mercoledì 23 luglio 2008

Buongiorno!

Inizio di una nuova giornata lavorativa. Ancora non del tutto sveglio vado ad aprire la portafinestra del terrazzo/giardino per far uscire i cani per i loro bisognini e metto su il caffè. Torno in bagno e mi sveglio finalmente lavandomi la faccia con l'acqua fredda. Quando ritorno il caffè è pronto.

La mia colazione di stamattina
Qualcuno dei miei amici blogger sa che mi sono messo a dieta, ma la prima colazione, si sa, è il pasto più importante, e allora eccomi in cucina a preparare un sano piatto per iniziare bene la giornata.

Ecco la mia colazione di stamattina: una pesca, un kiwi, dei fiocchi di mais, un po' di yogurt, un caffè (mi piace nerissimo e senza zucchero) e qualche fetta biscottata. A volte aggiungo anche un bicchiere di succo di frutta, un po' di latte, una fetta di torta o un paio di biscotti.
Ovviamente il tipo di frutta dipende dalla disponibilità del frigo e dalla stagione: melone, prugne, albicocche sono varianti comuni. Sarà più difficile trovare qualche alternativa durante in inverno.

Considerato che fino a qualche tempo fa non riuscivo a mandar giù altro che il caffè, si tratta di un bel salto di qualità, vero?

E a voi cosa piace mangiare a colazione?

martedì 15 luglio 2008

Chagrin d'école

Chi l'avrebbe mai detto? Daniel Pennac, il professore, da ragazzo era un somaro.

Ma non un somaro genio, come Einstein, che andava male a scuola perché aveva qualcosa di più importante e creativo per la mente. Un somaro perché non riusciva a capire.
L'autoanalisi a posteriori di questa esperienza aiuta il professor Pennac a capire il metodo di insegnamento salva-somari. Che, in effetti, non sembra una gran rivelazione. Bisogna semplicemente immedesimarsi nel somaro e trovare uno stimolo per lui, visto che lui di stimoli, da solo, evidentemente non ne sa trovare.
Il problema è che meno uno capisce, più viene indotto a continuare a non capire, perché in realtà non viene aiutato dalla scuola a capire ma viene accusato di non impegnarsi, o addirittura di farlo apposta.

Daniel Pennac
Il ragazzo non lo fa di certo apposta (mica scemo!), anzi, cerca di trovare il modo di capire. Ma, se non viene guidato, il suo percorso sarà coronato da insuccessi tali da fargli credere di essere troppo stupido per capire. E questa presunta stupidità lo scoraggia al punto di rinunciare ad applicarsi, ché tanto non capirà mai.
Per il professore, lo stereotipo dello scolaro è il ragazzo intelligente, che capisce subito al volo, e che quindi con curiosità pone domande intelligenti. Quello che, entusiasta della lezione studia e sarà preparato alla lezione successica.
La funzione propria della scuola però, non dovrebbe essere applicata soltanto a quel ragazzo, ma soprattutto al somaro. Quello che non studia perché non ha nemmeno capito come si fa a studiare. In una scuola dove il professore si sente gratificato dal facile successo con lo scolaro intelligente, non c'è spazio per il somaro, il quale quindi si sentirà escluso. Proprio lui che invece avrebbe più bisogno della scuola!
Il processo di crescita intellettuale consiste (anche) nell'accettare le regole. Ma accettare passivamente le regole non significa affatto crescere! Di conseguenza un metodo educativo basato sull'imposizione delle regole regole e' destinato a fallire. E per questo, dice Pennac, serve una cosa che suona quasi come una bestemmia, in ambiente pedagogico: l'amore.

