Visualizzazione post con etichetta Giardinaggio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giardinaggio. Mostra tutti i post

mercoledì 5 agosto 2009

Terrazzamenti

Nella nostra casetta in mezzo al castagneto ci sono ben due piccoli giardini (purtroppo non comunicanti), di circa trentacinque metri quadrati ciascuno.

Il progetto CAD
Uno, accanto alla parte frontale dell'abitazione è ricavato all'interno di un muro di contenimento, ed è pianeggiante. Per lo più l'abbiamo adibito a prato, fiori e alberi da frutta, ma c'è anche qualche ortaggio ed erba aromatica.
Coltiviamo ad orto invece il giardino posteriore. La cosa risulta piuttosto difficoltosa perché, data la zona montana nella quale abitiamo, il terreno è molto scosceso. Piano piano quindi stiamo facendo dei lavori che consentono di sfruttarlo meglio.
Abbiamo cominciato questi lavori due anni fa, "disboscando" il terreno da mostruose ortiche e altre erbe matte, che hanno rivelato anche la base di un tronco di castagno abbattuto, da cui spuntavano nuovi germogli che abbiamo tagliato.
Abbiamo poi attrezzato un piccolo sentiero a gradini e tornanti che consente di raggiungere agevolmente tutti i punti del giardino. Sono state piantate delle piante da frutto (un pero, un fico, un ciliegio e un nespolo). Nella parte più bassa, limitata da una parete di cemento armato, abbiamo livellato un'area che poi abbiamo setacciato dalle pietre e riempito con del terriccio buono e grasso stallatico. L'anno scorso abbiamo avuto un buon successo con la coltivazione di pomodori e altri ortaggi, anche se il lavoro è stato piuttosto difficile per via della pendenza. Per questo abbiamo quindi deciso di provvedere con terrazzamenti, che, oltre a rendere la coltivazione più agevole, aiutano a rallentare e limitare smottamenti causati dal maltempo.


alcune fasi della costruzione
Dato il successo di questa prima opera, in autunno provvederò a costruirne una seconda simile, un poco più grande.

L'idea originaria, copiata da idee viste in altri giardini, era di fissare uno o due tronhi d'albero al terreno perpendicolarmente alla direzione della pendenza, formando una specie di scalino che consentisse un tratto di accumulo orizzontale. Il progetto si è poi evoluto nella costruzione di un vero e proprio "muro" di tronchi sovrapposti, alto circa cinquanta centimetri, lungo due metri, delimitato da altre due pareti laterali, lunghe circa un metro. Quel che ne è risultato è una specie di cassa di legno di due metri quadrati, aggrappata al declivio, perfettamente orizzontale.

i pali di sostenimento sono ricavati da quattro tubi di acciaio lunghi un metro, materiale di recupero. Sporgono circa mezzo metro dal terreno e quindi sono stati interrati per mezzo metro. I tronchi sono in realtà sezionati a metà. Sono nove pezzi da due metri (sei per la parete frontale e tre, tagliati, per quelle laterali. Hanno un diametro di circa 8cm, e quindi l'altezza complessiva è di poco meno di 50cm. Sono costati 3.50€ l'uno a Leroy Merlin. Sono venduti già trattati in autoclave per uso esterno, ma ho preferito, per maggior sicurezza, verniciarli con un impregnante idrorepellente. I tronchi sono fissati ai pali con delle viti mordenti. La spesa totale è stata dunque di 31.50€ per il legno più circa 10€ di materiale vario.
Il risultato finale, già piantumato e coperto da una rete protettiva contro la grandine.

martedì 3 marzo 2009

Il cold frame


Il progetto CAD
Chiunque abbia più di 40 anni, come me, si ricorderà certamente della popolare serie televisiva Mac Gyver. Per i più giovani e quelli che hanno scarsa memoria, La7 sta riproponendo quei telefilm dal lunedì al venerdì verso le quattro del pomeriggio.
Si tratta di una specie di storie di spionaggio, dove il protagonista, non avendo a disposizione i consueti ed improbabili accrocchi supertecnologici alla James Bond, è molto abile nel trovare soluzioni altrettanto improbabili con mezzi di fortuna. E così eccolo ad esempio a costruire una bomba con una bottiglia di gazzosa, una confezione di fertilizzante e un collare per cani, magari controllata tramite un comando a distanza realizzato con uno specchio per il makeup, il fondo di un bicchiere rotto e il tappo della gazzosa di cui sopra. Ovviamente al termine di ogni episodio il nostro eroe riuscirà a sconfiggere, almeno temporaneamente, i malvagi.

