Mmmmh... dicono che in Italia c'è un clima di odio tra le parti politiche, e che sia proprio quel clima la causa del gesto di Tartaglia contro Berlusconi.
Non c'è dubbio che le due parti politiche si stiano scambiando pesanti tegole già da tempo. E la cosa mi disturba un po', perché preferisco toni più pacati.
Per la verità mi pare che sia da sempre stato così. Quello che forse è un po' diverso è il linguaggio utilizzato: da destra si dà dei "coglioni" agli elettori di sinistra, da sinistra si dà dei "nazisti" ai politici di destra (il che sottintende, nella migliore delle ipotesi, che gli elettori di destra siano degli imbecilli).
Io penso che Berlusconi sia il più grave probema dell'Italia. E credo che finché lui, in un modo o nell'altro, non sparisce dalla scena politica, sia impossibile, per l'Italia risollevarsi da questa crisi sociale. Non penso che sia l'unico problema, ma sicuramente il più grave. Il motivo è che Berlusconi utilizza il potere per i suoi fini personali, e questo spesso - sempre - fa a pugni con l'interesse comune degli italiani. Sì, penso anch'io che una gran parte dell'elettorato di destra sia composto da imbecilli. Per par condicio rivelerò che in cuor mio credo che lo stesso valga per l'elettorato di sinistra.
Io non farei mai volontariamente del male a un'altra persona, tanto meno il Presidente del Consiglio (sono mica scemo... cioè, dico, se facessi del male a un poveraccio potrei anche farla franca...). Quindi condanno il gesto di Tartaglia.
Ma, se io stesso, da nonviolento qual sono, penso che l'eliminazione di Berlusconi dalla scena politica possa essere il primo passo verso la rinascita, immagino che non sia affatto fantascienza ipotizzare che esista qualcuno che pensi di attuare quella eliminazione in modo drastico.
A destra c'è chi (come il piduista Cicchitto) punta il dito contro Santoro, Travaglio, Di Pietro, Repubblica, l'Espresso, che hanno la colpa di fomentare l'odio contro Berlusconi. A sinistra invece dicono che il clima infuocato sia opera di Berlusconi stesso e dei suoi, che certamente mancano di rispetto verso i loro avversari.
Io penso che ci sia effettivamente dell'odio nei confronti di Berlusconi da sinistra. Ma non credo che si possa trovare le motivazioni di questo odio negli insulti di Berlusconi ne' che siano guidate da Di Pietro quando dice per esempio che Berlusconi è come Hitler, per quanto entrambi questi atteggiamenti rivelino mancanza di stile.
Io, ad esempio, odio Berlusconi, ma l'accusa di "coglione" mi fa solo sorridere. Odio Berlusconi perché è un criminale che non si vuole fare processare. Odio Berlusconi perché adotta politiche di respingimento violento contro gli extracomunitari. Odio Berlusconi perché vuole costruire centrali nucleari, perché fa leggi che favoriscono i ricchi evasori fiscali mentre io pago le mie tasse fino all'ultimo lupino, perché fa leggi per salvarsi il culo senza riguardo agli "effetti collaterali" sull'intero sistema giudiziario. Lo odio perché favorisce i ricchi e sfavorisce i poveri, perché mina la divisione dei poteri istituzionali per accentrare tutto il potere nelle sue proprie mani (un'altra volta per salvarsi il culo), perché non lavora per risollevare l'economia - e quindi l'occupazione -, e mentre io rischio la cassa integrazione, lui se la spassa con certe donnette.
Ecco, Tartaglia magari è un pazzo che ha compiuto un gesto isolato e le sue motivazioni non hanno niente a che vedere con tutto ciò, ma Berlusconi ha ragione. C'è un sacco di gente che lo odia. E come darle torto?
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venerdì 18 dicembre 2009
giovedì 8 ottobre 2009
Prendi questa, Berlusconi!
La bocciatura del lodo Alfano merita profonde e complesse considerazioni politiche.
Nel frattempo questo panda, animale in estinzione come la democrazia in Italia, si bea con una bella scoreggia alla faccia di Berlusconi.
Nel frattempo questo panda, animale in estinzione come la democrazia in Italia, si bea con una bella scoreggia alla faccia di Berlusconi.
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venerdì 5 giugno 2009
martedì 24 febbraio 2009
La misura dell'uomo
L'uomo è la misura di tutte le cose (Protagora).
Non sono solito seguire quel programma di gossip, ma in quella occasione fui consigliato da una persona a me vicina, mamma di un bimbo acondroplasico, a conoscenza della programmazione, per quel giorno, di quella intervista.
Vi risparmio una ricerca su Wikipedia: l'Acondroplasia è una malattia genetica, una forma di nanismo. Colpisce in particolar modo gli arti, che crescono di meno rispetto al resto del corpo (per gli interessati ecco il link).
