Quest'anno la fioritura è stata davvero generosa, e grazie ad una primavera precoce in marzo una splendida macchia rosa ha abbellito il giradino. I fiori apparivano molto più "convinti" di quelli dell'anno scorso, probabilmente grazie alla maturazione della pianta. Poi però, bizzarrie meteorologiche, è tornato il freddo, addirittura è nevicato a fine marzo, e temevo che non ci fosse stato abbastanza tempo perché gli insetti impollinatori facessero il loro dovere. Quando è arrivato di nuovo un tempo decente, infatti, ormai i fiori avevano cominciato ad appassire, ed è stata invece una piacevole sorpresa constatare, qualche settimana dopo, che dove erano caduti gli eroici fiori si sono generati una gran quantità di piccoli frutti, promessa per un raccolto abbondante.
Particolare della pianta di pesco in diverse fasi di maturazione. Da sinistra a destra: il bocciolo all'8 marzo; al 15 marzo; il fiore comincia a schiudersi (20 marzo); dopo la nevicata del 23 marzo; di nuovo il sole (30 marzo); qualche tempo dopo l'appassimento dei fiori cominciano a svilupparsi i frutti (4 maggio); l'ultima foto è di ieri (28 maggio).
Il problema è che le foglie infestate da afidi prima si piegano in due, poi si accartocciano finché alla fine muoiono e quindi non producono più il nutrimento necessario alla pianta, proprio ora che ce n'è più bisogno per nutrirne i frutti.
Ma c'è una storia, che mi ha raccontato l'agronomo di cui sopra (laureato con una tesi in entomologia), dietro l'infestazione degli afidi, davvero sorprendente.
Si tratta di una storia di simbiosi tra insetti di speci diverse. Le formiche sembrano particolarmente ghiotte di una sostanza vischiosa secreta dagli afidi, chiaramente visibile sulle foglie infestate. Gli afidi a loro volta prediligono le foglie di alcune piante, tra cui il pesco. Le formiche quindi si caricano in groppa le larve di afidi e le vanno a depositare sulle foglie del pesco, dopodiché due o tre formiche rimangono costantemente su ognuna di quelle foglie a presidiare l'"allevamento" e a difenderlo dai predatori. Questo atteggiamento di difesa è facilmente osservabile avvicinando un pezzetto di legno alle foglie infestate. Le formiche nelle vicinanze si raggruppano e, con espressione truce in volto (ma questo particolare è forse solo frutto di suggestione!?!), eroicamente attaccano l'intruso con le loro micidiali tenaglie.
Insomma, il comportamento delle formiche con gli afidi è in qualche modo simile a quello degli umani coi bovini, e a guardare le condizioni disastrate del mio povero pesco non posso che chiedermi se l'analogia con l'uomo non sia altrettanto devastante... Ma non perdiamoci in ragionamenti filosofici e non lasciamoci intenerire dall'ingegno dimostrato delle maledette formiche: non dimentichiamoci che mi stanno compromettendo il piacere di sbafarmi quella delizia! Nessuna pietà quindi contro quei dannati afidi e le loro protettrici. La guerre est la guerre!
La devastante quantità di parassiti che in questo periodo attanagliano il nostro bel pesco mi fa pensare che quest'anno il sapone non sarà sufficiente, come invece fu l'anno scorso, e sto già studiando una strategia di offensiva per il prossimo anno:
le coccinelle!!!
Pare che le coccinelle siano terribili predatori di afidi, e ho scoperto con una ricerca su internet che ci sono alcuni negozi online che ne vendono le larve, ad esempio qui.
Il fatto che da noi questi insetti in pigiama siano un po' rari mi fa pensare che forse il clima non sia adatto per un simile allevamento. Sul sito linkato dicono infatti che le larve si sviluppano in individui adulti a temperature di 20-25 gradi da marzo a maggio. In quel periodo da queste parti è di solito più freddo. Ci riuscirò? Qualcuno di voi ci ha mai provato?
E voi, di che colore è il vostro pollice?


