Comunque la si pensi, è una tragedia.
17 anni fa una ragazza ventunenne ha un brutto incidente. Poi rimane in coma per
17 anni, fino a l'altro giorno.
E poi muore.
Mette tristezza.
Di quelle tristezze che andrebbero sofferte nell'intimo silenzio delle nostre coscienze.
E qui chiudo l'argomento, per soffrire questa tristezza nell'intimo silenzio della mia
coscienza.
Ma c'è un altro aspetto della vicenda.
Una democrazia si basa sulla non assolutezza della verità. O, quanto meno, sull'inconoscibilità
della verità assoluta.
Infatti è evidente che se esistesse una verità assoluta conosciuta, anche la morale sarebbe
assoluta. E quindi ogni decisione politica, data l'assurdità di una presa di posizione immorale,
dovrebbe essere già determinata. Non ci sarebbe bisogno di una scelta. Tantomeno di una scelta
popolare.
Se ogni cittadino ammettesse l'esistenza della verità assoluta e riconoscesse almeno una persona
fisica come detentore della conoscenza di quella verità, il problema del governo del popolo
sarebbe semplicemente risolto attribuendo potere assoluto proprio a quella persona. Si avrebbe
quindi un governo che non solo agisce nel rispetto delle esigenze del popolo, ma lo farebbe anche
nel modo più moralmente giusto.
Purtroppo (o per fortuna?) la verità assoluta non esiste, o se esiste non la conosciamo. Nemmeno
i più integralisti cattolici sono veramente disposti a riconoscere a qualcuno la capacità
superumana di conoscerla.
E quindi ci dobbiamo accontentare della Democrazia.
La nostra Costituzione basa i fondamenti della Democrazia sulla divisione netta tra i tre poteri
Giudiziario, Legislativo ed Esecutivo. La Magistratura si occupa
di quello Giudiziario, il Parlamento di quello Legislativo e il Consiglio dei Ministri di quello
Esecutivo. E il Presidente della Repubblica si occupa di mantenere distinti i tre poteri, evitando
che le azioni di chi detiene uno dei tre interferiscano con gli altri due.
Ora, a me, personalmente, non piace molto che uno dei tre organi (la Magistratura), che in qualche
modo rappresenta la società dei cittadini italiani, sia chiamato
a decidere su un caso come quello di Eluana, che dovrebbe invece essere relegato al pudore
dell'intimità di coscienza, e che, mi pare non possa essere generalizzato. La questione, poi,
riguarda un ambito filosofico e morale, dunque non assoluto. Difficile credere che abbia quindi
una esauriente soluzione politica.
Insomma, non mi va molto a genio che la società decida su un argomento che è, e dovrebbe
rimanere, individuale.
Ma tant'è. La Magistratura è stata chiamata a decidere sulla richiesta del padre di Eluana di
poter staccare la spina. E si è espressa in modo completo, preciso ed inequivocabile.
Si può essere d'accordo o no, ma bisogna ammettere che la sentenza c'è, ed è stata ottenuta
correttamente. Ora, un normale cittadino può anche ribellarsi, accettando
di subirne poi le conseguenze.
Anche Berlusconi, come normale cittadino, avrebbe la possibilità, e anche, addirittura, l'obbligo
morale di manifestare il proprio dissenso, se ritiene la sentenza eticamente
sbagliata. E, a mio modo di vedere, se lo ritenesse opportuno, anche di cercare di impedirla
illegalmente.
Ma si dà il caso che Berlusconi non sia un normale cittadino. È il Presidente del Consiglio
dei Ministri. Il detentore del potere Esecutivo, e il potere Esecutivo
non deve in nessun modo interferire con quello Giudiziario. A meno di mettere in discussione i
fondamenti stessi della Democrazia. E infatti il garante di questa divisione dei poteri, il
Presidente della Repubblica Napolitano, bene ha fatto ad
esercitare la propria autorità in modo che ciò non avvenisse (rifiutandosi di firmare il
decreto legge). Allo stesso modo anche il Presidente della Camera dei
Deputati Fini (potere Legislativo), bene ha fatto a ribadire la propria autorità in Parlamento.
Evidentemente Berlusconi si ritiene una specie di giuda morale. E ritiene che ciò che lui
considera giusto sia giusto in assoluto. E perciò crede che sia lecito imporlo. E quindi che
chi si rifiuta di accettare questa sua infallibilità morale sia spinto dal Male.