Al di là dell'aspetto medico-scientifico e del problema delle barriere architettoniche,
quello che mi ha colpito nell'intervista è la constatazione
di come io, pur avendo un caso a me vicino, non abbia mai considerato prima l'umiliazione
che coloro che sono affetti da questa sindrome devono subire. Ogni volta vengono
nominati come fenomeni anormali, tanto che il nano e' considerato una attrazione da baraccone,
quella parola e' quasi un insulto. Penso ai circhi, ma anche a opere di qualunque
livello (la favola di Biancaneve, la saga del Signore degli Anelli, la serie TV
Fantasilandia, la canzone il Giudice di De André...).
O addirittura l'offesa implicita nei loro confronti quando vengono paragonati con disprezzo a Berlusconi (psico-nano), con un cattivo gusto paragonabile a quello dello stesso Berlusconi nei confronti del colore della pelle di Obama (abbronzato), quasi che la statura fisica fosse in qualche modo uno specchio di quella morale...
Da quel giorno sto cercando di imparare a misurare meglio quella parola.
Sono due ore che aspetto e chi se ne importa se mi guardano, borbotto a voce bassa
mentre mi cerco in un angolo dello specchio per ravviarmi i capelli e aggiustare
il nodo della cravatta. Ci sono tante cose nello specchio: schiene di materiale
sintetico che sfoggiano giacche di marca, gambe infilate in pantaloni di lino perché
si avvicina l'estate, strane strutture vagamente antropomorfiche per sostenere camicie
oppure maglioni di quelli che si portano con noncuranza sulle spalle, e lì, fra
due paia di mocassini, c'è anche la mia testa, il mio viso un po' nervoso, serio,
speranzoso.
La gente mi osserva, qualcuno sorride, altri danno una gomitata al compagno perché mi guardi e so che non è per via di quel che indosso. Vestito o nudo non passerò inosservato. Ho raccolto dei fiori nel parco qua vicino, niente di straordinario, fiori semplici che erano lì, a portata di mano. Non so nemmeno come si chiamano.
Verrà? Ne dubito, pereché so quant'è difficile vincere una paura che non è paura, una vergogna che non è vergogna, la colpa più innocente. Ne dubito e, per vincere la sfiducia delle ore passate ad aspettare mi accendo una sigaretta. Ora attiro molto di più gli sguardi dei passanti. È sempre così. "Sta fumando", "Sta mangiando", "Sta piangendo". Qualunque cosa faccia, è sempre così.
All'improvviso guardo il mazzo di fiori e scopro che la mia mano, invece di reggerli, li stringe, li strangola con quella violenza minima che basta a sconfiggere i loro fragili colli vegetali. Sorrido pensando che sono appassiti in un lasso di tempo davvero minimo, come le bandiere di un esercito altrettanto minimo e sconfitto, e i loro petali cenciosi mi dicono che è tempo di intraprendere la ritirata.
Getto i fiori nel primo cestino dei rifiuti e mi allontano, seguito dagli sguardi dei passanti e delle loro voci che dicono: hai visto il nano come ha buttato via i fiori? Aveva un appuntamento? Con una nana? Hanno tirato un bidone al nano. Sono strani i nani, e altri commenti sulla cui statura non voglio ne' devo pronunciarmi.
Luis Sepúlveda, La lampada di Aladino.
Tempo fa vidi, alla trasmissione televisiva La Vita in Diretta,
questa intervista a Marco Sessa,
vicepresidente dell'AISAC, Associazione
per l'Informazione e lo Studio dell'Acondroplasia.La gente mi osserva, qualcuno sorride, altri danno una gomitata al compagno perché mi guardi e so che non è per via di quel che indosso. Vestito o nudo non passerò inosservato. Ho raccolto dei fiori nel parco qua vicino, niente di straordinario, fiori semplici che erano lì, a portata di mano. Non so nemmeno come si chiamano.
Verrà? Ne dubito, pereché so quant'è difficile vincere una paura che non è paura, una vergogna che non è vergogna, la colpa più innocente. Ne dubito e, per vincere la sfiducia delle ore passate ad aspettare mi accendo una sigaretta. Ora attiro molto di più gli sguardi dei passanti. È sempre così. "Sta fumando", "Sta mangiando", "Sta piangendo". Qualunque cosa faccia, è sempre così.
All'improvviso guardo il mazzo di fiori e scopro che la mia mano, invece di reggerli, li stringe, li strangola con quella violenza minima che basta a sconfiggere i loro fragili colli vegetali. Sorrido pensando che sono appassiti in un lasso di tempo davvero minimo, come le bandiere di un esercito altrettanto minimo e sconfitto, e i loro petali cenciosi mi dicono che è tempo di intraprendere la ritirata.
