"Sapevamo che i numeri non erano quelli che raccontava Letta, ma siamo gentiluomini e non abbiamo calcato la mano"
Chi l'ha detto?
Vi fareste voi governare da qualcuno che dice di sapere che qualcuno fa il furbetto con i vostri soldi, ma di avere taciuto perche' e' un "gentiluomo"?
venerdì 7 marzo 2014
giovedì 27 febbraio 2014
martedì 25 febbraio 2014
E questo e' il nuovo corso... prendere o lasciare
La cosa piu' deludente, di tutte le cose deludenti del governo Renzi, e' Bonino che se ne va a casa.
Per dirla con Luca Sofri, "Colmo di paradosso: quello che ha combinato il disastro Shalabayeva resta ministro, dopo che Renzi ne aveva suggerito le dimissioni; quella che ha riportato Shalabayeva viene scaricata"
Per dirla con Luca Sofri, "Colmo di paradosso: quello che ha combinato il disastro Shalabayeva resta ministro, dopo che Renzi ne aveva suggerito le dimissioni; quella che ha riportato Shalabayeva viene scaricata"
mercoledì 19 febbraio 2014
Il Nuovo Centro Sinistra
Un conto sarebbe una scissione dal PD per formare un partito che si metta alla sua opposizione. Questo indebolirebbe il PD, e siccome il PD e' il partito più corposo di sinistra, significherebbe dare forza alla destra, e la destra, mettiamola come la si vuole, e' Berlusconi. Staccarsi dal PD implicherebbe che il PD non avrebbe più la maggioranza nemmeno alla Camera.
Tutt'altra storia invece sarebbe formare un partito o un movimento, o qualcosa del genere, che si offra di fare da stampella a Renzi per formare un governo, senza il supposto della destra. Per fare una maggioranza che non sia di larghe intese.
L'idea, se ho ben capito, e' quella di unire le forze dei "dissidenti" civatiani del PD per unirsi a SEL e ai "dissidenti" di M5S (Davvero? Si', e' possibile!) e offrire una formazione che sostenga il governo Renzi senza l'appoggio di Alfano, o, peggio, di Berlusconi (che poi, Alfano, per quanto mi riguarda, mi pare ancora il burattino di Berlusconi, anche se sta facendo un po' di teatro.
Naturalmente, per riflesso, questa nuova formazione politica non puo' che chiamarsi Nuovo Centro Sinistra
Ecco quello che dice Mineo:
L'appoggio di alcuni senatori del M5S non e' poi fantascienza, come dice questa intervista al senatore Orellana:
Oggi alla radio ho anche sentito un'intervista al grande Stefano Rodota', che, seppur con riserva, approva questo progetto di Civati.
Le grandi intese non piacciono a nessuno, menche' meno a Renzi (secondo le sue stesse dichiarazioni). Abbiamo l'opportunita' di un governo che non si basi sulle larghe intese, ma che finalmente riesca a far emergere la sinistra, unita per una volta a fronte comune.
Ma perche' Renzi dovrebbe fidarsi dell'"ennesima scissione a sinistra", ci si puo' chiedere... A parte il fatto che non mi pare la solita scissione di sinistra, la risposta ovvia a questa domanda e' una controdomanda: perche' mai Renzi dovrebbe invece fidarsi di Alfano. O addirittura di Berlusconi. Se la risposta e' che il PD e' diventato un partito di destra, be', sarebbe implicitamente giustificata una vera e propria scissione di un Nuovo Centro Sinistra.
Naturalmente il problema non e' la maggioranza in parlamento, lo so. Il problema e' l'appoggio dei poteri forti. E Renzi quello ce l'ha (Confindustria, big europei...). Continuerebbe ad avercelo se invece di fare comunella con Berlusconi si voltasse un po' a sinistra?
Tutt'altra storia invece sarebbe formare un partito o un movimento, o qualcosa del genere, che si offra di fare da stampella a Renzi per formare un governo, senza il supposto della destra. Per fare una maggioranza che non sia di larghe intese.
L'idea, se ho ben capito, e' quella di unire le forze dei "dissidenti" civatiani del PD per unirsi a SEL e ai "dissidenti" di M5S (Davvero? Si', e' possibile!) e offrire una formazione che sostenga il governo Renzi senza l'appoggio di Alfano, o, peggio, di Berlusconi (che poi, Alfano, per quanto mi riguarda, mi pare ancora il burattino di Berlusconi, anche se sta facendo un po' di teatro.
