giovedì 1 settembre 2011

Contratto a progetto/Partita IVA

Tempo di cambiar lavoro. Provate a sfogliare gli annunci sui siti specializzati, e noterete che la formula "Contratto a Progetto/Partita IVA" e' molto comune, nelle offerte di lavoro.
Il Contratto a Progetto e l'impiego con partita IVA sono due forme di rapporto lavorativo che hanno un loro senso di esistere.

Il contratto a Progetto regola una prestazione di lavoro a tempo determinato. Si sa gia' quale deve essere il lavoro da svolgere (il progetto) e quali siano i suoi limiti temporali, per cui si assume una persona limitatamente finalizzata a quella esigenza. Non c'e' nessun indizio che faccia presupporre una eventuale proroga quel lasso di tempo tramite un rinnovo del contratto oppure con la proposta di un rapporto regolato da una tipologia contrattuale diversa.
Un problema e' che nel mio campo (Informatica) spesso e' difficile determinare con esattezza i limiti temporali di un progetto, non tanto per la pur reale difficolta' a misurare il tempo necessario in questo tipo di attivita', quanto piuttosto perche' il progetto non e' mai ben definito, in quanto il datore di lavoro non ha le idee chiare su cio' che vuole, ciononostante deve determinare i tempi e i costi per realizzarlo.
Intendiamoci: non e' che si tratta (sempre) di stupidi. E' che "avere le idee chiare" significa definire esattamente e scrupolosamente che cosa deve fare un determinato prodotto software e come lo deve fare. Se questa definizione (che noi informatici ci vezziamo a chiamare specifiche) e' ben formulata, il compito dell'informatico e' banale e veloce. Quel che voglio dire e' che il tempo di realizzazione di un prodotto software e' determinato in larghissima misura dalla definizione puntuale di cio' che quel prodotto deve eseguire, mentre la stesura del codice in se' e' soltanto una minima parte del lavoro. E' piuttosto evidente che le cose stanno cosi' se si pensa a che cos'e' un programma. Essenzialmente e' la stesura, in un determinato linguaggio, di un algoritmo, ovvero della descrizione precisa di quello che il programma deve fare, e di come lo deve fare. Del resto cos'e' un computer se non uno stupido aggeggio che fa esattamente cio' che gli si chiede?
Per fare un paragone, e' un po' come la traduzione di un discorso. Una volta che il discorso e' pronunciato, per l'interprete e' un gioco da ragazzi tradurlo, tanto che i traduttori simultanei lo fanno in tempo zero (mi perdonino gli interpreti, so che la faccenda non e' cosi' semplice). Cosa piu' complessa e' la stesura del discorso, che invece comporta delle decisioni e delle invenzioni per la formulazione dei significati.
Quindi, nel caso dell'Informatica, non ha molto senso un contratto a progetto, perche' se la definizione del problema e' abbastanza articolata (e non lo e' mai), tradurla in programma e' cosa facile e veloce, se invece non lo e', il lavoro dell'analista/programmatore richiede un'indagine e una stesura delle specifiche, il che non e' quantificabile (per quanto piu' interessante). Un po' come chiedere al cuoco quanto ci impiega per cucinare un piatto, senza specificare quale sia il piatto. La risposta potrebbe variare tra il mezzo minuto e il paio di settimane.

Eppure, sulla Rete, si trovano un sacco di inserzioni che offrono contratti di lavoro a progetto per informatici. Quello che viene da pensare e' che il mondo sia pieno di progetti gia' ben definiti, e il lavoro da svolgere e' quindi banale e dequalificante (se il problema e' solo quello di scrivere codice, bisogna concludere che si tratta di progetti immensi).

L'impiego "a partita IVA" invece e' cosa totalmente diversa. Opposta, direi. La partita IVA e' un meccanismo per sottoporsi al Fisco se si lavora in autonomia (sono un po' evasivo perche' di 'ste scartoffie non ci capisco una fava). Quindi questo tipo di impiego fa riferimento ad un'impresa individuale per la produzione e vendita del software. Personalmente non credo che mi ci troverei bene, perche' se da un lato mi reputo molto bravo a progettare e scrivere software, dall'altro so che sarei una frana nel mestiere di venderlo, in quello di trovare, convincere e mantenere clienti e sarei un totale disastro nel gestire la burocrazia (gia' ora, ogni volta che devo solo compilare il 730 mi viene l'ulcera!). Pur essendo bravo a fare software, finirei per dedicare la maggior parte del mio tempo e delle mie energie in attivita' totalmente diverse, nelle quali non mi sento portato ne' interessato.

Nemmeno le inserzioni che offrono "contratto a Partita IVA" hanno quindi molto senso. Tanto per cominciare se uno ha la partita IVA non e' che ha un contratto lavorativo presso una azienda. Al piu' stipula un contratto per la prestazione di un lavoro o per la vendita di un prodotto. Non ha senso che uno che ha un'impresa individuale lavori di fatto subordinato ad una azienda. Inoltre ci sarebbe un enorme spreco di risorse, perche' il programmatore puo' impiegare solo una parte del suo tempo a focalizzarsi sul proprio lavoro.

Il fatto e' che le offerte di lavoro che propongono "Contratto a Progetto/Partita IVA" in realta' ricercano lavoratori per prestazioni di lavoro piu' o meno continuative, simulando la richiesta di prestazioni definite e limitate nel tempo oppure fornite da parte di aziende autonome, per eludere il fisco e l'articolo 18. Finendo, oltretutto, per snaturare il lavoro dell'informatico (oltre che, scommetto, di molte altre tipologie professionali). A prescindere dal giudizio etico che uno vuol dare a questi bassi trucchi, mi pare che sia una perdita considerevole per l'azienda, che forse riesce si' a risolvere l'esigenza, ma senza detenerne il know-how della soluzione.

