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lunedì 30 agosto 2010

Ascanio Celestini


Ascanio Celestini

Il popolo è un bambino

Non ci capisce niente di politica.
Se tu gli parli di rivoluzione e lo fai seriamente finisce che il popolo la fa per davvero la rivoluzione.
Allora bisogna fare come ha fatto il partito comunista.
La rivoluzione gliel'ha fatta vedere da lontano al popolo come una ballerina della televisione.
Il popolo è un bambino e gli piace guardare le ballerine.
I maschietti si guardano la televisione perché gli piace il culo delle ballerine.
E le femminucce si guardano la televisione perché vorrebbero averci il culo come quello delle ballerine che piacciono tanto ai maschietti.
Tutti guardano il culo in Tv.
Ma sia le femminucce che i maschietti sanno che la televisione è un elettrodomestico.
Che quel culo esiste solo là dentro.
Si guardano intorno e la realtà è che si ritrovano sul divanetto del loro appartamento senza culi e senza balletti.
Ma sono contenti lo stesso. Sono contenti perché tutte le volte che ri-accenderanno il televisore ci avranno un culo in diretta pronto per essere guardato.
E non importa che sia finto come la favola di cenerentola.
Importa solo che dopo il culo in diretta si vada a letto sereni.
Al popolo gli piace la rivoluzione, ma gliela devi mostrare come il culo delle ballerine.
Come una cosa bella e impossibile.
Gliela devi raccontare come una favola.
Il popolo è un bambino.
Vuole sempre avere ragione.
Allora chi governa il popolo gli deve dire che "gli altri c'hanno sempre torto.
Gli altri sono atei miscredenti, pervertiti omosessuali, zozzi meridionali, negri puzzolenti…eccetera.
...insomma: relativisti".
Allora il popolo è contento.
Perché il popolo è un bambino e come tutti i bambini gli piace giocare.
Nei giochi dei bambini c'è sempre uno che vince e un altro che perde.
Per questo che al popolo gli piace tanto il calcio.
Il popolo lo sa che il calcio vero non è quello dei campetti, delle partitelle.
Il popolo lo sa che al calcio vero non ci può giocare.
Che il vero calcio se lo può soltanto guardare in televisione.
Allora il popolo si mette seduto e guarda.
Il popolo strilla, si agita, si stanca come un bambino.
E quando arriva la sera si addormenta subito. è buono buono il popolo, è una pecorella.
Il popolo lo sa che la vita è come una partita di calcio in televisione, come la finale dei mondiali: tutto il mondo la guarda, ma poi la palla se la giocano solo due squadre.
Bello il calcio! Bella la vita!
Solo pochi se la godono, ma tutti gli altri possono fare il tifo.
Il popolo è un bambino.
Se gli rubi le caramelle il bambino si arrabbia.
Ma se gliele metti in vetrina quello se le compra subito.
Allora tu che sei più furbo del popolo gliele fai pagare il doppio di quello che valgono.
Così per ogni caramella che si compra una gliela vendi e un'altra gliela rubi.
Se metti le mani in tasca al popolo sei un ladro,
ma se è il popolo che si viene a svuotare le tasche da te è solo una legge di mercato.
Il popolo è un bambino, gli piace comprare le caramelle.
Poi magari se le porta a casa e manco se le mangia.
Magari le butta al secchio, magari.
Perché ai bambini gli piace comprare comprare comprare.
Allora tu che sei più adulto del popolo gli vendi tutto.
Il popolo vuole mangiare? E tu gli vendi le porcherie fino a farlo scoppiare.
Il popolo vuole le canzonette? E tu gli vendi qualche chilo di ritornelli da canticchiare sotto la doccia.
Il popolo vuole gli ideali? E tu gli vendi anche quelli.
Poi magari li porta a casa e non ci crede più.
Magari li butta al secchio.
Meglio! Meglio…
Così torna subito al supermercato a comprarsi le caramelle.
Il popolo è un bambino.
Fa tante domande e tu non gli puoi dire la verità
sennò quello ti mette in difficoltà.
Per esempio io c'ho un figlio, si chiama Robertino Casoria, è il peggiore della classe.
Mi ha detto "papà cosa sono i terroristi?"
Io gli ho voluto dire la verità, gli ho detto: "Ti ricordi quando eri bambino? A Natale ti ho detto che sarebbe arrivato Babbo Natale.
Tu eri un bambino intelligente o non ci hai creduto.
Ma poi la notte io sono andato a mettere i regali sotto l'albero e la mattina appresso quando li hai visti hai incominciato a credere che li aveva portati Babbo Natale. Hai pensato che se c'è il regalo significava che c'è anche il barbone che lo porta con le slitte, con le renne.
E invece ero sempre io.
E i terroristi sono la stessa cosa. Qualcuno ti dice che ci sono i terroristi e tu non ci credi.
Poi scoppia 'na bomba, crollano un paio di grattacieli
e tutti pensano che se c'è l'attentato significa che ci stanno anche i terroristi che l'hanno fatto...
ma è tutta una bugia, è sempre papà che zitto zitto di notte fa scoppiare le bombe e poi da' la colpa ai terroristi" .
E mio figlio mi fa:
"l'amico mio Pancotti Maurizio..." - ché Robertino frequenta
un bambino ciccione che è insopportabile e secondo me è pure un po' deficiente - m’ha detto “Pancotti Maurizio dice che questa cosa si chiama strategia della tensione!"
Allora io gli ho risposto "l'amico tuo Pancotti Maurizio è comunista!
E lo sai perché è così ciccione? Perché i comunisti si mangiano i bambini. Stai attento quando vai a fare la merenda da lui perché ti si mangia!"
E mio figlio Robertino ha cominciato a tremare.
Per una settimana non è più uscito di casa.
Gli ho fatto fare tutto quello che volevo, gli dicevo "lava la macchina! Metti a posto la stanzetta! Portami le ciabatte!", lui mi ubbidiva come un cagnolino. Perché si governa con la paura.
E il popolo è uguale.
Il popolo è un bambino.
Se vuoi che non si perda nel bosco gli devi dire che c'è il lupo cattivo, l'uomo nero!
I terroristi, l'arabi col barbone, i pirati della Malesia. Ogni tanto insomma bisogna cambiare, fare la rotazione.
Il diavolo, gli zombie, il mostro di Loch Ness, il bocio, i marziani, i fantasmi.
Il popolo è un bambino.
Se gli metti paura ti porta le ciabatte, ti lava la macchina.
Il popolo è un bambino.
Se gli metti paura ti ubbidisce subito.
Questa è una parte di un monologo di Ascanio Celestini. Ho provato a tradurla in inglese, spero di non aver rovinato tutto. Il risultato è questo qui.

giovedì 8 aprile 2010

Il valore del voto

La democrazia si realizza attraverso il diritto di voto.

La maggioranza che esce dalle urne dovrebbe essere quella che finisce per governare. Già questo principio è discutibile, perché non è detto che il volere della maggioranza equivalga al bene comune della Nazione. Non voglio certo addentrarmi in disquisizioni sull'assoluto. Mi limito semplicemente a constatare che la somma del bene individuale degli elettori appartenenti alla maggioranza non necessariamente equivale al bene collettivo di quella maggioranza. Tanto meno a quello dell'intera popolazione.
In ogni caso mi pare che la possibilità di esprimere il bene comune sulla scheda elettorale sia fortemente condizionata dal meccanismo con cui si svolgono le elezioni e dalle modalità con cui i risultati influenzano il rapporto di forze tra i poteri di governo.
In una Repubblica parlamentare mi pare che il metodo per rappresentare meglio le opinioni degli elettori sia quello proporzionale: quanti più elettori la pensano in un certo modo, tanti più eletti si accollano l'onere di dare voce e peso politico a quell'opinione. La forza di una idea è proporzionale al numero di rappresentanti eletti, che è proporzionale al numero di elettori che li hanno votati.

È evidente che questo meccanismo, anche se esprime meglio la volontà degli elettori, è tuttavia poco efficiente, perché porta in Parlamento una molteplicità di pareri discordanti da mediare volta per volta, rendendo difficile il compito di governare.
E allora si è introdotto lo sbarramento. Mica tanto giusto, secondo me. Questo arteficio propone di escludere da ogni accesso al potere politico l'opinione di una minoranza semplicemente perché si tratta di una minoranza esigua. Insomma: voi siete quattro gatti? E allora statevene zitti! Esattamente il contrario della democrazia, che dovrebbe proprio prendere le parti delle minoranze. E va be'. Se questo è il prezzo da pagare per la governabilità, paghiamolo.