Nella mia carriera scolastica non ero un somaro. Non in tutto. Anzi, in alcune materie ero molto bravo. Direi che su di me si poteva addirittura applicare lo stereotipo di cui sopra: intelligente e critico. Però in altre materie non riuscivo, e le motivazioni erano esattamente quelle descritte da Pennac nel suo libro. Se avessi avuto qualche insegnante che mi indicasse la via per Storia e Letteratura avrei avuto la vita più semplice. Queste materie ora mi stimolano. Sono in grado di capirle! Solo che allora non lo sapevo di esserlo. E non lo sapevo perché nessuno me l'aveva mai detto.
Ricordo ora la prof di Italiano e Latino e quella di Inglese (ero molto bravo in lingua latina, e avevo una buona proprietà di linguaggio inglese, ma la letteratura, italiana, latina o inglese che fosse!!!!). Ricordo anche la prof di Storia e Filosofia. Che pena!
Quest'ultima, in particolare, era completamente negata nell'insegnamento (secondo i canoni di Pennac), ma il suo entusiasmo per le materie che insegnava si poteva quasi toccare in ogni sua lezione. Io non capivo, ne' in Storia, ne' in Filosofoa. Poi un bel giorno, nell'ora di Filosofia fui interrogato su Pascal (che ora ho dimenticato del tutto). Ricordo che quel giorno, invece di tentare di ripetere la lezione come un pappagallo, decisi di sostenere con forza il mio punto di vista (ne avevo sempre uno -silenziosamente-, peccato non fosse mai quello ortodosso). Che tanto avrei comunque preso un brutto voto, tanto valeva sfoderare l'orgoglio. Ricordo l'espressione sorpresa ed incredula della prof alla scoperta della mia mente critica. All'inizio sembrava addirittura condannare la mia superbia, ma poi, con lo svolgimento dell'interrogazione, la sua convinzione che io fossi un cretino cominciava a sgretolarsi. Ricordo che fece intervenire anche il secchione della classe, ed allora è diventata una discussione tra me e lui, sotto gli occhi sconcertati dei compagni di classe. È stato il mio primo voto buono in Filosofia. Il primo di una lunga serie.
Questo episodio mi ha sicuramente aiutato nella media per Filosofia, ma non ha modificato in nulla le mie sorti in Letteratura (italiana, latina o inglese) ne' in Storia. In quelle continuavo ad essere un somaro. Però è servita ad accrescere un po' l'autostima. Ho capito che, se volevo, potevo farcela.
Ma l'ottusità delle prof di Inglese e di Italiano e Latino, addirittura della stessa prof di Storia e Filosofia non avevano pari: il mio successo in Filosofia dimostrava palesemente, a questo punto, che io ero un somaro perché non mi applicavo. Facevo apposta! Neanche da prendere in considerazione l'idea di aiutarmi!

Sarebbe stato bello avere un professore come Pennac.

"Diario di scuola" ["Chagrin d'école"] è sostanzialmente la descrizione del metodo educativo, applicabile al ruolo del professore, ma secondo me anche a quello del genitore. A volte il flusso del libro cade un po' nella semplificazione: non credo che il mondo docente si possa dividere chiaramente in buoni e cattivi, e non credo nemmeno che la "somaraggine" sia così facilmente identificabile ed isolabile. Il mondo della scuola ed in generale dei giovani è più complicato di come lo descrive Pennac. Però secondo me è un libro che val la pena di essere letto. Gli ex somari possono smettere di sentirsi soli nella loro somaraggine e riscoprire che si tratta di esperienze vissute anche da altri. Genitori ed insegnanti possono essere guidati nel difficile compito di aiutare il somaro. Tutti gli altri possono empaticamente constatare di essere stati solo un po' più fortunati per non aver dovuto subire questa condizione.

E voi, eravate somari o secchioni? Oppure un po' e un po', come me?

Di Pennac ho già letto (due volte!) tutta l'esalogia (in lingua originale è una eptalogia) di Benjamin Malaussène: "Il paradiso degli orchi" ["Au bonheur des ogres"], "La fata Carabina" ["La fée carabine"], "La Prosivendola" ["La petite marchande de prose"], "Signor Malaussène" ["Monsieur Malaussène"], "Ultime notizie dalla famiglia" ["Monsieur Malaussène au théâtre" e "Des Chretiens et des maures"], "La passione secondo Thérèse" ["Aux fruits de la passion"].
Inoltre ho letto "Signori Bambini" ["Messieurs les enfants"], e il fumetto "Gli Esuberati" ["La débauche"].