Il che ci puo' anche stare. Cioe', posso immaginare che una azienda non sia interessata a fare propria la conscienza, ma solo a risolvere il problema contingente. Come quello che compra un chilo di pane senza riporre alcun interesse nell'arte della panificazione. Ma, se uno vuole un chilo di pane, mi pare insensato che metta un annuncio in cui richieda la prestazione occasionale del lavoro di un fornaio, definendone i limiti e la retribuzione. Mi pare piu' saggio che si rivolga invece ad una panetteria, che si occupa di produrre e vendere il pane in autonomia.

A questo scopo, per gli informatici, ci sono le agenzie di consulenza. Una azienda che ha bisogno di un prodotto, servizio o prestazione software, si rivolge ad una di queste agenzie (il panettiere), dotata di ufficio vendite, marketing, segretarie e ragionieri... e di uno staff di informatici per l'analisi e la definizione del progetto e per l'implementazione del software.
Ecco. Credo che anche una realta' del genere non mi sia troppo congeniale, perche' io tendo a rendere molto quando c'e' un problema complesso piuttosto che quando c'e' una gran quantita' di roba facile. Insomma, prediligo la qualita' alla quantita', e la qualita' e' molto piu' difficile da monetizzare, se presuppone una invenzione innovativa; percio' e' piu' probabile trovarla in una azienda (se non in un istituto di ricerca, ma questa e' utopia!) che investa in know-how.
Pero', vabbe', non sputerei sopra nemmeno a questo tipo di realta', dovesse capitare.
Il fatto e' che poi, se l'agenzia di consulenza, a sua volta, utilizza lavoratori tramite contratti a Progetto o Partita IVA, siamo ancora daccapo. Mi pare che, come al solito, a rimetterci, sia soltanto il lavoratore. In buona sostanza l'azienda paga la prestazione di lavoro all'agenzia, ma solo una parte di quel denaro finisce al lavoratore. Sarebbe accettabile se ci fosse una contropartita, se l'agenzia si occupasse cioe' di dare stabilmente lavoro al lavoratore.

L'altro giorno sono andato a fare un colloquio presso una societa' di consulenza, dove sono stato trattato a pesci in faccia.
Arrivo un po' in anticipo e, dopo qualche minuto, una giovane donna, molto gentile, carina e un po' impacciata, attacca a farmi le solite domande che si fanno ai colloqui, cioe' sostanzialmente approfondimenti a quanto c'e' gia' scritto nel curriculum, gia' in loro possesso. Completava il dialogo il solito test psicominchione, tipo "mi dica tre suoi pregi e tre difetti". Domanda alla quale tendo a trovare difficolta', non tanto per mancanza di autocritica, quanto piuttosto per un senso di pudore. Comunque una piacevole conversazione con una persona simpatica, nonostante quei goffi tentativi di non sorridere per mantenere un'aria il piu' possibile professionale e distaccata.
Alla fine, la giovane donna, in tutto il suo candore, si rivela. "In realta', dottor C, lei avrebbe dovuto sostenere questo colloquio con l'ingegner X, che purtroppo e' impossibilitato a causa di un altro impegno". Notando la mia aria perplessa, si affretta ad aggiungere "ma non c'e' nessun problema, ora lo chiamiamo e continuiamo il colloquio al telefono"...
"Devo aggiungere un quarto difetto:" dico, dopo aver assimilato la sorpresa "ho un rapporto piuttosto negativo con il telefono!" (cosa che, per altro, corrisponde a verita'). La mia battuta viene totalmente ignorata dalla giovane donna che mi sta di fronte, che, a questo punto e' evidente, sta solo recitando un copione. In cuor mio penso all'inutilita' di essermi sorbito un paio d'ore di traffico per recarmi al colloquio e di dovermene sorbire altrettante per tornare a casa, quando poi il colloquio doveva essere telefonico.
Va be', mentre la giovane donna rimane seduta immobile e muta di fronte a me io parlo nel suo iPhone con l'ingegner X. Inizio molte delle risposte con la formula "Come dicevo alla sua collega", rivelando un poco di fastidio per la situazione che si e' venuta a creare.
Morale, le domande cruciali e significative di questa fase riguardano la mia richiesta retributiva ed il periodo di preavviso. Al primo argomento rispondo che dipende molto da quale sia il lavoro che mi viene offerto (cosa che non e' stata rivelata, ne' lo sara' dopo). E comunque deve essere molto superiore alla mia attuale retribuzione, visto che si tratta appunto di contratto a progetto che non assicura alcun futuro. E non so quantificare, perche' mi aspetto che in una collaborazione del genere ci sia un'offerta da parte loro. Per quanto riguarda il preavviso, si tratta di 90 giorni teorici, contrattabili. L'ingegnere mi chiede se sono disposto a pagare la penale per liberarmi il prima possibile. La risposta a quest'ultima domanda e' che evidentemente sono disposto a pagare la penale se mi viene assicurata una retribuzione tale da consentirmi di coprire la spesa che devo sostenere per pagarla. Non provo nemmeno ad azzardare, come motivazione etica che preferirei evitare di lasciare le cose che sto facendo a meta'.
L'ingegner X conclude quindi che non ci sono basi per dialogare, visto che io non sono in grado di dirgli quanto voglio ne' quando mi libero, e, senza queste informazioni, lui non ha modo di contrattare con il suo cliente. Insomma, lui vuole avere il controllo del mio lavoro per poter vendere al meglio la mia prestazione al cliente, salvo poi avere la possibilita' di cacciarmi a calci in culo, dopo aver munto la vacca. Questo in soldoni.

