione, soprattutto in un cucciolo, poteva causare seri problemi irreversibili al cervello.
E poi c'e' anche il costo. Una vaccinazione antirabbica dal mio veterinario, "manodopera" compresa, costa 35 euro. Ho due cani, e quindi diventa 70 euro. Praticamente un giorno in piu' in camera doppia al bed and breakfast. Poi c'e' anche il costo del passaporto in se'. 13 euro per Mr. Bentley - Maddie ce l'aveva gia'. E poi c'e' il tempo perso. L'ufficio veterinario delle ASL della provincia di Lecco si trova, appunto, a Lecco. Dieci chilometri. Nell'ora di punta sono tre quarti d'ora andare e tre quarti tornare. Con l'auto, ovviamente, perche' con i mezzi ci si impiegherebbe di gran lunga di piu'. L'ufficio e' aperto dal lunedi' al venerdi', dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 16. In quelle ore io dovrei essere in ufficio. Quindi mi mangio un'altra mezza giornata di ferie.

Va be', ho colto l'occasione per andare (di nuovo) al CAAF della CGIL per il 730.
In realta' al CAAF ci ero andato il giorno prima, a far controllare il mio precompilato. Da sempre, infatti, quando faccio il 730, lo compilo io. E' una questione di principio. Io le tasse le pago. Le voglio pagare fino all'ultimo centesimo, ma da non credere che cio' non sia doloroso. Quindi non voglio pagare di piu' di quello che mi spetta. Rifiuto di pensare che in uno stato civile debba esserci l'esigenza di pagare un professionista per essere semplicemente onesto e fare il dovuto. Un po' come dire che bisogna pagare l'accisa sui carburanti anche quando non si usa l'auto.
Quest'anno, di diverso dal solito, c'era la detrazione della parte SSN dell'RC auto. C'e' sempre stata, ma io non l'ho mai saputo, e gli impiegati del CAAF non si sono mai preoccupati di dirmelo. Vabbe', non ero proprio sicuro di dove andasse scritta la cifra (anche se mi sono letto le intricate istruzioni - ammetto di essere un po' imbranato in materia). E poi c'era il rimborso come contributo statale per l'installazione di una stufa a legna, un 36% che deve essere spalmato su un periodo di 10 anni. Anche qui, non si capisce perche' io la stufa la devo pagare tutta e subito mentre il contributo statale mi viene rimborsato in 10 anni (la stufa costa circa 1000 euro, quindi il rimborso e' di circa 36 euro all'anno).
Sfido chiunque non sia commercialista a capire dove diavolo va compliato sul 730. Io non sono commercialista, e quindi queste due voci non le ho compilate, sperando che al CAAF fossero cosi' magnanimi da aiutarmi a farlo. Mi sono letto e riletto le istruzioni, ho anche cercato un'illuminazione su Internet, ma non ero affatto sicuro.
Eh no! Non si puo'. Compito del CAAF e' correggere gli errori, non compilare. Se vuoi che te lo compilino loro, il 730, devi pagare l'intera parcella. 140 euro. Cioe', per detrarre una ventina di euro per l'assicurazione auto e 36 per la stufa devo pagare 140 euro?
No. Lo compilo da me e mi prendo un altro appuntamento per riprovarci. Al limite sbaglio e loro me lo correggono. Pensavo di fargli un piacere!
Peccato che prendere appuntamento adesso e' tardi. Sono rimasti solo dei buchi a giugno (quando io saro' in ferie) oppure al mattino. Okay, al mattino. Permessi dal lavoro bruciati.

Quando sono andato la prima volta al CAAF sono pero' riuscito quanto meno a farmi compilare il modulo per l'IMU. Dodici euro. Per scrivere due numeri sul pc e lanciare una stampa. Mi sono sentito sollevato, perche' pensavo che la tassa dovesse essere molto piu' alta. In realta' i 12 euro sono piu' del 30% del totale da pagare per la prima rata. E per il conguaglio dovro' pagare di nuovo.
Piu', ieri ho pagato anche sei euro (non obbligatori, penso quindi che l'anno prossimo non li paghero') per un servizio offerto dal CAAF che consente di mantenere in un db elettronico le scannerizzazioni dei documenti presentati per la dichiarazione dei redditi. Avevo appena letto un articolo secondo cui per controlli casuali lo stato presumeva che ci fossero delle detrazioni ingiustificate nelle dichiarazioni di quattro-cinque-sei anni fa se non si ripresentasser subito i documenti che le comprovassero (praticamente presunzione di colpevolezza). Cioe', prima ti accettano la dichiarazione (mica sulla fiducia: solo dopo averla fatta accuratamente controllare dagli impiegati del CAAF), e poi non si fidano e ti chiedono di dimostrare che quello che hai gia' dimostrato e' vero. Io e' dal 2003 che faccio il 730, ed e' da allora che archivio accuratamente tutti i documenti - non si sa mai -, quindi 'sto servizio non mi serve.
Pero', in che stato di polizia dobbiamo vivere!
Vabbe', avevo gia' in mano il documento dell'IMU, e quindi ho colto l'occasione della mezza giornata di ferie per andare anche in banca a pagarla. Si', perche' le banche aprono quelle tre ore al mattino piu' una al pomeriggio. Mai comunque ad orari sensati.

Insomma, sono riuscito a fare tutto. Ma che fatica!
Ora mi manca una visitina al veterinario per farmi timbrare i passaporti dei cani e poi saro' libero di andarmene in vacanza.
L'avventura continua!

(Grazie a http://rubbahslippahsinitaly.blogspot.it/ per la foto)