Ma non basta. Si cercano altri artefici per ridurre il numero di partiti, e quindi la pluralità dell'espressione dei cittadini.
Io credo che ciò che si vuole evitare è che nelle camere ci sia continuo scontro tra forze che rappresentano correnti simili, perché le energie e i tempi si disperdono in disquisizioni relativamente poco importanti invece di focalizzarsi sui veri temi. In modo funzionale, anche se secondo me poco logico, si vuole che si creino convergenze di opinioni tra i partiti prima ancora che entrino in Parlamento.
A questo scopo si è inventato il bipolarismo, mediante il quale le alleanze tra forze politiche omogenee vengono determinate prima delle elezioni, sulla base di programmi condivisi. Questo porta come vantaggio che le mediazioni tra le varie anime di uno schieramento vengano risolte e dichiarate prima che l'elettore sia chiamato a votare. E quindi il valore del voto non sarà rivolto al Partito politico specifico del rappresentante che vuole eleggere, ma allo schieramento a cui quel partito dichiara di appartenere: il rappresentante dovrebbe lavorare per realizzare il programma condiviso. Un altro vantaggio è che si riduce la possibilità che si formino delle alleanze tra Partiti eterogenei che complottino per sfruttare artificiosi giochi di forza. Questo ovviamente può ancora avvenire, ed è esattamente questa la causa scatenante della caduta dell'ultimo governo Prodi, ma quell'episodio è figlio della totale irresponsabilità degli attori in questione: Veltroni e Mastella, che per differenti ragioni hanno ritenuto opportuno riconsegnare la Nazione al Grande Farabutto.
Il bipolarismo però, anche in un contesto di onestà, secondo me ha uno svantaggio intrinseco. Se le alleanze sono state determinate a priori con programmi condivisi tra le varie forze, è evidente che la coalizione vincente dovrebbe comunque lavorare per ottenere i punti di quel programma, indipendentemente da quanti voti ottengono le forze politiche specifiche che li propongono. Se nel programma di una coalizione viene incluso un punto proposto da un certo partito, con il fine di ottenere i voti di cui quel partito e' ricettacolo, quando la coalizione dovesse vincere l'elettorato si aspetterebbe che la coalizione cercasse di ottenere anche quel punto, indipendentemente dalla quantità di voti effettivamente ottenuti da quel partito.
Quindi si riduce il potere dell'elettore di appoggiare o bocciare quel punto.
La coalizione, e quindi il programma, sono determinati dagli equilibri di potere che non provengono dal consenso popolare (come potrebbe, visto che sono stabilite prima delle elezioni?).

Questo sistema sfocia naturalmente nel bipartitismo. Se è indifferente votare per una forza piuttosto che un'altra, a patto che siano alleate in una coalizione, allora perché non votare più semplicemente per la coalizione stessa, senza specificare per quale Partito? Perché distinguere tra diversi Partiti se tutti sono coalizzati alla realizzazione dello stesso programma?
Già. Ma se l'esigenza è quella di avere solo due partiti per cui votare, come si può eliminare tutti gli altri che gli rompono solo le scatole? Come riempire il Parlamento di deputati e senatori appartenenti a quei soli partiti?
La strada intrapresa dalla destra è la fusione delle forze maggiori, quella intrapresa dalla sinistra invece è la chiamata al voto utile.
Adottando l'unico solo valore proponibile comune a tutte le sinistre (l'antiberlusconismo), il PD si è guadagnato i voti di tutti gli elettori di sinistra (tranne i duri e puri che non hanno voluto sottomettersi a questo magnifico sfoggio di democrazia, consegnando di volta in volta sempre più il Paese al Grande Farabutto).
Praticamente il PD un obiettivo si è riproposto (anche se c'è il sospetto che, per mantenere una posizione di potere, seppure di minoranza, abbia fatto di tutto per non realizzarlo): sconfiggere Berlusconi. Obiettivo sacrosanto, dal mio punto di vista. Sufficiente a meritarsi il mio voto. Ma non sufficiente per governare una Nazione.

Perché poi, credo sia chiaro un po' a tutti, compresi addirittura i miopi vertici del PD, la Nazione avrebbe anche urgenza di risolvere i problemi quotidiani, e non solo di sconfiggere Berlusconi. Dagli obiettivi più semplici come gli scarafaggi sui treni dei pendolari, a quelli più complessi, come le centrali nucleari. La crisi economica, la disoccupazione, gli ammortizzatori sociali, l'emergenza del terremoto in Abruzzo, delle frane in Calabria, i servizi pubblici, la TAV in Val di Susa, il ponte sullo stretto di Messina, il conflitto di interessi, il testamento biologico, l'immigrazione, i nomadi, la sicurezza, il federalismo...
Il PD può contare sul mio voto qualunque siano le sue posizioni su questi temi, perché il mio voto è e sarà sempre contro Berlusconi.
Ma mi chiedo se sia serio sostenere un Partito così, perché se per caso dovesse vincere (ed io ci spero ancora... sono solo un illuso?), poi, dovrà anche governare.
E se io che lo voto trovo che sia poco serio, non è difficile immaginare cosa possano pensare quelli invece che non lo fanno.
Credo che sia una questione di chiarezza e coerenza.

Prendiamo ad esempio al caso del Piemonte. Nelle regionali gli "antiberlusconiani" hanno chiamato a votare per Mercedes Bresso del PD. Bene. Io, ad esempio, se avessi votato in Piemonte, il mio voto l'avrei dato a lei. Perché era l'unica forza che sembrava essere in grado di sconfiggere Berlusconi e Lega. Sfortunatamente ha perso, dimostrando che l'apparenza inganna. Certo se i traditori grillini avessero votato per lei avrebbe vinto. Certo se i duri e puri radicali di sinistra avessero votato per lei avrebbe vinto. Certo se gli astensionisti qualunquisti avessero votato per lei, avrebbe vinto. E il Piemonte non avrebbe dovuto sucarsi quel fascistoide leghista di Cota. I miei blog-amici fedelissimi al PD ribatterebbero che coi "se" e coi "ma" non si fa politica, ma tant'è.
Ci sono due modi di vedere la questione. Il primo punta il dito contro i duri e puri che non vogliono accettare il compromesso di votare Bresso. Mi pare invece più ragionevole il secondo, che invece punta il dito contro Bresso che non ha saputo mantenersi i voti che le consentirono di salire al trono nel 2005.
Credo che aver consegnato la regione (il Paese) alla destra sia tristissimo, e soprattutto temo per la costituzione, baluardo difensore della democrazia, messa in discussione dallo strapotere del Grande Farabutto.
Ma credo anche che sia una buona idea, intanto che il ferro è caldo, chiedersi come mai il PD non riesca a sfondare, e anzi perda punti, questa volta alle regioni, ma più in generale, a livello nazionale, quando il Grande Farabutto è stato ormai smascherato, nonostante la campagna mediatica. Quelli che lo votano, le poche volte che mi azzardo a discuterci, hanno sempre la solita validissima argomentazione, che l'alternativa non è meglio.

Ho partecipato ad alcune interessanti discussioni sul blog del Russo qui, qui, qui e qui
Io, per esempio, sono con i no-TAV della val di Susa. Bresso invece è a favore della TAV. A me pare lampante che i piemontesi contrari alla TAV non avrebbero dovuto votare per Bresso. E se non l'hanno votata è perché sono contrari alla TAV, e quindi contrari a chi è a favore della TAV. Mica perché gli piace Cota. Mica perché hanno deciso di fare i duri e puri a oltranza. Insomma. Quelli vogliono far passare un treno ad alta velocità davanti a casa loro, e loro non lo vogliono. Quindi non votano per Bresso. Mi pare che fila dritto come un treno ad alta velocità.
Si potrebbe replicare (magari senza dare degli idioti a chi non la pensa così) che in questo modo si è consegnata la Regione a Cota, certo.
Ma allora, mi chiedo io, dove è finito il diritto di voto? Se per sostenere i no-TAV l'elettore piemontese deve votare per qualcuno che è a favore della TAV e che ha governato per cinque anni in questo senso, allora, che cavolo di significato ha il suo voto?
Nelle discussioni del Russo c'è chi propone come soluzione il voto disgiunto. Cioè votare Bresso e i suoi consiglieri regionali, ma poi dare supporto "spirituale" alle forze alternative e perdenti in partenza, unico fragile e insignificante baluardo contro la TAV. Ma questo non significa forse chiedere a Bresso di governare salvo farle sapere che non si approva il suo programma? Voto qualcuno e poi, se vince, spero che non realizzi il suo programma. E perché dovrei fare una cosa così?