Mi è piaciuto tutto cio' che ho letto di questo autore.

martedì 8 luglio 2008

Manifestazione

Oggi la manifestazione contro la legge blocca-processi di Berlusconi, alle 18:00 in Piazza Navona, a Roma. Peccato non esserci.
Oltre agli organizzatori, Furio Colombo, Paolo Flores d'Arcais, Francesco "Pancho" Pardi, aderiscono anche Antonio di Pietro, Dario Fo, Andrea Camilleri, Margherita Hack, Sabina Guzzanti, Ascanio Celestini, Moni Ovadia, Rita Borsellino, Marco Travaglio, Dacia Maraini, Gianni Vattimo.

MicroMega.

Addirittura George W. Bush sembra aver capito di che pasta e' fatto il nanetto!

mercoledì 2 luglio 2008

Le albicocche di nonno Gino

Da qualche parte ho letto che la memoria visiva, negli esseri umani, è più persistente di quella degli altri sensi.
I colori dell'estate nel giardino dei nonni, ad esempio, sono ancora molto vivi nella mia memoria, dopo più di trent'anni.
Un particolare, in quel giardino, mi sembra quasi riassumere la mia infanzia: l'albicocco.
Un albero centenario, enorme, che faceva coppia con un fico di dimensioni simili dalla parte opposta.
L'albicocco del nonno produceva quintali di frutti che maturavano contemporaneamente in pochi giorni, ed in quei giorni quantità che mi parevano incredibili venivano spartite con parenti, amici, vicini di casa. Perché allora non si sprecava niente. L'eccesso che pur c'era dopo questa distribuzione veniva trasformato da mamma e dalle altre donne della famiglia in tanta marmellata da poterci nuotare dentro, che veniva buona per tutto il resto dell'anno.
L'immagine di quella frutta è davvero molto evocativa. Però pensavo di essermene dimenticato il sapore.
È da allora che non assaggio delle albicocche che sappiano di albicocca. Saranno trent'anni che quelle che mangio sono acquistate al supermercato. Non sanno di niente, perché, per ragioni commerciali, vengono colte acerbe e fatte maturare sui banchi espositivi.
L'altro giorno ho addentato una albicocca acquistata al GAS di cui vi ho parlato nel post precedente. Subito la memoria e' volata nel giardino dei nonni con me, ginocchia sbucciate, a giocare con mio fratello, come se fosse successo ieri.

Ecco la nostra seconda spesa al GAS:
  • 1kg pane casereccio con noci - 3.95€
  • 1kg pane di farro, semi di zucca, fiocchi d'avena - 3.95€
  • 1kg pane pugliese con farina di semola di grano duro - 3.10€
  • 1kg pane tranvai farina 0, uvetta e albicocca - 2.50€
  • 500g albicocche bio - 2.10€
  • 1kg pesche noce bio - 3.40€
  • 1kg fiocchi 5 cereali - 3.55€
  • 1l detersivo piatti - 1.50€
  • 1.470kg melone - 4.70€
Totale: 28.75€

In particolare, oltre alle albicocche, il melone e il pane sono buonissimi.
Stavolta la spesa è stata prenotata in anticipo, ed è stata ritirata in una sede staccata, comodissima perché molto vicina a casa (anche se ci si arriva comunque in auto). Lo svantaggio è che qui si effettuano solo le consegne, ma non c'è il secco e l'eccesso disponibile da acquistare al momento.
Lo spreco di imballaggi è stato ridotto al minimo: uno scatolone di cartone mezzo rotto recuperato da qualche fornitura, due sacchetti di carta di secondo uso per il pane, un sacchetto di plastica usato per le albicocche e uno per i cereali. Un flacone di plastica usato per il detersivo, da restituire. Pesche e melone senza confezione.

giovedì 26 giugno 2008

GAS

Niente paura! Non si tratta di bombole di combustibile ne' di flatulenza, ma dell'infelice acronimo di "Gruppo di Acquisto Solidale".
Questa sigla identifica alcune associazioni più o meno spontanee, più o meno organizzate, di persone che, stanche della filosofia del consumo ad ogni costo, decidono di dare una impronta etica ai loro acquisti.
Da qualche tempo ho scoperto per caso questo tipo di realtà, ho cominciato ad informarmi, e ho trovato su Internet che esistono tantissimi GAS sparsi un po' per tutta Italia (questo e' il sito che li raccoglie tutti).