venerdì 18 maggio 2012

Scelte di vita

Il mio papa' proviene da una famiglia agricola, ma, con notevoli sacrifici da parte dei suoi, riusci' a diplomarsi in una scuola professionale per disegnatori meccanici.
Dopo il diploma fu lavoratore dipendente presso una azienda meccanica in qualita', appunto, di disegnatore-progettista.
Quando io ero tanto piccolo che i ricordi si sono cancellati (cioe' circa quarantacinque anni fa) decise che la vita da lavoratore dipendente non faceva per lui. Cioe' che, invece che lavorare per altri (dividendo la ricchezza che produceva tra le sue tasche e quelle del datore di lavoro), preferiva lavorare per se' stesso (intascando il ricavato di tutto quello che produceva).
Cio' che fece fu utilizzare le conoscienze accumulate durante gli studi e il lavoro per progettare e costruire una macchina per la torcitura di filato sintetico (per intendersi quello che poi serve per tessere le calze di nylon), e poi utilizzarla per produrlo. Ovviamente per fare cio' ci mise dei soldi (indebitandosi) e delle energie, accettando di sobbarcarsi il rischio di perdere tutto, se l'operazione non avesse funzionato. La nostra fortuna e' che invece ha funzionato, a volte a rilento e con molti sacrifici, a volte meno.
L'azienda operava in un piccolo laboratorio allestito al piano inferiore di casa nostra, e, per dare un'idea della dimensione del business, ci lavoravano solo lui e (part time) la mamma.
Poi arrivo' la crisi degli anni 70. La produzione, nel suo piccolo, funzionava a meraviglia, ma il mercato si ridusse parecchio e per i piccoli artigiani come mio padre cominciarono tempi molto duri. Alla fine "la fabbrichetta" aveva un solo cliente per il filato che produceva (piccole quantita' ma qualita' superiore), il quale decise di affrontare la crisi di liquidita' pagando in natura (cioe' prodotti finiti: calze e altri articoli di biancheria sintetica). Mio padre si prese una licenza di vendita ambulante e comincio' a girare casa per casa a cercare di piazzare quegli articoli. Nel frattempo, poi, dovemmo trasferirci, perche' il rumore prodotto dalla macchina superava i limiti consentiti. Costruimmo una villetta con capannone annesso in zona industriale. Dalle ceneri della crisi, che abbiamo subito duramente, e' sorta una attivita' rinnovata che si e' via via ingrandita, assicurandoci un tenore di vita via via migliore, ed ovviamente finendo di pagare i debiti contratti per l'azienda e per la villa. Mio fratello ed io ci diplomammo, e poi laureammo e poi ognuno prese la propria strada. I miei, chiusa l'attivita', ora vivono di pensione e di un certo reddito proveniente dagli affitti del capannone e di un paio di appartamenti acquistati per investire il sovrabbondante.

Non si trattava di una famiglia ricca, ma nemmeno povera. Piuttosto appartenente a quella categoria di "piccoli imprenditori", che oggi sembra essere cosi' colpita dai suicidi.

Mio padre, nella sua vita, ha avuto la fortuna di poter scegliere, e ha fatto la sua scelta. Consapevolmente. Ha accettato di correre determinati rischi (mio fratello ed io eravamo troppo piccoli per avere titolo decisionale, ma mamma e' sempre stata al suo fianco), in cambio della liberta' di inseguire il proprio sogno. Si e' preso la responsabilita' delle proprie scelte, che comprendevano l'eventualita' che le cose potessero andare molto male. Eventualita' tutt'altro che remota, infatti nel periodo piu' buio papa' ha dovuto, come secondo lavoro, andare letteralmente a vendere le mutande porta a porta, altrimenti sarebbe stata la bancarotta.
In cambio della quotidiana assunzione consapevole di questo rischio, quel che ha ottenuto e' stato, col tempo, un migliore stile di vita, per se' e per la sua famiglia.
Un po' come quando si scommette, insomma. Piu' la puntata e' rischiosa, piu' si vince se la ruota gira dalla parte giusta.

Io invece non ho mai creduto nel mercato, nel capitalismo, nell'opportunita', nella libera impresa. Ho sempre pensato che il lavoro non fosse altro che uno strumento per trasformare un determinato tipo di ricchezza che si e' in grado di produrre in un altro che si e' in grado di consumare.
Io, per esempio, faccio programmi per PC. Non sono commestibili. Sono pero' molto utili per scambiarli in denaro, e il denaro e' utile per acquistare il pane con cui campo.
Ho sempre creduto nella collaborazione. Una azienda e' fatta da persone che collaborano per produrre un bene, e nessuno puo' prendersi singolarmente il merito del prodotto finito, perche' tutti hanno partecipato per produrlo. Io sono molto bravo a fare programmi, ma se non ci fosse una azienda che con questi programmi ci fa qualcosa, il mio lavoro sarebbe totalmente inutile, a me e al resto del mondo.
Rispetto alla scelta di papa', la mia comporta meno rischi. Non c'e' la possibilita' che il mio lavoro vada male. O meglio, si' che c'e', ma e' una eventualita' che posso controllare. Non e' mai dipeso da una scommessa su un futuro incerto.
E questa maggiore sicurezza la pago salata: le varie aziende in cui ho lavorato hanno tratto profitto dal mio lavoro, e quindi il mio lavoro vale di piu' del pane che posso comprare con il salario che mi frutta. E questo valore in eccesso e' servito a ingrassare l'imprenditore che ha reso possibile la trasformazione dei miei programmi per pc in pane. E' servito, in altre parole, a creare quella ricchezza in piu' che rende appetitoso il rischio da parte dell'imprenditore.

Ora mi si dice che il lavoratore deve accollarsi la sua parte di rischio d'impresa. Perche'? Per via della crisi.
Praticamente l'imprenditore, in tempi di vacche grasse, puo' risicare uno stile di vita migliore in cambio del rischio che le cose, per lui, possano andare male in tempi di vacche magre. Io non lo farei, ma lui pare che abbia proprio voluto farlo. In tempi di vacche grasse poteva decidere di non accollarsi quel rischio, e di fare come me, vivendo con uno stile un po' piu' sobrio. Ma ha preferito rischiare e fare l'imprenditore.
Che senso avrebbe, mi chiedo io, se ora rifiuta di pagarne il conto con la scusa che siamo in tempi di vacche magre? Bel Rischio! Sarebbe un po' come scommettere, intascarsi i soldi se si vince ma pretendere il rimborso della posta se si perde. Cosi' scommetto anch'io!
Eppure quelli me lo dicevano, negli anni 80 e 90. Ammettevano che loro si', erano privilegiati, ma che dovevano assumersi il rischio di impresa, mentre io potevo godermi sonni tranquilli. Che loro erano pieni di preoccupazioni per mandare avanti la baracca mentre io, una volta timbrato il cartellino in uscita, mi facevo i fattacci miei. Questo fa la differenza tra un'utilitaria e una maserati, tra un appartamento e una villa con piscina, tra una vacanza nella Bassa e una alle maldive, tra una moglie che rimane a casa a sgobbare come casalinga e una tutta firmata che va a spettegolare dal parrucchiere lasciando a casa la filippina che se ne occupi. Tutto questo, caro imprenditore, e' pagato con il rischio che te la pigli in quel posto se va male.

Quindi, ora che va male te la pigli in quel posto e te ne stai zitto, eccheccazzo!

Senti alla tv di un suicidio di un imprenditore, e poi di un altro, e poi di un altro ancora. E il cuore ti si stringe, perche' la quantita' di tristezza per compiere un gesto del genere e' sufficiente a inondare di lacrime intere popolazioni. Massimo rispetto da parte mia per ognuno di questi singoli gesti.
Ma se ora decidi di farla finita perche' le cose vanno male, mi vien da dire che quel rischio non te lo sei mai assunto.
Ah be'... pero' i benefici te li sei pappati! Troppo comodo.