In Lombardia è andata malissimo. Come prevedibile Formigoni (PdL-Lega) ha stravinto. Oltre a Penati del PD, gli antagonisti erano Pezzotta (UdC) e Agnoletto (Rifondazione), il tipo del Movimento 5 Stelle e quello di Forza Nuova (questi ultimi tre, messi insieme, non hanno raggiunto il 5% dei voti).
La sensazione era che il PD e i suoi alleati, ancora prima del voto, puntassero su un cavallo perdente, ché tanto era inutile sprecarsi troppo. La battaglia era persa in partenza. Ebbene, io ho votato Penati. E ho votato PD. Sul blog del Russo mi hanno anche implicitamente dato del fesso per questo, perché il voto utile è utile solo quando indirizzato a qualcuno che ha una qualche possibilità di vincere, ed era palese che Penati non avrebbe vinto. Bisognava votare Agnoletto (che, tra l'altro, era il candidato che anche a me piaceva di più). Insomma, il ragionamento sostanzialmente era: la Lombardia ormai la diamo in pasto ai porci, perché riprendersela è impossibile. Peccato che in quella Lombardia in pasto ai porci ci sono io. Ora, che i miei blog-amici siano tanto ottusi da vederla così, offuscati dalla rabbia della recente sconfitta, passi. Ma che il PD punti dolosamente su un cavallo perdente, dichiarandolo pubblicamente tramite uno dei suoi leader (Fassino) sull'unico telegiornale che valga la pena di essere ascoltato (quello di La7), questo non solo è umiliante, ma anche inaccettabile.
Un Partito serio avrebbe corso per vincere. Anche sapendo di perdere, perché a quel punto io sarei stato fiero di votare la sinistra. Non mi sarei vergognato e avrei potuto argomentare che quel candidato sarebbe stato meglio di Formigoni. E magari la prossima volta sarei stato contento di votare ancora per quella alternativa. E magari non solo io, ma anche qualcuno che a questo giro ha votato... non dico Formigoni, ma almeno Agnoletto, Grillo o addirittura... perché no? Pezzotta. Fosse andata così questa volta, la Lombardia sarebbe stata governata dalla Sinistra. Per carità, non certo con un cavallo perdente come l'impresentabile Penati, ma con qualcuno che si fosse potuto meritare il mio, il nostro voto.
In queste condizioni richiamare al voto utile in Lombardia è cosa totalmente irrazionale. Se diligentemente tutti quelli che hanno votato Rifondazione, 5 Stelle e UdC avessero votato per Penati, Penati avrebbe vinto, già. Ma a che scopo? Chi ha votato UdC, 5 Stelle e Rifondazione l'ha fatto perché pensava che Penati fosse impresentabile. Ed, in effetti, lo è.

La capacità di perdere del PD è pari alla capacità di vincere del PdL. E dando credito di una qualche intelligenza in chi decide le strategie del PD la conclusione possibile è una sola. Il PD rema contro qualunque possibilità di vittoria, ché la poltrona dell'opposizione è sufficientemente comoda. Con un implicito accordo a distanza col Grande Farabutto. Tu mi lasci stare qui buono buono all'opposizione ed io, in cambio, prometto di non romperti troppo le scatole. Un po' come quando si gioca a Risiko. Solo che, invece del tavolo da gioco ci siamo noi, e invece del dado c'è il nostro voto.

martedì 30 marzo 2010

Inversione di tendenza

Ora sentiremo tutti i sostenitori a oltranza del PD lamentarsi della concorrenza dei grillini dove questi avrebbero fatto la differenza. E insultare il popolo bue dove la palese superiorita' del PdL ha dimostrato di poter schiacciare la sinistra. Analisi sul fatto che la gente si sia scocciata di Berlusconi dando il voto alla Lega.

A me pero', quale lombardo, una cosa ha colpito piu' di tutte. Una dichiarazione di Piero Fassino che e' passata piuttosto inosservata nei fiumi di parole e di numeri vorticanti della giornata di ieri. Non ricordo le esatte parole, ma il succo era "...non stiamo ad analizzare regioni come la Lombardia, che quelle si sapeva che le avremmo perse.". I numeri non erano ancora chiari, e l'argomentazione di Fassino era che pur avendo perso Campania e Calabria la maggioranza delle regioni rimaneva rossa.

Ora, da elettore di sinistra lombardo mi chiedo quale scopo ci sia nel votare un partito di sinistra che non accenna nemmeno a proporre una alternativa credibile, che' tanto si sa che sara' tutto inutile.
Mi chiedo se sia valsa la pena sprecare ben cinque minuti del mio prezioso tempo per andare a votare per chi ha fatto di tutto per essere sicuro di non vincere.

Credo che per gli antiberlusconiani della prima ora come me rimanga solo da sperare che lo strapotere della Lega scardini gli equilibri e la coalizione di destra opti per il suicidio.

Intanto Bersani sta ancora dichiarando che l'inversione di tendenza c'e' stata.

mercoledì 24 marzo 2010

...E quindi, per chi votare?

Be'... per quanto mi riguarda, di dubbi non ce ne sono. Si vota a Sinistra. Chissà mai che magari possa sconfiggere la destra!
Ma...

Nelle amministrative bisognerebbe votare per l'amministratore che ci piace di più.
Io, in Lombardia, dovrò scegliere, escludendo i candidati "minori", tra Formigoni (PdL) e Penati (PD). Formigoni arriva da due mandati di governo a mio giudizio fallimentare, ma che evidentemente è piaciuto al popolo, considerati i due mandati. Penati invece arriva da una sconfitta, l'anno scorso, alle provinciali di Milano, contro Podestà (PdL). Non è che la statistica sia il mio forte, ma, date queste premesse, se vincesse Penati rimarrei sorpreso.

Che poi, dico io, indipendentemente da chi vincesse, pare ci siano fondati sospetti di un accordo dietro le quinte proprio con Formigoni sulla cementificazione nel piano Expo 2015.
Penati, poi, è iscritto al registro degli indagati, insieme ai compagni di merende Formigoni (PdL), Podestà (PdL) (attuale presidente della Provincia) e Moratti (PdL) (sindaco di Milano), per responsabilità sul superamento di livelli di inquinamento nell'area di Milano.
Insomma, mi è chiaro perché non devo votare Formigoni. Quel che non mi è chiaro è perché dovrei votare Penati.
Votassi uno dei minori?
Nah... Temo che con questa legge elettorale, questa scelta andrebbe a tutto vantaggio del vincitore, qualunque esso sia.

Che poi, come ogni elezione amministrativa, ci sono dei risvolti politici.
Berlusconi stesso sembra voler convincere i teleutenti dell'idea che si tratti di una specie di referendum pro/contro di lui. E a me pare da qualche dichiarazione che ho sentito, che la sinistra voglia fare altrettanto. Insomma, non dovremo decidere tra Penati e Formigoni (o analoghi candidati nelle altre regioni), ma tra un sì e un no alla dittatura Berlusconi. E il mio voto, ovviamente, sarà un no.

Ma allora, se è da intendersi come voto in fiducia o meno in Berlusconi, una volta ottenuta una auspicata sonora sconfitta della destra, potrebbe essere il caso di chiedersi che cosa succederà dopo.

Io penso che una buona maggioranza dell'elettorato sia composta da persone che non hanno una opinione propria ragionata e motivata, e per tanto il loro voto è facilmente influenzabile da una buona dose di propaganda mediatica. Media che appartengono di fatto a Berlusconi, con buona pace della Sinistra.
Buona pace della sinistra?!?!?
Verrebbe da chiedersi se questa "buona pace" sia frutto di totale idiozia politica oppure da un preciso progetto.
Io non capisco, ché son scemo.
Ma per esempio io, da scemo quale sono, è dalla Prima Guerra del Golfo che, guardando il faccione di Emilio Fede, ho cominciato a sostenere che l'imparzialità dell'informazione dovesse essere tutelata e pubblicamente controllabile, e comunque non certo a pannaggio di un privato. Perché sembrerebbe ovvio anche a uno scemo più scemo di me che un privato possa avere interesse nella manipolazione dell'informazione a proprio uso e consumo. Questo "particolare" invece sembra essere sempre stato considerato secondario da tutti i politici. Possibile?
Ora, è vero che ogni tre per due la sinistra cavalca il problema del conflitto di interessi e promette in tutte le salse un suo impegno nella ricerca di una soluzione. Ma dalla Prima Guerra del Golfo sono passati quasi 20 anni, e solo una piccola parte di questi ha visto Berlusconi al potere assoluto. C'erano eccome i termini per mantenere la promessa e salvare l'Italia. Che ci sia del dolo o semplicemente il problema e' stato sottovalutato? Mah... forse sono proprio un inguaribile complottista!