Naturalmente, per riflesso, questa nuova formazione politica non puo' che chiamarsi Nuovo Centro Sinistra
Ecco quello che dice Mineo:
Civati ha parlato di un Nuovo Centro Sinistra che sostituisca il Nuovo Centro Destra di Alfano. Credo che pensi (non siamo una frazione e non stiamo tutte le sere a vederci e a ordir complotti) a pattuglia di senatori Pd (i sei o sette “civatiani” – Albano, Casson, Mineo, Ricchiuti, Tocci, forse Puppato) – qualche altro che alle primarie ha votato per la mozione Cuperlo ma non ha approvato l’ultimo sì in direzione. Più Sinistra Ecologia e Libertà, più una parte dei senatori a 5 Stelle, quella che, pur non rinunciando alle idee del movimento, vuole però far politica e non si rassegna a consumare quella esperienza in una deriva solipsista e identitaria. Dice oggi Civati a Repubblica «Se c’è la volontà di costruire un percorso con un governo più coraggioso, magari qualcuno (tra costoro) si muove». E con ciò rivela di pensare non a un’operazione contro Renzi, ma a una sfida a Renzi per tirarlo fuori dalle sabbie mobili in cui è finito.
Tuttavia si tratta di un’operazione difficile e rischiosa. Il peccato originale di Renzi non dà il tempo che sarebbe necessario per costruire un gruppo dalle dimensioni parlamentari sufficienti a rendere pleonastico il contribuito degli Alfano e dei Lupi. Mentre la retorica dell’opposizione – inevitabile in chi da un anno sbatte la testa contro il muro sordo e cupo delle larghe intese – spinge SEL e 5 Stelle a voler votare comunque no alla fiducia. Al contrario la sfida, per essere meglio compresa dalla pubblica opinione,dovrebbe consistere nelcondizionare la fiducia a un programma e a una compagine di governo innovativi.
Però, voglio dirlo senza ambiguità, la mossa tocca al segretario premier. Egli non può immaginare che Civati (400mila voti alle primarie) gli voti la fiducia dopo un blitz in Direzione e senza essere consultato su programma e composizione del governo. Mentre Alfano (il nominato -da Berlusconi – per eccellenza) pone condizioni e pretende un governo fotocopia di quello Letta. Renzi non può atteggiarsi a “demolition man”, quando gli conviene, e pretendere obbedienze staliniane, quando serve. Le condizioni per alzare la voce e parlare al paese e alla sinistra non gli mancano. Ieri abbiamo assistito a uno scambio di carezze tra Berlusconi e Alfano. Da “siete solo utili idioti”, a “tu sei circondato da inutili idioti”, “Ingrato!”, “rancoroso!”. Davvero, la situazione è cambiata rispetto all’annus horribilis 2013.
Tuttavia si tratta di un’operazione difficile e rischiosa. Il peccato originale di Renzi non dà il tempo che sarebbe necessario per costruire un gruppo dalle dimensioni parlamentari sufficienti a rendere pleonastico il contribuito degli Alfano e dei Lupi. Mentre la retorica dell’opposizione – inevitabile in chi da un anno sbatte la testa contro il muro sordo e cupo delle larghe intese – spinge SEL e 5 Stelle a voler votare comunque no alla fiducia. Al contrario la sfida, per essere meglio compresa dalla pubblica opinione,dovrebbe consistere nelcondizionare la fiducia a un programma e a una compagine di governo innovativi.
Però, voglio dirlo senza ambiguità, la mossa tocca al segretario premier. Egli non può immaginare che Civati (400mila voti alle primarie) gli voti la fiducia dopo un blitz in Direzione e senza essere consultato su programma e composizione del governo. Mentre Alfano (il nominato -da Berlusconi – per eccellenza) pone condizioni e pretende un governo fotocopia di quello Letta. Renzi non può atteggiarsi a “demolition man”, quando gli conviene, e pretendere obbedienze staliniane, quando serve. Le condizioni per alzare la voce e parlare al paese e alla sinistra non gli mancano. Ieri abbiamo assistito a uno scambio di carezze tra Berlusconi e Alfano. Da “siete solo utili idioti”, a “tu sei circondato da inutili idioti”, “Ingrato!”, “rancoroso!”. Davvero, la situazione è cambiata rispetto all’annus horribilis 2013.
L'appoggio di alcuni senatori del M5S non e' poi fantascienza, come dice questa intervista al senatore Orellana:
Senatore Luis Orellana, girano voci di contatti insistenti tra un gruppetto di voi del M5S al Senato e Pippo Civati.
«Siamo in Parlamento proprio per parlare, non vedo perché non dovremmo farlo con chi guarda verso il M5S».