E questo non e' che vale solo per quegli imprenditori cui escono i soldi dal buco del culo (invero quelli mi sa che sono gli unici che se la caveranno, e che continueranno a vivere la loro vita privilegiata, come se niente fosse). Ma anche per i "pezzenti" del mio livello.
In passato ho lavorato (mio malgrado) con contratti che non erano tutelati dall'articolo 18. La partita IVA, ad esempio. C'erano degli svantaggi e dei vantaggi. Il vantaggio sostanziale e' che il saldo tra retribuzione lorda e tasse forniva un netto di gran lunga superiore a quello di un contratto a tempo indeterminato. Lo svantaggio e' che non si era vincolati ad una azienda, e quindi niente articolo 18, niente ferie retribuite eccetera. Quando si e' proposto il bivio io ho scelto la formula "meno rischi = meno soldi". Mi chiedo secondo quale logica quelli che hanno fatto l'altra scelta possano chiedere che l'articolo 18 venga esteso anche a loro, o che, in alternativa, venga abolito anche per noi.

La mia solidarieta' va a tutti i lavoratori precari, che la possibilita' di una scelta non ce l'hanno e non ce l'hanno mai avuta (morire di fame non e' un'opzione). Ma se uno che ha scelto consapevolmente di fare il libero professionista si lamenta della precarieta' di condizioni che vive adesso, senza l'articolo 18 che lo protegga, be', mi sembra che stia allo stesso tempo insultando anche i precari. Quelli veri.
Quando ho chiuso la partita IVA per andare a fare il lavoratore dipendente, ho dovuto rinunciare a parte del mio stipendio. Quegli stessi che lamentano di non avere la protezione dell'articolo 18 allora mi davano del pirla.

Aggiungerei infine che l'articolo 18 tutela anche chi non ce l'ha.
Abolendo l'articolo 18, per l'azienda sarebbe piu' conveniente un lavoratore dipendente piuttosto che una collaborazione con una azienda individuale esterna. Lo assume, lo fa lavorare finche' gli serve, e poi gli molla un bel calcio in culo.
Quindi verrebbe da dire che i lavoratori a partita IVA dovranno riconvertirsi in lavoratori dipendenti, con stipendi piu' bassi e nessuna tutela. Siccome ti possono dare un calcio in culo quando vogliono, ti terranno a fare lavoro da schiavo per due lire.
Aspettando che tornino le vacche grasse - se mai torneranno.

mercoledì 9 maggio 2012

Botta e risposta/2

Continua la mia ricerca di lavoro, e sono sempre piu' perplesso sulla (in)consapevolezza da parte dei selezionatori riguardo al loro ruolo.
Mi stupisco della loro arroganza, cartina di tornasole del fatto che, se si tratta di un servizio per le aziende, certo non lo e' per il lavoratore, a meno che non sia alla canna del gas (e in questo periodo purtroppo parecchia gente e' in quelle condizioni - per fortuna, io no).

Ecco un interessante scambio di mail che riporto camuffando i dati sensibili.

Oggetto: candidatura analista/programmatore .NET

Gentile Sig. C.,
La ringrazio per la Sua candidatura in relazione alla posizione in oggetto.
Siamo interessati a valutare il Suo profilo. A completamento di quanto da Lei indicato nel Curriculum, La pregherei di fornirmi indicazioni circa:
- la Sua attuale posizione contrattuale;
- le Sue aspettative economiche;
- i Suoi obiettivi professionali.

In attesa di un Suo cortese riscontro, Le porgo cordiali saluti.

Dott.ssa R. F.
Responsabile Marketing e Risorse umane
Xyz

Buongiorno, Dott.ssa F.
La ringrazio per la sua cortese mail
- La mia posizione contrattuale e' inquadrata al 6' livello del CCNL metalmeccanico
- Le mie aspettative economiche sono un miglioramento (che non saprei quantificare adesso) della mia attuale retribuzione (cioe' X euro netti mensili x 13 mensilita' piu' un premio di produzione variabile annuo)
- I miei obiettivi professionali sono di migliorare la mia conoscenza nel campo specifico descritto nel CV oppure anche in altri campi in cui ci si prospetti una crescita intellettuale (e quindi un miglioramento o un ampliamento del mio skill).

Colgo l'occasione per porle anch'io alcuni quesiti:
- Che tipo di posizione si tratta? (nella mail fa testo alla posizione in oggetto, ma "Analista/Programmatore .NET" e' una dicitura piuttosto generica!)
- Che tipo di offerta economica proponete?
- Che tipo di contratto offrite?

In attesa di una sua rispsta le porgo cordiali saluti.
Dott. Dario C.

Gentile Sig. C.,
La ringrazio per la cortese e sollecita risposta.

Rispondo di seguito alle Sue domande:
- Credo sappia già di quale posizione lavorativa si tratti, dal momento che ha effettuato la candidatura; tuttavia, troverà le specifiche necessarie sul sito attraverso il quale ci ha inoltrato il Suo CV.
- Ovviamente il trattamento economico è proporzionato alle competenze, sarebbe prematuro adesso e in questa sede parlarne senza aver effettuato un colloquio conoscitivo e tecnico; a tale proposito, Le proporrei di effettuare un test tecnico preliminare al colloquio, in modo da effettuare le dovute valutazioni da ambo le parti.
- Il contratto è a tempo determinato.

Attendo Sue comunicazioni riguardo al test tecnico e Le porgo cordiali saluti.
R. F.

Gent. Sig.ra F.,
Grazie per le delucidazioni che mi ha fornito.

Dal momento che sono un analista/programmatore e lavoro su piattaforme .net, e dal momento che sono motivato a cambiare lavoro, mi sono iscritto a numerosi motori di ricerca mirati, e prendo in considerazione tutte le offerte di lavoro che titolino "analista/programmatore .net". La mia strategia e' leggere attentamente l'offerta e se si confa' alle mie aspirazioni e alle mie competenze, invio una applicazione, corredata da CV nel formato che il motore di ricerca prevede.
Ora, io non ricordo di aver mai mandato una applicazione a
Xyz direttamente, ma potrei averlo fatto indirettamente tramite un motore di ricerca. Non ricordo, ma potrei sbagliarmi, di aver mai visto in alcun annuncio cui io abbia risposto, l'esplicito riferimento a  Xyz.
Di conseguenza, sono certo di aver risposto a parecchi annunci che titolavano l'oggetto della Sua mail, e sono anche convinto di averli valutati tutti accuratamente. Quello che pero' mi sfuggiva, e continua a sfuggirmi, e' a quale di questi Lei si riferisca.
Ma non credo che cio' importi piu', visto che io valuto soltanto contratti a tempo indeterminato, mentre voi avete solo un tempo determinato da offrire (particolare che, a parte un eventuale episodio di colpevole distrazione da parte mia, non compariva nell'annuncio, altrimenti non mi sarei permesso di scomodarLa con l'inutilita' di una mia risposta).