Berlusconi mostra questa aria incredula di fronte a chi osa mettere in discussione la certezza che
lui sia nel giusto. Siano maledetti tutti quegli assassini comunisti coglioni che si permettono di
non riconoscere la natura semidivina di Berlusconi.
Però io non penso che Berlusconi sia così stupidamente fanatico da credere veramente di essere un
illuminato da Dio.
Anzi, penso che sia davvero furbo. Il suo scopo non è realizzare il suo bene morale.
Penso che non si ponga nemmeno il problema. Che si limiti a fare il proprio sporco interesse. E
cerchi il modo di avere carta bianca per farlo a briglie sciolte. Poco importa se per fare ciò
bisogna calpestare l'epilogo dell'ultimo respiro durato ormai diciassette anni di una donna
moribonda. O il pudore del dolore dei suoi genitori. Poco importa se per farlo bisogna pulirsi
il culo con il patto sociale, i fondamenti della costituzione, la democrazia.
Berlusconi è un dittatore in potenza. Si tratta soltanto, per lui, di trovare un modo sicuro
per ottenere il potere assoluto che ad un vero dittatore compete.
Mi pare che ormai ci siamo proprio vicini.
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giovedì 12 febbraio 2009
martedì 8 luglio 2008
Manifestazione
Oggi la manifestazione contro la legge blocca-processi di Berlusconi, alle
18:00 in Piazza Navona, a Roma. Peccato non esserci.
Oltre agli organizzatori, Furio Colombo, Paolo Flores d'Arcais, Francesco "Pancho" Pardi, aderiscono anche Antonio di Pietro, Dario Fo, Andrea Camilleri, Margherita Hack, Sabina Guzzanti, Ascanio Celestini, Moni Ovadia, Rita Borsellino, Marco Travaglio, Dacia Maraini, Gianni Vattimo.
MicroMega.
Addirittura George W. Bush sembra aver capito di che pasta e' fatto il nanetto!
Oltre agli organizzatori, Furio Colombo, Paolo Flores d'Arcais, Francesco "Pancho" Pardi, aderiscono anche Antonio di Pietro, Dario Fo, Andrea Camilleri, Margherita Hack, Sabina Guzzanti, Ascanio Celestini, Moni Ovadia, Rita Borsellino, Marco Travaglio, Dacia Maraini, Gianni Vattimo.
MicroMega.
Addirittura George W. Bush sembra aver capito di che pasta e' fatto il nanetto!
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venerdì 14 marzo 2008
Fascisti
Quest'uomo

Giuseppe Ciarrapico
è un fascista.
In una repubblica come la nostra, che ripudia il Fascismo tanto che vi sono leggi esplicite che vietano in maniera ferma e drastica la ricostituzione del Partito Fascista, tale affermazione potrebbe suonare come un insulto. E in effetti a me suonerebbe come tale, se non sapessi che quest'uomo non avesse lui stesso fermamente affermato di essere fascista. Un insulto è tale solo se lo si fa per offendere, quindi a rigore il mio non è un insulto, poiché quest'uomo non si offenderebbe certo.
Insomma, questo uomo non solo è fascista, ma è anche orgoglioso di esserlo.
De gustibus non disputandum. Ognuno ha il diritto di definirsi come cavolo vuole, e quindi questo uomo ha il diritto di definirsi fascista.
Ma, come dicevo, la Repubblica Italiana vieta la ricostituzione del Partito Fascista, e questo principio, secondo me, ha senso se viene applicato ai valori del Fascismo, e non semplicemente al nome.
In altre parole, secondo me, il significato di questa legge è di impedire l'elezione ad una carica politica di chi si identifica nei valori del Fascismo. Cioè, deduco io, quest'uomo, dichiarandosi fascista, dovrebbe rinunciare al diritto di candidarsi in una lista elettorale. Se ciò avvenisse, un Fascista rischierebbe di essere eletto, il che vanificherebbe il senso di quella legge, per quanto ciò non equivalga esattamente alla ricostituzione del Partito Fascista.
Quest'altro uomo

Silvio Berlusconi
fondatore e leader di un partito in lizza per le prossime elezioni politiche, ha inserito nelle liste di quel partito quell'uomo lassù, in modo che potesse essere eletto dagli elettori che votano per il relativo simbolo.
Siccome si suppone che gli elettori che votano per un partito implicitamente ne appoggiano i valori, c'è da dedurre che i motivi per cui quell'uomo lassù è stato candidato da quest'uomo nelle liste di quel partito siano l'assonanza tra i valori di quell'uomo e i valori di quel partito.