"Mi dispiace di averle fatto perdere tempo" non mi resta che concludere all'ingegner X, per evitare ulteriori crampi testicolari.
Mi rifaccio poi con la giovane donna a cui espongo tutto il mio disappunto, dopodiche' mi congedo sfoderando un ossimorico sorriso con "E' stata un'esperienza davvero umiliante, ma mi ha fatto piacere conoscerla", tanto per ovviare al suo palese imbarazzo.

sabato 27 agosto 2011

L'hai voluta la bicicletta?....

Accidenti! - mi chiedevo qualche tempo fa - ma perche', per andare al lavoro, giorno dopo giorno, devo per forza inquinare e sprecare soldi e risorse in carburante, finanziare multinazionali del petrolio e signori della guerra, guidando senza nemmeno divertirmi?
Mi piace guidare, ma quando c'e' un viaggio da fare! L'aspetto positivo di questa attivita' e' legato all'esigenza di evadere dalla quotidianita'. Il tragitto casa-lavoro invece e' sempre quello, e addirittura risulta fastidioso dover prestare attenzione alla guida. Nel mio caso, poi, sarebbe davvero piu' bello farsi rapire dal fascino bucolico del bosco di castagni piuttosto che concentrarsi sulle strade strette e sui tornanti a gomito.

Ci sarebbe l'autobus. Ma per me e' scomodo, perche' ha degli orari difficilmente conciliabili con il mio orario lavorativo. Certo non posso biasimarli: la linea e' pensata per servire un centro abitato piccolissimo. Insomma, e' un servizio preziosissimo in caso di emergenza, ma davvero improponibile per la quotidianita'.

Quando stavo a Torino, e anche prima, quando facevo il pendolare in treno tra la provincia e la citta' di Milano (in quel caso il problema era coprire il tragitto tra casa e la stazione), usavo la bici. E mi piaceva! E' un mezzo silenzioso, efficiente, veloce, pratico. E soprattutto mi piaceva il tipo di attivita' fisica.
Io non sono un tipo sportivo. Non mi piacciono gli sport fini a se stessi. Penso che sia assurdo sprecare risorse (soldi, energie, tempo) in comodita' per rendersi la vita sedentaria, salvo poi sprecarne ancora (per esempio in palestra) per rimediare agli inconvenienti causati proprio da quello stile di vita. Piuttosto e' meglio utilizzare le nostre

Profilo altimetrico del tragitto casa-lavoro, rilevato con il GPS
energie per farle risparmiare al mondo e a noi stessi dopo. La bici, da questo punto di vista e' perfetta, se compatibile con il tragitto da coprire. A Torino, ad esempio, mi ero studiato un percorso di circa 15 km (allungando un po' il tragitto) che tagliava in mezzo un parco cittadino e rimaneva per lo piu' sulle alzaie del Po, della Dora e di un canale di servizio (dovevo fare i conti col traffico solo in pochi punti).

Dove abito adesso invece c'e' un grosso problema. Il tragitto tra casa e il posto di lavoro e' esattamente 10km. Non molto, ma casa si trova ad un'altitudine di cinquecento metri in piu'. Mediamente quindi la pendenza e' del 5%. Naturalmente, quel 5% poi non e' costante, e in alcuni tratti la pendenza tocca il 10%. Alla pagina qui linkata c'e' il profilo altimetrico del percorso. Rispetto al grafico, casa mia e' circa al km 5. Il tratto da percorrere comincia quindi 5km prima dell'inizio del grafico e ne ha una pendenza simile.
Quella salita non e' impossibile. Anzi, la puntuale documentazione nel sito www.salite.ch, dedicato ai ciclisti "scalatori" dimostra che si tratta di un classico nel suo genere. E se ne incontrano a mazzi, soprattutto nel weekend, con le loro bici ipertecnologiche, le tutine aderenti con pacco in vista e gambe depilate. Tutti grondanti di orgoglioso sudore nonostante i polpacci con una circonferenza paragonabile al mio ventre (e non e' poco!), ma con una tonicita' ben diversa. Quelli ce la fanno, certo. Ma credo che anche a loro manco passerebbe per la testa di farsela tutti i giorni per tornare a casa dopo il lavoro.
Ed io, come dicevo sopra, non e' che sia un tipo molto atletico!
Ma va', lascia stare! La bici non e' proprio cosa!

...a meno che...

...a meno che non ci sia qualcuno che ti da' una spintarella mentre pedali.

Ecco l'idea!
Mi sono fatto, a riguardo, una cultura su Internet e presso i negozi specializzati.
Alla fine mi sono rivolto a "Punto Fotovoltaico" di Galbiate (LC), concessionario anche del marchio collegato "Ecoveicoli" (che, come facilmente intuibile dal nome, commercializza veicoli ecologici), e l'ho comprata.
Si tratta di una bicicletta elettrica a pedalata assistita.

Va be' "elettrica" - mi si dira' - ma che cavolo vuol dire "pedalata assistita"?

C'e' una normativa precisa a riguardo che consente ad un mezzo del genere di essere omologato al pari di una comune bicicletta (quindi niente bollo ne' assicurazione RC ne' casco ne' patente).
(...) sono altresi' considerati velocipedi le biciclette a pedalata assistita, dotate di un motore ausiliario elettrico avente potenza nominale continua massima di 0,25 KW la cui alimentazione e' progressivamente ridotta ed infine interrotta quando il veicolo raggiunge i 25 km/h o prima se il ciclista smette di pedalare.
Gazzetta Ufficiale N. 31 del 7 Febbraio 2003
Praticamente c'e' un motore elettrico che aiuta a spingere il veicolo solo quando i pedali sono in movimento. Il motore smette di spingere se non si pedala e, ovviamente, se si frena. La spinta e' inversamente proporzionale alla velocita' della pedalata fino al raggiungimento di 25km/h, quando si annulla. Ho l'impressione (ma non ne sono sicuro) che la velocita' e' calcolata sulla rotazione dei pedali, e non su quella della ruota, il che non e' la stessa cosa, perche' dipende dal cambio (a parita' di velocita' il motore sembra spingere di piu' con una marcia alta).