Mi perdoni l'ignoranza, ma vorrei cercare di capire la logica che sta sotto alla selezione del personale. Ho sempre pensato che il trattamento economico non dovrebbe essere proporzionato alle competenze della persona che viene assunta, ma alle competenze che vengono richieste per il posto che quella persona deve ricoprire. Se un imprenditore assumesse un ignegnere per fare le pulizie dei bagni aziendali, dovrebbe pagarlo quanto un pulitore di bagni, non quanto un ingegnere. Dando per scontato che chi assume conosca il ruolo che la persona che assume dovra' ricoprire, suppongo anche che abbia ben chiaro quali siano le competenze che richiede, e quindi abbia una idea precisa della retribuzione che e' disposto ad elargire. Se il candidato ha quelle competenze, verra' retribuito in quel modo, se non le ha verra' scartato nella selezione. Credo questa prassi sia molto comune in paesi piu' evoluti del nostro, come ad esempio gli Stati Uniti (ho avuto modo di sperimentare personalmente), dove l'offerta di lavoro viene pubblicata completa della parte economica, e nessuno si permetterebbe di adottare strategie per mercanteggiare a posteriori. Verrebbe considerata una mancanza di rispetto per il lavoratore.

Piuttosto ora mi stupisco della sua richiesta riguardo alle mie aspettative economiche. E' altrettanto ovvio che siano proporzionate all'impegno, dal punto di vista del tempo e delle energie, che verrebbe richiesto. Per questo non ho potuto essere piu' preciso nella mia risposta. Evidentemente non cambierei posto di lavoro se mi si offrisse un peggioramento del mio stipendio, ma e' altrettanto evidente che, senza conoscere i dettagli dell'offerta, mi e' impossibile quantificare il miglioramento minimo che potrei prendere in considerazione. Inoltre le mie ambizioni di crescita intellettuale e culturale potrebbero indirizzarmi nella scelta indipendentemente dalla retribuzione offerta.

Sono certamente favorevole all'idea di un test tecnico (se cio' non dovesse comportare alcuna spesa di tempo e denaro da parte mia - di che si tratta? di un questionario? - scusi la precisazione, ma qualche tempo fa mi convocarono per un colloquio conoscitivo a 400 km di distanza, inutile dire che mi sono dovuto sobbarcare la spesa del viaggio - succede anche questo!). Penso tuttavia che il test tecnico non servirebbe a me come autovalutazione: io credo di essere conscio dei miei limiti. Mi servirebbe invece per avere una conoscienza piu' approfondita delle richieste e delle logiche del mercato del lavoro, visto che mio malgrado ci ho a che fare. Mi scuso ma purtroppo io non ho un questionario analogo da inviare a Lei per poter valutare la Sua Azienda.

Cordiali saluti
Dario C. 


Questo scambio di mail si e' risolto nel giro di due giorni. La dott.ssa R. F., Responsabile Marketing e Risorse umane della Xyz, non ha ritenuto opportuno dare seguito alla piacevole conversazione.

lunedì 30 aprile 2012

Successione di Fibonacci, proporzione di Dio, ordine democratico e bellezza della natura

Guardando in streaming la serie televisiva Touch mi sono tornate alla mente alcune cose che mi avevano molto affascinato ai tempi del liceo e dell'universita'. Ho pensato che era ora di rispolverarle un po' su Wikipedia.
Ovviamente il telefilm non scava profondamente l'argomento, ma da' un buon spunto per fantasticarci un po' sopra.

La successione di Fibonacci

Leonardo Fibonacci e' un tizio che e' vissuto intorno al 1200, che ha inventato una sequenza infinita di numeri interi. Ecco i primi numeri della sequenza:
0, 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89, 144, 233, 377, 610, 987, 1597, 2584, 4181, 6765, 10946...

Apparentemente, per chi non conoscesse gia' Fibonacci, si tratta di numeri piu' o meno casuali. A colpo d'occhio si indovina che sono sempre crescenti (a parte il secondo e il terzo che sono uguali), e che divergono (cioe' che al crescere dei numeri cresce anche la differenza tra due numeri consecutivi), ma oltre a questo non dicono molto.

La serie e' definita da una regola semplicissima, e i vari numeri che la compongono sono anche molto facilmente calcolabili (tanto che per scrivere i primi numeri qui sopra non ho consultato nessuna tabella e ho fatto i conti a mente in cinque minuti). Ecco la regola:
Per definizione i primi due numeri sono 0 e 1. I successivi sono dati dalla somma dei due precedenti. Cioe',
N0=0
N1=1
per ogni n>1 Nn=Nn-1+Nn-2

Si tratta di una definizione ricorsiva, cioe' tale che il risultato, per un particolare valore di n, e' dato dalla composizione dei risultati per altri valori di n.
Data la definzione della regola, quindi, e' facile calcolare la sequenza:
N0 = 0
N1 = 1
N2 = N1+N0 = 0+1 = 1
N3 = N2+N1 = 1+1 = 2
N4 = N3+N2 = 2+1 = 3
N5 = N4+N3 = 3+2 = 5
N6 = N5+N4 = 5+3 = 8
N7 = N6+N5 = 8+5 = 13
N8 = N7+N6 = 13+8 = 21
N9 = N8+N7 = 21+13 = 34
N10 = N9+N8 = 34+21 = 55
N11 = N10+N9 = 55+34 = 89
...
A parte l'eleganza della definizione, sembrerebbe trattarsi di una costruzione del tutto artificiosa e del tutto inutile, ma nella sua estrema semplicita' sembra proprio avere tutta una serie di applicazioni pratiche sorprendenti. Ma tempo al tempo, vediamoci prima la "sezione aurea".

La sezione aurea

La sezione aurea, o numero aureo, con qualche eccesso di pathos definita anche "proporzione di Dio" e' un numero dato dal rapporto di due lunghezze, in modo che la prima sia media proporzionale tra la somma delle due e la seconda.
Se ho un segmento AB si tratta di trovare un punto C interno al segmento in modo che la lunghezza AC sia media proporzionale tra AB e CB, o in altre parole:
AB:AC=AC:CB.
(AB sta ad AC come AC sta a CB)

Chiamando AC=a e CB=b, la proporzione diventa:
(a+b):a=a:b
Il numero Aureo φ e' uguale proprio al rapporto a:b
Il suo valore si puo' calcolare come


Facilmente si ricava anche che (a+b):a=a:b=b:(a-b)

Il numero φ, assieme al suo reciproco hanno un sacco di proprieta' matematiche.
Innanzitutto
φ=1,618033988749894848204586834... e' un numero irrazionale.
Sorprendentemente Φ = 0,618033988749894848204586834... (per chi non l'avesse notato, la parte decimale e' identica!)
Ed e' anche vero che φ2 = 2,618033988749894848204586834... (la parte decimale e' di nuovo identica!).

Un'altra proprieta' matematica bizzarra e' che
φ2 = φ10
e che in generale
φn = φn-1 + φn-2
Il che rende φn una sequenza calcolabile in modo ricorsivo, come i numeri di Fibonacci:
φ0 = 1
φ1 = φ
φ2 = φ10 = φ+1
φ3 = φ21 = 2φ+1
φ4 = φ32 = 3φ+2
...
Una caratteristica che a me sembra notevole e' che le potenze di φ crescenti calcolano numeri sempre piu' "quasi interi". Cioe', non esattamente numeri interi ma irrazionali che li approssimano sempre meglio.