Getto i fiori nel primo cestino dei rifiuti e mi allontano, seguito dagli sguardi dei passanti e delle loro voci che dicono: hai visto il nano come ha buttato via i fiori? Aveva un appuntamento? Con una nana? Hanno tirato un bidone al nano. Sono strani i nani, e altri commenti sulla cui statura non voglio ne' devo pronunciarmi.
Luis Sepúlveda, La lampada di Aladino.
Non sono solito seguire quel programma di gossip, ma in quella occasione fui consigliato da una persona a me vicina, mamma di un bimbo acondroplasico, a conoscenza della programmazione, per quel giorno, di quella intervista.
Vi risparmio una ricerca su Wikipedia: l'Acondroplasia è una malattia genetica, una forma di nanismo. Colpisce in particolar modo gli arti, che crescono di meno rispetto al resto del corpo (per gli interessati ecco il link).
Al di là dell'aspetto medico-scientifico e del problema delle barriere architettoniche,
O addirittura l'offesa implicita nei loro confronti quando vengono paragonati con disprezzo a Berlusconi (psico-nano), con un cattivo gusto paragonabile a quello dello stesso Berlusconi nei confronti del colore della pelle di Obama (abbronzato), quasi che la statura fisica fosse in qualche modo uno specchio di quella morale...
Da quel giorno sto cercando di imparare a misurare meglio quella parola.
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giovedì 12 febbraio 2009
Eluana Englaro e la Luce della Verità
Comunque la si pensi, è una tragedia.
17 anni fa una ragazza ventunenne ha un brutto incidente. Poi rimane in coma per 17 anni, fino a l'altro giorno.
E poi muore.
Mette tristezza.
Di quelle tristezze che andrebbero sofferte nell'intimo silenzio delle nostre coscienze.
E qui chiudo l'argomento, per soffrire questa tristezza nell'intimo silenzio della mia coscienza.
Ma c'è un altro aspetto della vicenda.
Una democrazia si basa sulla non assolutezza della verità. O, quanto meno, sull'inconoscibilità della verità assoluta.
Infatti è evidente che se esistesse una verità assoluta conosciuta, anche la morale sarebbe assoluta. E quindi ogni decisione politica, data l'assurdità di una presa di posizione immorale, dovrebbe essere già determinata. Non ci sarebbe bisogno di una scelta. Tantomeno di una scelta popolare.
Se ogni cittadino ammettesse l'esistenza della verità assoluta e riconoscesse almeno una persona fisica come detentore della conoscenza di quella verità, il problema del governo del popolo sarebbe semplicemente risolto attribuendo potere assoluto proprio a quella persona. Si avrebbe quindi un governo che non solo agisce nel rispetto delle esigenze del popolo, ma lo farebbe anche nel modo più moralmente giusto.
Purtroppo (o per fortuna?) la verità assoluta non esiste, o se esiste non la conosciamo. Nemmeno i più integralisti cattolici sono veramente disposti a riconoscere a qualcuno la capacità superumana di conoscerla.
E quindi ci dobbiamo accontentare della Democrazia.
La nostra Costituzione basa i fondamenti della Democrazia sulla divisione netta tra i tre poteri Giudiziario, Legislativo ed Esecutivo. La Magistratura si occupa di quello Giudiziario, il Parlamento di quello Legislativo e il Consiglio dei Ministri di quello Esecutivo. E il Presidente della Repubblica si occupa di mantenere distinti i tre poteri, evitando che le azioni di chi detiene uno dei tre interferiscano con gli altri due.
Ora, a me, personalmente, non piace molto che uno dei tre organi (la Magistratura), che in qualche modo rappresenta la società dei cittadini italiani, sia chiamato a decidere su un caso come quello di Eluana, che dovrebbe invece essere relegato al pudore dell'intimità di coscienza, e che, mi pare non possa essere generalizzato. La questione, poi, riguarda un ambito filosofico e morale, dunque non assoluto. Difficile credere che abbia quindi una esauriente soluzione politica.
Insomma, non mi va molto a genio che la società decida su un argomento che è, e dovrebbe rimanere, individuale.
Ma tant'è. La Magistratura è stata chiamata a decidere sulla richiesta del padre di Eluana di poter staccare la spina. E si è espressa in modo completo, preciso ed inequivocabile.
Si può essere d'accordo o no, ma bisogna ammettere che la sentenza c'è, ed è stata ottenuta correttamente. Ora, un normale cittadino può anche ribellarsi, accettando di subirne poi le conseguenze.
Anche Berlusconi, come normale cittadino, avrebbe la possibilità, e anche, addirittura, l'obbligo morale di manifestare il proprio dissenso, se ritiene la sentenza eticamente sbagliata. E, a mio modo di vedere, se lo ritenesse opportuno, anche di cercare di impedirla illegalmente.