La mia bici, ritratta nella foto, e' una Dinghi Special 24", con l'allestimento "Export".
Ho meditato a lungo l'acquisto. La mia indecisione si basava sull'esigenza di una conferma che questo mezzo mi consentisse di superare, piu' o meno agevolmente, la salita che ho descritto sopra. Non ero affatto convinto che ce la potesse fare.
Alla fine il tipo del negozio mi ha aiutato a superare il dilemma, consentendomi una prova. Un sabato mattina lui ed io abbiamo inforcato i due modelli candidati e siamo andati a fare un lungo giro (per la verita' con una pendenza un po' meno "cattiva" e una distanza di circa la meta').
La differenza tra i due modelli sta nell'allestimento "Export". A parte qualche tocco estetico e l'ammortizzatore sulla forcella (utile ma non determinante) l'improvement che giustifica i 450 euro in piu' dell'equipaggiamento piu' costoso consiste nella batteria agli ioni di litio anziche' al piombo.
Oltre al vantaggio in termini ecologici della batteria al litio, durante la prova ho potuto constatare che il minor peso totale bici+batteria (gia' considerevole sul modello Export) e soprattutto una maggiore immediatezza nell'erogazione della piena potenza poteva davvero costituire l'elemento determinante della mia scelta, considerata la criticita' del tracciato.

Ho gia' percorso quattro volte il tragitto casa-lavoro e ritorno.
L'andata, naturalmente, e' facilissima. Ci impiego piu' o meno nello stesso tempo che impiegherei in auto. Il il motore lo lascio sempre spento ma non faccio quasi nessuna fatica (la strada presenta solo due salite quasi pianeggianti e molto brevi). Arrivo al lavoro riposato e rinfrescato dall'aria frizzante del mattino. Unica pecca: non posso ascoltare il GR di Popolare Network (guaio a cui penso di porre rimedio con una radiolina).
Il ritorno invece e' abbastanza impegnativo. Soprattutto in questo periodo, piuttosto torrido a quell'ora anche da noi in montagna. Le salite sono dure nonostante l'aiuto del motore. Ma la fatica e' sopportabile. Ci impiego circa quaranta minuti (meno del doppio dell'automobile).

Insomma, sono soddisfatto dell'acquisto. Ma qualche critica ce l'ho:
- La bici, quando il motore e' acceso, ha una spia verde che diventa rossa quando la batteria e' quasi scarica. Purtroppo la "riserva" mi concede solo un paio di chilometri in salita. Per cui, per non rischiare di rimanere a piedi, la ricarico ogni volta, il che e' sconsigliato se si vuole dare alla batteria una lunga vita (l'ottimo e' caricarla solo quando e' completamente scarica). Sarebbe stato meglio un sistema un po' piu' complesso, come quello presente nel modello superiore ("Frisbee"), dove lo stato di carica della batteria e' visualizzato in dettaglio da un potenziometro a led. In quel caso, forse, avrei potuto arrischiarmi a fare due tragitti con una sola carica (*).
- Dinghi Special 24" e' dotata di un cambio con deragliatore posteriore a sei rapporti (da 42/13 a 42/34). In alcuni punti del tragitto, la salita richiederebbe un rapporto ancora piu' corto, come nella Frisbee.
- In discesa, data la pendenza, il peso del mezzo (e del ciclista), bisogna tenere il freno quasi sempre tirato. Viene da rimpiangere lo spreco di energia. Non si sarebbe potuto avere un sistema di recupero per ricaricare la batteria?

La bici costa di listino 1321 euro, ma l'ho portata via a 1200, piu' 15 euro per il cestello. L'ho poi "adornata" con un aggeggio che misura velocita' e distanza percorsa (23 euro da Decathlon). Mi sono comprato anche un caschetto (16 euro), che non e' obbligatorio, ma opportuno.

(*): La casa dichiara che una carica regge 80km in piano o 40 in salita. E' una misura puramente ipotetica, perche' ovviamente dipende da molti fattori, tra cui la pendenza della salita, il peso del ciclista e la forza che ci mette a pedalare (e quindi la velocita' di marcia).

mercoledì 27 luglio 2011

Borghezio

Ieri ho sentito che la Lega si scusa con la Norvegia per le parole di Borghezio.
Francamente mi aspettavo che l'Italia intera se ne scusasse, visto che Borghezio l'abbiamo eletto noi.......

...che vergogna...

lunedì 25 luglio 2011

La questione morale

A tutti, o almeno a me, piace aver ragione, e piace che la ragione venga riconosciuta, quando si hanno opinioni differenti.