Penso anche che ci sia una buona fetta di elettorato tendenzialmente imparziale, che si informa e auspica la possibilità di scegliere per il migliore scartando l'alternativa peggiore.
Che su certi temi, se ha una precisa idea, valuti tra le varie alternative quale realizzi meglio quell'idea.
Io, ad esempio, senza entrare qui nel merito della questione, sono contrario al nucleare. Certo questa considerazione sarebbe un'ottima ragione per non appoggiare Berlusconi, anche se, come mi ha fatto notare Heike nel suo blog, le promesse di centrali nucleari non sono mai state mantenute (grazie a dio, aggiungo io). Ché Berlusconi promette promette, ma poi, parafrasando un noto adagio, non fa nemmeno arrivare in orario i treni, come afferma in questo post. La mia posizione, però, sarebbe una altrettanto buona ragione per non appoggiare Bersani, mi pare, che non è affatto stato chiaro in materia, checché sostenga Heike, in un commento in una discussione in calce ad un equilibratissimo post sul suo blog.
A me pare che Bersani dica sostanzialmente (ad esempio qui) che il nucleare è improponibile ora ma magari, tra vent'anni, dopo aver finanziato ricerche in materia, sulle quali siamo ovviamente in ritardo, si potrebbe ripensare a questa forma di energia. Il che a me pare un approccio a favore del nucleare (anche se decisamente più serio di quella "macchietta" di Berlusconi) e non certo contrario. E nel frattempo? Via libera al carbone (!!!).
Certo queste dichiarazioni risalgono a ben tre anni fa, e si potrebbe ipotizzare che abbia cambiato idea, viste altre dichiarazioni più recenti. Si potrebbe d'altro canto ipotizzare che queste ultime dichiarazioni siano state dettate dall'esigenza dell'accordo elettorale che ha consentito la candidatura, per il Lazio, di Emma Bonino, da sempre categoricamente contraria al nucleare. Ma forse sono io, che sono troppo sospettoso!

Certo, se alle politiche ci fossero delle alternative di sinistra, oltre al PD, potrebbero essere prese in considerazione. Però qualunque alternativa è stata spazzata via dal PD che ha utilizzato la legge elettorale attuale (che, mi diverte ricordarlo, è stata denominata "Porcellum" dal suo stesso ideatore, quel genio di Calderoli), preferendo cavalcare l'antiberlusconismo (e quindi accaparrandosi il diritto al voto utile, sapendo benissimo che era inutile, visto che non c'erano i numeri per sconfiggere Berlusconi), piuttosto che cercare una proposta che impersonificasse, almeno parzialmente, le diverse anime della sinistra (non so... una coalizione con i partitini oppure un loro inglobamento, almeno nei valori). E se è vero che i partitini di sinistra non possono certo vantarsi di aver presentato una proposta politica valida, mi pare che nemmeno il PD lo abbia fatto. Questo giusto per rispondere a quelli come Heike che mi potrebbero accusare del qualunquismo.
Ma la legge elettorale mica la volevano cambiare a destra e a manca? E com'è che non se ne parla più ne' di qua ne' di là? Forse che ora faccia comodo ai due partiti maggiori stringersi la mano destra con la sinistra, in questa materia (porcellum o non porcellum, si incassano voti)? Ma guarda un po', quanto sono "dietrologo"!!!
In realtà di alternative non ce ne sono. Cioè sì, si può votare Di Pietro, ad esempio, ma alle politiche questo significherebbe appoggiare la candidatura di Bersani, visto che l'IdV non ha alcuna chance di governare da sola. Trattandosi di un partito minoritario, non può che appoggiare un candidato premier del PD!

Il mio qualunquismo quindi in realtà si manifesta nel rifiuto di ritenere valida alcuna tra le alternative Berlusconi-PdL e Bersani-PD, e non nella convinzione dell'inutilità della politica in quanto guidata da politici ugualmente corrotti.
No, i politici non sono tutti uguali. Alcuni mi piacciono. Faccio un nome a titolo di esempio: Ignazio Marino. Secondo me, se avesse vinto alle primarie del PD, avrebbe potuto realmente dare un carattere alla Sinistra. Peccato che i poteri occulti delle corporazioni non gli hanno consentito di arrivare a quella meta. Certo, la sua sconfitta è stata decretata dal popolo delle primarie, mica dal Baffetto. Ma Davide non avrebbe mai potuto vincere contro Golia se non avesse avuto manco la fionda, e se anche avesse vinto - e qui vedo di nuovo il ditone di Heike che punta al mio povero petto qualunquista - non gli avrebbero consentito di fare molta strada. O dico cretinate?

Ora io dico, naturalmente bisogna andare a votare nonostante tutto. E bisogna votare contro Berlusconi, che ce l'ha fatto davvero a fettine. Ma sostenere che ci sia un barlume di speranza per un futuro diverso, e riporre questa speranza nel PD mi pare davvero pura illusione.

Io credo che l'Italia, con Berlusconi al governo, stia sprofondando nel baratro. Ma credo anche che la colpa di questa situazione non sia di Berlusconi. Cacchio, lui è un disonesto che fa il proprio interesse. Se mi entra un ladro in casa io dò la colpa al sistema che non mi ha protetto, mica al ladro! Al ladro gli tiro anche due maledizioni, ma se voglio tentare di porre rimedio vado a fare una seria denuncia ai carabinieri.
Cosa posso pretendere, che Berlusconi si redima e veda la luce divina, così che si penta e restituisca il maltolto? Che si sottoponga alla legge terrena e si faccia processare? Sarebbe bello, sì, ma non mi pare proponibile nemmeno per la trama di una soap opera.

Ci vorrebbe qualcuno che catturasse quella vipera e che la rendesse inoffensiva. Che poi aggiustasse tutto il disastro a cui ci ha ridotto e ci facesse magari andare avanti senza vergognarci ad ogni passo. Ammetto che è un compito difficile, ma davvero qualcuno pensa che il PD di oggi possa personificare costui?

venerdì 18 dicembre 2009

Il clima d'odio

Mmmmh... dicono che in Italia c'è un clima di odio tra le parti politiche, e che sia proprio quel clima la causa del gesto di Tartaglia contro Berlusconi.

Non c'è dubbio che le due parti politiche si stiano scambiando pesanti tegole già da tempo. E la cosa mi disturba un po', perché preferisco toni più pacati.
Per la verità mi pare che sia da sempre stato così. Quello che forse è un po' diverso è il linguaggio utilizzato: da destra si dà dei "coglioni" agli elettori di sinistra, da sinistra si dà dei "nazisti" ai politici di destra (il che sottintende, nella migliore delle ipotesi, che gli elettori di destra siano degli imbecilli).

Io penso che Berlusconi sia il più grave probema dell'Italia. E credo che finché lui, in un modo o nell'altro, non sparisce dalla scena politica, sia impossibile, per l'Italia risollevarsi da questa crisi sociale. Non penso che sia l'unico problema, ma sicuramente il più grave. Il motivo è che Berlusconi utilizza il potere per i suoi fini personali, e questo spesso - sempre - fa a pugni con l'interesse comune degli italiani. Sì, penso anch'io che una gran parte dell'elettorato di destra sia composto da imbecilli. Per par condicio rivelerò che in cuor mio credo che lo stesso valga per l'elettorato di sinistra.

Io non farei mai volontariamente del male a un'altra persona, tanto meno il Presidente del Consiglio (sono mica scemo... cioè, dico, se facessi del male a un poveraccio potrei anche farla franca...). Quindi condanno il gesto di Tartaglia.
Ma, se io stesso, da nonviolento qual sono, penso che l'eliminazione di Berlusconi dalla scena politica possa essere il primo passo verso la rinascita, immagino che non sia affatto fantascienza ipotizzare che esista qualcuno che pensi di attuare quella eliminazione in modo drastico.