R, madrelingua inglese-americana, mi ha fatto morir dal ridere raccontandomi di come l'arte di arrangiarsi di Mac Gyver era così popolare negli States che il nome stesso è diventato, nello slang popolare, un verbo: "to macgyver", con tanto di passato e participio "macgyvered" e forme continuative "macgyvering".
Sostanzialmente significa qualcosa tipo "risolvere un problema con una soluzione ingegnosa e con poca spesa, utilizzando il più possibile ciò che c'è già a disposizione". In particolare definisce il successo nel risolvere i lavoretti di faidaté per la casa. In italiano potremmo tradurre con "mecgaiverare", ma suona davvero male!

La primavera è ormai alle porte (almeno speriamo) e R si è già attivata per far germogliare i primi semi di ortaggi in bicchierini tenuti in casa al calduccio. Le piantine, prima di essere trapiantate nella loro locazione definitiva, il terreno dell'orto, dovranno trascorrere un periodo in vasetti, sul terrazzo, alla luce del sole ma riparate dall'aria, da queste parti ancora fredda. A questo scopo ci serve un cold frame. Non so quale sia l'equivalente espressione italiana per definire questo aggeggio che mi ha descritto R, ma lo conosco, lo utilizzava anche mio nonno.
Si tratta di una specie di scatola senza fondo, di legno la cui parte superiore, inclinata verso il sole, è costituita da una o più finestre trasparenti, che possono essere aperte nei giorni caldi.

Eccomi quindi nei panni di Mac Gyver, a progettare e costruire il cold frame.

Fasi della lavorazione.
Le pareti sono state costruite con leggere perline, di quelle che si utilizzano per decorare i muri. Le ho trovate di seconda scelta, le ho tagliate a misura e le ho montate insieme con un'ossatura di legno un po' piu' massiccio.
Le finestre sono due fogli di plastica trasparente, montati in un telaio di legno, poi applicato alla scatola tramite cerniere.

Ecco il risultato finale
L'operazione è costata 29.50 euro (15 per i fogli di plastica, 12.50 per le perline, 2 per le cerniere) più un po' di impregnante impermeabile (22 euro la tolla da 2.5 litri, ma ne ho usato solo un po'), con cui ho verniciato il tutto per proteggerlo dalle intemperie. Tutto il resto era materiale di recupero avanzato dalla costruzione del tavolo da lavoro.

...I macgyvered it!

martedì 16 settembre 2008

Ibridi? No, grazie!


Ecco alcune delle nostre piantine di pomodoro in giardino
Quest'anno, in primavera, abbiamo piantato qualche ortaggio. Piu' che altro è mia moglie che si occupa della cura delle piantine, ma entrambi ci abbiamo messo entusiasmo e finalmente, dopo un ampio successo con le zucchine, in questo periodo cominciamo a raccogliere gli amati pomodori, forse un po' tardivi, con il clima montano che ci ritroviamo. Ne siamo particolarmente orgogliosi.
Il sapore è decisamente molto migliore della verdura acquistata, perche' i frutti giungono a maturazione ancora sulle piante. Se solo si potesse infilare un pomodoro nel doppino telefonico ve li farei assaggiare.

Ci abbiamo messo impegno, ed abbiamo visto i frutti generarsi a partire dai semi, seguendo tutte le fasi della crescita.
Ma non è solo per questo che mi piace l'idea. Mi pare che questo tipo di risultato dimostri che, almeno in parte, si puo' uscire dalla logica del consumo che ingrassa la nostra societa' a scapito dei paesi poveri.
L'autoproduzione della verdura riduce al minimo gli sprechi della commercializzazione, soprattutto a regime di sussistenza (che noi non abbiamo ancora cominciato a praticare), cioe' con la conservazione dei semi dell'anno precedente da piantare l'anno successivo.

L'esperienza di quest'anno ci ha intrigato al punto che abbiamo gia' cominciato a fare compere per le sementi dell'anno prossimo, e nella ricerca ho scoperto una cosa sconcertante.

Al supermercato tra i pomodori piu' gustosi ci sono i "Mini San Marzano". Abbiamo quindi cercato informazioni riguardo le sementi di questa varieta', e abbiamo scoperto che si tratta di ibridi.
Anche per altre sementi trovate nei vivai abbiamo notato sulle confezioni in bella mostra la dicitura "ibrido F1" stampata nell'angolo della busta.
Da ignorante ho cercato di dare un significato a questo termine, immaginando l'analogo nel mondo animale. Un ibrido è un individuo prodotto dell'incrocio di genitori di razze diverse. Ma in botanica?


Pomodori della varietà "Rouge d'Iraq"
Cercando su internet mi si è aperto un mondo totalmente sconosciuto.
Un ibrido (in particolare del pomodoro, ma il discorso vale anche per numerosissimi altri vegetali che costituiscono la base dell'alimentazione di interi continenti, come il mais) è una pianta generata da un seme ottenuto da un frutto prodotto da una particolare tecnica di impollinazione artificiale.