Campagna banane equosolidali
Non lontano da casa nostra ne ho trovati tre, ed ho deciso di visitarne il più vicino (la Comunità della Sporta), che sembra, tra questi, anche il meglio organizzato.

Il concetto è semplice: siccome gran parte del costo di un prodotto è dato dai passaggi di mano commerciali tra il produttore e il consumatore, eliminando semplicemente quei passaggi, il prodotto disperde di meno il suo valore. Il GAS cerca quindi di utilizzare quel valore risparmiato per rendere dignità etica all'acquisto di quel bene.
Le caratteristiche di questo tipo di commercio si possono ridurre sostanzialmente ai seguenti punti:
  • Il produttore viene retribuito il giusto. Il GAS non "strozza" il produttore come invece fa la grande distribuzione. Questo aspetto potrebbe non avere molto significato per alcuni produttori italiani, che possono scegliere il migliore offerente, ma sicuramente ne ha molto per quelli del terzo mondo, dove i lavoratori sono sfruttati, se non schiavizzati, e addirittura capita che siano bambini. I GAS garantiscono che i loro prodotti non derivino da queste pratiche.
  • Per i prodotti dove ciò abbia senso, si predilige il rifornimento presso produttori locali. Questa filosofia consente di abbattere i costi (economici ed ecologici) dovuti al trasporto delle merci. Oltre alla spesa, infatti, c'è da considerare l'inquinamento prodotto dai mezzi di trasporto. Certo per alcuni prodotti questo principio non è applicabile, ad esempio la frutta tropicale non può certo essere acquistata dal produttore italiano, ma per la maggior parte dei beni alimentari quel costo può essere eliminato.
  • La qualità dei prodotti agricoli e dei loro derivati è ottima e le produzioni sono ecologiche. I GAS infatti preferiscono i prodotti biologici, e d'altra parte i margini più larghi dei produttori consentono loro di adeguarsi a questo tipo di coltivazioni. La tracciabilità dei prodotti è facilitata dalla vicinanza geografica tra produttore e consumatore, nonché da esperienze dirette (si organizzano visite presso i produttori). Infine la riduzione dei tempi di consegna favorisce cicli biologici più corretti (la frutta maturata sull'albero è decisamente più buona di quella maturata sui banchi dei supermercati).
  • Nei GAS si tenta di ridurre l'utilizzo di imballaggi, con evidente diminuzione di sprechi e di materiali inquinanti dispersi nell'ambiente. Per la verità, per alcuni prodotti, questa riduzione non e' totale, almeno alla "Sporta", ma da questo punto di vista la situazione è drasticamente migliore della grande distribuzione. Ad esempio alcuni detersivi vengono venduti "alla spina", e si possono acquistare solo se ci si porta da casa un contenitore adeguato. C'è inoltre una accurata attenzione alla biodegradabilità dei prodotti venduti. Ad esempio i detersivi venduti alla "Sporta" sono biodegradabili al 100%.
  • I GAS tendono anche a ridurre al minimo gli sprechi di beni deperibili. Suppongo che ogni GAS adotti metodi diversi per realizzare questo. Alla "Sporta" i prodotti freschi vengono distribuiti a cicli di due settimane: durante una settimana si possono ritirare i prodotti prenotati due settimane prima. Spesso ci sono dei surplus di prodotti freschi che possono essere acquistati anche senza prenotazione, ma si tratta di una minima parte.
È possibile acquistare alla "Sporta" iscrivendosi all'associazione (costa 9€ all'anno o 3€ al quadrimestre). A chi e' iscritto viene fornito un nome utente ed una password che consente di effettuare acquisti online. Coloro che gestiscono il negozio lo fanno a titolo volontario e gratuito. Infatti al momento dell'iscrizione ci si impegna ad impiegare almeno venti ore l'anno per aiutare a gestire il servizio (ricevere i fornitori, accogliere i clienti, gestire il magazzino, il sito web, preparare le merci da consegnare...).
Un principio rassicurante, quindi, è anche che, a differenza dei tradizionali canali di commercializzazione, non è convenienza di nessuno favorire un prodotto piuttosto che un altro o promuovere la vendita di un prodotto inutile o eticamente scorretto, se non, al limite, dei produttori stessi, che però possono essere controllati direttamente dai consumatori.