A destra c'è chi (come il piduista Cicchitto) punta il dito contro Santoro, Travaglio, Di Pietro, Repubblica, l'Espresso, che hanno la colpa di fomentare l'odio contro Berlusconi. A sinistra invece dicono che il clima infuocato sia opera di Berlusconi stesso e dei suoi, che certamente mancano di rispetto verso i loro avversari.

Io penso che ci sia effettivamente dell'odio nei confronti di Berlusconi da sinistra. Ma non credo che si possa trovare le motivazioni di questo odio negli insulti di Berlusconi ne' che siano guidate da Di Pietro quando dice per esempio che Berlusconi è come Hitler, per quanto entrambi questi atteggiamenti rivelino mancanza di stile.
Io, ad esempio, odio Berlusconi, ma l'accusa di "coglione" mi fa solo sorridere. Odio Berlusconi perché è un criminale che non si vuole fare processare. Odio Berlusconi perché adotta politiche di respingimento violento contro gli extracomunitari. Odio Berlusconi perché vuole costruire centrali nucleari, perché fa leggi che favoriscono i ricchi evasori fiscali mentre io pago le mie tasse fino all'ultimo lupino, perché fa leggi per salvarsi il culo senza riguardo agli "effetti collaterali" sull'intero sistema giudiziario. Lo odio perché favorisce i ricchi e sfavorisce i poveri, perché mina la divisione dei poteri istituzionali per accentrare tutto il potere nelle sue proprie mani (un'altra volta per salvarsi il culo), perché non lavora per risollevare l'economia - e quindi l'occupazione -, e mentre io rischio la cassa integrazione, lui se la spassa con certe donnette.

Ecco, Tartaglia magari è un pazzo che ha compiuto un gesto isolato e le sue motivazioni non hanno niente a che vedere con tutto ciò, ma Berlusconi ha ragione. C'è un sacco di gente che lo odia. E come darle torto?

venerdì 23 ottobre 2009

Primarie del PD

Domenica ci saranno le elezioni primarie del PD. Io voterò per Ignazio Marino, per le ragioni che ho descritto qualche tempo fa in questo post.
Condivido tutte le argomentazioni elencate da Artemisia sul suo blog.

Buon voto a tutti.

giovedì 8 ottobre 2009

Prendi questa, Berlusconi!


Questa foto l'ho presa dal blog dell'amico Silvano.
La bocciatura del lodo Alfano merita profonde e complesse considerazioni politiche.
Nel frattempo questo panda, animale in estinzione come la democrazia in Italia, si bea con una bella scoreggia alla faccia di Berlusconi.

venerdì 11 settembre 2009

Perché votare Ignazio Marino alle primarie del Partito Democratico

Mi ritengo di Sinistra da quando ho l'età della ragione, ma sono molto critico nei confronti del Partito Democratico sin dalla sua fondazione.
La mia avversità al PD sta nelle sue radici. I suoi Padri Fondatori, tramite il "Corro da Solo" di Veltroni, sono riusciti a costruire un grande partito facendo man bassa dei voti di Sinistra. L'hanno fatto cavalcando un sistema elettorale da tutti riconosciuto profondamente ingiusto (tanto che il suo stesso inventore, Roberto Calderoli, l'ha definito "Porcellum"). Ed hanno approfittato del "voto utile", cioè della consapevolezza degli elettori di Sinistra della necessità di arginare la deriva fascista verso cui il paese già stava navigando a vele spiegate. L'elettore di Sinistra ha preferito quindi far confluire la forza del proprio voto nel PD piuttosto che disperderlo in un partito minore, cosa che, grazie al perverso Porcellum, avrebbe finito per favorire Berlusoconi e i suoi camerati.
Volendo ben guardare, per il PD, utilizzare questo meccanismo perverso non sarebbe nemmeno una cosa poi così scandalosa, se, oltre che approfittare dei voti di quegli elettori, si fosse anche fatto carico di rappresentare i loro valori.
E invece no. Il PD non si è mai preso la responsabilità di dare una nuova voce ai valori della Sinistra. Ai più, come me, è sembrata piuttosto un ricettacolo di poltrone che consentissero un soffice appoggio ai grassi sederi di coloro che erano già ben comodi nei partiti da cui il PD si era originato. Il PD non ha mai preso posizione, proprio quando il Paese ne aveva più bisogno, ed ha temporeggiato fino ai giorni nostri nella colpevole incapacità di dare una qualunque alternativa al fascismo Berlusconiano.

È quindi evidente a tutti che la vecchia leadership non rappresenta più la Sinistra, e proprio per questo, anche senza tenere conto del ragionevole sospetto di collusione col "nemico", dovrebbe togliersi di mezzo e lasciare il posto a nuove proposte. Evidentemente per quei vecchi leader è più importante

Ignazio Marino
conservare il culo al caldo sul loro soffice trono, che agire per il bene degli Italiani.
Nella tanto ammirata Democrazia Americana, del resto, fanno proprio così: rispettosi saluti a chi perde. Personalmente, mi piaceva tantissimo Al Gore. Che, tra l'altro, perse per una manciata di voti in elezioni il cui esito rimase piuttosto sospetto. Ma se non si fosse fatto da parte, l'America non avrebbe mai avuto Obama - e dubito che Gore, al suo posto, sarebbe stato in grado di battere McCain correndo da perdente!
Lungi da me paragonare Ignazio Marino, candidato alla segreteria del PD, a Barack Obama. Ma è chiaro che mentre Franceschini e Bersani hanno già evidentemente perso contro Berlusconi, cosa che lascia presagire che ancora lo faranno alle prossime politiche, Marino rappresenta il Nuovo Corso. E questa considerazione è valida senza nemmeno dare un occhio al suo programma.
Leggendolo, poi, si rimane stupiti per la forza delle sue prese di posizione: una novità assoluta nel contesto del PD. Ancor prima di valutarne i contenuti, che, per altro, trovo ragionevoli e condivisibili per chiungue si ritenga "di Sinistra".

Infatti, gli organi di informazione italiani, totalmente controllati a Berlusconi, pubblicizzano le primarie del PD come un duello tra Franceschini e Bersani, senza lasciare alcuno spazio mediatico a Marino. Evidentemente perché a Berlusconi fa più comodo comodo un avversario che accetti di non contraddirlo mai in cambio di una convivenza pacifica nel teatrino dei burattini.

Insomma, mi pare che i Democratici convinti dovrebbero sostenere Marino, auspicando che, una volta vinte le primarie, riesca a sconfiggere Berlusconi alle politiche, là dove gli altri della dirigenza del PD hanno sempre fallito in passato. Né hanno preso alcun provvedimento per cercare di non fallire di nuovo.
Quelli che invece come me confluiscono nel PD come "voto utile" dovrebbero preferire Marino nella speranza che vengano finalmente a crearsi le condizioni per conciliare i valori di tutta la Sinistra in un'unica forza politica, in grado quindi di rappresentarli. E anche qui la vecchia leadership ha fallito.
Direi che Marino come segretario del PD dovrebbe piacere anche ai simpatizzanti dell'Italia dei Valori. Questo partito infatti difficilmente può aspirare a governare da solo o a trovarsi alleati diversi dal PD. È certamente meglio quindi rapportarsi ad una forza che abbia obiettivi chiari piuttosto che all'accozzaglia di interessi di chi finisce per fare il portaborse di Berlusconi.

Dario Franceschini e
Pier Luigi Bersani
Evidentemente la dirigenza del centro-destra ha come interesse una opposizione "asservita" come quella di Franceschini o Bersani, ché la debolezza dell'opposizione va di pari passo con la forza della maggioranza.
Ma, se fossi un elettore di centro-destra, credo che preferirei una opposizione minoritaria ma efficiente, che tenda a fare il bene dei cittadini, anche se con metodi diversi. E che quindi incalzi il centro-destra a fare sempre il meglio per gli Italiani (del resto è proprio questo il compito dell'opposizione, no?).

Insomma, dovrebbe essere interesse di qualunque elettore avere oppositori leali e onesti, no?
Alla fine credo che Marino come guida del nuovo PD sia un bene per tutti gli Italiani, esclusi i politicanti e i corrotti di vario genere.