Ma si dà il caso che Berlusconi non sia un normale cittadino. È il Presidente del Consiglio dei Ministri. Il detentore del potere Esecutivo, e il potere Esecutivo non deve in nessun modo interferire con quello Giudiziario. A meno di mettere in discussione i fondamenti stessi della Democrazia. E infatti il garante di questa divisione dei poteri, il Presidente della Repubblica Napolitano, bene ha fatto ad esercitare la propria autorità in modo che ciò non avvenisse (rifiutandosi di firmare il decreto legge). Allo stesso modo anche il Presidente della Camera dei Deputati Fini (potere Legislativo), bene ha fatto a ribadire la propria autorità in Parlamento.
Evidentemente Berlusconi si ritiene una specie di giuda morale. E ritiene che ciò che lui considera giusto sia giusto in assoluto. E perciò crede che sia lecito imporlo. E quindi che chi si rifiuta di accettare questa sua infallibilità morale sia spinto dal Male.
Berlusconi mostra questa aria incredula di fronte a chi osa mettere in discussione la certezza che lui sia nel giusto. Siano maledetti tutti quegli assassini comunisti coglioni che si permettono di non riconoscere la natura semidivina di Berlusconi.
Però io non penso che Berlusconi sia così stupidamente fanatico da credere veramente di essere un illuminato da Dio.
Anzi, penso che sia davvero furbo. Il suo scopo non è realizzare il suo bene morale.
Penso che non si ponga nemmeno il problema. Che si limiti a fare il proprio sporco interesse. E cerchi il modo di avere carta bianca per farlo a briglie sciolte. Poco importa se per fare ciò bisogna calpestare l'epilogo dell'ultimo respiro durato ormai diciassette anni di una donna moribonda. O il pudore del dolore dei suoi genitori. Poco importa se per farlo bisogna pulirsi il culo con il patto sociale, i fondamenti della costituzione, la democrazia.
Berlusconi è un dittatore in potenza. Si tratta soltanto, per lui, di trovare un modo sicuro per ottenere il potere assoluto che ad un vero dittatore compete.
Mi pare che ormai ci siamo proprio vicini.
17 anni fa una ragazza ventunenne ha un brutto incidente. Poi rimane in coma per 17 anni, fino a l'altro giorno.
E poi muore.
Mette tristezza.
Di quelle tristezze che andrebbero sofferte nell'intimo silenzio delle nostre coscienze.
E qui chiudo l'argomento, per soffrire questa tristezza nell'intimo silenzio della mia coscienza.
Ma c'è un altro aspetto della vicenda.
Una democrazia si basa sulla non assolutezza della verità. O, quanto meno, sull'inconoscibilità della verità assoluta.
Infatti è evidente che se esistesse una verità assoluta conosciuta, anche la morale sarebbe assoluta. E quindi ogni decisione politica, data l'assurdità di una presa di posizione immorale, dovrebbe essere già determinata. Non ci sarebbe bisogno di una scelta. Tantomeno di una scelta popolare.
Se ogni cittadino ammettesse l'esistenza della verità assoluta e riconoscesse almeno una persona fisica come detentore della conoscenza di quella verità, il problema del governo del popolo sarebbe semplicemente risolto attribuendo potere assoluto proprio a quella persona. Si avrebbe quindi un governo che non solo agisce nel rispetto delle esigenze del popolo, ma lo farebbe anche nel modo più moralmente giusto.
Purtroppo (o per fortuna?) la verità assoluta non esiste, o se esiste non la conosciamo. Nemmeno i più integralisti cattolici sono veramente disposti a riconoscere a qualcuno la capacità superumana di conoscerla.
E quindi ci dobbiamo accontentare della Democrazia.
La nostra Costituzione basa i fondamenti della Democrazia sulla divisione netta tra i tre poteri Giudiziario, Legislativo ed Esecutivo. La Magistratura si occupa di quello Giudiziario, il Parlamento di quello Legislativo e il Consiglio dei Ministri di quello Esecutivo. E il Presidente della Repubblica si occupa di mantenere distinti i tre poteri, evitando che le azioni di chi detiene uno dei tre interferiscano con gli altri due.
Ora, a me, personalmente, non piace molto che uno dei tre organi (la Magistratura), che in qualche modo rappresenta la società dei cittadini italiani, sia chiamato a decidere su un caso come quello di Eluana, che dovrebbe invece essere relegato al pudore dell'intimità di coscienza, e che, mi pare non possa essere generalizzato. La questione, poi, riguarda un ambito filosofico e morale, dunque non assoluto. Difficile credere che abbia quindi una esauriente soluzione politica.
Insomma, non mi va molto a genio che la società decida su un argomento che è, e dovrebbe rimanere, individuale.