Ma è possibile una convergenza tra voi dissidenti del M5S, Sel e senatori democratici a disagio con le larghe intese, a sostegno del gover-no Renzi?
«E passato un anno dal tentativo di formare un governo di Pier Luigi Bersani. Quel fallimento ha prodotto le larghe intese che sarebbero dovute durare 18 mesi. Capisco il disagio di chi, come Civati ma anche altri, avevano ingoiato il rospo per una prospettiva che doveva rimanere momentanea, e invece si ritrovano con un orizzonte temporale della legislatura più lungo. Questo potrebbe aprire nuovi scenari che io seguo con molta attenzione».
Sta dicendo che sarebbe pronto a unire le forze con quest'area di sinistra che non vuole un governo fotocopia di quello di Letta?
«Io dico questo: si sta ripresentando un'opportunità. E non possiamo lasciarcela sfuggire nuovamente. Abbiamo l'occasione di proporre un governo aperto alle istanze della società civile, quelle per cui siamo stati eletti. Qualcuno una volta parlava d el governo del cambiamento. Cosa fa Renzi?».
Cosa fate voi, intanto?
«Oggi abbiamo un'assemblea congiunta tra senatori e deputati. Mi auguro che decideremo di andare a parlare con Renzi, e di essere propositivi nei suoi confronti».
E se il M5S dovesse rifiutare di incontrare Renzi?
«Vorrei capirne le ragioni, e dovranno essere ben argomentate. Perché se il diniego fosse a prescindere. ne sarei rammaricato».
Ma insomma sareste pronti a dare la fiducia al governo Renzi? E in quanti sareste a strappare?
«Dipenderebbe molto dalla squadra e dal programma. E' sempre lo stesso mix. Se vuoi collaborare un modo lo trovi. Ma le persone e gli obiettivi de-vono essere credibili».
Senza Alfano e con voi dentro, è questo il messaggio?
«Renzi dovrebbe certamente guardare anche verso di noi. Sebbene sia difficile declinare come potrebbe farlo. Ma lui sa che noi siamo qui con la voglia di fare. Non tutti, ma tra di noi c'è chi non vuole rifiutare il dialogo».
Però i numeri contano, e Alfano garantisce 32 senatori... «Renzi sta subendo la legge del contrappasso. Voleva fare una riforma contro i piccoli partiti, ed è proprio con loro che adesso è costretto a trattare. Senza l'aiuto di un manuale Cencelli, ci sono equilibri che sta a lui trovare».
«Siamo in Parlamento proprio per parlare, non vedo perché non dovremmo farlo con chi guarda verso il M5S».
Ma è possibile una convergenza tra voi dissidenti del M5S, Sel e senatori democratici a disagio con le larghe intese, a sostegno del gover-no Renzi?
«E passato un anno dal tentativo di formare un governo di Pier Luigi Bersani. Quel fallimento ha prodotto le larghe intese che sarebbero dovute durare 18 mesi. Capisco il disagio di chi, come Civati ma anche altri, avevano ingoiato il rospo per una prospettiva che doveva rimanere momentanea, e invece si ritrovano con un orizzonte temporale della legislatura più lungo. Questo potrebbe aprire nuovi scenari che io seguo con molta attenzione».
Sta dicendo che sarebbe pronto a unire le forze con quest'area di sinistra che non vuole un governo fotocopia di quello di Letta?
«Io dico questo: si sta ripresentando un'opportunità. E non possiamo lasciarcela sfuggire nuovamente. Abbiamo l'occasione di proporre un governo aperto alle istanze della società civile, quelle per cui siamo stati eletti. Qualcuno una volta parlava d el governo del cambiamento. Cosa fa Renzi?».
Cosa fate voi, intanto?
«Oggi abbiamo un'assemblea congiunta tra senatori e deputati. Mi auguro che decideremo di andare a parlare con Renzi, e di essere propositivi nei suoi confronti».
E se il M5S dovesse rifiutare di incontrare Renzi?
«Vorrei capirne le ragioni, e dovranno essere ben argomentate. Perché se il diniego fosse a prescindere. ne sarei rammaricato».
Ma insomma sareste pronti a dare la fiducia al governo Renzi? E in quanti sareste a strappare?
«Dipenderebbe molto dalla squadra e dal programma. E' sempre lo stesso mix. Se vuoi collaborare un modo lo trovi. Ma le persone e gli obiettivi de-vono essere credibili».
Senza Alfano e con voi dentro, è questo il messaggio?