Il mio contributo a che ciò avvenga sarà di votarlo alle primarie il 25 ottobre. Le elezioni sono aperte anche ai non iscritti, al costo di 2 euro come copertura per le spese.
Il meccanismo per l'elezione del Segretario, però, è piuttosto complicato. Ecco qui il regolamento.
Quel che ho capito è che il voto è consentito a qualunque cittadino italiano, comunitario o extracomunitario con permesso di soggiorno valido. Ma pare proprio che queste elezioni siano decisive solo se uno dei candidati supera il 50% dei voti, risultato che non è realistico auspicare per Marino. In caso contrario il segretario viene scelto tra i più votati tramite un voto a scrutinio segreto riservato all'Assemblea Nazionale. E quindi Marino perderà, nel qual caso credo che il PD dovrà rinunciare al mio voto.

Ma già una maggioranza relativa, o anche solo un buon successo di Marino potrebbe rappresentare un segnale di cambiamento e una indicazione della volontà dell'elettorato - che, questa volta, i soliti Dinosauri non potranno ignorare.

Alla fine, ritengo che il regime fascista e corrotto in cui l'Italia sta preoccupantemente precipitando sia innanzitutto una gravissima responsabilità della Sinistra, che non ha saputo né voluto offrire una alternativa presentabile. Credo che Ignazio Marino sia una occasione per rimediare.

giovedì 6 novembre 2008

Barack Hussein Obama


Barack Hussein Obama
Avevo pensato di non parlare dell'elezione del presidente degli Stati Uniti, ma... non sono immune dall'entusiasmo che sta travolgendo tutti.
I miei amici americani sicuramente rimarrebbero sorpresi constatando quanto interesse si ha, da questa parte dell'oceano, sull'elezione del presidente americano.
Credo che i cittadini degli Stati Uniti siano più coinvolti da un possibile cambiamento riguardo ai grandi temi della politica interna, l'istruzione, la sanità, la sicurezza, sui quali non mi soffermo, ammettendo la mia ignoranza.

Per noi, invece, queste elezioni riguardano il ruolo degli Stati Uniti come dominatori del mondo.

Penso tuttavia che il Presidente degli Stati Uniti non sia colui che detiene veramente il potere. L'economia mondiale è un interesse ben maggiore della democrazia statunitense, ed è proprio questo interesse, che non è certo soggetto a democrazia, che determina l'ordine mondiale.
Questo mi fa dubitare di Obama come possibile rinnovatore della politica mondiale. Se ci sarà un cambiamento sociale radicale a livello planetario, sarà dovuto alla realizzazione di un interesse delle grandi multinazionali. Ed in questo ho paura che la volontà del Presidente non abbia molta influenza.
Tantomeno quella degli elettori.

Comunque mi piace Obama. Più di McCain. Infinitamente di più di Bush. Mi piace Obama perché è nero, e spero che questo particolare dia uno scossone a tutte le coscienze del mondo, specialmente qui in Italia, contro qualunque tipo di razzismo. Mi piace Obama perché ha l'immagine del pacifista e dell'ecologista, anche se ritengo che riguardo a questi temi l'immagine non coincida con i programmi. Mi piace Obama perché ha il volto umano, che non si dà da fare per nascondere le lacrime dietro un sorriso di plastica. Insomma, mi piace Obama non tanto perché io abbia fiducia in un effettivo cambiamento, ma perché rispecchia una speranza in un cambiamento che viene dal profondo delle coscienze dell'uomo comune. Un cambiamento verso una società più equa, più pacifica, più ecologista, più umana.

Il cambiamento, in una società come la nostra, può avvenire solo se parte dall'"alto" di chi manovra le leve del capitalismo mondiale. Ma una linea sulla sabbia che determini la direzione del cambiamento verso un ordine mondiale più morale può essere disegnata solo dalla coscienza dell'uomo comune. E l'immagine di Obama ne è il riflesso.

Oggi amo il popolo americano per aver avuto il coraggio di scegliere per quel cambiamento.

giovedì 31 luglio 2008

Il governo della maggioranza

Wikipedia, versione italiana, alla voce "partito politico" definisce: "Un partito politico è un'associazione tra persone accomunate da una medesima finalità politica ovvero da una comune visione su questioni fondamentali dello gestione dello Stato e della società o anche solo su temi specifici e particolari".
È curioso notare che la versione in inglese, alla voce "political party" dica una cosa completamente diversa: "A political party is a political organization that seeks to attain and maintain political power within government, usually by participating in electoral campaigns" ("Un partito politico è una organizzazione politica che cerca di ottenere e mantenere potere politico in un governo, in genere prendendo parte ad una campagna elettorale").


Costituzione italiana
Mi sembra che entrambe le versioni siano corrette, anche se partono da due visioni diverse. Dalla versione italiana emerge l'esigenza del cittadino di partecipare al governo dello Stato tramite un meccanismo democratico come il voto. Dalla versione inglese invece si coglie di più l'aspetto del controllo del potere.

Dalle definizioni di Wikipedia si potrebbe desumere che il compito di un partito politico sia quello di difendere gli interessi di chi lo vota.
Secondo me non è così che dovrebbe funzionare: un partito, secondo me, è l'entità che si ripropone di governare.
E governare, in una democrazia (come dice la parola stessa: governo del popolo - di tutto il popolo, e non solo della maggioranza) significa fare gli interessi di tutti, anche di chi ha votato per qualcun altro.

Ci si potrebbe chiedere, quindi, a che cosa servano le elezioni per decidere tra un partito e l'altro, visto chiunque vinca, almeno in linea teorica, dovrà fare gli interessi di tutti.
La risposta è che non è affatto scontato decidere quali siano le azioni da intraprendere a livello legislativo/esecutivo per raggiungere quel fine di realizzare gli interessi di tutti. Ad esempio, uno degli interessi tipici di tutti i cittadini è aumentare la ricchezza dello Stato (e quindi, almeno in media, quella dei cittadini stessi). Capitalismo e Comunismo si ripropongono entrambi di raggiungere questo fine, ma in modi totalmente diversi.
Chi dà il proprio voto quindi non dovrebbe farlo per promuovere i propri interessi, potenzialmente contrapposti agli interessi di altri, ma per contribuire alla realizzazione degli interessi di tutta la comunità. Ad esempio, chi vota per un partito liberista lo fa perché pensa che il liberismo sia lo strumento giusto per realizzare l'interesse dell'intero Paese, e non il suo personale.

C'è poi la questione di definire l'insieme dei membri della comunità che hanno diritto al voto e quello di coloro che devono accettare le regole dettate da chi vince. Sorprendentemente i due insiemi non sono uguali.
Ad esempio è evidente che i minorenni sono soggetti alle leggi dello Stato anche se non hanno il diritto di voto. La discussione è anche aperta riguardo al diritto di voto degli immigranti non cittadini, ma è indubbio che le leggi condizionino anche i loro diritti/doveri.
La distinzione dei due insiemi è pericolosa, perché rivela che esiste un insieme di persone che decide che cosa un altro insieme di persone deve fare, mentre queste ultime persone non hanno alcuna possibilità di dire la propria dal punto di vista politico. Questo aspetto non è un problema per i minorenni, poiché in gran parte costituiscono la prole di coloro che hanno diritto di voto, i quali non accetterebbero mai uno Stato che non si preoccupa dei loro figli. Ma nel caso degli immigrati extracomunitari ad esempio la faccenda è diversa. Se i votanti votano per i loro interessi e non per l'interesse comune, gli immigranti saranno discriminati. Mi pare che sia proprio da questo errore che scaturisce l'idea di prendere le impronte digitali ai rom.
Per di più c'è anche il problema delle minoranze perdenti. Poiché le maggioranze sono coloro che governano, in una democrazia, un voto mirato alla realizzazione degli interessi personali dei votanti potrebbe discriminare non solo i non votanti, ma anche i nuclei minoritari degli elettori. Il nazismo si è preoccupato di realizzare gli interessi di coloro che l'hanno votato, anche se ciò includeva lo sterminio degli ebrei.
Ora, questo non potrebbe succedere se c'è una Costituzione che lo previene, ma ciò funziona ovviamente solo se anche il potere politico si sottomette alla Costituzione. Se invece il partito politico che vince può modificare la Costituzione c'è evidente contraddizione.

Il senso di questo post è che, per quanto tutto ciò mi sembri ovvio e scontato, oltre che necessario alla realizzazione della Democrazia, pare che ne' i rappresentanti della maggioranza ne' i loro elettori si accorgono che queste regole non sono per niente rispettate. E, peraltro, nemmeno dalla minoranza.