Ma tant'è. La Magistratura è stata chiamata a decidere sulla richiesta del padre di Eluana di poter staccare la spina. E si è espressa in modo completo, preciso ed inequivocabile.
Si può essere d'accordo o no, ma bisogna ammettere che la sentenza c'è, ed è stata ottenuta correttamente. Ora, un normale cittadino può anche ribellarsi, accettando di subirne poi le conseguenze.
Anche Berlusconi, come normale cittadino, avrebbe la possibilità, e anche, addirittura, l'obbligo morale di manifestare il proprio dissenso, se ritiene la sentenza eticamente sbagliata. E, a mio modo di vedere, se lo ritenesse opportuno, anche di cercare di impedirla illegalmente.
Ma si dà il caso che Berlusconi non sia un normale cittadino. È il Presidente del Consiglio dei Ministri. Il detentore del potere Esecutivo, e il potere Esecutivo non deve in nessun modo interferire con quello Giudiziario. A meno di mettere in discussione i fondamenti stessi della Democrazia. E infatti il garante di questa divisione dei poteri, il Presidente della Repubblica Napolitano, bene ha fatto ad esercitare la propria autorità in modo che ciò non avvenisse (rifiutandosi di firmare il decreto legge). Allo stesso modo anche il Presidente della Camera dei Deputati Fini (potere Legislativo), bene ha fatto a ribadire la propria autorità in Parlamento.
Evidentemente Berlusconi si ritiene una specie di giuda morale. E ritiene che ciò che lui considera giusto sia giusto in assoluto. E perciò crede che sia lecito imporlo. E quindi che chi si rifiuta di accettare questa sua infallibilità morale sia spinto dal Male.
Berlusconi mostra questa aria incredula di fronte a chi osa mettere in discussione la certezza che lui sia nel giusto. Siano maledetti tutti quegli assassini comunisti coglioni che si permettono di non riconoscere la natura semidivina di Berlusconi.
Però io non penso che Berlusconi sia così stupidamente fanatico da credere veramente di essere un illuminato da Dio.
Anzi, penso che sia davvero furbo. Il suo scopo non è realizzare il suo bene morale.
Penso che non si ponga nemmeno il problema. Che si limiti a fare il proprio sporco interesse. E cerchi il modo di avere carta bianca per farlo a briglie sciolte. Poco importa se per fare ciò bisogna calpestare l'epilogo dell'ultimo respiro durato ormai diciassette anni di una donna moribonda. O il pudore del dolore dei suoi genitori. Poco importa se per farlo bisogna pulirsi il culo con il patto sociale, i fondamenti della costituzione, la democrazia.
Berlusconi è un dittatore in potenza. Si tratta soltanto, per lui, di trovare un modo sicuro per ottenere il potere assoluto che ad un vero dittatore compete.
Mi pare che ormai ci siamo proprio vicini.
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giovedì 20 novembre 2008
venerdì 7 novembre 2008
Yes, we are different!
E' stato eletto il primo presidente afroamericano degli Stati Uniti.
Ieri a Berlusconi, sfortunatamente presidente del consiglio dei ministri Italiano, in visita ufficiale a Mosca e' stato chiesto in conferenza stampa cosa pensasse di Obama. La risposta idiota e' stata "E' giovane, bello e abbronzato".
Questa affermazione e' razzista, ma non solo. Questa affermazione e' assolutamente irrispettosa del ruolo degli Stati Uniti e del loro Presidente. Inoltre il tono di gratuito scherno e' decisamete amplificato dall'ufficialita' della situazione, che avrebbe preteso un codice di comportamento totalmente diverso.
Il comportamento deplorevole di Berlusconi, come si puo' immaginare, ha immediatamente fatto il giro del mondo, e il popolo italiano, che lui in qualche modo si arroga il diritto di rappresentare, ne subisce l'onta.
Tutt'altro che intenzionato a scusarsi per l'infelice battuta, ha rincarato la dose definendo le sue stesse parole "una carineria".
Oggi un cronista americano in una conferenza stampa gli ha chiesto se non fosse il caso di scusarsi con Obama, e la pronta ed arrogante risposta stizzita di Berlusconi e' stata "ma per favore, per favore! chiedi piuttosto tu scusa all'Italia", offendendo di nuovo.
Ebbene, io non penso che quest'uomo possa arrogarsi il diritto di rappresentare me e molti altri italiani di fronte al resto del mondo. Sara' anche stato eletto democraticamente, ma il suo stesso comportamento lo destituisce, almeno moralmente.
E per questo aderisco con piacere all'iniziativa ideata dall'amico blogger Silvano e nata in questa discussione sul blog del Russo che tende a diffondere presso organi di informazione stranieri un messaggio di dissociazione alle "carinerie" di Berlusconi.