«Renzi dovrebbe certamente guardare anche verso di noi. Sebbene sia difficile declinare come potrebbe farlo. Ma lui sa che noi siamo qui con la voglia di fare. Non tutti, ma tra di noi c'è chi non vuole rifiutare il dialogo».
Però i numeri contano, e Alfano garantisce 32 senatori... «Renzi sta subendo la legge del contrappasso. Voleva fare una riforma contro i piccoli partiti, ed è proprio con loro che adesso è costretto a trattare. Senza l'aiuto di un manuale Cencelli, ci sono equilibri che sta a lui trovare».
Oggi alla radio ho anche sentito un'intervista al grande Stefano Rodota', che, seppur con riserva, approva questo progetto di Civati.
Le grandi intese non piacciono a nessuno, menche' meno a Renzi (secondo le sue stesse dichiarazioni). Abbiamo l'opportunita' di un governo che non si basi sulle larghe intese, ma che finalmente riesca a far emergere la sinistra, unita per una volta a fronte comune.
Ma perche' Renzi dovrebbe fidarsi dell'"ennesima scissione a sinistra", ci si puo' chiedere... A parte il fatto che non mi pare la solita scissione di sinistra, la risposta ovvia a questa domanda e' una controdomanda: perche' mai Renzi dovrebbe invece fidarsi di Alfano. O addirittura di Berlusconi. Se la risposta e' che il PD e' diventato un partito di destra, be', sarebbe implicitamente giustificata una vera e propria scissione di un Nuovo Centro Sinistra.
Naturalmente il problema non e' la maggioranza in parlamento, lo so. Il problema e' l'appoggio dei poteri forti. E Renzi quello ce l'ha (Confindustria, big europei...). Continuerebbe ad avercelo se invece di fare comunella con Berlusconi si voltasse un po' a sinistra?
giovedì 6 febbraio 2014
L'Italicum, ovvero la legge elettorale all'italiana
Ieri ho ascoltato di sfuggita R-News su LaF un servizio sui recenti sondaggi elettorali. Il giornalista descriveva uno scenario sconcertante.
Sembra infatti che il PD sia il primo partito e il M5S il secondo, ma che nessuno dei due raggiungerebbe la soglia del 37%, e quindi, supponendo di applicare l'Italicum, a nessun partito verrebbe assegnato il premio di maggioranza necessario per ottenere la maggioranza assoluta in Parlamento.
Si andrebbe quindi al ballottaggio tra PD e M5S, accantonando cosi' il parere di una grossa fetta di elettorato, quella di Forza Italia.
Al ballottaggio, naturalmente, gli elettori che al primo turno avevano votato FI, difficilmente voterebbero PD al secondo, facendo piuttosto confluire i voti al M5S che otterrebbe cosi' la maggioranza assoluta in Parlamento.
In altre parole, generalizzando un po', si direbbe che l'Italicum favorisca la stabilita' in Parlamento assegnando la maggioranza dei seggi al secondo partito, lasciando invece il primo all'opposizione.
...uhm...
Forse il Porcellum era meglio.
A onor del vero bisognerebbe precisare che le alleanze tra partiti e le confluenze di forze minori nei partiti maggiori dipendono dalla legge elettorale. Quindi bisognerebbe mettere in moto l'Italicum e stare ad aspettare che si rimodelli l'offerta politica, prima di fare un sondaggio che abbia un senso.
Si puo' ipotizzare, per esempio, che SEL confluisca nel PD, o che vi stringa un'alleanza, ma sommare i voti presunti di SEL a quelli del PD sarebbe sbagliato, perche' se si realizzasse una alleanza del genere le intenzioni di voto valutate per il sondaggio attuale avrebbero una distribuzione diversa.
Insomma, applicare un sondaggio sulle forze politiche attuali e' fuorviante, perche' con la nuova legge elettorale le forze politiche sarebbero diverse, e diverse sarebbero le distribuzioni dei voti.
Ma si tratta comunque di uno scenario credibile, e a me pare nemmeno troppo remoto.
Certamente se invece il secondo partito, dietro al PD, fosse FI, le cose sarebbero diverse. Se cosi' avvenisse, gli "orfani" sarebbero gli elettori che al primo turno hanno votato M5S. Che si dividerebbero, al secondo turno, tra PD e FI (o si annullerebbero), dando luogo ad una battaglia un po' piu' equilibrata, perche' gli elettori grillini dichiarano di rifiutare di appoggiare sia l'uno che l'altro partito. Data la consistenza numerica del terzo escluso, si direbbe pero' che la vittoria di PD o di FI dipenderebbe molto di piu' dai voti al secondo turno degli elettori di M5S, piu' che dai sostenitori di uno o dell'altro partito. Il che mi pare poco democratico.