Il primo passo consiste nella replica in fecondazione autotrofa di piante, per sei-dieci generazioni. Poiche' i pomodori sono ermafroditi (cioe' ogni fiore contiene sia l'elemento maschile che quello femminile), è possibile che si autofecondino (fecondazione autotrofa).
Questo tipo di fecondazione ottiene delle piante figlie piu' deboli di quelle genitrici, poiche' (se ho capito bene) si replicano anche i geni recessivi. In genetica, tra due alternative, tende a vincere il gene dominante (piu' forte) il quale solitamente porta le caratteristiche migliori, ad esempio il vigore della pianta (un gene dominante portatore di una caratteristica perdente si sarebbe infatti estinto nella storia per selezione naturale). In una fecondazione autotrofa, invece, il patrimonio genetico dello stilo (parte femminile del fiore) è identico a quello del polline (parte maschile), e quindi anche i geni recessivi si replicano indisturbati.
Una volta ottenute piante si' deboli, ma pure, si incrociano con impollinazione artificiale degli stili di una linea genetica con il polline di un'altra (l'impollinazione artificiale e' necessaria per evitare che i fiori si autofecondino di nuovo). Questo meccanismo produce piante molto piu' vigorose e fruttifere delle antenate da cui si è partiti. I semi prodotti dai frutti di queste piante vengono etichettati come "Ibridi F1" (cioe' di prima generazione). Di conseguenza, acquistando sementi di varieta' "ibride F1" si ha una aspettativa di produzione migliore, il che, se è gia' stimolante per l'orto di famiglia, è fondamentale per gli agricoltori.


Pomodori della varietà "Cherokee purple"
Il problema degli ibridi cosi' ottenuti è che in genere i frutti che producono contengono semi con un patrimonio genetico piu' povero, e le generazioni successive tendono quindi ad indebolirsi progressivamente. Tanto da rendere sconveniente l'utilizzo dei semi dell'annata precedente per produrre le piantine dell'annata successiva.
La conseguenza di tutto questo è che gli agricoltori debbono acquistare tutti gli anni le sementi per le loro piantagioni. E chi ne trae profitto sono le societa' che producono sementi ibride.
Il loro gioco è quello di trovare varieta' commercialmente valide, spingerle sul mercato e creare domanda, cosi' che gli agricoltori siano costretti a riconvertirsi ad esse e quindi ad acquistare i semi anno dopo anno.
Poche multinazionali, dai nomi gia' sentiti nella produzione di organismi geneticamente modificati (Monsanto, Pioneer...) controllano anche il mercato di queste sementi, e quindi stanno progressivamente diventando proprietarie, in questo modo, dell'intero mercato agroalimentare, manipolando l'economia delle popolazioni agricole che fin'ora hanno campato di sussistenza.

Impossibile pensare che gli agricoltori si adeguino a produrre i propri semi mediante ibridazione, perche', oltre che richiedere esperienza particolare, questa tecnica necessita di un grande sforzo in manodopera. Piu' semplice, per loro, approvigionarsi presso queste multinazionali che risolvono brillantemente il problema sfruttando la forza lavoro a buon mercato dei paesi poveri.

Io sono piuttosto ignorante in materia, e fino a qualche giorno fa non sapevo nemmeno dell'esistenza di sementi ibride. Mi chiedo se esiste un movimento di opposizione a queste tecniche simile a quanto sta avvenendo per gli OGM. Mi chiedo se esiste una regolamentazione in Italia (dubito che esista in paesi come gli Stati Uniti dove non ne esiste una nemmeno per gli OGM) che imponga almeno l'etichettatura di sementi ottenute mediante queste tecniche.
Mi chiedo infine come sia possibile fare consumo critico quando si acquista verdura nella grande distribuzione: per quanto ne so nemmeno l'agricoltura biologica rifiuta questa tecnica.

Riferimenti:

I nostri pomodori, in queste foto, sono non-ibridi - spero...