E a pagarne le conseguenze è l'interesse del Paese.

martedì 8 luglio 2008

Manifestazione

Oggi la manifestazione contro la legge blocca-processi di Berlusconi, alle 18:00 in Piazza Navona, a Roma. Peccato non esserci.
Oltre agli organizzatori, Furio Colombo, Paolo Flores d'Arcais, Francesco "Pancho" Pardi, aderiscono anche Antonio di Pietro, Dario Fo, Andrea Camilleri, Margherita Hack, Sabina Guzzanti, Ascanio Celestini, Moni Ovadia, Rita Borsellino, Marco Travaglio, Dacia Maraini, Gianni Vattimo.

MicroMega.

Addirittura George W. Bush sembra aver capito di che pasta e' fatto il nanetto!

venerdì 23 maggio 2008

Io sono per il risparmio

Questo post prende spunto da una discussione nata sul blog di Maurice, riguardo all'utilizzo, per bere, dell'acqua venduta nella grande distribuzione, tipicamente nelle bottiglie di plastica o vetro piuttosto che l'"acqua del sindaco" (cioè quella proveniente dall'acquedotto), che viene dichiarata potabile, e spesso più pura di quella in bottiglia.

Noi, in casa, facciamo uso di acqua nelle bottiglie di vetro con vuoto a rendere. Il tentativo è di limitare all'osso lo spreco di plastica, combattendo non solo la dispersione di questo materiale inquinante, ma anche il danno ambientale, di entità minore ma pur sempre non irrilevante, proveniente dai processi di riciclo.
Ma anche le bottiglie di vetro con vuoto a rendere causano inquinamento inutile, perché questo sistema comporta alcuni sprechi, ad esempio il detergente per lavare la bottiglia, il tappo di plastica per chiuderla (notare che la quantità di materiale contenuto in un tappo è maggiore di quella nella bottiglia di plastica), l'etichetta di carta e la colla per appiccicargliela sopra, l'energia elettrica per le macchine imbottigliatrici, il carburante per il trasporto alla grande distribuzione, il carburante per il trasporto a casa, e poi tutto il tragitto all'indietro del vuoto, fino a tornare a chiudere il ciclo.
Però, l'"acqua del sindaco" del nostro comune, anche ammesso che sia batteriologicamente pura, fa decisamente schifo. Sa di cloro ed è molto calcarea. Per quest'ultimo problema ci sono efficaci filtri in commercio, ma contro il cloro non esiste alcuna soluzione semplice, che io sappia.

In quella discussione, Maurice stesso scrive:
Credo che sia necessario anche mettersi d’accordo sullo sviluppo sostenibile, come sostengono alcuni ecologisti fra i quali vorrei collocarmi.
Una semplice bottiglietta d’acqua inquina il pianeta, ma dà anche lavoro (e quindi produce ricchezza) a chi deve produrre la bottiglia ed il tappo, a chi la imbottiglia, a chi la trasporta, eccetera.
Leggiamo spesso cifre precisissime sull’inquinamento - ricordo a memoria che una bistecca inquina quanto un’auto che corre per 50 km - ma non ho mai letto quanto valore produce la bistecca in termini di lavoro e di ricchezza.
Credo che si possa vivere con agiatezza rispettando la natura e l’ambiente, senza con questo ritornare alle società primitive. Ammesso che esse rispettassero l’ambiente, come non hanno fatto i pellerossa distruggendo le foreste delle grandi praterie per permettere la sopravvivenza delle mandrie di bisonti e di loro stessi.
Io penso che sia un errore giustificare il consumismo con la scusa che si tratti di un sistema che consente una redistribuzione equa della ricchezza. Tanto per cominciare perché non appare affatto equa.
Ma soprattutto, la falla del capitalismo consumista è proprio intrinseca nel meccanismo secondo cui la quantità di beni (e servizi) commercializzati deve sempre crescere, e quindi anche l'inutile deve essere comunque venduto (e comprato).
Da un lato è vero che la commercializzazione di una bottiglietta di acqua fornisce ricchezza a chi fa parte della sua catena di produzione/distribuzione. Ma prendiamo ad esempio l'autotrasportatore che la trasporta sul suo camion, che chiameremo Mario. A conti fatti, quant'è la ricchezza che Mario ricava dal trasporto di una bottiglietta? Sicuramente meno del costo al dettaglio di quella bottiglietta. A Mario, indefesso lavoratore, verrà pure sete, prima o poi, no? E come si disseterà? Berrà dal rubinetto l'"acqua del sindaco"? No! Applicando diligentemente la logica del consumismo andrà al supermercato a comprare una bottiglietta d'acqua simile a quelle che ha trasportato (spendendo di più di quanto ha guadagnato per ognuna di esse).
Ora, è pur vero che il nostro Mario di bottigliette non ne trasporta una sola, ma un camion intero, e non verrò certo a raccontare che la fatica necessaria per quel trasporto gli procura una sete tale da scolarsi l'intero carico. Ma è anche vero che Mario avrà esigenza di acquistare anche altri prodotti, i quali tendenzialmente avranno subito analoghi passaggi commerciali. Se Mario acquista una mela perché ha fame, vuol dire che c'è un altro autotrasportatore che ha trasportato le mele. E quest'altro autotrasportatore avrà magari necessità di dissetarsi con l'acqua di Mario, oltre che sfamarsi con le proprie mele.
Insomma, applicando questo meccanismo a tutto il sistema chiuso, la società consumerà esattamente l'intera quantità dei prodotti che vengono commercializzati, spendendo esattamente la quantità data dalla somma del denaro che ogni singolo individuo ha guadagnato come frutto del proprio lavoro. In questo sistema, quindi, non è stata creata alcuna ricchezza. Al più è stata redistribuita in quantità minori o maggiori a seconda di quanto abbia lavorato ciascun individuo. Siccome la quantità di ricchezza nel sistema chiuso non è infinita, se la ricchezza è proporzionale al lavoro, quando un individuo lavora di più, gli altri individui sono costretti a lavorare di meno. E questo meccanismo genera disparità sociale, cioè l'esatto opposto di ciò che il sistema si ripropone.

Si potrebbe obiettare che invece di spendere l'intera quantità di soldi guadagnati, sarebbe più prudente risparmiarne un po'. Cioè, che Mario decida di non acquistare la mela, se non ha troppa fame, ma di metterne da parte i soldi. Così facendo, però, quella mela rimarrebbe invenduta, e la ricchezza destinata a chi ha lavorato per produrla non sarebbe disponibile. In buona sostanza se aumentassero i risparmi, nel nostro sistema chiuso diminuirebbero i consumi di pari passo, e quindi diminuirebbero anche i soldi da redistribuire.
In altre parole, nel nostro sistema chiuso, se si evitasse di comprare il superfluo, è vero che si avrebbe una riduzione di ricchezza circolante, ma è anche vero che tale riduzione sarebbe esattamente equivalente al valore del bene superfluo invenduto.
Per tornare al nostro esempio, se tutti noi utilizzassimo l'"acqua del sindaco" è vero che, come dice Maurice, diminuirebbe la ricchezza che si sarebbe distribuita nella catena commerciale dell'acqua in bottiglia, ma è anche vero che globalmente quella ricchezza perduta equivarrebbe esattamente al risparmio che avremmo per non aver acquistato l'acqua in bottiglia stessa.
E allora, dov'è il vantaggio sociale nell'acquisto dell'acqua in bottiglia?

Una considerazione è necessaria sul fatto che, in questa analisi, ho considerato un "sistema chiuso", il che, apparentemente, non si applica perfettamente alla realtà. Nel mondo capitalista occidentale (e anche nella quasi totalità del resto del mondo), i sistemi economici non sono chiusi, nel senso che si basano sostanzialmente sull'esportazione (e sull'importazione).
L'affermazione che lavorando di più si guadagna di più a scapito di altri che, lavorando di meno guadagnano di meno, in un contesto di sistema non chiuso è falsa, poiché l'eventuale eccedenza di prodotto non andrebbe perduta ma esportata. Ma questo assunto presuppone che vi sia altrove un altro sistema non chiuso (un Paese importatore) che acquista l'eccedenza.
Questo però comporterebbe che il Paese importatore non ha necessità di prodrre il bene importato, e quindi non ha la possibilità di impiegare lavoratori in quel ciclo produttivo, e di produrne la relativa ricchezza necessaria per acquistare quel prodotto. E questo mi pare un aspetto poco etico del sistema, visto che comporta l'aumento del debito pubblico, e quindi della dipendenza politica, del Paese importatore, aumentando il divario sociale tra Paesi ricchi e Paesi poveri.
Considerando invece l'economia globale del mondo, che è per forza un sistema chiuso, visto che non è possibile esportare al di fuori del pianeta (e pare che non lo sarà ancora per molto tempo), nessuna ricchezza può essere creata, se per ricchezza si intende la capacità di acquisto. La ricchezza è pari alla somma di tutti i beni prodotti globalmente, e quindi è chiaro che quella derivante dalla produzione di un bene inutile è essa stessa inutile perché consente solo l'acquisto di un bene inutile.