Comunque sia, il caso che vede FI secondo partito e' piu' favorevole al PD, rispetto a quello in cui il secondo classificato fosse il M5S. Di conseguenza, direi, una campagna elettorale intelligente del PD dovrebbe cercare di favorire FI, perche' l'unica chance che ha il PD di governare e' che FI vinca il secondo posto al primo turno.
Il che, bisogna ammettere, e' piuttosto paradossale.
Il problema, secondo me, e' che la legge elettorale dovrebbe favorire le alleanze, in modo che l'elettore voti per una di esse perche' la ritiene la migliore, non il male minore. E invece e' da vent'anni che voto il male minore, e con l'Italicum sembra che la faccenda non cambi.
Da un altro punto di vista, la legge elettorale dovrebbe incanalare gli sforzi dei partiti nel creare alleanze per allargare il proprio bacino elettorale, includendo il numero maggiore di elettori, mentre il PD si ritrova nelle condizioni di favorire questo o quello dei suoi avversari per escludere il numero maggiore possibile di elettori dall'essere rappresentati in Parlamento.
Io non e' che sono un grande esperto in leggi elettorali, ne', ma chissa' se un ragionamento del genere se l'e' fatto Renzi.
Sembra infatti che il PD sia il primo partito e il M5S il secondo, ma che nessuno dei due raggiungerebbe la soglia del 37%, e quindi, supponendo di applicare l'Italicum, a nessun partito verrebbe assegnato il premio di maggioranza necessario per ottenere la maggioranza assoluta in Parlamento.
Si andrebbe quindi al ballottaggio tra PD e M5S, accantonando cosi' il parere di una grossa fetta di elettorato, quella di Forza Italia.
Al ballottaggio, naturalmente, gli elettori che al primo turno avevano votato FI, difficilmente voterebbero PD al secondo, facendo piuttosto confluire i voti al M5S che otterrebbe cosi' la maggioranza assoluta in Parlamento.
In altre parole, generalizzando un po', si direbbe che l'Italicum favorisca la stabilita' in Parlamento assegnando la maggioranza dei seggi al secondo partito, lasciando invece il primo all'opposizione.
...uhm...
Forse il Porcellum era meglio.
A onor del vero bisognerebbe precisare che le alleanze tra partiti e le confluenze di forze minori nei partiti maggiori dipendono dalla legge elettorale. Quindi bisognerebbe mettere in moto l'Italicum e stare ad aspettare che si rimodelli l'offerta politica, prima di fare un sondaggio che abbia un senso.
Si puo' ipotizzare, per esempio, che SEL confluisca nel PD, o che vi stringa un'alleanza, ma sommare i voti presunti di SEL a quelli del PD sarebbe sbagliato, perche' se si realizzasse una alleanza del genere le intenzioni di voto valutate per il sondaggio attuale avrebbero una distribuzione diversa.
Insomma, applicare un sondaggio sulle forze politiche attuali e' fuorviante, perche' con la nuova legge elettorale le forze politiche sarebbero diverse, e diverse sarebbero le distribuzioni dei voti.
Ma si tratta comunque di uno scenario credibile, e a me pare nemmeno troppo remoto.
Certamente se invece il secondo partito, dietro al PD, fosse FI, le cose sarebbero diverse. Se cosi' avvenisse, gli "orfani" sarebbero gli elettori che al primo turno hanno votato M5S. Che si dividerebbero, al secondo turno, tra PD e FI (o si annullerebbero), dando luogo ad una battaglia un po' piu' equilibrata, perche' gli elettori grillini dichiarano di rifiutare di appoggiare sia l'uno che l'altro partito. Data la consistenza numerica del terzo escluso, si direbbe pero' che la vittoria di PD o di FI dipenderebbe molto di piu' dai voti al secondo turno degli elettori di M5S, piu' che dai sostenitori di uno o dell'altro partito. Il che mi pare poco democratico.
Comunque sia, il caso che vede FI secondo partito e' piu' favorevole al PD, rispetto a quello in cui il secondo classificato fosse il M5S. Di conseguenza, direi, una campagna elettorale intelligente del PD dovrebbe cercare di favorire FI, perche' l'unica chance che ha il PD di governare e' che FI vinca il secondo posto al primo turno.
Il che, bisogna ammettere, e' piuttosto paradossale.