giovedì 29 maggio 2008

Formiche operose

Sono particolarmente orgoglioso, in qualità di agricoltore fai-da-te, della pianta di pesco (varietà Poppa di Venere, di polpa bianca) che abbiamo piantato l'anno scorso in giardino. Già l'estate scorsa ci ha regalato ben undici frutti, magnifici, di un sapore che mi ha subito riportato all'infanzia (chissà perché quelle che si comprano non sanno più di niente!). Insomma, avete presente quelle pesche che le addenti e tutto il succo ti si sbrodola sul mento, e ti devi sporgere in avanti per non macchiarti la maglia?
Quest'anno la fioritura è stata davvero generosa, e grazie ad una primavera precoce in marzo una splendida macchia rosa ha abbellito il giradino. I fiori apparivano molto più "convinti" di quelli dell'anno scorso, probabilmente grazie alla maturazione della pianta. Poi però, bizzarrie meteorologiche, è tornato il freddo, addirittura è nevicato a fine marzo, e temevo che non ci fosse stato abbastanza tempo perché gli insetti impollinatori facessero il loro dovere. Quando è arrivato di nuovo un tempo decente, infatti, ormai i fiori avevano cominciato ad appassire, ed è stata invece una piacevole sorpresa constatare, qualche settimana dopo, che dove erano caduti gli eroici fiori si sono generati una gran quantità di piccoli frutti, promessa per un raccolto abbondante.

Particolare della pianta di pesco in diverse fasi di maturazione. Da sinistra a destra: il bocciolo all'8 marzo; al 15 marzo; il fiore comincia a schiudersi (20 marzo); dopo la nevicata del 23 marzo; di nuovo il sole (30 marzo); qualche tempo dopo l'appassimento dei fiori cominciano a svilupparsi i frutti (4 maggio); l'ultima foto è di ieri (28 maggio).
Chissà se però quei frutti riusciranno ad arrivare fino alla maturazione. Il pesco si è infatti pian piano infestato di afidi, che si stanno mangiando tutte le foglie. Ho chiesto aiuto al mio agronomo di fiducia, che volentieri pubblicizzo, il quale mi ha consigliato di spruzzare del sapone di marsiglia disciolto in acqua, che è innocuo per l'uomo, per il pesco e per l'ambiente in generale, tanto da essere approvato come rimedio in agricoltura biologica, ma micidiale per gli afidi. L'inconveniente è che non li tiene affatto lontani. Muoiono ma poi subito ne arrivano di nuovi, e quindi bisogna continuare a spruzzare il sapone.

Foglia del pesco danneggiata dall'attacco degli afidi
Il problema è che le foglie infestate da afidi prima si piegano in due, poi si accartocciano finché alla fine muoiono e quindi non producono più il nutrimento necessario alla pianta, proprio ora che ce n'è più bisogno per nutrirne i frutti.

Ma c'è una storia, che mi ha raccontato l'agronomo di cui sopra (laureato con una tesi in entomologia), dietro l'infestazione degli afidi, davvero sorprendente.
Si tratta di una storia di simbiosi tra insetti di speci diverse. Le formiche sembrano particolarmente ghiotte di una sostanza vischiosa secreta dagli afidi, chiaramente visibile sulle foglie infestate. Gli afidi a loro volta prediligono le foglie di alcune piante, tra cui il pesco. Le formiche quindi si caricano in groppa le larve di afidi e le vanno a depositare sulle foglie del pesco, dopodiché due o tre formiche rimangono costantemente su ognuna di quelle foglie a presidiare l'"allevamento" e a difenderlo dai predatori. Questo atteggiamento di difesa è facilmente osservabile avvicinando un pezzetto di legno alle foglie infestate. Le formiche nelle vicinanze si raggruppano e, con espressione truce in volto (ma questo particolare è forse solo frutto di suggestione!?!), eroicamente attaccano l'intruso con le loro micidiali tenaglie.
Insomma, il comportamento delle formiche con gli afidi è in qualche modo simile a quello degli umani coi bovini, e a guardare le condizioni disastrate del mio povero pesco non posso che chiedermi se l'analogia con l'uomo non sia altrettanto devastante... Ma non perdiamoci in ragionamenti filosofici e non lasciamoci intenerire dall'ingegno dimostrato delle maledette formiche: non dimentichiamoci che mi stanno compromettendo il piacere di sbafarmi quella delizia! Nessuna pietà quindi contro quei dannati afidi e le loro protettrici. La guerre est la guerre!

La devastante quantità di parassiti che in questo periodo attanagliano il nostro bel pesco mi fa pensare che quest'anno il sapone non sarà sufficiente, come invece fu l'anno scorso, e sto già studiando una strategia di offensiva per il prossimo anno:
le coccinelle!!!
Pare che le coccinelle siano terribili predatori di afidi, e ho scoperto con una ricerca su internet che ci sono alcuni negozi online che ne vendono le larve, ad esempio qui.
Il fatto che da noi questi insetti in pigiama siano un po' rari mi fa pensare che forse il clima non sia adatto per un simile allevamento. Sul sito linkato dicono infatti che le larve si sviluppano in individui adulti a temperature di 20-25 gradi da marzo a maggio. In quel periodo da queste parti è di solito più freddo. Ci riuscirò? Qualcuno di voi ci ha mai provato?

E voi, di che colore è il vostro pollice?