Come tutti i numeri irrazionali, φ e' esprimibile come frazione continua (questa proprio non me la ricordavo!). Una frazione continua, espressa come una sequenza di numeri interi [a1, a2, a3, a4, ...] e' il numero calcolato come

(evidentemente per i numeri irrazionali la sequenza di interi che compare nella frazione continua e' una sequenza infinita)
Ebbene, il numero φ e' esprimibile come frazione continua [1, 1, 1, 1, 1, 1, ...], cioe'

Poiche' la sequenza e' composta da tutti numeri 1, cioe' l'intero piu' piccolo possibile, ad ogni elemento che si aggiunge, cioe' ad ogni passo successivo dell'approssimazione, visto che il numero compare al denominatore, si aggiunge la quantita' piu' grossa possibile. Quindi, al passo n-esimo questa funzione continua calcola un numero razionale che approssima il numero irrazionale φ e' in modo peggiore di quanto qualunque altra sequenza, al passo n-esimo, approssimi un altro numero irrazionale.
In altre parole, φ e' il numero "piu' irrazionale" di tutti, cioe' quello che sfugge di piu' di tutti dall'approssimazione tramite una frazione.

E, per uno come me, che si esalta con la matematica al pari di un nerd della peggior specie, gia' queste proprieta' sono entusiasmanti, ma c'e' molto altro.

La sezione Aurea fu scoperta dai Greci nel VI sec. AC. Per i Greci, il numero 5 aveva un'importanza simbolica: era la somma del maschile (3) e del femminile (2). Questa proprieta' ha contribuito all'attribuzione di una certa aura magica alla sezione Aurea, infatti se si disegna il pentagono regolare e le sue diagonali (ottenendo una stella a cinque punte inscritta nel pentagono), i vari segmenti sono in rapporto tra loro come φ: nella figura

AB:AC=AC:CB
Ma siccome CD=AC-CB, allora anche
AC:CB=CB:CD
AC e' anche uguale al lato del pentagono, quindi tutti i segmenti disegnati in figura sono uguali alla prima, all'ultima o alla media ragione della proporzione.
In mezzo alla stella poi, risulta un altro pentagono regolare. Disegnando quindi le diagonali a questo pentagono si ottiene la figura

che ha ovviamente le stesse proprieta' della precedente, e cosi' via all'infinito.
Proprieta' analoghe si possono ricavare osservando il triangolo aureo...


Il significato simbolico della sezione Aurea ha influito nell'arte. Fidia utilizzo' la sezione Aurea per proporzionare le statue del Partenone (per questo l'utilizzo del simbolo φ per denominarne il valore). Leonardo utilizzo' φ per mappare la Gioconda.

Basta comunque cercare un po' in rete per trovare numerosi altri esempi.

Ma che c'entra la successione di Fibonacci con la sezione Aurea?
Dunque, prendiamo la successione, escludiamo il primo numero (che e' zero) e calcoliamo il rapporto tra il terzo e il secondo, tra il quarto e il terzo, tra il quinto e il quarto e cosi' via.
Ho ficcato questo calcolo in un foglio Excel, e questo e' il risultato:

Nella prima colonna c'e' l'indice del numero di Fibonacci riportato nella seconda colonna, alla sua destra. Nella terza colonna c'e' il valore del rapporto tra il numero corrispondente nella seconda colonna e il suo precedente (ovviamente, non potendo dividere per 0, si parte dal terzo numero diviso il secondo). Si nota che i valori della terza colonna convergono molto velocemente al valore di φ. A fianco sono mostrati graficamente quei valori, e si vede chiaramente la convergenza.
Matematicamente si puo' dire che

(per n tendente all'infinito, l'n-esimo numero di Fibonacci diviso per il suo predecessore tende alla sezione Aurea)

Un altro fatto strano che riguarda i numeri di Fibonacci e la sezione Aurea e' il modo in cui sono comparsi nella Storia.
La sezione Aurea e' stata inventata dagli antichi Greci, ma dopo il declino del periodo Ellenistico e' andata in disuso e pressoche' dimenticata per oltre un millennio.
Nel tredicesimo secolo Fibonacci defini' la sua successione, per applicazioni totalmente slegate dalle proprieta' della sezione Aurea, e infatti ne' lui ne' alcun altro ne noto' la correlazione, che fu invece scoperta solo qualche secolo piu' tardi.
Tra l'altro Fibonacci fu il primo a scrivere una funzione ricorsiva, per altro ignorandone l'importanza. Certo, anche la sezione Aurea e molti altri accrocchi matematici scoperti prima possono essere calcolati mediante funzioni ricorsive (che, dall'informatico che sono, trovo davvero geniali, addirittura affascinanti), ma la loro definizione in questi termini e' stata trovata solo dopo Fibonacci.

Va be', si dira'. Si sono scoperte due cose matematiche e dopo oltre un millennio le si sono messe assieme. Tutto molto affascinante, ma ancora non abbiamo trovato a cosa serve tutto questo.

Applicazioni in natura

Prendiamo un foglio a quadretti e ripassiamo a penna un quadretto piu' o meno in centro.
Sotto di esso evidenziamo in modo analogo il quadretto adiacente.
A destra di esso disegnamo un quadrato appoggiato ai due quadretti disegnati precedentemente, che abbia lato la somma dei due (2 quadretti).
Al di sopra del disegno tracciato disegnamo un altro quadrato che ci si appoggi, con lato pari alla lunghezza appena tracciata (2+1=3 quadretti).
A sinistra di tutti questi quadrati tracciamone un altro il cui lato si appoggi alla figura. Il lato di questo quadrato sara' 3+2=5 quadretti.
Facciamo la stessa cosa di sotto. Il nuovo quadrato ha lato 5+3=8 quadretti.
Proseguiamo cosi' finche' c'e' spazio sul foglio.
E' evidente che i quadrati disegnati hanno lato corrispondente ai numeri di Fibonacci.

Ora possiamo inscrivere quarti di circonferenza nei vari quadrati in modo che ognuno sia tangente a quello inscritto nel quadrato successivo e in quello precedente

La curva che abbiamo ottenuto si chiama Spirale di Fibonacci.
In realta' non e' esattamente una spirale: una spirale e' una curva tale che in ogni punto la sua derivata in coordinate polari sia continua. Qui invece non lo e': la curvatura e' costante per ogni ed ha una discontinuita' rispetto al quadrante successivo. In altre parole una "vera" spirale non e' disegnabile con un compasso.
La spirale di Fibonacci e' pero' una buona approssimazione della Spirale Aurea, che e' una particolare spirale logaritmica di cui vi (e mi) risparmio i dettagli matematici.

Il bello e' che in natura ci sono molti esempi di questa spirale. Un esempio e' quello della disposizione dei semi nei fiori come il girasole.

Allo stesso modo si disongono gli eleementi delle pigne, degli ananas, i chicchi di mais sulla pannocchia...

C'e' poi l'angolo aureo, cioe' un angolo che divide l'angolo giro in due parti tra le quali la proporzione e' pari a φ.
Nella maggior parte delle piante le foglie sui rami si sviluppano in modo che ci sia un angolo aureo tra le foglie precedenti e le successive.