E' stato creato un blog con lo scopo di organizzare i dettagli pratici dell'iniziativa, e raccogliere le adesioni a questo indirizzo:
http://yeswearedifferentit.blogspot.com
Si', Berlusconi e' un Idiota.
Io sono differente.
Ieri a Berlusconi, sfortunatamente presidente del consiglio dei ministri Italiano, in visita ufficiale a Mosca e' stato chiesto in conferenza stampa cosa pensasse di Obama. La risposta idiota e' stata "E' giovane, bello e abbronzato".
Questa affermazione e' razzista, ma non solo. Questa affermazione e' assolutamente irrispettosa del ruolo degli Stati Uniti e del loro Presidente. Inoltre il tono di gratuito scherno e' decisamete amplificato dall'ufficialita' della situazione, che avrebbe preteso un codice di comportamento totalmente diverso.
Il comportamento deplorevole di Berlusconi, come si puo' immaginare, ha immediatamente fatto il giro del mondo, e il popolo italiano, che lui in qualche modo si arroga il diritto di rappresentare, ne subisce l'onta.
Tutt'altro che intenzionato a scusarsi per l'infelice battuta, ha rincarato la dose definendo le sue stesse parole "una carineria".
Oggi un cronista americano in una conferenza stampa gli ha chiesto se non fosse il caso di scusarsi con Obama, e la pronta ed arrogante risposta stizzita di Berlusconi e' stata "ma per favore, per favore! chiedi piuttosto tu scusa all'Italia", offendendo di nuovo.
Ebbene, io non penso che quest'uomo possa arrogarsi il diritto di rappresentare me e molti altri italiani di fronte al resto del mondo. Sara' anche stato eletto democraticamente, ma il suo stesso comportamento lo destituisce, almeno moralmente.
E per questo aderisco con piacere all'iniziativa ideata dall'amico blogger Silvano e nata in questa discussione sul blog del Russo che tende a diffondere presso organi di informazione stranieri un messaggio di dissociazione alle "carinerie" di Berlusconi.
E' stato creato un blog con lo scopo di organizzare i dettagli pratici dell'iniziativa, e raccogliere le adesioni a questo indirizzo:
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Si', Berlusconi e' un Idiota.
Io sono differente.
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martedì 8 luglio 2008
Manifestazione
Oggi la manifestazione contro la legge blocca-processi di Berlusconi, alle
18:00 in Piazza Navona, a Roma. Peccato non esserci.
Oltre agli organizzatori, Furio Colombo, Paolo Flores d'Arcais, Francesco "Pancho" Pardi, aderiscono anche Antonio di Pietro, Dario Fo, Andrea Camilleri, Margherita Hack, Sabina Guzzanti, Ascanio Celestini, Moni Ovadia, Rita Borsellino, Marco Travaglio, Dacia Maraini, Gianni Vattimo.
MicroMega.
Addirittura George W. Bush sembra aver capito di che pasta e' fatto il nanetto!
Oltre agli organizzatori, Furio Colombo, Paolo Flores d'Arcais, Francesco "Pancho" Pardi, aderiscono anche Antonio di Pietro, Dario Fo, Andrea Camilleri, Margherita Hack, Sabina Guzzanti, Ascanio Celestini, Moni Ovadia, Rita Borsellino, Marco Travaglio, Dacia Maraini, Gianni Vattimo.
MicroMega.
Addirittura George W. Bush sembra aver capito di che pasta e' fatto il nanetto!
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venerdì 14 marzo 2008
Fascisti
Quest'uomo

Giuseppe Ciarrapico
è un fascista.
In una repubblica come la nostra, che ripudia il Fascismo tanto che vi sono leggi esplicite che vietano in maniera ferma e drastica la ricostituzione del Partito Fascista, tale affermazione potrebbe suonare come un insulto. E in effetti a me suonerebbe come tale, se non sapessi che quest'uomo non avesse lui stesso fermamente affermato di essere fascista. Un insulto è tale solo se lo si fa per offendere, quindi a rigore il mio non è un insulto, poiché quest'uomo non si offenderebbe certo.
Insomma, questo uomo non solo è fascista, ma è anche orgoglioso di esserlo.
De gustibus non disputandum. Ognuno ha il diritto di definirsi come cavolo vuole, e quindi questo uomo ha il diritto di definirsi fascista.
Ma, come dicevo, la Repubblica Italiana vieta la ricostituzione del Partito Fascista, e questo principio, secondo me, ha senso se viene applicato ai valori del Fascismo, e non semplicemente al nome.
In altre parole, secondo me, il significato di questa legge è di impedire l'elezione ad una carica politica di chi si identifica nei valori del Fascismo. Cioè, deduco io, quest'uomo, dichiarandosi fascista, dovrebbe rinunciare al diritto di candidarsi in una lista elettorale. Se ciò avvenisse, un Fascista rischierebbe di essere eletto, il che vanificherebbe il senso di quella legge, per quanto ciò non equivalga esattamente alla ricostituzione del Partito Fascista.