Personalmente mi piace di piu' quando questa ammissione capiti subito dopo, o addirittura durante la discussione che abbia generato la divergenza di opinioni, ma cio' non sempre puo' avvenire, perche' tale situazione presuppone la constatazione di una verita', che magari non e' ancora disponibile, accettata da entrambe le parti. Il che, naturalmente, e' possibile solo se c'e' onesta' intellettuale, poiche' quella verita' deve appunto essere esplicitamente accettata.
Ad esempio entrando in una gelateria con un amico posso dire "mmh... il gelato al Puffo fa schifo", mentre lui puo' ribattere che invece e' buono. Potremmo prendere un cono al Puffo ed assaggiarlo. Il mio amico dovrebbe a quel punto cambiare idea e concordare con me che quel gusto e' una schifezza. Ma potrebbe anche capitare che si impunti e continui a sostenere la bonta' di quel gelato, nonostante abbia constatato che effittivamente di schifezza trattasi. In questo esempio il mio amico avrebbe buon gioco ad agire cosi', poiche' il sapore di un gelato non ha valore assoluto (se cosi' fosse il gelato al Puffo non piacerebbe a nessuno e sparirebbe una volta per tutte dalla faccia della terra). Ma ci sono altri argomenti che sono piu' oggettivi e negarne l'evidenza assumerebbe toni meno sostenibili. Ad esempio potrei affermare che in quella gelateria sono disonesti perche' le ragazze che ti servono (sto pensando ad una gelateria in particolare, dove sono tutte ragazze a servire) non rilasciano lo scontrino fiscale. Potremmo prenderci il gelato e, alla cassa, constatare che in effetti non lo rilasciano. A quel punto il mio amico potrebbe ancora negare l'evidenza. "Mmh... magari si e' dimenticata, ma di solito lo fa"... "forse ha finito proprio adesso il rotolino del registratore di cassa"... "Potrebbe essere che sia stata ingannata da quel programma di scherzi radiofonici in cui annunciavano l'abolizione della legge sullo scontrino obbligatorio"... "Le hai visto il dito indice? Deve essersi rotta una falange e quindi non poteva battere i tasti, poverina!". Credo che con una buona dose di fantasia qualunque affermazione falsa potrebbe rientrare nella sfera del plausibile, per quanto improbabile.

A me piace di piu', dicevo, che la ragione mi venga concessa subito. Non sono un gran fan del telavevodetto, per intenderci. Anzi, in genere preferisco, a posteriori, metterci una pietra sopra e far passare tutto sotto silenzio, se mi rendo conto che l'interlocutore prenda atto di aver avuto torto. Se e' onesto e' inutile infierire. Se e' invece uno che mai ammetterebbe la sconfitta, farglielo notare lo allontanerebbe comunque dalla verita'. E ci sarebbe una nuova sofferta quanto inutile discussione. La mia consapevolezza di aver ragione non dipende dalla sua umiliazione.

Okay, anche io stesso sono testone, e ammettere di avere torto mi fa imbestialire. Ma questo post non e' certo per autocelebrare la mia millantanta onesta' intellettuale.

C'e' anche un altro scenario.
Il contendente che ha torto puo' gia' essere consapevole fin dall'inizio di sostenere un argomento fallace, ma per una convenienza di qualche tipo, potrebbe comunque sostenere quella posizione.
Evidentemente questa persona rifiutera' qualunque argomentazione gli venisse presentata sotto gli occhi, perche' paleserebbe una sconfitta totale anche nel metodo. Questa posizione implica dolo, e quindi negarla non e' solo una questione di orgoglio, ma anche una difesa della propria onesta'. L'ammissione di un errore fatto in buona fede, la giudicherei cosa nobile. L'ammissione di un errore consapevole invece mi farebbe concludere che di quella persona non mi sarei dovuto fidare, e quindi non mi ci dovro' fidare in futuro, dovesse ricapitarne l'occasione.

Quando in politica parlano di "questione morlale" sono fondamentalmente questi gli argomenti che mi balzano in testa.

Io non ho alcun interesse a sfoderare un telavevodetto, ma era ancora l'aprile 2010 quando io, da semplice elettore (forse piu' attento di alcuni ma sicuramente meno attento di molti altri) dichiaravo i miei forti sospetti su Filippo Penati, allora come candidato perdente alle regionali in Lombardia.
Non e' che voglia fare del giustizialismo eh! Secondo me finche' non ne viene dimostrata senza ombra di dubbio la colpevolezza, nessuno deve pagare.

Ma dare un ruolo politico a Penati sostenendo che non esista una prova della sua disonesta' mi pare un po' come sostenere che la ragazza della gelateria non rilasci lo scontrino fiscale perche' ha una falange rotta.

mercoledì 22 giugno 2011

Sacchi gialli

Lunedi' ho scritto la mail che riporto qui sotto (opportunamente modificata per questioni di privacy), indirizzandola all'indirizzo generico del comune, all'Ufficio Relazioni con il Pubblico e all'Ufficio Tributi. Non ho ancora ricevuto risposta a riguardo, e mi sa che non ne ricevero' alcuna.
Il problema che segnalo si e' gia' presentato l'anno scorso (con una giunta comunale diversa), e quindi la protesta e' gia' stata comuniata agli impiegati del comune. In quella occasione ho rotto talmente tanto le scatole che alla fine mi hanno consentito di non pagare. Quest'anno ho deciso che non ho altrettanto tempo ed energie da perdere. Se non ricevero' risposta a questa mail, andro' diligentemente a pagare entro i termini previsti.

Buongiorno.
Mi chiamo Dario Xxx e sono cittadino di Yyy.
Vi scrivo in relazione al bollettino che ho ricevuto in cui si specifica che debbo pagare il tributo descritto con "Conguaglio/Bollettazione sacchi RSU Anno 2010".
La spesa che devo sostenere non e' esosa (20 euro), ma e' la logica che vi sta sotto che e' particolarmente irritante, dal mio punto di vista. Faccio riferimento all'avviso che ha per oggetto "Raccolta dei rifiuti solidi urbani - ANNO 2010 - Acquisto sacchi trasparenti RSU", prot. n. 5974/2010. (*)
Ho anche chiesto delucidazioni al personale negli uffici del municipio e mi e' stato spiegato che il problema e' che non ho comprato una sufficiente quantita' di sacchi gialli per la raccolta dell'indifferenziato (**).