Cioè c'è da dedurre che i valori del Fascismo vengano in qualche modo rappresentati dal Partito delle Libertà.
In parole povere, la costituzione del PdL somiglia molto alla ricostituzione del Partito Fascista.
Cosa vietata dalla legge.
Credo però che questo reato non sia perseguibile perché è difficile interpretare cosa diavolo significhi veramente una legge che vieti la ricostituzione del Partito Fascista. Che cos'è un Partito Fascista? Un partito che si chiama Fascista? Se è così, allora questo reato non è stato commesso. Un partito che modelli i suoi programmi con i principi del Fascismo? Be', non è molto chiaro cosa significhi nemmeno questo. È evidente che lo scopo di quella legge è evitare il rischio di tornare ad un regime simile a quello del Ventennio. Ed è altrettanto evidente che se venisse eletto chi in coscienza si dichiarasse fascista, questo rischio sarebbe reale. Ma è ovvio che nessuno eleggibile ammetterebbe (nemmeno se fosse vero) di voler ripristinare le leggi razziali, di voler sterminare ebrei, omosessuali, comunisti e negri, di volersi alleare con l'imperatore del Giappone e la Germania Nazista contro l'occidente capitalista e l'oriente comunista.
In ogni caso, sorprendentemente, Ciarrapico è da qualche giorno nelle liste elettorali del Partito delle Libertà di Berlusconi.
La dichiarazione di Berlusconi a riguardo è stata questa:
"Noi dobbiamo vincere. Noi dobbiamo fare una campagna elettorale e si deve vincere. L'editore Ciarrapico ha giornali importanti a noi non ostili ed è assolutamente importante che questi giornali continuino ad esserlo, visto che tutti i grandi giornali stanno dall'altra parte".
A parte il fatto che sentire proprio da Berlusconi, proprietario di metà dei network televisivi nazionali e di un discreto numero di quotidiani e di magazine settimanali (cosa peraltro di buon grado tollerata dai governi precedenti di qualunque colore), lamentarsi che "l'altra parte" abbia il monopolio dell'informazione sia assolutamente ridicolo, questa dichiarazione è davvero un capolavoro di imbecillità.
Parafrasando le parole di Berlusconi, siccome il PdL deve vincere ed il modo per vincere è conquistarsi il favore di uno come Ciarrapico proprietario di altra parte dell'editoria, perché potrebbe aiutare la propaganda elettorale, ci si chiude un po' il naso e lo si candida nelle liste elettorali.
Il che, secondo me, significa queste cose:

Giuseppe Ciarrapico
In una repubblica come la nostra, che ripudia il Fascismo tanto che vi sono leggi esplicite che vietano in maniera ferma e drastica la ricostituzione del Partito Fascista, tale affermazione potrebbe suonare come un insulto. E in effetti a me suonerebbe come tale, se non sapessi che quest'uomo non avesse lui stesso fermamente affermato di essere fascista. Un insulto è tale solo se lo si fa per offendere, quindi a rigore il mio non è un insulto, poiché quest'uomo non si offenderebbe certo.
Insomma, questo uomo non solo è fascista, ma è anche orgoglioso di esserlo.
De gustibus non disputandum. Ognuno ha il diritto di definirsi come cavolo vuole, e quindi questo uomo ha il diritto di definirsi fascista.
Ma, come dicevo, la Repubblica Italiana vieta la ricostituzione del Partito Fascista, e questo principio, secondo me, ha senso se viene applicato ai valori del Fascismo, e non semplicemente al nome.
In altre parole, secondo me, il significato di questa legge è di impedire l'elezione ad una carica politica di chi si identifica nei valori del Fascismo. Cioè, deduco io, quest'uomo, dichiarandosi fascista, dovrebbe rinunciare al diritto di candidarsi in una lista elettorale. Se ciò avvenisse, un Fascista rischierebbe di essere eletto, il che vanificherebbe il senso di quella legge, per quanto ciò non equivalga esattamente alla ricostituzione del Partito Fascista.
Quest'altro uomo

Silvio Berlusconi
Siccome si suppone che gli elettori che votano per un partito implicitamente ne appoggiano i valori, c'è da dedurre che i motivi per cui quell'uomo lassù è stato candidato da quest'uomo nelle liste di quel partito siano l'assonanza tra i valori di quell'uomo e i valori di quel partito.
Cioè c'è da dedurre che i valori del Fascismo vengano in qualche modo rappresentati dal Partito delle Libertà.