Il problema, secondo me, e' che la legge elettorale dovrebbe favorire le alleanze, in modo che l'elettore voti per una di esse perche' la ritiene la migliore, non il male minore. E invece e' da vent'anni che voto il male minore, e con l'Italicum sembra che la faccenda non cambi.
Da un altro punto di vista, la legge elettorale dovrebbe incanalare gli sforzi dei partiti nel creare alleanze per allargare il proprio bacino elettorale, includendo il numero maggiore di elettori, mentre il PD si ritrova nelle condizioni di favorire questo o quello dei suoi avversari per escludere il numero maggiore possibile di elettori dall'essere rappresentati in Parlamento.
Io non e' che sono un grande esperto in leggi elettorali, ne', ma chissa' se un ragionamento del genere se l'e' fatto Renzi.
venerdì 31 gennaio 2014
Ancora sulla legge elettorale
Io credo che il vero problema non sia propriamente la legge elettorale.
Se il problema e' l'ingovernabilita' dovuta alla situazione paradossale che e' uscita dalle urne, naturalmente bisogna porre rimedio, inventandoci una legge elettorale in grado di gestire qualunque situazione paradossale possa uscire dalle urne, ma la causa dell'ingovernabilita' non e' la legge elettorale, ma la situazione paradossale.
L'instabilita' del governo e' data dal fatto che la maggioranza al Senato e' diversa dalla maggioranza alla Camera. Ma questa situazione non sarebbe capitata se una delle forze politiche fosse riuscita a guadagnarsi una maggioranza netta in entrambe le camere.
Lo spaccamento dell'esito elettorale in tre forze piu' o meno equivalenti e' lo specchio fedele dello spaccamento in tre dell'elettorato, e cosi' le coalizioni che sono arrivate a contendersi il primato sono tre. Che poi, non e' che si tratta esattamente di tre forze politiche "vere".
Una e' quella capeggiata da un delinquente mafioso condannato in via definitiva per corruzione. Come diavolo si fa a votare per quello li'? Eppure una grossa fetta di elettorato ha preferito affidarsi ad un criminale del genere piuttosto che all'alternativa. Chiediamoci il perche'.
Un'altra fazione basava il suo consenso solo sull'antiberlusconismo (principio piu' che ragionevole, ma non sufficiente). Infatti l'unico argomento nella campagna elettorale di Bersani che ricordo era il giaguaro da smacchiare. Tutto il resto e' un ci-stiamo-lavorando-che'-non-siam-mica-qui-a-pettinare-le-bambole!
Date queste due alternative, non stupisce il risultato ottimo della terza, campione del populismo antipolitico. Se le forze della politica tradizionale stanno in piedi sulla corruzione o sul nulla, e' naturale il rifiuto della politica. Ma anche in questo caso, potra' mai il governo di una Nazione basarsi esclusivamente sul rifiuto della politica? Io credo di no.
Naturalmente, essendo un elettore di sinistra ritengo che sarebbe stato molto meglio che il PD avesse ottenuto la maggioranza sia alla Camera che al Senato. In questo modo avremmo avuto un governo stabile di sinistra (?) del PD.
Ma penso anche che se invece fosse risultata una maggioranza PdL, o addirittura M5S in entrambe le camere (e ci siamo andati molto vicino), sarebbe stato un disastro ancora peggiore della situazione attuale: se avesse vinto il PdL avremmo avuto un'altra legislatura di Berlusconi e credo che sarebbe stata la mazzata finale all'Italia. Se avesse vinto invece il Movimento ci saremmo trovati un governo di incompetenti sostenuto da un parlamento di incompetenti, alfieri di un Comico e di un Massone.
Per fortuna il PdL non e' riuscito a convincere una maggioranza sufficiente di elettori. Vorrei anche vedere, con il criminale che si trova a capo.
Neanche il M5S e' riuscito. Non credo avrebbe potuto fare di piu', data la contraddizione intrinseca in un movimento che basa la sua politica sull'antipolitica.
Voglio dire, non e' che ci sia stata una maggioranza schiacciante di voti al PD e poi, a causa della legge elettorale, si sia generata una situazione in cui il PD avesse dovuto fare un inciucio con il nemico. In questo caso sarebbe stata una palese ingiustizia della legge elettorale. L'instabilita', invece, e' lo specchio dell'incapacita' del PD di convincere l'elettorato, pur essendo l'unica forza politica ragionevole da votare.
Non credo sarebbe stato giusto, anche con una legge migliore di questa, che al PD, che ha ottenuto poco piu' del 25% dei voti, venisse assegnata la maggioranza (50%) dei seggi sia alla Camera sia al Senato. Avrebbe significato raddoppiare il pessimo risultato elettorale. Avrebbe significato dare a ciascun elettore del PD peso doppio che a tutti gli altri.