Esistono una quantita' di casi in cui si possono notare le applicazioni della sezione Aurea o dei numeri di Fibonacci.
Ad esempio, la maggior parte dei fiori ha un numero di petali pari ad un numero di fibonacci (da Wikipedia: "i gigli ne hanno tre, i ranuncoli cinque, il delphinium spesso ne ha otto, la calendula tredici, l'astro ventuno e le margherite di solito ne hanno trentaquattro o cinquantacinque o ottantanove")

Una giustificazione di questo comportamento in natura e' data proprio dal fatto che, come abbiamo visto sopra,  la sezione Aurea e' il numero "piu' irrazionale" di tutti.
Ad esempio, nel disegno riportato qui sopra, il fatto che tra ogni coppia di foglie successive ci sia l'angolo Aureo assicura che ogni foglia e' "coperta" da quelle successive il meno possibile, e che quindi ognuna riceva la piu' grande quantita' di luce possibile.
Un'altra ragione e' che, poiche' i numeri di Fibonacci non rispettano un ordine replicabile, proprio per come sono stati costruiti, ognuno contribuisce nella solidita' del tutto. Mi spiego: se la disposizione su una pannocchia dei semi di mais fosse regolare, diciamo 50 semi per ogni giro, ogni seme si troverebbe esattamente allineaato a quelli dei giri successivi e precedenti. La pannocchia rischierebbe di rompersi lungo quelle linee. Inoltre su quelle linee ci sarebbe il massimo affollamento di semi mentre tra una linea e l'altra non ci sarebbe alcun seme.
Certo una soluzione a questo problema potrebbe essere che i semi fossero disposti a "esagono", come le celle dell'alveare. In questo modo i semi sarebbero distribuiti il piu' uniformemente possibile. Ma si potrebbe comunque trovare un allineamento (anzi tre, a l'uno dall'altro), e lungo queste direzioni l'allineamento indebolirebbe la pannocchia.

In altre parole, anche se ne' la sezione Aurea ne' i numeri di Fibonacci sono stati inventati per questo motivo, essi descrivono bene alcuni comportamenti della Natura.
Immagino che l'evoluzione darwiniana abbia sviluppato delle forme che rispecchiano bene queste regole, poiche' vincenti rispetto a tutti gli altri schemi. La disposizione delle foglie ad angoli aurei intorno ai rami assicura una migliore insolazione delle foglie stesse, rispetto ad altre disposizioni piu' regolari.

L'ordine democratico

La ricorsivita' nella definizione della succesione di Fibonacci, e quindi anche in quella della sezione Aurea mi fa pensare ad un ordine che viene dal basso, dalla collaborazione degli elementi stessi che subiscono e traggono vantaggio dalla regola. Il numero n-esimo di Fibonacci e' difficilissimo da calcolare, a meno che non se ne conoscano i due predecessori. Conoscendoli invece e' un gioco da ragazzi.
La disposizione dell'n-esima foglia intorno al ramo e' determinata univocamente da quella precedente, ed essa stessa determina quella successiva. La regola non e' quindi "centralizzata", ma applicata localmente.
A me pare una buona metafora della democrazia. Ognuno contribuisce, nel suo piccolo, all'ordine di sopravvivenza della societa' cui appartiene. Il posto di ognuno e' determinato dai suoi antenati, e determinera' a sua volta le generazioni future. E tutti hanno la responsabilita' di collaborare nel rispetto delle regole che non sono imposte dall'alto, ma si sono sviluppate per necessita' e sono finalizzate alla conservazione della specie.
Io credo che l'umanita' non abbia bisogno di un potere costituito che regoli la vita degli uomini. Credo piuttosto che ogni uomo debba riconoscere di far parte di una societa' naturalmente organizzata, e rinunciare ad un po' delle proprie ambizioni per il bene comune. La foglia che si appropria di un posto che non le compete determina un peggioramento delle condizioni di tutte le altre, compromettendo l'efficienza dell'intero ramo e quindi la sopravvivenza di tutte le foglie (compresa se' stessa).

(Parecchio materiale e alcune foto sono tratti da Wikipedia)

lunedì 16 aprile 2012

Sulle bambole spettinate e gli scogli bagnati

Dov'e' il progetto?
Io dico "stiamo lavorando!" ma... appunto... non e' che siamo stati qui a pettinare le bambole o... a Genova diciamo "asciugar gli scogli"...
Noi abbiamo non solo della cosa fatta, diciamo elaborata. Abbiamo anche della cosa decisa che puo' comporre. Certo dobbiamo ancora lavorare, per l'amor di dio...


Il PD da sempre si e' posto come forza di governo alternativo. Alternativo a quello di destra, si capisce.
Nel senso che prima c'era quel bigolo di Berlusconi, e il PD suo malgrado stava all'opposizione perche' ha perso le elezioni (tanto per farla semplice).
E il compito di una opposizione seria e' quello, oltre che di punzecchiare il culo alla maggioranza e al governo che essa sostiene, di preparare una alternativa di governo da proporre quando quel governo e quella maggioranza venissero meno (magari anche in seguito alle punzecchiature di cui sopra).

Allora cerco di parafrasare la simpatica citazione di Bersani qua sopra:
Che alternativa avete preparato a Berlusconi?
La stiamo preparando, non e' che non ce ne stiamo occupando.
Abbiamo gia' fatto qualcosa, e abbiamo qualche proposta. Abbiamo anche delle cose che abbiamo deciso ma non ancora messo assieme. Certo, non abbiamo una proposta concreta ancora.

Come a dire: la lunga era di Berlusconi non e' stata abbastanza lunga da consentirci di costruire una alternativa degna di essere proposta. Pare strano per un partito di opposizione.
E quando e' caduto Berlusconi quindi non c'era niente di pronto da proporre (probabimente mancava "della cosa decisa che puo' comporre"). Tanto che il Capo dello Stato ha nominato un tecnico pronto a fare carta igienica dei piu' deboli per risanare l'economia dei ricchi. Chissa' se avrebbe fatto lo stesso in presenza di una alternativa piu' democratica. Non possiamo saperlo, perche' il PD "stava lavorando". Erano mica li' a pettinare bambole o asciugare scogli. Come dicono a Genova. Bene ha fatto Napolitano a non andarli a disturbare mentre lavoravano cosi' alacremente.

E puo' pure darsi che un governo di sinistra non sia possibile (perche', governo tecnico o no, se le espressioni "destra" e "sinistra" hanno ancora un significato, quello di Monti mi pare proprio un governo di destra).
Cioe', magari e' pura illusione. La democrazia si dimostra impossibile. Un'utopia. L'umanita' puo' andare avanti solo con i ricchi che comandano sui poveri che fan la fame. La sinistra e' fallimentare perche' non funziona.
Spero non sia cosi', ma se cosi' fosse... se il PD pensasse che la sinistra non puo' funzionare, allora mi pare che dovrebbe ammettere di non avere alcun senso di esistere e smettere di prenderci per il culo.
Ma se invece esiste la possibilita' di proteggere i deboli e limitare il potere dei ricchi, di cogliere l'occasione della crisi per creare una economia solidale, be', mi pare che sia proprio compito del PD e che i tempi siano piu' che maturi.

giovedì 5 aprile 2012

Another brick in the wall...