Il problema dell'immondizia, del suo recupero e della raccolta differenziata mi sta particolarmente a cuore.
Siccome mia moglie ed io ci consideriamo in dovere di comportarci nel modo piu' compatibile possibile con le pratiche ambientali, cerchiamo di rivolgere tutte le nostre attenzioni nella direzione della limitazione della produzione dei rifiuti, in particolare di quelli non riciclabili.

Prediligiamo i prodotti senza o con pochi imballaggi, e rivolgiamo le nostre scelte su quelli che consentono un maggiore riciclo. Questa pratica ha modificato sensibilmente le nostre scelte di consumo, molte volte in senso sconveniente dal punto di vista economico. I risultati da quello ecologico, sono nondimeno evidenti. Produciamo pochissimi rifiuti riciclabili, e una quantita' irrisoria di indifferenziato. Per il servizio di raccolta di quest'ultimo prediligiamo i sacchi gialli grandi (quelli da 110 litri) perche' in tale modo vi e' un minore spreco di plastica per produrli a parita' di quantita' di rifiuto.
La conseguenza e' che riusciamo a riempire un numero bassissimo di sacchi gialli (grosso modo uno ogni tre mesi - ma questo numero e' variabile). In tale modo ci pare che vi sia anche un vantaggio dal punto di vista del trasporto: se tutti facessero come noi, la raccolta porta-porta potrebbe essere effettuata solo una volta ogni tre mesi, anziche' tutte le settimane, con conseguente risparmio di risorse inquinanti per i mezzi adibiti a questo servizio.

Ci pare che questa pratica non solo risulti piu' ecocompatibile, ma che risparmi potenzialmente una gran quantita' di risorse ai servizi del comune. Se applicata in grande scala ridurrebbe il costo della raccolta porta-porta e anche quello per lo smaltimento dei rifiuti riciclabili alla discarica.

Inoltre siamo molto attenti anche ai rifiuti umidi. La maggior parte li raccolgliamo nella compostiera che abbiamo installato (a nostre spese) in giardino, delegandone alla raccolta porta-porta solo una minima quantita'.

Ebbene, un comportamento del genere ci pare che debba essere considerato virtuoso, e dovrebbe essere incentivato da parte del Comune, non certo punito.

E invece sembrerebbe che le regole del Comune richiedano al cittadino una quantita' minima di rifiuti: bisogna riempire un certo numero di sacchi gialli, altrimenti c'e' da pagare una penale.

Io trovo che questo sistema sia incivile.

Grazie anticipatamente per qualunque tipo di delucidazione mi possiate dare in merito.

Cordiali saluti
Dario Xxx.

(*) L'avviso comunica che entro il 31 dicembre 2010 era consentito acquistare un numero sufficiente di sacchi gialli (il numero di sacchi e' diverso a seconda della pezzatura dei sacchi - per quelli da 110 litri il numero minimo e' 10). Se non si e' provveduto all'acquisto, bisogna comunque pagarne il prezzo entro il 30 giugno, senza pero' ottenerne la consegna.
(**) Nel comune Yyy la raccolta dei rifiuti riciclabili viene effettuata nel centro di raccolta, aperto al sabato tutto il giorno, al martedi' e al giovedi' mezza giornata. La raccolta dell'umido e dell'indifferenziato viene effettuata al lunedi' mattina con un servizio porta-porta; l'umido deve essere raccolto nell'apposito secchiello verde, l'indifferenziato in sacchi gialli trasparenti su cui vi e' stampato il logo ufficiale del comune di Yyy. I sacchi gialli vengono venduti negli uffici del municipio. Sono disponibili in diverse dimensioni. Hanno un prezzo decisamente molto alto se confrontati ai normali sacchi di plastica per immondizia di analoga fattura comunemente venduti nei supermercati. Il loro prezzo e' giustificato dalla modalita' di pagamento della tassa sulla nettezza urbana: non si paga infatti una tassa fissa e il tributo viene esatto tramite la vendita dei sacchi stessi. La logica e' che piu' rifiuti indifferenziati si producono, piu' sacchi ci vogliono per contenerli, piu' si paga per acquistarli.

mercoledì 18 maggio 2011

Il dopo-voto al bar sport

Dunque sono proprio felice per come sono andate le amministrative (anche se, per scaramanzia, sarebbe meglio aspettare fino a dopo il ballottaggio).

Anche se i commenti al voto mi sembrano sempre piuttosto vani, tanto piu' se provengono dall'ultimo pirla quale io sono, ci sono delle considerazioni che mi sono venute spontanee subito dopo aver ascoltato i risultati: queste considerazioni poi le ho ritrovate nel TG di Mineo, quando il direttore citava qualcuno (non ricordo piu' chi) del PdL. Quel politico la presentava come una critica alla sinistra, mentre a me pare invece cosa sorprendentemente positiva.
Quello che mi e' apparso, nel contesto dei voti di sinistra, e' che ci sono state tre tendenze, tutte riconducibili ad una.
1) Anche dove i candidati, i partiti, le coalizioni di sinistra hanno vinto o stravinto, il movimento Cinquestelle ha spesso ottenuto ottimi risultati. Emblematico il caso di Bologna.
2) In alcuni casi candidati che rappresentano il nuovo corso, che io avrei votato per la loro (almeno ai miei occhi) onesta' intellettuale, hanno avuto ottimi risultati, superando i "classici" candidati della sinistra. Questo e' il caso di Napoli.
3) A Milano, il candidato di Sinistra ha vinto contro ogni pronostico, nonostante (e secondo me proprio per questo) fosse quello che ha spiantato il candidato che, alle primarie, era appoggiato dalla dirigenza del PD.