Una cosa che, invero, trovo piuttosto "scomoda", nei GAS (quanto meno alla "Sporta") è la necessità di prenotazione anticipata per i prodotti deperibili. Difficile essere pronti a soddisfare una voglia improvvisa di fragole e panna se le fragole devono essere prenotate con otto-quindici giorni di anticipo! Ma suppongo che questo sia il prezzo da pagare per consentirci di evitare sprechi inutili.

Una ovvia critica a questo tipo di commercio sta nel fatto che, eliminando i passaggi di mano delle merci tra il produttore e il consumatore, si eliminano anche quei posti di lavoro che proprio da quei passaggi di mano traggono profitto. Se acquisto delle pesche al GAS che si rifornisce dal produttore sotto casa anziché al supermercato che le acquista in Spagna, è evidente che tali pesche non devono essere trasportate, con ovvio danno all'autotrasportatore.
Questo è vero. Il prezzo che viene pagato per l'acquisto del prodotto va quasi interamente al produttore e a chi è coinvolto nei cicli di produzione, e tale valore viene redistribuito quindi di meno tra la popolazione.
Ma questo è un ulteriore motivo per cui la filosofia del GAS mi piace. Disperdere inutilmente il valore di un bene è tipico del consumismo. Chiaramente il GAS fa circolare meno ricchezza di quanto faccia la distribuzione tradizionale, ed è assurdo pensare di accollare questo problema solamente a chi, ad oggi, ha la sfortuna di essere impiegato in una delle mansioni che possono essere ridotte. Ma e' anche vero che la ricchezza che viene impiegata per finanziare quelle mansioni e' quella che non produce aclun bene (o servizio) utile.
In altre parole, l'acquisto di un prodotto inutile fornisce alla società esattamente la ricchezza sufficiente a finanziare la produzione di quel bene (o servizio) inutile. Per reggersi, il consumismo, ci impone di lavorare per acquisire una ricchezza che ci serve per acquistare ciò che qualcun altro produce. E quindi, per far funzionare il sistema, dobbiamo adeguarci ad acquistarlo, anche se non ne abbiamo bisogno.

Lavoriamo di meno. Saremo più poveri e non avremo abbastanza soldi per comprare cose inutili. Questo può piacere oppure no, ma senz'altro risparmia risorse a livello globale, e di conseguenza inquina di meno e, se applicato diffusamente, riduce il divario tra ricchi e poveri, poiché consente a tutti di acquistare ciò di cui si ha necessità.

Insomma, il GAS mi piace perché, se applicato su larga scala, rivoluziona il sistema in favore di una economia più giusta, sostenibile, equa, ecologica.

Sarebbe bello riuscire a sostituire progressivamente l'economia consumista con quella del GAS. Ma per fare questo i prezzi devono rimanere competitivi con la grande distribuzione, poiché il consumatore (a volte comprensibilmente, altre volte meno) alla fine deve fare i conti con il proprio portafoglio.
Per quanto riguarda la mia esperienza, ad oggi, i prodotti alla "Sporta" hanno più o meno gli stessi prezzi della grande distribuzione, ma hanno un valore maggiore dato non solo dal punto di vista della qualità (si tratta di prodotti biologici), ma anche da quello etico.