La vera ricchezza dovrebbe essere calcolata non in base al potere d'acquisto, ma in base al possesso di beni utili per migliorare la propria vita. Ad esempio, l'invenzione, la produzione e la distribuzione dei telefonini cellulari non ha affatto creato ricchezza nel senso di capacità di acquisto degli individui. Semplificando, la ricchezza data dai salari dei lavoratori che hanno contribuito nell'invenzione/produzione/distribuzione dei telefonini è pari alla ricchezza sborsata dai consumatori di quel prodotto... alla fine, cioè, le persone che lavorano, percepiscono un salario che poi serve loro per acquistare i beni che producono. La vera ricchezza fornita dal progresso invece è la possibilità di usufruire di quei beni utili. Se non ci fossero stati i telefonini noi non avremmo potuto mandarci tutti quegli SMS per comunicarci quei messaggi romantici tipo "TVTTTTTB".

Ammettendo che l'acqua in bottiglia ha la stessa qualità dell'"acqua del sindaco" (cosa palesemente falsa nel caso del mio comune), l'acquisto dell'acqua in bottiglia è assolutamente inutile dal punto di vista economico e solamente un danno da quello ecologico.

Io però non sono un economista. Dove stà l'errore del mio ragionamento?

venerdì 14 marzo 2008

Fascisti

Quest'uomo

Giuseppe Ciarrapico
è un fascista.
In una repubblica come la nostra, che ripudia il Fascismo tanto che vi sono leggi esplicite che vietano in maniera ferma e drastica la ricostituzione del Partito Fascista, tale affermazione potrebbe suonare come un insulto. E in effetti a me suonerebbe come tale, se non sapessi che quest'uomo non avesse lui stesso fermamente affermato di essere fascista. Un insulto è tale solo se lo si fa per offendere, quindi a rigore il mio non è un insulto, poiché quest'uomo non si offenderebbe certo.
Insomma, questo uomo non solo è fascista, ma è anche orgoglioso di esserlo.
De gustibus non disputandum. Ognuno ha il diritto di definirsi come cavolo vuole, e quindi questo uomo ha il diritto di definirsi fascista.

Ma, come dicevo, la Repubblica Italiana vieta la ricostituzione del Partito Fascista, e questo principio, secondo me, ha senso se viene applicato ai valori del Fascismo, e non semplicemente al nome.
In altre parole, secondo me, il significato di questa legge è di impedire l'elezione ad una carica politica di chi si identifica nei valori del Fascismo. Cioè, deduco io, quest'uomo, dichiarandosi fascista, dovrebbe rinunciare al diritto di candidarsi in una lista elettorale. Se ciò avvenisse, un Fascista rischierebbe di essere eletto, il che vanificherebbe il senso di quella legge, per quanto ciò non equivalga esattamente alla ricostituzione del Partito Fascista.

Quest'altro uomo

Silvio Berlusconi
fondatore e leader di un partito in lizza per le prossime elezioni politiche, ha inserito nelle liste di quel partito quell'uomo lassù, in modo che potesse essere eletto dagli elettori che votano per il relativo simbolo.
Siccome si suppone che gli elettori che votano per un partito implicitamente ne appoggiano i valori, c'è da dedurre che i motivi per cui quell'uomo lassù è stato candidato da quest'uomo nelle liste di quel partito siano l'assonanza tra i valori di quell'uomo e i valori di quel partito.
Cioè c'è da dedurre che i valori del Fascismo vengano in qualche modo rappresentati dal Partito delle Libertà.
In parole povere, la costituzione del PdL somiglia molto alla ricostituzione del Partito Fascista.
Cosa vietata dalla legge.

Credo però che questo reato non sia perseguibile perché è difficile interpretare cosa diavolo significhi veramente una legge che vieti la ricostituzione del Partito Fascista. Che cos'è un Partito Fascista? Un partito che si chiama Fascista? Se è così, allora questo reato non è stato commesso. Un partito che modelli i suoi programmi con i principi del Fascismo? Be', non è molto chiaro cosa significhi nemmeno questo. È evidente che lo scopo di quella legge è evitare il rischio di tornare ad un regime simile a quello del Ventennio. Ed è altrettanto evidente che se venisse eletto chi in coscienza si dichiarasse fascista, questo rischio sarebbe reale. Ma è ovvio che nessuno eleggibile ammetterebbe (nemmeno se fosse vero) di voler ripristinare le leggi razziali, di voler sterminare ebrei, omosessuali, comunisti e negri, di volersi alleare con l'imperatore del Giappone e la Germania Nazista contro l'occidente capitalista e l'oriente comunista.

In ogni caso, sorprendentemente, Ciarrapico è da qualche giorno nelle liste elettorali del Partito delle Libertà di Berlusconi.
La dichiarazione di Berlusconi a riguardo è stata questa:
"Noi dobbiamo vincere. Noi dobbiamo fare una campagna elettorale e si deve vincere. L'editore Ciarrapico ha giornali importanti a noi non ostili ed è assolutamente importante che questi giornali continuino ad esserlo, visto che tutti i grandi giornali stanno dall'altra parte".

A parte il fatto che sentire proprio da Berlusconi, proprietario di metà dei network televisivi nazionali e di un discreto numero di quotidiani e di magazine settimanali (cosa peraltro di buon grado tollerata dai governi precedenti di qualunque colore), lamentarsi che "l'altra parte" abbia il monopolio dell'informazione sia assolutamente ridicolo, questa dichiarazione è davvero un capolavoro di imbecillità.

Parafrasando le parole di Berlusconi, siccome il PdL deve vincere ed il modo per vincere è conquistarsi il favore di uno come Ciarrapico proprietario di altra parte dell'editoria, perché potrebbe aiutare la propaganda elettorale, ci si chiude un po' il naso e lo si candida nelle liste elettorali.

Il che, secondo me, significa queste cose:
  1. Il motivo per candidare Ciarrapico non è, come si aspetterebbero gli elettori, quello di avere un uomo ritenuto valido da votare, ma fornire uno scambio di favori: io ti candido, tu mi fai pubblicità sui tuoi giornali.
  2. Si ritiene che candidando Ciarrapico questi faccia una campagna favorevole al PdL, mentre se non lo si fosse candidato, avrebbe fatto una campagna contro. Di conseguenza si ritiene implicito che un articolo su un giornale di Ciarrapico non sia finalizzato alla ricerca della verità, cosa che, almeno a parole, dovrebbe essere compito della stampa, ma alla restituzione del favore: io ti faccio pubblicità perché tu mi fai eleggere.
  3. Essendo il punto n. 2 così palese, si deduce che i lettori dei giornali di Ciarrapico non siano interessati alla verità, ma all'opinione di Ciarrapico, o, peggio ancora, a quello che Ciarrapico vuol far credere sia la propria opinione, cioè l'elogio incondizionato di Berlusconi, qualunque cosa egli combini.
  4. I giornalisti dei giornali di Ciarrapico non sono quindi liberi di scrivere la propria opinione, o almeno semplicemente la verità, ma devono rispecchiare il dictat di Ciarrapico, favorendo incondizionatamente Berlusconi.
  5. L'affermazione di Berlusconi che suona come "Ciarrapico non ci piace ma ci è utile" significa, implicitamente, io lo candido, ma speriamo che non venga eletto. Il che mi fa pensare che o Ciarrapico è stupido, e quindi accetta la candidatura anche se sa di non essere eletto, oppure Berlusconi è stupido, perché si è lasciato scappare una affermazione del genere che non favorisce Ciarrapico, oppure l'elettorato del PdL è talmente furbo da capire che l'affermazione di Berlusconi è artificiosamente menzognera, cioè il Cavaliere dice che non gli piace Ciarrapico, ma intende esattamente il contrario. Cioè, anche Berlusconi è fascista e lo fa capire tra le righe perché non lo può dire ad alta voce.