Per la verita' c'e', tra le citta' importanti, il caso di Torino, dove non mi aspettavo per niente che Fassino, prototipo del vecchio mai riciclato, vincesse. Sono contento di essermi sbagliato, in questo caso. Anche se Fassino continua a non piacermi per niente.

Secondo me la considerazione che si puo' fare a riguardo e' che la vittoria, in queste amministrative, e' del popolo sinistra, e non della dirigenza del PD.
Sempre al TG di Mineo ho sentito Civati intervistato, che proponeva di dialogare con i movimenti Cinquestelle. Secondo me e' impossibile farlo, perche' non c'e' un vero soggetto con cui dialogare (che si fa? Si racconta barzellette insieme a Beppe Grillo?). Pero' quello che si puo' fare e' cercare di interpretare la disillusione verso il PD del popolo della sinistra, visto che e' proprio questa la fetta di elettorato che vota Cinquestelle. I movimenti Cinquestelle vogliono (o, quanto meno dichiarano di volere) riportare le esigenze del cittadino nei ruoli politici che in una democrazia gli dovrebbero competere. E questa e' l'unica cosa che condivido con i Grillini. La politica (sia quella di destra sia quella di sinistra) non rappresenta piu' le mie esigenze, il che, secondo me, e' proprio quello che si vuole dire votando i Grillini.
Quel che voglio dire e' che non e' che il PD debba dialogare con Grillo, ma che debba cercare di personificare le esigenze degli elettori di sinistra, in modo che questi non disperdano i voti, ma li convoglino nel PD. E non perche' questo porterebbe piu' voti al PD, ma perche' e' giusto che l'elettore di sinistra venga rappresentato da un partito di sinistra. Un partito vero con dei politici veri, intendo, non un teatrino di cabaret con un comico che racconta barzellette.

Pisapia secondo me ha vinto (tie' tie' tie'... tutti gli scongiuri possibili) perche' ha saputo far proprie le esigenze dei cittadini milanesi. Credo che Boeri non l'avrebbe saputo fare. Sicuramente la Moratti ha ampiamente dimostrato di non esserne per niente capace.

Napoli ha bisogno di una svolta, che non venga ne' del fallimentare governo della sinistra, ne' dell'incapacita' dell'intervento di destra, ma da qualcuno che si dimostri capace di rimboccarsi le maniche e aiutare a pulire la spazzatura.

sabato 14 maggio 2011

Voto utile?

Premetto che io non vado a votare perche' non mi tocca. A questo giro non si vota ne' nel mio comune, ne' nella mia provincia ne' nella mia regione.

Il mio disappunto nasce dalla lettura di alcuni blog. Alcuni convinti elettori di Sinistra, che votano il PD, se la prendono duramente con altri elettori che, pur riconoscendosi nei valori della Sinistra, decidono di non votare. O, peggio, di votare le liste Cinquestelle di Grillo.

Io penso che decidere di non votare sia profondamente sbagliato. Se questa volta fossi chiamato alle urne, voterei anch'io, come ho sempre fatto. Il diritto di voto ha un senso solo se lo si esercita a prescindere. Teorizzare il non voto equivale a teorizzare la rinuncia al diritto di voto.
Penso anche che votare la lista di Grillo sia sbagliato, perche' Grillo non rappresenta una vera proposta politica, ma una protesta sociale contro la politica stessa: e' quindi un autoriferimento contraddittorio. Il fine della Politica, credo, dovrebbe essere quello di costruire qualcosa, non semplicemente smontare cio' che altri hanno costruito.
Ma il motivo principale per cui sostengo che votare Grillo, non votare o votare altre liste minori sia un errore, e' che l'urgenza, adesso, e' di salvare la democrazia messa in pericolo dagli sporchi interessi personali di Berlusconi.

Detto questo, pero', aggiungo che mi pare che i motivi per cui i voti della sinistra non confluiscono, come ci si aspetterebbe, nel PD non possano ricondursi semplicemente nell'appeal mediatico (se di cio' si puo' parlare) di Grillo - o nella pigrizia degli elettori che non vanno a votare.
E mi sembra che non si tratti nemmeno di intransigenza, di rifiuto di accettare qualunque compromesso, da parte degli elettori. Casomai si puo' accusare certi partitini, numericamente insignificanti, di voler fare i "duri e puri", ma non certo la massa degli elettori che vorrebbe invece vincere e vedere, una buona volta, un vero governo di sinistra. O, almeno, un governo degno di questo nome.
Se fossi chiamato al voto, io voterei il PD, come dicevo, indipendentemente dal fatto che il PD rappresenti i miei valori politici. La cosa piu' urgente da fare, oggi, e' di sconfiggere Berlusconi, prima che sia troppo tardi (se non lo e' gia').

Io voterei PD, ma sia chiaro che non rappresenta affatto i miei valori.
Il problema e' proprio quello, secondo me.
Il popolo di sinistra non si sente rappresentato dal PD. E fondamentalmente e' per questo che (a mio giudizio, sbagliando) non lo vota.
Evidentemente il popolo di sinistra che non vota il PD (disperdendo il voto in Grillo, partiti minori o astensionismo) finisce per tirarsi la zappa sui piedi, perche' in quel modo contribuisce alla vittoria di Berlusconi, il che e' certo cio' che non vuole. Ed e' per questo che dico che bisogna votare PD a prescindere.

Ma accusare gli elettori di sinistra che non votano PD di essere la causa della vittoria di Berlusconi mi pare equivalga affrontare il problema dal punto di vista sbagliato.