Ecco la nostra prima spesa-esperimento al GAS:
  • 530g di banane equosolidali AltroMercato - senza imballaggio (2.56€ al kg).
  • Una pagnotta da 1kg di pane pugliese artigianale biologico a lievitazione naturale con farina 0 e semola di grano duro - senza imballaggio (3.10€ al kg).
  • un pacco con 51 fette biscottate biologiche Il Fior di Loto - imballate in un foglio di plastica con etichetta di carta (3.35€ al pacco da 450g).
  • 2 bottiglie di olio di riso "delicato e naturale" da agricoltura biologica Zibra - in bottiglia di vetro, con etichetta di carta e tappo in metallo (2.40€ alla bottiglia da 0.5l - 30% di sconto, perché si avvicina alla data di scadenza).
  • un pacco di pasta di riso biologico Probio - imballo di plastica stampata (2.85€ al pacco da 500g).
Totale: 13.85€.

Poiché era la prima spesa, effettuata nel momento dell'iscrizione, non è stato possibile prenotare con le due fatidiche settimane di anticipo, ed infatti i beni acquistati sono a lunga conservazione o secchi, a parte il pane e le banane che costituivano un eccesso di fornitura rispetto le prenotazioni.
Stiamo ora attendendo di ritirare la prossima spesa, prenotata online lo scorso weekend. Vi saprò dire.

giovedì 12 giugno 2008

Osteria Burligo

Dei vari ristoranti scelti dalla guida della SlowFood, raramente ci capita di visitarne una seconda volta.
Da un lato ci piace infatti sperimentare locali diversi proprio per assaggiare diverse cucine, dall'altro lato spesso capita di scegliere locali molto distanti da casa, vuoi perché rimaniamo talmente attratti dalla descrizione da decidere di fare anche parecchi chilometri, vuoi perché ci capita più spesso di andare al ristorante quando siamo in viaggio.

Una eccezione è l'Osteria Burligo. Si trova abbastanza vicino a casa, ma non è certo questa l'unica ragione per cui è già la terza volta che ci andiamo.
Burligo, frazione di Palazzago, è piuttosto vicino a Bergamo, ma abbastanza fuori dalle strade principali: impossibile passarci per caso. Se uno arriva fino a qui è proprio perché ci vuole proprio venire.
L'ambiente è molto spartano. C'è un locale d'ingresso dove si trova il bar, e la sala, dove ci sono una decina di tavoli. In più nella bella stagione si può anche stare sul terrazzo. Dà sulla strada, ma è piacevole perché la strada non è molto frequentata, e c'è una bella vista sul pendio della montagna di fronte.
Stavolta abbiamo cenato nella sala.
Norma sta più che altro ai fornelli, mentre si è accolti da Felice, ottimo ospite, oltre che grande esperto di vini.

Synthesi
Aglianico del Vulture
di Paternoster
La cucina è estremamente semplice, e l'eleganza dei sapori è data soprattutto dalla qualità delle materie prime e dai magistrali abbinamenti. A proposito di semplicita', in una nostra precedente visita mi aveva colpito ad esempio l'insalata di cavolfiori e broccoletti, cotti al vapore e disposti a corona sul piatto, sopra ai quali era stata messa una salsa di olio d'oliva ed acciughe. Minimalista, ma grandioso.
Questa volta abbiamo preso un solo antipasto costituito da peperoni al vapore divisi in quarti e tolta la buccia con una salsa di capperi e tonno, molto gustoso.
Come primo abbiamo preso dei tagliolini d'ortica con pancetta e ricotta di pecora, ottimi, molto delicati, e delle lasagnette con pasta di salame (purtroppo avevano terminato le lasagnette ed avevano sostituito con altri tagliolini d'ortica), un sapore più deciso dato dal ragù di salame.
Ci siamo quindi divisi il secondo piatto: lingua bollita con verdure in agrodolce, buonissimo anche quello.
La cantina è molto ben fornita. Noi abbiamo scelto un Aglianico del Vulture "Synthesi" di Paternoster che ben si adattava al menù.
Un dolce (fragole e gelato) e un caffè completavano la cena.
58 euro.

Osteria Burligo
Via Burligo 12,
Burligo, Palazzago (BG)