Quest'altro uomo

Silvio Berlusconi
fondatore e leader di un partito in lizza per le prossime elezioni politiche, ha inserito nelle liste di quel partito quell'uomo lassù, in modo che potesse essere eletto dagli elettori che votano per il relativo simbolo.
Siccome si suppone che gli elettori che votano per un partito implicitamente ne appoggiano i valori, c'è da dedurre che i motivi per cui quell'uomo lassù è stato candidato da quest'uomo nelle liste di quel partito siano l'assonanza tra i valori di quell'uomo e i valori di quel partito.
Cioè c'è da dedurre che i valori del Fascismo vengano in qualche modo rappresentati dal Partito delle Libertà.
In parole povere, la costituzione del PdL somiglia molto alla ricostituzione del Partito Fascista.
Cosa vietata dalla legge.
Credo però che questo reato non sia perseguibile perché è difficile interpretare cosa diavolo significhi veramente una legge che vieti la ricostituzione del Partito Fascista. Che cos'è un Partito Fascista? Un partito che si chiama Fascista? Se è così, allora questo reato non è stato commesso. Un partito che modelli i suoi programmi con i principi del Fascismo? Be', non è molto chiaro cosa significhi nemmeno questo. È evidente che lo scopo di quella legge è evitare il rischio di tornare ad un regime simile a quello del Ventennio. Ed è altrettanto evidente che se venisse eletto chi in coscienza si dichiarasse fascista, questo rischio sarebbe reale. Ma è ovvio che nessuno eleggibile ammetterebbe (nemmeno se fosse vero) di voler ripristinare le leggi razziali, di voler sterminare ebrei, omosessuali, comunisti e negri, di volersi alleare con l'imperatore del Giappone e la Germania Nazista contro l'occidente capitalista e l'oriente comunista.
In ogni caso, sorprendentemente, Ciarrapico è da qualche giorno nelle liste elettorali del Partito delle Libertà di Berlusconi.
La dichiarazione di Berlusconi a riguardo è stata questa:
"Noi dobbiamo vincere. Noi dobbiamo fare una campagna elettorale e si deve vincere. L'editore Ciarrapico ha giornali importanti a noi non ostili ed è assolutamente importante che questi giornali continuino ad esserlo, visto che tutti i grandi giornali stanno dall'altra parte".
A parte il fatto che sentire proprio da Berlusconi, proprietario di metà dei network televisivi nazionali e di un discreto numero di quotidiani e di magazine settimanali (cosa peraltro di buon grado tollerata dai governi precedenti di qualunque colore), lamentarsi che "l'altra parte" abbia il monopolio dell'informazione sia assolutamente ridicolo, questa dichiarazione è davvero un capolavoro di imbecillità.
Parafrasando le parole di Berlusconi, siccome il PdL deve vincere ed il modo per vincere è conquistarsi il favore di uno come Ciarrapico proprietario di altra parte dell'editoria, perché potrebbe aiutare la propaganda elettorale, ci si chiude un po' il naso e lo si candida nelle liste elettorali.
Il che, secondo me, significa queste cose:

Giuseppe Ciarrapico
In una repubblica come la nostra, che ripudia il Fascismo tanto che vi sono leggi esplicite che vietano in maniera ferma e drastica la ricostituzione del Partito Fascista, tale affermazione potrebbe suonare come un insulto. E in effetti a me suonerebbe come tale, se non sapessi che quest'uomo non avesse lui stesso fermamente affermato di essere fascista. Un insulto è tale solo se lo si fa per offendere, quindi a rigore il mio non è un insulto, poiché quest'uomo non si offenderebbe certo.
Insomma, questo uomo non solo è fascista, ma è anche orgoglioso di esserlo.
De gustibus non disputandum. Ognuno ha il diritto di definirsi come cavolo vuole, e quindi questo uomo ha il diritto di definirsi fascista.
Ma, come dicevo, la Repubblica Italiana vieta la ricostituzione del Partito Fascista, e questo principio, secondo me, ha senso se viene applicato ai valori del Fascismo, e non semplicemente al nome.
In altre parole, secondo me, il significato di questa legge è di impedire l'elezione ad una carica politica di chi si identifica nei valori del Fascismo. Cioè, deduco io, quest'uomo, dichiarandosi fascista, dovrebbe rinunciare al diritto di candidarsi in una lista elettorale. Se ciò avvenisse, un Fascista rischierebbe di essere eletto, il che vanificherebbe il senso di quella legge, per quanto ciò non equivalga esattamente alla ricostituzione del Partito Fascista.