In parole povere, la costituzione del PdL somiglia molto alla ricostituzione del Partito Fascista.
Cosa vietata dalla legge.
Credo però che questo reato non sia perseguibile perché è difficile interpretare cosa diavolo significhi veramente una legge che vieti la ricostituzione del Partito Fascista. Che cos'è un Partito Fascista? Un partito che si chiama Fascista? Se è così, allora questo reato non è stato commesso. Un partito che modelli i suoi programmi con i principi del Fascismo? Be', non è molto chiaro cosa significhi nemmeno questo. È evidente che lo scopo di quella legge è evitare il rischio di tornare ad un regime simile a quello del Ventennio. Ed è altrettanto evidente che se venisse eletto chi in coscienza si dichiarasse fascista, questo rischio sarebbe reale. Ma è ovvio che nessuno eleggibile ammetterebbe (nemmeno se fosse vero) di voler ripristinare le leggi razziali, di voler sterminare ebrei, omosessuali, comunisti e negri, di volersi alleare con l'imperatore del Giappone e la Germania Nazista contro l'occidente capitalista e l'oriente comunista.
In ogni caso, sorprendentemente, Ciarrapico è da qualche giorno nelle liste elettorali del Partito delle Libertà di Berlusconi.
La dichiarazione di Berlusconi a riguardo è stata questa:
"Noi dobbiamo vincere. Noi dobbiamo fare una campagna elettorale e si deve vincere. L'editore Ciarrapico ha giornali importanti a noi non ostili ed è assolutamente importante che questi giornali continuino ad esserlo, visto che tutti i grandi giornali stanno dall'altra parte".
A parte il fatto che sentire proprio da Berlusconi, proprietario di metà dei network televisivi nazionali e di un discreto numero di quotidiani e di magazine settimanali (cosa peraltro di buon grado tollerata dai governi precedenti di qualunque colore), lamentarsi che "l'altra parte" abbia il monopolio dell'informazione sia assolutamente ridicolo, questa dichiarazione è davvero un capolavoro di imbecillità.
Parafrasando le parole di Berlusconi, siccome il PdL deve vincere ed il modo per vincere è conquistarsi il favore di uno come Ciarrapico proprietario di altra parte dell'editoria, perché potrebbe aiutare la propaganda elettorale, ci si chiude un po' il naso e lo si candida nelle liste elettorali.
Il che, secondo me, significa queste cose:
- Il motivo per candidare Ciarrapico non è, come si aspetterebbero gli elettori, quello di avere un uomo ritenuto valido da votare, ma fornire uno scambio di favori: io ti candido, tu mi fai pubblicità sui tuoi giornali.
- Si ritiene che candidando Ciarrapico questi faccia una campagna favorevole al PdL, mentre se non lo si fosse candidato, avrebbe fatto una campagna contro. Di conseguenza si ritiene implicito che un articolo su un giornale di Ciarrapico non sia finalizzato alla ricerca della verità, cosa che, almeno a parole, dovrebbe essere compito della stampa, ma alla restituzione del favore: io ti faccio pubblicità perché tu mi fai eleggere.
- Essendo il punto n. 2 così palese, si deduce che i lettori dei giornali di Ciarrapico non siano interessati alla verità, ma all'opinione di Ciarrapico, o, peggio ancora, a quello che Ciarrapico vuol far credere sia la propria opinione, cioè l'elogio incondizionato di Berlusconi, qualunque cosa egli combini.
- I giornalisti dei giornali di Ciarrapico non sono quindi liberi di scrivere la propria opinione, o almeno semplicemente la verità, ma devono rispecchiare il dictat di Ciarrapico, favorendo incondizionatamente Berlusconi.
- L'affermazione di Berlusconi che suona come "Ciarrapico non ci piace ma ci è utile" significa, implicitamente, io lo candido, ma speriamo che non venga eletto. Il che mi fa pensare che o Ciarrapico è stupido, e quindi accetta la candidatura anche se sa di non essere eletto, oppure Berlusconi è stupido, perché si è lasciato scappare una affermazione del genere che non favorisce Ciarrapico, oppure l'elettorato del PdL è talmente furbo da capire che l'affermazione di Berlusconi è artificiosamente menzognera, cioè il Cavaliere dice che non gli piace Ciarrapico, ma intende esattamente il contrario. Cioè, anche Berlusconi è fascista e lo fa capire tra le righe perché non lo può dire ad alta voce.
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