Sapete quel sapore di marcio ed umido che ti rimane in gola - qui in Lombardia lo chiamiamo "magone" - somatizzando un miscuglio di rabbia e delusione per qualcosa che e' andato storto malgrado i tuoi sforzi e nonostante la convinzione che, in fondo, quell'obiettivo, tu, te lo meritavi proprio!?
Quella sensazione che ti fa venire una gran voglia di farla finita... no, non fraintendetemi, non mi e' mai passata per la testa l'idea del suicidio, parlo piuttosto della voglia di farla finita con QUESTA vita. Di azzerare tutto e ricominciare, questa volta pero' stando attento a costruirti intorno un mondo semplice. Piu' semplice di quello che... ma come diavolo hai fatto a rendertelo cosi' complicato?
Eppure non si puo' fare, perche' per costruire questa vita, l'unica che hai, ci hai speso una vita intera, e alla fine, se ti rendi conto di aver scelto la strada sbagliata, ormai e' troppo tardi per tornare indietro al bivio. A quel bivio la cui importanza - solo ora te ne rendi conto - hai decisamente sottovalutato. E adesso ti volti ossessivamente a destra e a sinistra, alla ricerca di una via di fuga laterale, ma qualunque deviazione dalla strada maestra ha un segnale di divieto di transito. Traffico consentito solo a chi ha denaro e potere. Credo sia proprio questa la motivazione che spinge un sacco di gente a spendere un sacco di soldi nelle lotterie, giocando "il giusto", come recita, per dovere ministeriale, la ragazza della pubblicita', talmente allegra che ti verrebbe da pigliarla a cazzotti seduta stante.
Altro che self-made man! Qui l'unica speranza di, non dico farsi da soli, ma almeno migliorare un po' le proprie condizioni (ma che dico: non peggiorarle sarebbe gia' un successone!), per agire sul proprio destino, e' quella di vincere la lotteria, che se non avessi studiato un minimo di statistica e non sapessi che si tratta di una speranza talmente vana da non giustificare nemmeno il costo del biglietto, sarei tentato di giocare anch'io. Altro che merito! Impegnarsi e' inutile, che' tanto, per bene che ti vada, dove sei resterai. E in ogni caso sara' un effetto indipendente dalle tue azioni e dal tuo impegno, cosa credi? Rassegnati!

L'ultimo mattone nel mio muro racconta di quanto sia falsa la strategia di ridurre i diritti dei lavoratori per rendere piu' dinamico il mercato del lavoro. No, non mi pare che rendere piu' facili i licenziamenti possa essere un metodo buono per aumentare i posti di lavoro, a meno che cio' non provochi, come vogliono farci credere, una maggiore facilita' ad assumere. Da parte delle altre aziende, ovviamente.
E' un paradosso. Se l'azienda X potesse licenziare facilmente, e cio' comportasse una facilita' da parte delle aziende di assumere chi viene licenziato, e' chiaro che tornerebbe a vantaggio delle aziende che assumono, e non dell'azienda X (non riuscirete mai a convincermi che per una azienda licenziare comporta alla stessa azienda una esigenza di assumere).
Se l'argomento non fosse tanto delicato verrebbe da riderci sopra. Che logica e'? Perche' mai un imprenditore dovrebbe desiderare la liberta' di licenziare i propri dipendenti se adoperare questa liberta' andrebbe a solo vantaggio dei suoi concorrenti?
E' palesemente falso. Lo capirebbe anche un bambino. Risultati di alcune ricerche etologiche mostrano chiaramente che anche le scimmie danno chiari segni di capirlo: maggiore flessibilita' significa spostare lavoratori da qui a la', mica buttarli fuori dalla finestra con un calcio in culo, sperando solo che nella caduta si ammazzino, tanto per non gravare sulle casse dello stato, che poi, le tasse sono io a pagarle!
Non arrivo nemmeno a discutere se sballottare artificiosamente i lavoratori tra i posti di lavoro sia o no un bene per i lavoratori o per la societa' (indubbiamente spezzerebbe la noia di questa monotonia!). Ma intanto, quanto meno che sia utile alle aziende, e quindi all'economia (ove il bene delle aziende equivale al bene dell'economia - e questo non e' poi cosi' scontato).

Credo che il mio stipendio attuale sia basso. Come faccio a dirlo? Rispetto alla ricchezza che l'azienda si fa attraverso il mio lavoro, anche se ammetto che questo indice e' difficile da determinare. Lo dico anche in considerazione del fatto che e' da otto anni che lavoro qui, e da sette non mi viene accordato alcun aumento. Nemmeno quello sindacale legato all'inflazione programmata (grazie alla voce "superminimo riassorbibile" della mia bustapaga, che mi e' stato accordato appunto sette anni fa' come aumento). Quindi se, come suppongo, otto anni fa' il mio stipendio era, al massimo, giusto, oggi, che ha ridotto il suo potere d'acquisto, e' basso.
Di contro credo anche che il tipo di lavoro che svolgo occupi un posto strategico per un'azienda che vuole crescere investendo: alla fine i computer governano sempre piu' i processi produttivi, no? Con questo non e' che voglio svalutare gli altri tipi di lavoro, intendiamoci. Ma se la logica dei padroni e' quella di inseguire lo sviluppo delle loro aziende, dovrebbero, per mero calcolo, premiare quelli che lo producono.
Si puo' discutere se cio' sia etico, ma allo stato dei fatti le aziende vogliono crescere, o no? Dovrebbe essere questo il compito sociale dell'imprenditore, o no? O vogliamo permettergli di arraffare arraffare alle nostre spalle finche' ci sono le vacche grasse e scappare alle Maldive col malloppo in tempi di vacche magre?

Cambia lavoro, Dario, che e' questo e' il tuo dovere civile.
Eh, ma qui, provincia della provincia, non ci sono posti di lavoro per quelli come me.
E allora devi spostarti.

Ecco, io un lavoro un po' lontano l'avrei anche trovato. E ho chiesto uno stipendio che, al netto, prevede una maggiorazione rispetto al mio stipendio attuale (che ritengo basso) pari ai soldi del carburante necessario per fare il pendolare. Perche' se la flessibilita' del mercato del lavoro e' una ricchezza per la societa', be', non dovra' mica essere tutta a spese del lavoratore! Di fatto, lo stato ti richiede di essere flessibile, ma non fa nulla per rendere possibile realizzare questa flessibilita' coi mezzi pubblici. Ti costringe a prendere l'auto e ti punisce con le accise.
Prendiamo il mio stipendio mensile, aggiungiamoci il costo del carburante per farci gli ottanta chilometri (centosessanta al giorno). Rinunciamo anche al premio di produzione che, in quanto tale, varia col variare della produzione, e quindi - laciamo stare - e' difficile da valutare. In totale ci rimetto. E in piu' spendo 4-5 ore al giorno inutilmente nei trasferimenti, ricompensato oltre che dalla consapevolezza di aver provveduto al mio dovere civile alleviando il senso di monotonia che grava cosi' pesantemente sull'animo del mio Presidente del Consiglio, anche dalla speranza di un posto di lavoro professionalmente e umanamente migliore dell'attuale.