Quest'altro uomo

Silvio Berlusconi
Siccome si suppone che gli elettori che votano per un partito implicitamente ne appoggiano i valori, c'è da dedurre che i motivi per cui quell'uomo lassù è stato candidato da quest'uomo nelle liste di quel partito siano l'assonanza tra i valori di quell'uomo e i valori di quel partito.
Cioè c'è da dedurre che i valori del Fascismo vengano in qualche modo rappresentati dal Partito delle Libertà.
In parole povere, la costituzione del PdL somiglia molto alla ricostituzione del Partito Fascista.
Cosa vietata dalla legge.
Credo però che questo reato non sia perseguibile perché è difficile interpretare cosa diavolo significhi veramente una legge che vieti la ricostituzione del Partito Fascista. Che cos'è un Partito Fascista? Un partito che si chiama Fascista? Se è così, allora questo reato non è stato commesso. Un partito che modelli i suoi programmi con i principi del Fascismo? Be', non è molto chiaro cosa significhi nemmeno questo. È evidente che lo scopo di quella legge è evitare il rischio di tornare ad un regime simile a quello del Ventennio. Ed è altrettanto evidente che se venisse eletto chi in coscienza si dichiarasse fascista, questo rischio sarebbe reale. Ma è ovvio che nessuno eleggibile ammetterebbe (nemmeno se fosse vero) di voler ripristinare le leggi razziali, di voler sterminare ebrei, omosessuali, comunisti e negri, di volersi alleare con l'imperatore del Giappone e la Germania Nazista contro l'occidente capitalista e l'oriente comunista.
In ogni caso, sorprendentemente, Ciarrapico è da qualche giorno nelle liste elettorali del Partito delle Libertà di Berlusconi.
La dichiarazione di Berlusconi a riguardo è stata questa:
"Noi dobbiamo vincere. Noi dobbiamo fare una campagna elettorale e si deve vincere. L'editore Ciarrapico ha giornali importanti a noi non ostili ed è assolutamente importante che questi giornali continuino ad esserlo, visto che tutti i grandi giornali stanno dall'altra parte".
A parte il fatto che sentire proprio da Berlusconi, proprietario di metà dei network televisivi nazionali e di un discreto numero di quotidiani e di magazine settimanali (cosa peraltro di buon grado tollerata dai governi precedenti di qualunque colore), lamentarsi che "l'altra parte" abbia il monopolio dell'informazione sia assolutamente ridicolo, questa dichiarazione è davvero un capolavoro di imbecillità.
Parafrasando le parole di Berlusconi, siccome il PdL deve vincere ed il modo per vincere è conquistarsi il favore di uno come Ciarrapico proprietario di altra parte dell'editoria, perché potrebbe aiutare la propaganda elettorale, ci si chiude un po' il naso e lo si candida nelle liste elettorali.
Il che, secondo me, significa queste cose:
- Il motivo per candidare Ciarrapico non è, come si aspetterebbero gli elettori, quello di avere un uomo ritenuto valido da votare, ma fornire uno scambio di favori: io ti candido, tu mi fai pubblicità sui tuoi giornali.
- Si ritiene che candidando Ciarrapico questi faccia una campagna favorevole al PdL, mentre se non lo si fosse candidato, avrebbe fatto una campagna contro. Di conseguenza si ritiene implicito che un articolo su un giornale di Ciarrapico non sia finalizzato alla ricerca della verità, cosa che, almeno a parole, dovrebbe essere compito della stampa, ma alla restituzione del favore: io ti faccio pubblicità perché tu mi fai eleggere.
- Essendo il punto n. 2 così palese, si deduce che i lettori dei giornali di Ciarrapico non siano interessati alla verità, ma all'opinione di Ciarrapico, o, peggio ancora, a quello che Ciarrapico vuol far credere sia la propria opinione, cioè l'elogio incondizionato di Berlusconi, qualunque cosa egli combini.
- I giornalisti dei giornali di Ciarrapico non sono quindi liberi di scrivere la propria opinione, o almeno semplicemente la verità, ma devono rispecchiare il dictat di Ciarrapico, favorendo incondizionatamente Berlusconi.
- L'affermazione di Berlusconi che suona come "Ciarrapico non ci piace ma ci è utile" significa, implicitamente, io lo candido, ma speriamo che non venga eletto. Il che mi fa pensare che o Ciarrapico è stupido, e quindi accetta la candidatura anche se sa di non essere eletto, oppure Berlusconi è stupido, perché si è lasciato scappare una affermazione del genere che non favorisce Ciarrapico, oppure l'elettorato del PdL è talmente furbo da capire che l'affermazione di Berlusconi è artificiosamente menzognera, cioè il Cavaliere dice che non gli piace Ciarrapico, ma intende esattamente il contrario. Cioè, anche Berlusconi è fascista e lo fa capire tra le righe perché non lo può dire ad alta voce.
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