Non credo sia corretto. Credo che a fronte di una incapacita' di raggiungere un certo peso elettorale bisognerebbe rispondere con un aumento della quantita' di voti, non modificando il peso specifico artificiosamente aumentato di quelli che gia' ci sono.
Quindi non continuiamo a menarla con la legge elettorale. L'unico motivo per cui ci troviamo in questa situazione, dati i presupposti, e' che l'unica vera forza in campo (il PD) non e' riuscita a vincere, pur correndo da sola (se escludiamo tutti i piccoli partiti e quelli grossi senza alcun progetto per la Nazione, come PdL e M5S).
Che poi la legge elettorale sia da cambiare, naturalmente, sono d'accordo anch'io, anche se penso che non sia esattamente LA priorita'.
Ma gia' che la cambiamo, vediamo di cambiarla in meglio, cioe' nel senso che l'esito del voto sia non solo certo, ma anche che rispecchi le intenzioni dell'elettorato.
Questo, l'Italicum, non lo fa.
Se il problema e' l'ingovernabilita' dovuta alla situazione paradossale che e' uscita dalle urne, naturalmente bisogna porre rimedio, inventandoci una legge elettorale in grado di gestire qualunque situazione paradossale possa uscire dalle urne, ma la causa dell'ingovernabilita' non e' la legge elettorale, ma la situazione paradossale.
L'instabilita' del governo e' data dal fatto che la maggioranza al Senato e' diversa dalla maggioranza alla Camera. Ma questa situazione non sarebbe capitata se una delle forze politiche fosse riuscita a guadagnarsi una maggioranza netta in entrambe le camere.
Lo spaccamento dell'esito elettorale in tre forze piu' o meno equivalenti e' lo specchio fedele dello spaccamento in tre dell'elettorato, e cosi' le coalizioni che sono arrivate a contendersi il primato sono tre. Che poi, non e' che si tratta esattamente di tre forze politiche "vere".
Una e' quella capeggiata da un delinquente mafioso condannato in via definitiva per corruzione. Come diavolo si fa a votare per quello li'? Eppure una grossa fetta di elettorato ha preferito affidarsi ad un criminale del genere piuttosto che all'alternativa. Chiediamoci il perche'.
Un'altra fazione basava il suo consenso solo sull'antiberlusconismo (principio piu' che ragionevole, ma non sufficiente). Infatti l'unico argomento nella campagna elettorale di Bersani che ricordo era il giaguaro da smacchiare. Tutto il resto e' un ci-stiamo-lavorando-che'-non-siam-mica-qui-a-pettinare-le-bambole!
Date queste due alternative, non stupisce il risultato ottimo della terza, campione del populismo antipolitico. Se le forze della politica tradizionale stanno in piedi sulla corruzione o sul nulla, e' naturale il rifiuto della politica. Ma anche in questo caso, potra' mai il governo di una Nazione basarsi esclusivamente sul rifiuto della politica? Io credo di no.
Naturalmente, essendo un elettore di sinistra ritengo che sarebbe stato molto meglio che il PD avesse ottenuto la maggioranza sia alla Camera che al Senato. In questo modo avremmo avuto un governo stabile di sinistra (?) del PD.
Ma penso anche che se invece fosse risultata una maggioranza PdL, o addirittura M5S in entrambe le camere (e ci siamo andati molto vicino), sarebbe stato un disastro ancora peggiore della situazione attuale: se avesse vinto il PdL avremmo avuto un'altra legislatura di Berlusconi e credo che sarebbe stata la mazzata finale all'Italia. Se avesse vinto invece il Movimento ci saremmo trovati un governo di incompetenti sostenuto da un parlamento di incompetenti, alfieri di un Comico e di un Massone.
Per fortuna il PdL non e' riuscito a convincere una maggioranza sufficiente di elettori. Vorrei anche vedere, con il criminale che si trova a capo.
Neanche il M5S e' riuscito. Non credo avrebbe potuto fare di piu', data la contraddizione intrinseca in un movimento che basa la sua politica sull'antipolitica.
Voglio dire, non e' che ci sia stata una maggioranza schiacciante di voti al PD e poi, a causa della legge elettorale, si sia generata una situazione in cui il PD avesse dovuto fare un inciucio con il nemico. In questo caso sarebbe stata una palese ingiustizia della legge elettorale. L'instabilita', invece, e' lo specchio dell'incapacita' del PD di convincere l'elettorato, pur essendo l'unica forza politica ragionevole da votare.