E invece no.
Ci dispiace ma chiedi troppo, Dario.
Dopo averci pensato per un mese mi hanno offerto uno stipendio pari al 20 per cento meno dell'attuale. Di piu' non le possiamo offrire, Dario.
Certo, c'e' la fila di disoccupati pronti a scannarsi pur di ottenere quel posto!

Si dice che gli stipendi degli italiani siano i piu' bassi in Europa (la stima, a onor del vero, mi sa che e' stata fatta prima che la situazione in Grecia precipitasse, ma tra ultimi e penultimi c'e' poco da scialare!).
Certo, diranno gli imprenditori, se si legalizzasse la schiavitu' sarebbe meglio, ma secondo me pagare poco lavoratori professionalmente validi dovrebbe essere gia' un bel risparmio da parte dell'azienda. Eppure, nonostante questo, c'e' crisi. I lavoratori prendono poco ma c'e' crisi. Dove finiranno mai quei soldi?

Mi sento come in prigione. Lavoro in una condizione degenerata al punto che l'unica via d'uscita e' l'impoverimento. Il Padrone ha istituito una gerarchia artificiosamente aggressiva, inutilmente aggressiva, tutta rivolta ad umiliare gratuitamente il lavoratore. Specie se si tratta di lavoratore (come me) che ci ha messo l'anima per fare le cose bene. E non per interesse mio o dell'azienda, ma solo per onesta' intellettuale.

Bisognerebbe scoprire un altro pianeta su cui emigrare: qui non c'e' piu' posto per me.

lunedì 2 aprile 2012

Grandi opere

La mia ricerca di lavoro continua.

Non avendo nessuna speranza di trovare qualcosa piu' vicino a casa mia che Milano, ho subito esteso la ricerca ad un raggio di ottanta chilometri.
Non trovando niente di buono ho pensato di estendere ulteriormente la ricerca, non tanto perche' io ritenga che altri luoghi offrano di piu', ma perche' ingrandendo l'area di ricerca la probabilita' dovrebbe aumentare. E' da tempo che sto quindi cercando in tutta Italia e non disdegno affatto l'estero. Qualche colloquio sono andato a farlo in Svizzera, e altri ne ho fatti (per fortuna in Italia) per posti di lavoro altrove.
In questo periodo mi e' capitata l'opportunita' di farne uno a Firenze.
Bene, dico io. Quella parte d'Italia mi e' sempre piaciuta. Mi ci trasferirei volentieri, e altrettanto credo R, Maddie, e Mr. Bentley. E ho cominciato a fantasticare sull'idea di diventare Toscano. Certo, bisogna valutare tutti i pro e i contro. Ma perche' fasciarsi la testa prima di romperla? Cominciamo ad andare al colloquio, mi son detto. Che' non so nemmeno di che posto di lavoro si tratta (il colloquio e' con una societa' di ricerca personale). Devo solo fissare l'appuntamento. La societa' di ricerca personale si e' dimostrata magnanima a permettermi di scegliere la data dell'incontro.

Coi tempi che corrono, la benzina che e' andata alle stelle (per fortuna vado a GPL, ma anche quello e' aumentato proporzionalmente - anzi di piu': il cinquanta per cento nel giro di un paio di mesi). Non riesco a fare piu' di 10 km con un euro. Da qui a la', secondo Google Maps ci sono 360km. Andar bene costa quindi 36 euro, solo in carburante. Piu' 36 per tornare. Piu' c'e' l'autostrada eccetera. Direi che tutta l'operazione mi costa sui 100 euro.

Ma ancora prima di fare questo conto l'idea era quella di andarci in treno, in considerazione anche del fatto che il luogo del colloquio e' vicinissimo alla stazione. Per non contare la scocciatura del traffico e la necessita' prestare l'attenzione alla guida che in treno mi risparmierei. Ed in piu' farei il mio bel gesto quotidiano per rispettare la natura e sistemarmi la coscienza, evitando di inquinare.

Uhm... Vediamo... www.trenitalia.it. La homepage mostra promozioni da 9 euro per il TAV su varie tratte, ad esempio Torino-Napoli. Evidentemente la tratta Milano-Firenze non e' in promozione, ma non sara' poi cosi' tanto costosa, no?
Allora, inserisco i dati. Partenza Calolziocorte-Olginate, arrivo Firenze Campo di Marte, una data a caso, tipo Mercoledi' 3 aprile, verso le 7 (poi provero' con altre date e altri orari, ma il succo non cambia). Bel servizio, non c'e' che dire. Solo 3 ore e 35 per andare da partenza a destinazione.
55.25 euro.
Per l'andata. Piu' altrettanti per il ritorno, ovviamente. Totale 110.50. Cioe', dico, oltre centodieci euro per andare a Firenze e tornare. Duecentomila lire.
Il costo maggiore (49 euro all'andata e 49 al ritorno) e' dato dalla tratta in alta velocita'. I trasferimenti locali sono bruscolini.
Insomma, nonostante i prezzi del cabrurante, consiglio tutti di spostarsi in auto, costa abbondantemente di meno.
E infatti ho deciso che ci andro' in auto, cosi' mi porto anche R e i cani e ci facciamo una bella gita. Che' non so se i cani possono salire su quei treni, con che modalita' e con quali costi.
Sui treni normali hanno adottato la comica soluzione di obbligarli a stare nel trasportino. Anche un idiota capirebbe che, una volta arrivato a destinazione non e' che puoi andare a farti una passeggiata in citta' con un cane al guinzaglio e un trasportino in mano (per chi non lo sapesse un trasportino e' una gabbia di plastica con una maniglia sopra, di dimensioni varie a seconda della taglia del cane - per uno dei miei, di taglia piccola, e' piu' o meno 60x40x40 cm).
In ogni caso, andando in due in auto si spenderebbe meno della meta' che andare in due in treno.

A dir la verita' avevo il sospetto che la TAV fosse un'opera totalmente inutile e solo uno spreco di soldi pubblici, ma speravo che le ferrovie avessero mantenuto un minimo di servizio su quei treni sporchi e puzzolenti, che sai quando sali e non se, quando e dove scendi. Ed eventualmente in quali condizioni di salute. Insomma un servizio che possa avere una qualche utilita' per il cittadino che lo paga. E invece sembra di no. Almeno dal sito non sembra esserci possibilita' di andare in treno da Calolziocorte a Firenze senza prendersi un Frecciarossa. Prenderselo in...