La strategia politica del PD e' semplicemente inesistente. L'apparenza e' che la dirigenza del PD sacrifichi (dolosamente o colposamente) ogni proposito di governo per conservare la poltrona. Qualunque nuova proposta viene sistematicamente eliminata dalla scena politica, o relegata a ruoli minori, quando invece il buon senso suggerirebbe a chi perde di farsi da parte, per evitare di perdere di nuovo (vedi per esempio Ignazio Marino segato alle primarie, o, prima ancora, Debora Serracchiani che non si presenta nemmeno perche' Franceschini pone il veto). Il nuovo, nel PD, rimane ai margini, perche' il vecchio, pur perdente, non si vuole fare da parte.
I valori della sinistra non sono adottati dal PD. In Piemonte Mercedes Bresso non difende le rivendicazioni del popolo No-TAV, come ci si aspetterebbe da un partito di sinistra (e quindi i No-TAV finiscono per votare Cinquestelle, con effetti devastanti: Cota al governo del Piemonte).
Per sentire dal PD una netta presa di posizione contro il nucleare si e' dovuto aspettare il disastro di Fukushima.
Gli operai della Fiat che protestano contro l'accordo scandalo con Marchionne rimangono orfani di una controparte politica.
E si potrebbe continuare. Il popolo non e' piu' rappresentato dalla politica. L'unico partito che, all'apparenza, tende a soddisfare le esigenze del popolo e', paradossalmente, la Lega. Che pero' si limita a promettere (senza poi mantenere) di riempire la pancia dei propri elettori, non di soddisfarne i valori valori.

E allora, a me pare che il vero problema non sia stabilire dove finiscano i voti di Sinistra: se nell'astensione o nei partiti minori, ma piuttosto capire perche' non finiscano orgogliosamente nel PD, che dovrebbe essere il recipiente naturale.

Stanotte ho avuto un incubo. Sono Bersani, ed vado al ristorante. Sulla porta leggo il regolamento della serata: "I segretari di partito mangiano gratis - verranno pesati prima e dopo la cena e quello che avra' mangiato di piu' si portera' via l'Italia in premio". Entro e noto Berlusconi che si sta gia' sbafando una fiorentina da due chili.
Dopo aver registrato ufficialmente il mio peso, mi siedo un po' piu' in la' e, ordino al cameriere una fiorentina da due chili anch'io. Me la faccio portare insieme ad un piatto vuoto. Quando sono servito, taglio la bistecca in due. Ne metto una meta' sul piatto vuoto, che ripongo sul tavolo vicino e comincio a mangiare l'altra meta'.
Ora, potremmo pure discutere se e' piu' etico che Grillo si mangi il mio avanzo, se e' meglio buttarlo nel cassonetto dell'umido, oppure se magari non sarebbe meglio che quel bel pezzo di carne non si animasse improvvisamente di vita propria e cercasse di saltarmi in bocca, ma la si veda come si vuole, la conclusione di questa storia e' che dopo la cena, al netto del peso iniziale, io peso un chilo meno di berlusconi, e lui se ne va a casa con il premio.
Poi, certo, me ne vado a casa anch'io soddisfatto: mi sono mangiato un chilo di ottima fiorentina a sbafo. Tanto, a farne le spese, non saro' certo io! E la prossima volta faro' in modo di essere di nuovo io, il segretario del partito, che' cosi' mangio ancora a ufo.

Le regionali in Piemonte furono emblematiche.
Una grossa fetta dell'elettorato piemontese era profondamente contrario alla realizzazione del tratto di TAV in Val di Susa, tanto da condizionare il voto proprio su quell'argomento.
Le alternative erano Cota (Lega), favorevole alla TAV, Bresso (PD), pure favorevole alla TAV, anche se in modo meno evidente, Davide Bono (Cinquestelle), contrario alla TAV e altri candidati che non menziono.
Data la vicinanza dei pronostici tra Cota e Bresso, per un elettore che si riconoscesse nella sinistra, votare Bono o non votare sarebbe stato controproducente, perche' avrebbe favorito Cota. Bono non aveva alcuna chance di vincere, e quindi il voto a lui sarebbe stato inutile. Quindi non c'era alcuna alternativa reale: bisognava votare per la TAV.
Avrebbe potuto vincere Bresso, invece di Cota, ma i lavori per la TAV non si sarebbero fermati.
Io, invece, credo che un candidato debba rappresentare i valori di colui che lo dovrebbe votare. Se un candidato non raggiunge la vittoria, vuol dire che non rappresenta i valori della maggioranza degli elettori. Secondo me e' giusto che non vinca.
Non e' un gioco d'azzardo il cui premio in palio e' fare quel che si vuole. In democrazia bisognerebbe che i governanti facciano quel che i cittadini vogliono. E quindi che i candidati promettano di fare quel che la maggioranza dei cittadini vorrebbero che venisse fatto. E i cittadini piemontesi di sinistra, potenziali elettori della Bresso, la TAV non la volevano. Secondo me, se la Bresso avesse fatto proprie le rivendicazioni dei movimenti No-TAV avrebbe vinto le elezioni. Bono non avrebbe preso un voto e Cota se ne sarebbe andato a casa.
Quindi verrebbe da concludere che la candidatura di Bresso e' stata la causa della sconfitta della sinistra in Piemonte.
E non fu solo la Bresso ad essere sconfitta, ma anche chi l'ha votata con convinzione e chi l'ha votata come "voto utile" ("utile"? Il voto utile e' solo quello che vince!). In pratica la strategia fallimentare di Bresso ha tradito i suoi elettori. Dare la colpa a Grillo o a Bono mi pare davvero sintomo di incapacita' di analizzare criticamente la sconfitta.

Domani spero che vinca Pisapia a Milano. Mi pare che rappresenti il popolo della sinistra, anche se non ho i sondaggi in mano.