Non credo sarebbe stato giusto, anche con una legge migliore di questa, che al PD, che ha ottenuto poco piu' del 25% dei voti, venisse assegnata la maggioranza (50%) dei seggi sia alla Camera sia al Senato. Avrebbe significato raddoppiare il pessimo risultato elettorale. Avrebbe significato dare a ciascun elettore del PD peso doppio che a tutti gli altri.
Non credo sia corretto. Credo che a fronte di una incapacita' di raggiungere un certo peso elettorale bisognerebbe rispondere con un aumento della quantita' di voti, non modificando il peso specifico artificiosamente aumentato di quelli che gia' ci sono.
Quindi non continuiamo a menarla con la legge elettorale. L'unico motivo per cui ci troviamo in questa situazione, dati i presupposti, e' che l'unica vera forza in campo (il PD) non e' riuscita a vincere, pur correndo da sola (se escludiamo tutti i piccoli partiti e quelli grossi senza alcun progetto per la Nazione, come PdL e M5S).
Che poi la legge elettorale sia da cambiare, naturalmente, sono d'accordo anch'io, anche se penso che non sia esattamente LA priorita'.
Ma gia' che la cambiamo, vediamo di cambiarla in meglio, cioe' nel senso che l'esito del voto sia non solo certo, ma anche che rispecchi le intenzioni dell'elettorato.
Questo, l'Italicum, non lo fa.
martedì 21 gennaio 2014
Ed ecco a voi.... il Porcellum 2!
Certo che Renzi ha cominciato subito, rimboccandosi le maniche e facendo il lavoro sporco. Questo e' il nuovo corso: emulare Berlusconi. Anche Berlusconi e' stato la rivoluzione-del-fare fin dall'inizio, ed ha continuato 20 anni a fare. Non si puo' negare che abbia cambiato l'Italia.
Se il paragone regge, avremo 20 anni di Renzi che cambiera' l'Italia. In effetti una bella rivoluzione anche per la Sinistra, da sempre additata per immobilismo.
Ora, militanti del PD, non accusatemi di qualunquismo (tacciare di qualunquismo tutti quelli che non la pensano come voi non e' a sua volta una forma di qualunquismo?). Non ho mica detto che Renzi e' come Berlusconi, che il PD e' come la destra, che sono tutti uguali. Renzi e' mille volte meglio di Berlusconi. Alle prossime politiche penso proprio che lo votero', specialmente se andremo a votare con una legge elettorale che consente di scegliere solo tra Renzi e Berlusconi (ammesso che l'Italia si riesca a liberare da questa scocciante faccenda dell'incandidabilita', altrimenti qualcun altro in sua vece). Ecco, il nuovo corso sembra essere proprio questo: o cosi' o cosa'. Niente piu' discussioni, niente piu' opinioni, niente piu' politica. Sei di sinistra? Bene, allora ti becchi tutto il pacchetto.
Del resto l'aveva promesso: cambiero' la legge elettorale. Ed ha subito mantenuto la promessa. Fa niente che la nuova legge non corregge affatto le pecche della vecchia. L'abbiamo cambiata, e gia' questo e' motivo di orgoglio.
Se il paragone regge, avremo 20 anni di Renzi che cambiera' l'Italia. In effetti una bella rivoluzione anche per la Sinistra, da sempre additata per immobilismo.
Ora, militanti del PD, non accusatemi di qualunquismo (tacciare di qualunquismo tutti quelli che non la pensano come voi non e' a sua volta una forma di qualunquismo?). Non ho mica detto che Renzi e' come Berlusconi, che il PD e' come la destra, che sono tutti uguali. Renzi e' mille volte meglio di Berlusconi. Alle prossime politiche penso proprio che lo votero', specialmente se andremo a votare con una legge elettorale che consente di scegliere solo tra Renzi e Berlusconi (ammesso che l'Italia si riesca a liberare da questa scocciante faccenda dell'incandidabilita', altrimenti qualcun altro in sua vece). Ecco, il nuovo corso sembra essere proprio questo: o cosi' o cosa'. Niente piu' discussioni, niente piu' opinioni, niente piu' politica. Sei di sinistra? Bene, allora ti becchi tutto il pacchetto.
Del resto l'aveva promesso: cambiero' la legge elettorale. Ed ha subito mantenuto la promessa. Fa niente che la nuova legge non corregge affatto le pecche della vecchia. L'abbiamo cambiata, e gia' questo e' motivo di orgoglio.
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